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Deviazione sessuale: ultime sentenze

5 Settembre 2020
Deviazione sessuale: ultime sentenze

L’orientamento e la direzione del comportamento sessuale; la domanda di annullamento del matrimonio; l’alterazione patologica clinicamente accertabile.

Matrimonio civile

Il matrimonio civile contratto da una donna ignorando l’insuperabile, profonda omosessualità del marito, che solo dopo le nozze aveva confessato alla moglie tale sua condizione, può essere annullato per errore, ma non ai sensi del comma 3 n. 1 dell’art. 122 c.c.: l’errore in tal caso non riguarda, infatti, una malattia od una anomalia od una deviazione sessuale, nessun lessico giuridico, medico, sociale od etico collocando l’omosessualità in un paradigma nosografico; l’annullamento può, invece, essere pronunciato ai sensi dell’art. 122, comma 2, c.c., in quanto l’errore cade sulla “identità sessuale” del consorte, che ne definisce l’orientamento e la direzione del comportamento sessuale, e che non è, né può essere una mera “qualità” della persona, ma ne indica uno degli aspetti che costituiscono, compongono, definiscono la sua specifica individualità, la sua identità complessiva, la sua soggettività.

Tribunale Milano, 13/02/2013

L’annullamento del matrimonio

Costituisce errore essenziale, rilevante per l’annullamento del matrimonio, quello che cade su una anomalia o deviazione sessuale dell’altro coniuge, tale da costituire un impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita coniugale, essendo invece irrilevante l’errore che cade sulla mera incapacità psicologica dell’altro coniuge di concepire in termini di condivisione e di rispetto reciproco il piacere erotico e l’affettività (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di annullamento del matrimonio, ritenendo che non costituisca errore essenziale sulle qualità personali del marito che, successivamente al matrimonio, imponeva abitualmente rapporti anali alla moglie, da questa non consentiti).

Cassazione civile sez. I, 12/02/2013, n.3407

Deviazione sessuale: la nullità del matrimonio

In tema di azione di nullità del matrimonio, è rilevante l’errore riguardo al comportamento sessuale dell’altro coniuge solo qualora questo si manifesti come anomalia o deviazione sessuale che, per la sua imprevedibilità, costituisce un impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita coniugale; pertanto, al di fuori di tale ipotesi, detto comportamento non può avere alcuna rilevanza sotto il profilo della formazione del consenso, influendo, invece, nella constatazione della insostenibilità del vincolo coniugale, così giustificando la richiesta del suo scioglimento e l’addebitabilità della separazione.

Cassazione civile sez. I, 12/02/2013, n.3407

Disturbo della personalità

Un disturbo della personalità qualificantesi come “disforico – impulsivo”, con correlata deviazione della condotta sessuale tipo “parafilia” diminuisce grandemente, senza escluderla, la capacità di volere. E noto, infatti, che a condizione in cui versa l’agente al momento del fatto non deve necessariamente essere riconducibile ad una infermità tra quelle conosciute dalla letteratura medica, essendo sufficiente che il disturbo da cui l’agente è affetto abbia in concreto l’attitudine a compromettere gravemente la capacità, da un lato, di percepire il disvalore della condotta e, dall’altro, di recepire il significato del trattamento punitivo.

Tribunale Trani sez. uff. indagini prel., 14/05/2007, n.113

Degenerazione dell’istinto sessuale

Perché ricorra il vizio parziale di mente non basta una qualsiasi deviazione della funzione mentale, ma occorre che la diminuzione delle facoltà intellettive e volitive dipenda da una alterazione patologica clinicamente accertabile, corrispondente al quadro clinico tipico di una determinata malattia. (Nella specie la Corte ha escluso il vizio parziale di mente in presenza di una degenerazione dell’istinto sessuale).

Cassazione penale sez. III, 13/02/1998, n.4279

Le tendenze omosessuali

Le tendenze omosessuali, in quanto sono radicate in un’anomala struttura della personalità, si oppongono all’essenza stessa del matrimonio e alle sue proprietà, poiché impediscono a coloro che ne sono affetti di sperimentare l’amore coniugale ordinato alla prole, di fare uso del matrimonio per raggiungere questo “fine modo humano”, di conservare la fedeltà coniugale in un vincolo perpetuo ed esclusivo nonché di costituire un consorzio di tutta la vita ordinato al reciproco bene ed aiuto. Ciò va detto riguardo al vero omosessuale, a quello cioè che si trova in uno stato patologico di istinto sessuale.

Allo psichiatra, infatti, non sfugge quale sia la prevalenza delle tendenze, quali episodi (anche reiterati) debbano essere attribuiti ad una anomala struttura psichica o piuttosto ad un’occasione meramente transeunte o temporanea. Per distinguere l’omosessuale costituzionale da quello occasionale non è un argomento decisorio ed assoluto la maggiore o minore assiduità e frequenza delle relazioni sessuali con persone dello stesso sesso.

La manifestazione dell’anomalia costituzionale dell’omosessuale può essere rara, tanto da sembrare agli inesperti una mera deviazione occasionale, poiché “de facto” furono poche le occasioni di persone e di luoghi in cui la persona affetta potesse esercitare attività omosessuale. In questi casi, in effetti, gli atti omosessuali – anche se rari e non frequenti – sono potuti essere messi in atto in una reale circostanza favorevole e possono rivelare implicitamente la costante condotta omosessuale che si rende palese ogniqualvolta si presenta l’opportunità idonea.

Per provare l’incapacità non è sufficiente l’esistenza in una o l’altra delle parti di episodi reiterati di attività omosessuale, messi in atto sia prima che durante la vita coniugale. Va invece comprovata la sua inversione strutturale dell’appetito erotico – sessuale, cioè una congenita tendenza primaria verso il proprio sesso, la quale rende impossibile la vicendevole donazione coniugale da cui scaturisce il consorzio di tutta la vita “indole sua naturali ad bonum coniugum atque ad prolis generationem et educationem ordinatum”. Chi soffre tale tendenza strutturale, quindi, si rende incapace di prestare l’oggetto del consenso.

Sacra Rota, 19/12/1994

Reati contro la moralità pubblica ed il buon costume

Nel vigente sistema penale il legislatore, per finalità di politica criminale, ha introdotto con l’art. 539 c.p. una forma di presunzione assoluta di conoscenza dell’età della vittima nei reati contro la moralità pubblica ed il buon costume, quando il limite temporale richiesto dalla norma sia inferiore agli anni 14. La direttiva ha carattere inderogabile.

Nessun rilievo hanno pertanto eventuali cause di deviazione conoscitiva: il colpevole non può addurre che la persona offesa dimostrasse un fisico di persona ultraquattordicenne oppure che avesse tenuto un comportamento tale da far supporre che aveva superato quel limite di età.

Cassazione penale sez. III, 24/05/1983

La deviazione dell’orientamento sessuale

La deviazione dell’orientamento sessuale che si riscontra negli omosessuali è tale da rendere questi ultimi incapaci sia di costituire con l’altro contraente un rapporto d’amore veramente umano, perpetuo, esclusivo, ed ordinato alla prole, sia di instaurare e di conservare una comunione coniugale perpetua ed esclusiva.

Sacra Rota, 24/11/1983



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