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Usufrutto legale: ultime sentenze

29 Agosto 2020
Usufrutto legale: ultime sentenze

I genitori esercenti la responsabilità genitoriale hanno in comune l’usufrutto dei beni del figlio, fino al raggiungimento della maggiore età o all’emancipazione.

La spettanza dell’usufrutto legale

La l. 19 maggio 1975 n. 151, nel disciplinare l’istituto matrimoniale ha posto sul medesimo piano entrambi i coniugi, tanto per quel che attiene all’amministrazione dei loro beni quanto per quella dei beni dei figli minori, alla spettanza dell’usufrutto legale, alla rappresentanza in genere del nucleo familiare; ponendo così termine alla posizione di preminenza del marito e del padre: pertanto, per effetto della l. 12 novembre 1976 n. 751 (emanata come anticipazione della più generale disciplina di cui alla l. 13 aprile 1977 n. 114) i redditi dei figli minori vanno imputati in parti uguali al reddito di ciascuno dei genitori anche per i periodi d’imposta relativi agli anni 1974 e precedenti.

Comm. trib. centr. sez. II, 05/05/1990, n.3364

L’usufrutto legale di tutta la proprietà

Al fine della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che dal complessivo contenuto delle disposizioni testamentarie risulti l’inequivoca volontà del “de cuius” di tacitare il legittimario con l’attribuzione di determinati beni, precludendogli la possibilità di mantenere il legato e di attaccare le altre disposizioni per far valere la riserva, laddove, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi “in conto” di legittima.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha condiviso la decisione della corte territoriale, che aveva individuato nella scheda testamentaria due simultanee istituzioni : un legato in sostituzione di legittima in favore della moglie avente ad oggetto l’usufrutto legale di tutta la sua proprietà, in contrapposizione all’istituzione di eredi dei figli)

Cassazione civile sez. II, 19/11/2019, n.30082

La cessione a titolo oneroso di azioni societarie

In tema di tassazione dei redditi diversi, le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di azioni societarie sono soggette, ai sensi dell’art. 81 (ora 67), comma 1, lett. c), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e dell’art. 5 del d.lgs. 21 novembre 1997, n. 461 (vigente “ratione temporis”), all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con aliquota del ventisette per cento in caso di partecipazione qualificata, che ricorre ove le quote cedute nel corso di dodici mesi superino la prevista (nella specie, il venti per cento) percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria.

Ne consegue che, ai fini fiscali, la cessione delle azioni delle quali il contribuente è proprietario non può essere tenuta distinta da quella su cui il medesimo abbia l’usufrutto legale, quale genitore esercente la potestà genitoriale sul figlio minore che ne sia titolare, atteso il diritto di voto comunque attribuito all’usufruttuario dall’art. 2352 cod. civ.

Cassazione civile sez. trib., 19/03/2014, n.6360

La carica di coamministratore di un trust

La carica di coamministratore di un trust rappresenta un “munus” di diritto privato. Tale incarico non si sostanzia ed esaurisce nel compimento di un singolo atto giuridico (come nel mandato) bensì in un’attività multifortme e continua che deve essere sempre improntata a principi di correttezza e diligenza. Non a caso, le norme di cui agli art. 334, in tema di usufrutto legale, e 183, in tema di comunione legale, del codice civile, contemplano la possibilità della revoca per avere “male amministrato”: formula necessariamente generica e lata, che può cibcretarsi non solo per effetto di specifiche violazioni di legge ma anche quando l’assolvimento della funzione non sia, nel complesso, improntato alla diligenza richiesta dalla natura fiduciaria dell’incarico, così da riuscire lesivo degli interessi che l’istituto mira a proteggere.

Cassazione civile sez. I, 13/06/2008, n.16022

L’usufrutto legale sulla quota di immobile in comunione dei beni

Non può essere costituito, dal giudice minorile, in favore della figlia minorenne, affidata ad un genitore, usufrutto legale sulla quota di immobile in comunione dei beni spettante all’altro coniuge, genitore non affidatario, al solo scopo di consentire alla minore di usufruire di quell’immobile per la villeggiatura.

