Covid-19: come sapere se si hanno gli anticorpi

5 Agosto 2020 | Autore:
Covid-19: come sapere se si hanno gli anticorpi

I metodi scientifici per sapere se si è entrati in contatto con il Coronavirus, sviluppando l’infezione anche senza sintomi. La validità dei test sierologici.

Ti piacerebbe sapere se sei diventato immune al Covid-19? Esistono dei modi per scoprirlo, anche se ci sono molte incognite perché non si conosce ancora tutto di questa malattia.

Di recente si è scoperto che quasi un milione e mezzo di italiani hanno sviluppato gli anticorpi. Sono i risultati ufficiali dell’indagine di sieroprevalenza svolta dal ministero della Salute e dall’Istat su un campione di 150mila italiani, di cui, però, solo meno della metà si sono sottoposti al prelievo di sangue necessario per le analisi.

È emerso che il 2,5% della popolazione (con punte dell’8% in Lombardia) è entrata in contatto con il Covid-19, come la presenza degli anticorpi dimostra. Molti di essi – si stima il 30% – sono rimasti asintomatici, quindi hanno scoperto di essere positivi proprio grazie a questi test.

L’indagine del Governo è servita a capire il livello di immunizzazione raggiunto dalla popolazione; ma il metodo può essere utilizzato anche “a scopi privati”, da chi è interessato a conoscere non solo se ha avuto già il Coronavirus, ma anche, e soprattutto, se grazie agli anticorpi ha sviluppato l’immunità, almeno temporanea.

Vediamo quindi cosa è possibile fare per accertare la presenza anche passata, della malattia e per avere la risposta alla domanda sull’immunità.

Gli anticorpi: cosa sono

Gli anticorpi sono la risposta dell’organismo per difendersi da un’infezione: le armi chimiche prodotte dal corpo per combatterla. Ciascuna malattia infettiva, dal momento in cui viene contratta, fa sviluppare queste sostanze e quindi la loro presenza costituisce un segno rivelatore del fatto che il nostro corpo ha incontrato quello specifico virus.

Ci sono diversi tipi di anticorpi, detti in linguaggio tecnico immunoglobuline e sono suddivisi in categorie: i più importanti per riconoscere il Covid-19 sono gli IgM, che vengono prodotti nella fase iniziale dell’infezione e tendono a scomparire dopo alcune settimane, e gli IgG, che sono prodotti alcuni giorni dopo ma rimangono nell’organismo per un periodo più lungo, anche se ancora non è ancora chiaro esattamente per quanto (potrebbe trattarsi di molti anni o solo di pochi mesi).

Per questo, diciamo per inciso, l’immunità raggiunta dopo aver contratto la malattia è solo transitoria e non si può escludere che il soggetto si ammali nuovamente di Covid-19 in futuro.

Come rilevare gli anticorpi: i test

Nel caso del Coronavirus, si può individuare la presenza degli anticorpi attraverso un test sierologico, che inizia con un prelievo di sangue. Il campione viene analizzato con reagenti chimici in grado di riconoscere le immunoglobuline: se risultano presenti, questo rivela che il soggetto è entrato in contatto con il virus, anche senza manifestare alcun sintomo.

La positività alle immunoglobuline igM, sarà indicativa di un’infezione ancora molto recente, quella alle immoglobuline igG, segnalerà invece la presenza di un contatto più risalente nel tempo con il Sars Cov-2.

I due tipi di test sierologici

I test sierologici si suddividono in due tipi principali: quelli quantitativi e quelli qualitativi.

I primi ci dicono soltanto se una persona ha sviluppato gli anticorpi oppure no; i secondi misurano anche la quantità di anticorpi presenti nell’organismo e così misurano in maniera più precisa e significativa la risposta anticorpale.

In genere i test qualitativi sono più rapidi e di tipo speditivo: basta una sola goccia di sangue, che viene prelevata con un “pungidito” e analizzata da un kit portatile che fornisce l’esito immediato o nel giro di pochi minuti.

I test qualitativi, invece, richiedono un quantitativo di sangue più consistente, che deve essere ottenuto con un vero e proprio prelievo, e la sostanza viene analizzata nel laboratorio delle strutture sanitarie. La risposta, quindi, può arrivare anche dopo alcuni giorni.

