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Lodo irrituale: ultime sentenze

29 Agosto 2020
Lodo irrituale: ultime sentenze

La qualità di parte nel procedimento; l’impugnazione; irragionevole limitazione della tutela processuale delle parti.

Il lodo arbitrale irrituale

Il lodo arbitrale irrituale reso ai sensi dell’art. 808 ter c.p.c., producendo i suoi effetti sostanziali esclusivamente nei confronti delle parti, può essere impugnato soltanto da chi abbia assunto tale veste nel procedimento in cui esso è stato pronunciato; sicchè è inammissibile il ricorso per cassazione avverso la decisione resa sull’impugnazione del lodo che sia stato proposto dal solo arbitro, il quale si trova in una posizione di terzietà rispetto alle parti, né potendo fare valere nel processo in nome proprio un diritto altrui fuori dei casi espressamente previsti dalla legge.

Cassazione civile sez. I, 09/10/2017, n.23571

Lodo irrituale del lavoro

Il lodo irrituale – quale lodo contrattuale conseguente all’applicazione della sanzione disciplinare, a seguito di richiesta di arbitrato formulata dal lavoratore – è impugnabile ex art. 412 quater c.p.c. solo per vizi di forma, non anche di merito (Nella specie, il Tribunale ha precisato che il lodo irrituale del lavoro, pur non essendo in generale impugnabile per violazione di legge, può esserlo quando la violazione incida non su diritti, già maturati, ma sull’assetto futuro del rapporto di lavoro).

Tribunale Salerno sez. lav., 07/06/2016, n.1513

Procedimento per arbitrato irrituale

Anche ai sensi dell’art. 2470 c.c., il lodo – rituale o irrituale che sia – recante disposizioni relative alla titolarità di quote di s.r.l. deve essere iscritto nel registro delle imprese, così come debbono essere iscritte le sentenze recanti tal genere di disposizioni: nella materia societaria, l’art. 34 del d.lgs. n. 5/2013 al comma 5 bis, riproducendo la disposizione di cui al sesto comma dell’art. 2378 c.c., equipara – quanto alla iscrizione nel registro delle imprese delle pronunce su impugnazioni di delibere assembleari societarie – il lodo alla sentenza; senza alcuna distinzione tra lodo rituale e lodo irrituale, il procedimento per arbitrato irrituale è espressamente indicato nel precedente quinto comma dell’art. 34 quale possibile modalità di risoluzione di controversie relative alla impugnazione di delibere assembleari.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 21/02/2015, n.419

Il mezzo di impugnazione del lodo arbitrale

Il mezzo di impugnazione del lodo arbitrale deve essere individuato in base alla natura dell’atto concretamente posto in essere dagli arbitri e non dell’arbitrato come previsto dalle parti, per cui, se è stato pronunciato un lodo irrituale nonostante che alcune delle parti sostengano di avere, in realtà, pattuito una clausola per arbitrato rituale, il lodo medesimo deve essere impugnato, sia pure allo scopo di far valere il carattere rituale dello stesso, non innanzi alla corte di appello, a norma dell’art. 828 cod. proc. civ., ma in base alle norme ordinarie sulla competenza e con l’osservanza del doppio grado di giurisdizione, facendo valere i vizi di manifestazione della volontà negoziale.

Cassazione civile sez. II, 08/11/2013, n.25258

I requisiti dell’essenzialità e della riconoscibilità

Il lodo emesso in sede di arbitrato irrituale è impugnabile in sede giurisdizionale solo per i vizi che possano vulnerare ogni manifestazione di volontà negoziale, cioè violenza, dolo, incapacità delle parti che hanno conferito l’incarico o dell’arbitro stesso ed errore il quale ultimo, per essere rilevante, deve presentare, a norma dell’art. 1428 c.c., i requisiti dell’essenzialità e della riconoscibilità e vertere su taluno degli elementi indicati nell’art. 1429 c.c., che le parti abbiano debitamente prospettato agli arbitri stessi.

Consiglio di Stato sez. III, 15/05/2013, n.2641

L’errore di giudizio o di apprezzamento

Il lodo irrituale è impugnabile soltanto per i vizi che possono vulnerare la manifestazione di volontà negoziale sostitutiva di quella delle parti in conflitto, come l’errore (essenziale e riconoscibile), la violenza, il dolo e l’incapacità delle parti e degli arbitri, mentre non rileva nè l’erronea applicazione delle regole di ermeneutica contrattuale né l’errore di giudizio o di apprezzamento nella interpretazione degli elementi anche probatori acquisiti o nella valutazione dei prezzi di mercato (esclusa, nella specie, l’impugnabilità della decisione, atteso che il proprietario di un automobile rubata si lamentava della stima del prezzo dell’auto fatta dalla compagnia assicuratrice, ritenuto troppo basso, in quanto fondata sulla considerazione del solo valore attribuita all’auto dalla Dogana e non del suo valore iniziale.

