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Ascolto del minore: ultime sentenze

22 Luglio 2022
Ascolto del minore: ultime sentenze

Grave violazione di principio deontologico; potere discrezionale del giudice di verificare la capacità di discernimento del figlio di 12 anni; procedimenti di protezione internazionale.

Conflitto di interessi tra il minore e i suoi genitori

In tutti i procedimenti che riguardano minori, deve essere loro garantito il contraddittorio, attraverso la nomina di un tutore provvisorio o di un curatore speciale del minore, ex art. 78 c.p.c., tutte le volte in cui si profili un conflitto di interessi tra il minore e i suoi rappresentanti legali, genitori o tutore, o attraverso l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. VI, 21/04/2022, n.12802

Procedimento per l’affidamento dei figli

In tema di affidamento dei figli minori, l’ascolto del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo, finalizzato a raccogliere le sue opinioni ed a valutare i suoi bisogni, dovendosi ritenere del tutto irrilevante che il minore sia stato sentito in altri precedenti procedimenti pur riguardanti l’affidamento.

(Nel caso di specie, la S.C. ha cassato la decisione della Corte d’Appello che, nell’emettere un provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre, aveva omesso l’ascolto del minore limitandosi ad osservare come il bambino fosse stato già ascoltato dai giudici e dai c.t.u. in precedenti procedimenti aventi ad oggetto il suo affidamento).

Cassazione civile sez. I, 24/03/2022, n.9691

Tutela del minore: nomina di un tutore provvisorio o curatore speciale

Nei procedimenti in cui sono coinvolti minori, nei casi in cui si profili un conflitto di interessi tra il minore e i suoi rappresentanti legali, genitori o tutore, o attraverso l’ascolto del minore, deve essere loro garantito il contraddittorio, con la nomina di un tutore provvisorio o di un curatore speciale del minore (art. 78 c.p.c).

Cassazione civile sez. I, 06/12/2021, n.38720

Ascolto del minore infradodicenne

In tema di affidamento dei figli minori nell’ambito del procedimento di divorzio, l’ascolto del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, atteso che è espressamente destinato a raccogliere le sue opinioni e a valutare i suoi bisogni. Tale adempimento non può essere sostituito dalle risultanze di una consulenza tecnica di ufficio, la quale adempie alla diversa esigenza di fornire al giudice altri strumenti di valutazione per individuare la soluzione più confacente al suo interesse.

Cassazione civile sez. I, 02/09/2021, n.23804

Conflitto genitoriale in tema di vaccinazione anti Covid-19 

In tema di vaccinazione anti Covid-19 al soggetto minore di età, il conflitto genitoriale determinato da un ingiustificato rifiuto del padre, fondato su motivazioni generiche che si pongono in contrasto rispetto alla manifestazione di volontà del minore e che risultino contrarie alla salvaguardia della salute psicofisica dello stesso, determinando un concreto rischio di contrarre la malattia e di arrecare pregiudizievoli limitazioni alla sua vita di relazione, va risolto autorizzando la somministrazione del vaccino al figlio e attribuendo alla madre la facoltà di condurre il minore in un centro vaccinale e sottoscrivere il consenso informato anche in assenza del consenso dell’altro genitore

Tribunale Monza sez. IV, 22/07/2021

Procedimenti relativi alla responsabilità genitoriale

Quando l’adozione del provvedimento di affidamento familiare del minore si renda necessaria nel corso del giudizio di separazione dei coniugi, ai sensi dell’art. 38 disp. att. c.c., la competenza appartiene al tribunale ordinario, che deve innanzitutto, a pena di nullità della pronuncia, procedere all’ascolto del minore che abbia compiuto gli anni dodici ed anche di età inferiore se capace di discernimento, salvo che ritenga di omettere tale incombente con adeguata motivazione, dovendo il giudice indicare altresì il periodo di presumibile estensione temporale dell’affidamento, i modi di esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario e le modalità attraverso cui i genitori e gli altri componenti del nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore.