I test sierologici sono affidabili?

Il problema maggiore dei test è il loro grado di affidabilità. Qui anche gli esperti si dividono, perché i prodotti e i metodi di analisi sono molti, più o meno sensibili e precisi. Così in molti casi esistono margini di errore anche importanti.

Ad esempio, sapere che un test ha una precisione solamente dell’80% non è confortante, perché sfuggirebbe un caso di positività su 5. Un’attendibilità sufficiente si raggiunge quando il risultato è sicuro in almeno il 90-95% dei casi, ma ancora nessun test sierologico è stato ufficialmente validato a questo livello dagli organi nazionali e internazionali competenti. Non esistono quindi test al 100% attendibili, in grado di garantire una sorta di “patente di immunità”.

Inoltre, bisogna considerare che il test non rileva l’infezione nei primi giorni di insorgenza, il cosiddetto “periodo finestra” durante il quale il virus è già arrivato ma è ancora in incubazione. Questo significa, in pratica, che se si fa il test in quel momento si può risultare negativi agli anticorpi pur essendo già infetti.

Test e tampone: quale differenza

Qual è la differenza tra i test sierologici e il tampone? In estrema sintesi, i test rilevano gli anticorpi, cioè la risposta del nostro corpo al virus, e ci dicono se abbiamo avuto l’infezione; il tampone rileva direttamente la presenza del virus (in forma di Rna) nel cavo rinofaringeo e così è in grado di stabilire se, nel momento in cui viene fatto, c’è un’infezione in atto.

Per questo un soggetto che ha già incubato la malattia e magari è arrivato ai primi sintomi sarà positivo al tampone e negativo ai test: non ha ancora sviluppato gli anticorpi.

L’Oms stabilisce che l’unico approccio diagnostico (cioè il modo corretto di rilevare la presenza dell’infezione) è quello basato sulla ricerca del Rna virale eseguita con il tampone rino-faringeo. Il test non potrebbe sostituirlo perché, come abbiamo visto, non rileva gli anticorpi, che sono sempre mancanti nei primi giorni dell’infezione e poi hanno bisogno di qualche giorno ancora, in base ai tempi di produzione dell’organismo, per salire in grado sufficiente ad essere rilevati.

Quando fare il tampone o il test

Il ministero della Salute, nelle Faq (risposte alle domande più frequenti) fornisce molte utili indicazioni per capire se si è a rischio di contrarre il Covid-19 e per come accertare l’avvenuto contagio.

Il tampone va richiesto ed effettuato solo da operatori sanitari e in casi specifici, come quelli di sintomi conclamati o di sospetto di infezione, ad esempio per i contatti con persone già risultate positive; i test invece possono essere fatti anche di propria iniziativa, su libera scelta e privatamente, a scopo precauzionale e conoscitivo.

Alla specifica domanda: «Posso sottopormi a test rapidi o ad analisi per la ricerca di anticorpi contro SARS-CoV-2?» il ministero risponde così: “I test sierologici, pur risultando importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, non sono attualmente dirimenti per la diagnosi di infezione in atto, in quanto l’assenza di anticorpi, non esclude la possibilità di un’infezione in fase precoce, con relativo rischio che un individuo, pur essendo risultato negativo al test sierologico, risulti contagioso».

In altre parole, il risultato del test sierologico potrebbe essere incompleto e addirittura fuorviante se il prelievo viene fatto in un momento in cui il soggetto è già infetto ma non ha ancora prodotto gli anticorpi e dunque la loro ricerca dà un esito negativo che in realtà è falso.

I test rapidi

Il ministero della Salute avverte, inoltre, che «non esiste alcun test rapido validato per la diagnosi di contagio virale o di Covid-19»: perciò quelli in commercio e pubblicizzati come tali possono fornire solo risultati indicativi, ma non sono riconosciuti ufficialmente come affidabili.

Tant’è che il Dicastero della Salute si preoccupa di precisare ancora: «si conferma che non esiste alcun test rapido basato sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che IgG) diretti verso SARS-CoV-2 validato per la diagnosi di contagio virale o di Covid-19».



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