Corte appello Napoli, 27/02/2003

L’usufrutto legale sui beni del figlio minore

In linea di diritto, il genitore esercente la potestà ha l’usufrutto legale sui beni del figlio minore e pertanto – nell’ipotesi di appartamento condominiale di proprietà di un minore – a ragione gli oneri condominiali per spese di amministrazione e manutenzione ordinaria sono fatti valere dall’amministratore contro il padre quale usufruttuario del bene. In tema di equità, e a prescindere da quella che possa essere la corretta soluzione in linea di diritto, ben può il giudice di pace porre a fondamento della sua decisione un orientamento giurisprudenziale pur da ultimo contestato, applicando il principio dell’appartenenza del diritto a vantaggio dell’amministratore di condominio il quale – senza consultare i registri immobiliari – abbia ritenuto condomino, tenuto a pagare le spese condominiali, chi per il suo precedente comportamento apparisse tale, sebbene in realtà l’appartamento cui le spese si riferivano fosse intestato ad altra persona.

Giudice di pace Foggia, 26/11/1998

Il regime giuridico dell’usufrutto legale del genitore superstite

La quota di pensione di reversibilità, spettante al figlio minore, costituisce provento derivante da attività lavorativa riferibile comunque al minore, e come tale sottratta al regime giuridico dell’usufrutto legale del genitore superstite; pertanto, tale quota è sottoposta ad una autonoma tassazione e non può essere cumulata con gli altri redditi del coniuge superstite.

Comm. trib. centr. sez. XV, 14/11/1995, n.3758

La quota della pensione di reversibilità spettante al minore

Ai sensi dell’art. 4 del t.u. II.DD. la quota della pensione di reversibilità spettante al minore non si cumula con i redditi del genitore vista la sua particolare natura di diritto personalissimo, che in base alle sue caratteristiche di incedibilità, insequestrabilità ed impignorabilità non può essere oggetto di usufrutto legale del genitore medesimo per i bisogni economici di tutta la famiglia.

Comm. trib. prov-distr. Matera sez. I, 26/04/1994, n.1596

Il soddisfacimento delle ragioni del coniuge superstite

La controversia inerente al soddisfacimento con rendita vitalizia delle ragioni del coniuge superstite, ai sensi e nel vigore dell’art. 547 c.c., investe tutti i beni ereditari, ai quali si estende l’usufrutto legale di detto coniuge, e, pertanto, legittima il sequestro giudiziario dei beni medesimi.

Cassazione civile sez. II, 29/07/1992, n.9088

Cosa non può formare oggetto di usufrutto legale?

Gli orfani minorenni o considerati tali ai fini previdenziali sono titolari di un diritto originario e autonomo alla quota di pensione loro spettante rispetto a quello vantato dal coniuge superstite con il quale concorrono nella fruizione del trattamento di reversibilità, anche nel caso in cui tale spettanza venga riscossa dal genitore intestatario della partita di pensione. Tale quota, quindi, soggiace ad autonoma imposizione, poiché il reddito pensionistico per la parte imputata ai figli minori non può formare oggetto di usufrutto legale in favore del coniuge superstite e perciò non rientra nel cumulo di cui all’art. 4 del t.u. n. 917 del 1986.

Comm. trib. reg. Matera sez. I, 01/02/1992, n.1337

Gli interessi sul capitale del minore

Gli interessi sul capitale del minore costituiscono frutti civili, come tali rientranti nel contenuto dell’usufrutto legale dei genitori, e non vanno quindi assoggettati al vincolo pupillare.

Tribunale Napoli, 14/12/1990

I redditi di lavoro dei figli minori: ai genitori spetta l’usufrutto legale?

I redditi di lavoro dei figli minori, per i quali l’art. 324 c.c. e l’art. 147 l. 19 maggio 1975 n. 151 di riforma del diritto di famiglia escludono che ai genitori spetti l’usufrutto legale ed il potere di amministrazione, nel senso che possano essere utilizzati per il mantenimento della famiglia, non sono cumulabili con il reddito dei genitori tassabile con l’Irpef.

Comm. trib. centr. sez. XXVI, 26/07/1989, n.5228



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