Cassazione civile sez. I, 11/06/2021, n.16569

L’affidamento familiare

L’affidamento familiare, di cui all’art. 4 l. n. 184/1983, è una misura volta a tutelare il minore, in caso di difficoltà o di disagio temporaneo dei genitori, e in funzione del superamento di tali situazioni, con conseguente ripristino del collocamento presso la famiglia d’origine, sicché: a) può declinarsi nelle forme dell’affidamento interfamiliare, ai membri della c.d. ‘famiglia allargata’ (es. a una zia, come nella specie); b) se disposto giudizialmente, il provvedimento deve essere motivato; c) lo stesso può essere adottato anche dal giudice della separazione o del divorzio, sempre che sussistano le condizioni previste dall’art. 4 cit.; d) a tal fine il giudice deve valutare in concreto la sussistenza di un conflitto di interessi tra il minore e i genitori, designando in tal caso un curatore speciale; e) il giudice deve altresì previamente procedere all’ascolto del minore ultradodicenne, o anche infradodicenne se capace di discernimento; f) il provvedimento deve indicare i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri dell’affidatario, le modalità attraverso cui i genitori e gli altri familiari mantengono il rapporto con il minore, nonché il servizio sociale responsabile del programma di assistenza e di vigilanza sull’affidamento, con l’obbligo di tenere costantemente informato il giudice procedente su ogni evento significativo, e comunque con relazioni periodiche semestrali; g) soprattutto deve indicarsi il periodo di presumibile estensione temporale della misura, rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine, e anche l’eventuale proroga deve essere motivata e a sua volta limitata nel tempo; h) la misura in parola cessa con provvedimento della stessa autorità che l’ha disposta, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine ovvero allorché la prosecuzione sia pregiudizievole per il minore, non essendone possibile il reinserimento nella famiglia in questione; i) in tale seconda fattispecie il giudice procedente, se è quello ordinario, deve ascoltare nuovamente il minore e, se necessario, chiedere al giudice minorile competente l’adozione degli ulteriori provvedimenti nell’interesse del minore (nella specie, la Suprema corte ha cassato il provvedimento di merito, adottato dal giudice ordinario nell’ambito di una separazione giudiziale, che aveva disposto l’affido familiare di un minore, durato – senza proroghe espresse e senza che fosse stato sollecitato l’intervento del giudice minorile – circa cinque anni, pur se il minore, immotivatamente, non era stato ascoltato, e in mancanza di una valutazione del conflitto di interessi tra il minore stesso e i genitori, e senza che fossero stati chiesti provvedimenti al giudice minorile).

Cassazione civile sez. I, 11/06/2021, n.16569

Affidamento familiare: va adottato previo ascolto del minore

Il provvedimento di affidamento familiare del minore deve essere preceduto dall’ascolto di quest’ultimo e deve indicare il periodo di presumibile estensione temporale, rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine.

Cassazione civile sez. VI, 04/01/2021, n.13

L’audizione del minore

In tema di provvedimenti in ordine alla convivenza dei figli con uno dei genitori, l’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo, in relazione al quale incombe sul giudice che ritenga di ometterlo un obbligo di specifica motivazione, non solo se ritenga il minore infradodicenne incapace di discernimento ovvero l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore, ma anche qualora opti, in luogo dell’ascolto diretto, per quello effettuato nel corso di indagini peritali o demandato ad un esperto al di fuori di detto incarico, atteso che solo l’ascolto diretto del giudice dà spazio alla partecipazione attiva del minore al procedimento che lo riguarda.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2021, n.1474

L’ascolto del minore da parte dell’avvocato

Deve ritenersi grave violazione di principio deontologico l’ascolto del minore, anche se diciassettenne, da parte dell’Avvocato senza il previo interpello e consenso del genitore affidatario e senza le garanzie dovute. L’inosservanza delle norme previste nelle convenzioni internazionali e nelle norme interne in tema di ascolto del minore, specie se il suo ascolto può far emergere situazioni lesive della posizione giuridica del genitore esercente la responsabilità genitoriale ed il suo diritto di difesa, è condizione di punibilità del professionista.

Cassazione civile sez. un., 25/03/2020, n.7530

Protezione internazionale e ascolto del minore richiedente

Anche nei procedimenti di protezione internazionale l’ascolto del minore richiedente che abbia compiuto almeno dodici anni, ovvero di età inferiore ove capace di discernimento, è adempimento indispensabile, in forza dell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, sicché tale audizione può essere omessa solo nel caso in cui, tenuto conto del grado di maturità del richiedente, sussistano particolari ragioni, da indicarsi specificamente, che lo sconsiglino.