Per la Corte, la dedotta falsa rappresentazione delle realtà non sussisteva, avendo i giudici di merito tenuto conto di detto valore iniziale che risultava ridotto a causa dei danni riportati dall’auto al momento dell’importazione in Italia).

Cassazione civile sez. I, 05/07/2012, n.11269

Litispendenza

Nel caso in cui la medesima questione controversa tra le stesse parti già decisa con lodo irrituale sia deferita ad un nuovo collegio arbitrale mentre è ancora pendente il giudizio di impugnazione del detto lodo dinanzi all’autorità giudiziaria – e dunque vi sia contemporanea pendenza di una identica causa dinanzi all’autorità giudiziaria adita in sede di impugnazione del primo lodo irrituale e dinanzi ad un secondo collegio arbitrale, successivamente adito – il collegio arbitrale successivamente adito è tenuto a dichiarare la carenza della propria potestas iudicandi.

Collegio arbitrale Roma, 22/11/2011

La natura rituale dell’arbitrato

Ove gli arbitri abbiano ritenuto la natura rituale dell’arbitrato ed abbiano, pertanto, provveduto nelle forme di cui agli art. 816 e ss. c.p.c., l’impugnazione del lodo, anche se diretta a far valere la natura irrituale dell’arbitrato ed i conseguenti “errores in procedendo” commessi dagli arbitri, va proposta davanti alla corte di appello ai sensi degli art. 827 e ss. c.p.c. e non nei modi propri dell’impugnazione del lodo irrituale, ossia davanti al giudice ordinariamente competente.

Agli effetti dell’individuazione del mezzo con cui il lodo va impugnato, ciò che conta, infatti, è la natura dell’atto in concreto posto in essere dagli arbitri, più che la natura dell’arbitrato come previsto dalle parti; pertanto, se, come nella specie, sia stato pronunciato un lodo rituale nonostante le parti avessero previsto un arbitrato irrituale, ne consegue che quel lodo è impugnabile esclusivamente ai sensi degli art. 827 e ss. c.p.c.

Cassazione civile sez. I, 24/03/2011, n.6842

L’ammissibilità dell’impugnazione del lodo per nullità

Nell’ipotesi in cui con il ricorso per cassazione avverso una sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di un lodo arbitrale si ponga in discussione la natura rituale o irrituale dell’arbitrato, la Corte di cassazione deve esaminare e valutare direttamente il patto compromissorio fonte dell’arbitrato medesimo, e non limitarsi al controllo della decisione del giudice di merito, in quanto la relativa qualificazione incide sul problema, di natura processuale, dell’ammissibilità dell’impugnazione del lodo per nullità.

Ciò perché il lodo irrituale non è soggetto al regime di impugnazione previsto dagli art. 827 c.p.c. e seguenti, ma è soggetto a impugnativa soltanto per i vizi che possono vulnerare le manifestazioni di volontà negoziale, con riferimento sia alla validità dell’accordo compromissorio che all’attività degli arbitri, da proporre con l’osservanza delle norme ordinarie sulla competenza e del doppio grado di giurisdizione.

Cassazione civile sez. I, 26/02/2009, n.4643

Il rigetto dell’impugnativa del lodo arbitrale

Il procedimento arbitrale intentato da un lavoratore per l’impugnazione di una sanzione disciplinare dinanzi al collegio arbitrale ai sensi dell’art. 7 della legge n. 300 del 1970, per quanto sia espressamente previsto dalla legge, riveste comunque carattere irrituale, come tale eccezionalmente equiparabile a quello irrituale previsto dalla contrattazione collettiva.

Ne consegue che l’art. 412 quater c.p.c. va interpretato nel senso che disciplini un unico regime di impugnazione del lodo irrituale, sia che questo sia previsto dalla contrattazione collettiva, sia che risulti introdotto ex lege – per il quale sarebbe in ogni caso difficile identificare un autonomo regime di impugnativa – e che, pertanto, è ammissibile, per effetto del citato articolo, il ricorso per cassazione avverso la sentenza pronunciata in primo (ed unico) grado dal tribunale che abbia rigettato l’impugnativa del lodo arbitrale.

