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Minore emancipato: ultime sentenze

29 Agosto 2020
Minore emancipato: ultime sentenze

Soddisfacimento degli interessi da tutelare; adeguata protezione della persona; poteri del curatore con riferimento alla disciplina del minore emancipato.

L’interdizione 

Il criterio per applicare l’una o l’altra delle misure di protezione del maggiore di età o del minore emancipato non è rappresentato dalla gravità o dalla natura dell’infermità psichica, bensì dalla funzionalità di una misura piuttosto che un’altra al soddisfacimento degli interessi da tutelare. L’interdizione può essere applicata se necessaria ad assicurare un’adeguata protezione della persona: il giudizio di adeguatezza implica, pertanto, una relazione tra misura di protezione ed interessi da tutelare.

Tribunale Bari sez. I, 08/06/2016, n.3120

La curatela del minore emancipato

In tema di curatela di un soggetto inabilitato trovano applicazione le norme previste per la curatela del minore emancipato, tra le quali non figura l’art. 379 c.c. né nessun’altra disposizione che riconosca al curatore un’indennità per lo svolgimento dell’incarico, caratterizzato dalla generica ed assoluta gratuità.

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2015, n.9816

La condizione di abituale infermità di mente

Il nuovo testo dell’articolo 414 c.c. sottintende l’eliminazione del carattere obbligatorio dell’interdizione, la cui applicazione è subordinata ad una condizione di abituale infermità di mente, che renda il maggiore di età o il minore emancipato, incapace di provvedere ai propri interessi, ove tale misura sia necessaria per assicurare la loro adeguata protezione, riservandolo, in considerazione della gravità degli effetti che da essa derivano, a quelle ipotesi in cui nessuna efficacia protettiva sortirebbe una diversa misura.

Tribunale Bari sez. I, 24/02/2015, n.815

I poteri del curatore

In tema di citazione in giudizio, la sola chiamata del curatore del soggetto inabilitato, violando le norme sostanziali che regolano la rappresentanza dei soggetti inabilitati nonché i corrispondenti poteri del curatore con riferimento alla disciplina del minore emancipato, riflettendosi sulla validità dell’intero giudizio, comporta la nullità della sentenza.

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2015, n.1773

Involuzione senile con temporanei deficit

Il nuovo testo dell’articolo 414 c.c. sottintende l’eliminazione del carattere obbligatorio della misura interdittiva, la cui applicazione è subordinata ad una condizione di abituale infermità di mente che renda il maggiore di età o il minore emancipato incapace di provvedere ai propri interessi, ove tale misura sia necessaria per assicurare la loro adeguata protezione.

Parte della dottrina ha evidenziato come la misura costituisca, nell’attuale sistema giuridico, l’extrema ratio di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, ed anche la Corte Costituzionale ha precisato che la disciplina prevista dalla legge n. 6/2004 affida al Giudice il compito di individuare l’istituto che garantisca la tutela più adeguata, limitando la capacità del soggetto nella minore misura possibile, e di ricorrere all’interdizione solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare tale protezione.

Nel caso di specie, l’esame dell’interdicenda ha evidenziato come la complessiva condizione di menomazione fisica della stessa (di fatto non deambulante già da diversi anni) non comporti affatto la sua incapacità di comprendere, ricordare e volere nonché di compiere in autonomia qualsiasi atto della vita quotidiana e non influisce direttamente su quella psichica, sebbene nella documentazione medica specialistica si dia atto di un quadro di iniziale decadimento cognitivo riconducibile ad involuzione senile con temporanei deficit.

Tribunale Bari sez. I, 28/04/2014, n.2114

La sospensione della celebrazione del matrimonio

In materia di matrimonio, in linea di principio è esclusa la facoltà di opposizione per la incapacità naturale di uno dei nubendi; l’unica eccezione concerne quella promossa dal p.m., fondata sullo stato di infermità di mente di uno dei futuri sposi in quanto – a causa dell’età – non possa essere promossa l’interdizione. L’unico motivo, legato all’anagrafe, che impedisce la promozione del giudizio di interdizione è quello del minore emancipato non ancora diciassettenne.

Pertanto, fuori dai casi in cui l’età esclude il giudizio di interdizione, la misura di protezione contro il matrimonio contratto dall’infermo di mente, è la richiesta di misura interdittiva accompagnata dalla istanza per la sospensione della celebrazione del matrimonio.

Tribunale Varese, 09/07/2012

L’eliminazione del carattere obbligatorio della misura interdittiva

Il nuovo testo dell’art. 414 c.c., – rubricato Persone che possono essere interdette – sottintende l’eliminazione del carattere obbligatorio della misura interdittiva, la cui applicazione è subordinata ad una condizione di abituale infermità di mente che renda il soggetto maggiore di età, od il minore emancipato incapaci di provvedere ai propri interessi, ove tale misura sia necessaria per assicurarne adeguata protezione.