Cassazione civile sez. I, 27/01/2020, n.1785

L’ascolto del minore e l’azione di disconoscimento della paternità

In tema di azioni di status l’ascolto del minore è certamente necessario, anche se espressivo di una volontà non vincolante per il giudicante, nell’ambito del percorso decisionale che il giudice del merito è tenuto a sviluppare per attuare il doveroso bilanciamento tra favor veritatis e favor minoris, onde la sua omissione per i rilevanti effetti che possono derivarne non solo sul piano procedimentale, ma anche sul piano sostanziale, non può trovare giustificazione né nel dubbio circa la capacità di discernimento del minore, né su ragioni di mera opportunità.

Cassazione civile sez. I, 06/11/2019, n.28521

Affidamento del figlio minore di 12 anni

In tema di affidamento del figlio minore (nella specie era stato disposto che gli incontri tra il padre e la figlia minore avvenissero con l’ausilio e l’assistenza del consultorio familiare del luogo di dimora della figlia) il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito. La disposizioni conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare stille ragioni della omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti e i temi di approfondimento ex articolo 336-bis, comma 2, del codice civile su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, n.21230

Sottrazione internazionale del minore

In materia di sottrazione internazionale di minore, l’ascolto del minore costituisce adempimento necessario ai fini della legittimità del decreto di rimpatrio ai sensi dell’art. 315 bis c.c. e degli artt. 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996 (ratificata con l. n. 77 del 2003) essendo finalizzato ex art. 13, comma 2, della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 anche alla valutazione della sua eventuale opposizione al rimpatrio nella valutazione della integrazione del minore stesso nel suo nuovo ambiente, estremo ostativo all’accoglimento della domanda di rimpatrio che risulti esercitata ex art. 12, comma 2, della medesima Convenzione oltre l’anno.

Cassazione civile sez. I, 04/06/2019, n.15254

Diritto ad essere informato e ad esprimere le sue opinioni

L’audizione dei minori, già prevista nell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che li riguardino ed, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la l. n. 77 del 2003, nonché dell’art. 315-bis c.c. (introdotto dalla l. n. 219 del 2012) e degli artt. 336-bis e 337-octies c.c. (inseriti dal d.lgs. n. 154 del 2013, che ha altresì abrogato l’art. 155-sexies c.c.). Ne consegue che l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse.

Cassazione civile sez. I, 07/05/2019, n.12018

Ascolto del minore: la valutazione del rifiuto di vedere il padre

Il rifiuto della minore nei confronti del padre riconducibile alla sua volontà e non a plagio della madre giustifica la mancata applicazione delle misure previste dall’art 709-ter c.p.c. Sulle modalità di ascolto del minore provvede il giudice di merito con valutazioni che sfuggono al sindacato di legittimità.

Cassazione civile sez. I, 23/10/2019, n.27207

Padre cattolico e madre testimone di Geova: l’educazione religiosa del figlio

In presenza di una situazione di conflitto fra i due genitori che intendano entrambi trasmettere la propria educazione religiosa e non siano in grado di rendere compatibile il diverso apporto educativo derivante dall’adesione a un diverso credo, la possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti contenitivi o restrittivi dei genitori è strettamente connessa e può dipendere esclusivamente dall’accertamento in concreto di conseguenze pregiudizievoli per il figlio, che ne compromettano la salute psico-fisica e lo sviluppo, e tale accertamento non può che basarsi sull’osservazione e sull’ascolto del minore, in quanto solo attraverso di esse tale accertamento può essere compiuto

Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n.21916

Mancato ascolto del minore infra-dodicenne

Il giudice deve motivare le ragioni per cui ritiene il minore infra-dodicenne incapace di discernimento, se decide di non disporne l’ascolto, così come deve motivare perché ritiene l’ascolto effettuato nel corso delle indagini peritali idoneo a sostituire un ascolto diretto ovvero un ascolto demandato a un esperto al di fuori del contesto relativo allo svolgimento di un incarico peritale. Tale motivazione appare tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto.

Il giudice non è tenuto a recepire, nei suoi provvedimenti, le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto del minore, così come non è tenuto a recepire le conclusioni dell’indagine peritale. Tuttavia, qualora il giudice intenda disattendere tali dichiarazioni e tali conclusioni ha l’obbligo di motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza.