Cassazione civile sez. lav., 02/02/2009, n.2576

Lodo irrituale: errori di diritto e di fatto

Poiché il lodo arbitrale irrituale previsto dal CCNQ 23 gennaio 2001 per il lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche ha natura negoziale, esso non è impugnabile per errori di diritto, ma solo per i vizi che possono vulnerare le manifestazioni della volontà negoziale.

Tribunale Bologna, 05/11/2008, n.551

L’impugnazione del lodo per arbitrato irrituale

In tema di impugnazione del lodo per arbitrato irrituale, nel regime anteriore al d.lg. n. 40 del 2006, la violazione del principio del contraddittorio non può rilevare come vizio del procedimento, ma esclusivamente ai fini dell’impugnazione ex art. 1429 c.c., ossia come errore degli arbitri che abbia inficiato la volontà contrattuale dai medesimi espressa.

Con la conseguenza che la parte che impugna il lodo deve dimostrare in concreto l’errore nell’apprezzamento della realtà nel quale gli arbitri sarebbero incorsi, mentre il solo fatto di non aver potuto replicare alle deduzioni della controparte non implica di per sé un vizio della volontà degli arbitri e non assume autonoma rilevanza, ai fini dell’annullamento del lodo irrituale.

Cassazione civile sez. un., 27/10/2008, n.25770

Limiti di impugnabilità del lodo reso all’esito dell’arbitrato irrituale

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 808-ter c.p.c., censurato, per violazione degli artt. 3, 24, 101 e 111 Cost., nella parte in cui limita l’impugnabilità del lodo, reso all’esito dell’arbitrato irrituale, ai casi di gravame in esso previsti, tra i quali non figurano i vizi del consenso, l’incapacità e l’omessa motivazione. In primo luogo, il giudice a quo ha del tutto omesso la descrizione della fattispecie concreta sottoposta al suo esame, senza chiarire se, nel caso di specie, le parti hanno impugnato il lodo per vizi della volontà, incapacità o difetto di motivazione. Le lacune nella ricostruzione della fattispecie concreta si riflettono nel difetto di motivazione sulla necessità di fare applicazione della disposizione censurata e, quindi, sulla rilevanza della questione rispetto al giudizio a quo. Inoltre, il giudice a quo, nel lamentare l’impossibilità di impugnativa del lodo arbitrale irrituale per vizi del consenso e incapacità, ha omesso di considerare l’orientamento consolidato della Corte di cassazione, fondato sui principi della disciplina contrattuale, in base al quale il lodo irrituale è soggetto al regime delle impugnative negoziali in ragione della sua natura di negozio di accertamento.

Corte Costituzionale, 20/07/2016, n.196

Il rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

Con riferimento al rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, l’art. 6 del contratto collettivo nazionale quadro in materia di procedure di conciliazione e arbitrato del 2001 — del quale la Corte può direttamente accertare il significato (art. 63, comma 5, d.lg. n. 165 del 2001) — va interpretato nel senso che: la previsione dell’impugnazione delle sanzioni disciplinari dinanzi ai collegi arbitrali di disciplina, previsti dall’art. 59 del d.lg. n. 29 del 1993 (ora art. 55 del d.lg. n. 165 del 2001), è limitata solo all’individuazione dei collegi; tali collegi emettono un lodo irrituale ai sensi degli art. 59 bis, 69 e 69 bis del d.lg. n. 29 del 1993 (ora art. 56, 65 e 66 del d.lg. n. 165 del 2001) e 412 ter c.p.c. (come modificato dall’art. 19 del d.lg. n. 387 del 1998); tale lodo non è identificabile con quello rituale di cui all’art. 59, comma settimo, d.lg. n. 29 del 1993, trattandosi di lodo previsto dalla contrattazione collettiva; la sua impugnazione è disciplinata dall’art. 412 quater.

Si deve, invece, escludere — sulla base di un’interpretazione letterale e sistematica della suddetta norma — che le parti abbiano inteso far rivivere con il contratto quadro l’intero sistema delle impugnazioni riferibile all’art. 59 cit., destinato, secondo la previsione legislativa, a cessare di efficacia proprio con la contrattazione collettiva. Conseguentemente, è inammissibile l’impugnazione del suddetto lodo proposta dinanzi alla corte d’appello, non essendo possibile la traslatio iudici al tribunale competente).

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2012, n.19645



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