Tribunale Bari sez. I, 03/05/2008, n.1093

L’esclusione da una pubblica selezione del concorrente

È legittima l’esclusione da una pubblica selezione di concorrente di età inferiore ai 18 anni, essendo irrilevante la dedotta condizione di minore emancipato per matrimonio, sia perché essa non equipara il soggetto al maggiorenne, in quanto sottoposto a curatela del coniuge ex art. 392 c.c. e quindi abilitato solo agli atti di ordinaria amministrazione, il che non lo rende capace a tutti gli atti da compiere quale incaricato di pubblico servizio, sia perché l’avviso di selezione, richiedendo il pieno godimento dei diritti civili e politici, non consente né all’emancipato né, comunque, al minore di 18 anni la partecipazione.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia), 22/03/2006, n.192

La libera autodeterminazione del minore emancipato

Qualora la richiesta d’interrompere volontariamente la gravidanza sia avanzata da donna minore emancipata perché coniugata, è inammissibile, perché non necessaria, l’istanza al g.t. ex art. 12 comma 2 legge n. 194 del 1978: alla fattispecie è in vero applicabile il comma 1 del cit. art. 12, ritenuta la libera autodeterminazione del minore emancipato per quel che attiene ai diritti di natura strettamente personali.

Pretura Cosenza, 20/12/1994

L’emancipazione giudiziale

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 390 e 397 c.c. Dopo l’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni essendo stato abrogato l’art. 391 c.c. sull’emancipazione giudiziale non risulta prevista nell’ordinamento la possibilità di autorizzare il minore non sposato ultrasedicenne all’esercizio dell’impresa, risultando ingiustificata la disparità di trattamento rispetto al minore emancipato a seguito di matrimonio che resta autorizzato all’esercizio dell’impresa anche in caso di annullamento o di cessazione degli effetti del matrimonio.

Tribunale Agrigento, 05/11/1987

I giudizi di divisione

Il combinato disposto degli art. 394 comma 3 e 375 n. 3 c.c., secondo i quali il minore emancipato, se curatore non è il genitore, non può promuovere giudizi di divisione senza l’autorizzazione del tribunale, non si applica ove si tratti soltanto di riassumere un giudizio siffatto, già ritualmente promosso dallo stesso minore, all’epoca legalmente rappresentato dal genitore esercente la patria potestà, che era stato debitamente autorizzato dal giudice tutelare.

Cassazione civile sez. II, 20/05/1981, n.3301

L’autorizzazione del giudice tutelare

Dal confronto tra gli art. 320 e 394 c.c. si evince che, mentre il genitore può, senza bisogno dell’autorizzazione del giudice tutelare, stare in giudizio, e transigere, per il figlio minore, quando il giudizio e la transazione abbiano ad oggetto atti rientranti nell’ordinaria amministrazione, al minore emancipato, per stare in giudizio, è, invece, imposta in ogni caso l’assistenza del curatore. Ne consegue che anche per la transazione (la quale, sia che lo chiuda sia che lo prevenga, è in rapporto inscindibile con il relativo giudizio) è al minore emancipato sempre necessaria – quando non sia richiesta, secondo le previsioni del comma 3 dell’art. 394, anche l’autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale – l’assistenza del curatore.

Cassazione civile sez. II, 14/05/1980, n.3183

Il decreto ingiuntivo a carico del minore emancipato

La necessità che i soggetti, la cui capacità deve essere integrata a norma degli art. 394 e 424 c.c., stiano in giudizio soltanto con l’assistenza del curatore ai sensi dell’art. 75 c.p.c., configura una ipotesi di legittimazione processuale congiunta o complessa, da cui deriva la complessità del procedimento di notificazione, che si perfeziona solo quando l’atto sia notificato tanto al soggetto parzialmente incapace che al curatore, affinché quest’ultimo possa svolgere la sua funzione di assistenza.

Pertanto, qualora il decreto ingiuntivo a carico dell’inabilitato o del minore emancipato, ancorché di diritto per effetto di matrimonio (art. 392 c.c.), non sia notificato anche al curatore, si verifica la giuridica inesistenza della notificazione che determina la inefficacia del decreto ai sensi dell’art. 644 c.p.c. e non la mera nullità della stessa, deducibile con l’opposizione ordinaria o con quella prevista dall’art. 650 c.p.c.

Cassazione civile sez. I, 30/01/1980, n.701



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