Cassazione civile sez. I, 17/04/2019, n.10776

La facoltà del giudice di ascoltare il minore di anni 12

In tema di adozione, l’art. 15 della legge n. 184 del 1983, come modificato dalla legge n. 149 del 2001, per il quale il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito in vista della dichiarazione di adottabilità, conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare sulle ragioni dell’omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato una specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti ed i temi di approfondimento, ex art. 336 -bis, comma 2, c.c., su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. I, 14/12/2018, n.32520

Controversia sulla decadenza della potestà genitoriale

In materia di decadenza dalla potestà genitoriale, qualora i genitori risiedano in Stati diversi, la competenza giurisdizionale deve essere individuata con riferimento al criterio della residenza abituale del minore al momento della proposizione della domanda, il cui accertamento si risolve in una “quaestio facti”, con valutazione da svolgersi anche in chiave prognostica, che può essere effettuata direttamente dalla Suprema Corte sulla base dei dati emergenti dagli atti processuali, occorrendo valorizzare circostanze quali la frequenza della scuola ed il conseguimento di un ottimo rendimento scolastico in un determinato Stato, l’apprendimento della lingua, l’inserimento nel contesto sociale ed anche la entusiasta volontà del minore di rimanere in un certo luogo, accertata mediante l’ ascolto del minore medesimo.

Cassazione civile sez. un., 13/12/2018, n.32359

L’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento

L’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento — direttamente da parte del giudice ovvero, su mandato di questi, di un consulente o del personale dei servizi sociali — costituisce adempimento previsto a pena di nullità ove si assumano provvedimenti che lo riguardino, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore .

Cassazione civile sez. I, 16/02/2018, n.3913

Mancato ascolto del minore: quando la sentenza non è nulla?

L’ascolto del minore che abbia compiuto i dodici anni e anche di età inferiore, ove capace di discernimento, previsto dall’art. 336-bis c.c., si palesa manifestamente superfluo nei procedimenti in cui non siano in discussione fra le parti l’affido e il collocamento della prole presso un genitore ma il contrasto verta esclusivamente sulle questioni economiche. Va esclusa la nullità della sentenza per violazione dell’obbligo di ascolto del minore ove la manifesta superfluità dell’audizione emerga dalla condotta processuale del richiedente, che a seguito della opposizione della controparte e del mancato espletamento da parte del Giudice, non abbia coltivato la relativa richiesta nel prosieguo del giudizio.

Corte appello Palermo sez. I, 14/06/2017, n.1143



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4 Commenti

  1. Il bambino con capacità di discernimento ha diritto a dire la sua in un processo di separazione ed esprimere le sue preferenze a vivere con la mamma o con il papà. Noi padri siamo spesso svantaggiati nei giudizi perché certo il bambino è preferibile con la mamma però il papà cos’è? un asso di picche? Dovreste capire che la crescita sana del bambino richiede la presenza di entrambi i genitori e magari vivere con il papà non è poi così male se la madre è svogliata e una “libertina”

  2. Ricordiamo che ci sono delle madri che ti mettono contro tuo figlio e cercano di far covare dentro i piccoli odio e rabbia nei riguardi dei papà. Queste vipere hanno il dente avvelenato perché magari sono state lasciate per un’altra donna e allora cercano di vendicarsi strappandoti tuo figlio e suscitando in lui una falsa convinzione del papà e fargli credere che lui abbia lasciato anche il suo bambino quando invece non è assolutamente così

  3. Confermo, i casi delle donne che quando sanno che il bambino potrà essere ascoltato dal giudice iniziano a fare il lavaggio del cervello al piccolo e poi si può creare una situazione a dir poco spiacevole. A soffrire in tutto questo non è solo il bambino ma anche il papà che si vede negato l’amore del suo bambino e la possibilità di accompagnarlo nella sua crescita passando per un genitore scostante e disinteressato

  4. Fortunatamente, io la mia ex siamo rimasti in buoni rapporti dopo la nostra separazione e ci siamo messi d’accordo sulle visite e sul tempo da trascorrere con il nostro piccolo. Non è stato semplice all’inizio cercare di fargli capire che lui non fosse la causa della nostra rottura e che il bene nei suoi riguardi non era in discussione, anzi era ciò che ci accomunava ed ecco perché anche nelle feste siamo riusciti ad alternare i momenti insieme e a fare videochiamate durante questo periodo di pandemia, dal momento che il nostro interesse è salvaguardare la sua e la nostra salute

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