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Patteggiamento: obbligo di presenza in tribunale?

6 Agosto 2020 | Autore:
Patteggiamento: obbligo di presenza in tribunale?

Cos’è e come funziona il patteggiamento? L’imputato deve presenziare all’udienza? In quale caso anche l’avvocato può rimanere assente?

Anche le persone meno esperte di diritto avranno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di patteggiamento. Il nome evoca già il senso del procedimento: con il patteggiamento l’indagato/imputato decide di evitare il processo, accettando una pena la cui entità è frutto dell’accordo tra il proprio difensore e il magistrato del pubblico ministero. In pratica, il patteggiamento è una “condanna controllata”, in quanto prestabilita tra le parti. Con questo articolo cercheremo di capire come funziona il patteggiamento e se c’è un obbligo di presenza in tribunale.

In altre parole: l’imputato o l’indagato che decide di trovare un accordo sulla pena deve presenziare in aula? Oppure può delegare il suo avvocato? L’avvocato potrebbe patteggiare senza il consenso del suo assistito? Insomma: ci occuperemo degli aspetti fondamentali della procedura di applicazione della pena su richiesta delle parti, soffermandoci in particolare sullo svolgimento dell’udienza di patteggiamento.

Patteggiamento: cos’è?

Il patteggiamento è una procedura speciale che consente alla persona indagata o imputata di definire la propria posizione con una sentenza di condanna.

In pratica, il patteggiamento è l’accordo tra difesa e pubblico ministero circa la pena da comminare all’accusato di un reato. Il giudice, valutato l’accordo, lo ratifica con sentenza.

Patteggiamento: quali sono i vantaggi?

Ma perché una persona dovrebbe patteggiare una pena, visto che essa si traduce sostanzialmente in una condanna?Normalmente, si ricorre al patteggiamento quando non ci sono validi motivi di difesa, cioè quando la responsabilità dell’imputato è talmente evidente da risultare inutile affrontare un procedimento lungo e costoso.

Il patteggiamento è scelto anche da quanti non vogliono che si abbia notizia del procedimento a loro carico e, pertanto, decidono di chiudere tutto e in fretta con una pena accordata con il pm.

Il patteggiamento, inoltre, presenta il grande vantaggio dello sconto di pena: a colui che sceglie questo procedimento speciale spetta infatti una riduzione della pena fino a un terzo. Ciò significa che l’imputato che sceglie il patteggiamento ha diritto a una riduzione per il solo fatto di aver accettato di definire immediatamente il procedimento.

Infine, il patteggiamento consente di ottenere l’estinzione del reato per cui si è patteggiato. Per la precisione, la legge [1] dice che, se si è patteggiata una pena non superiore ai due anni di reclusione (soli o congiunti a pena pecuniaria), il reato è estinto se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole.

L’estinzione del reato comporta il venir meno degli effetti penali della condanna: ad esempio, in futuro la condanna per il reato estinto non potrà essere presa in considerazione ai fini di un’eventuale recidiva.

Quando si può patteggiare?

All’imputato/indagato non è consentito patteggiare sempre. Esistono dei limiti al patteggiamento, limiti che possiamo sostanzialmente ricondurre a due categorie:

  • esclusione del patteggiamento per limite di pena – la legge dice che l’imputato può patteggiare se la pena detentiva, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria;
  • esclusione del patteggiamento in ragione del tipo di reato contestato – la legge esclude che si possa patteggiare per determinate tipologie di reato, a prescindere dal limite di pena dei cinque anni. Si tratti di reati che la legge reputa molto gravi, come la violenza sessuale, la pornografia minorile, il narcotraffico, ecc. [2].

Patteggiamento: si deve presenziare in tribunale?

Veniamo ora alla domanda posta nel titolo dell’articolo: nel caso di patteggiamento, c’è l’obbligo di presenza in tribunale?

In linea con quanto previsto dalla legge per il procedimento penale in generale, l’imputato non è mai tenuto a comparire in udienza. In altre parole, il processo penale va avanti a prescindere dalla presenza dell’accusato. Ciò che è importante è che egli, anche se detenuto, sia messo nelle condizioni di poter partecipare, se lo voglia.

E così, l’imputato deve essere avvisato dell’udienza che si terrà a suo carico; sarà poi lui libero di decidere se presenziare o meno in tribunale. Se si trova ristretto in carcere o agli arresti domiciliari, la comunicazione gli viene fatta direttamente dalla polizia giudiziaria o dal direttore del penitenziario, con possibilità di recarsi in udienza (magari trasportato dalla penitenziaria, se detenuto) alla data prevista.

La presenza dell’imputato è però una sua mera facoltà: egli può tranquillamente non presenziare neanche a una delle udienze che lo riguardano, incaricando l’avvocato affinché lo assista e difenda.

Lo stesso dicasi per il patteggiamento: all’udienza in cui il giudice valuta la pena frutto dell’accordo tra difesa e pubblica accusa l’imputato può tranquillamente essere assente, nonostante si stia trattando della sua sorte.

Anzi: in tema di patteggiamento, addirittura potrebbe non comparire nemmeno l’avvocato. Vediamo cosa dice la legge.

Udienza di patteggiamento: l’avvocato deve assistere?

Il patteggiamento può essere chiesto al giudice per l’udienza preliminare o, al più tardi, al giudice del tribunale, prima dell’apertura del dibattimento.

Eccezionalmente, la legge consente anche all’indagato, cioè alla persona che è ancora sotto indagine e contro la quale non è stato ancora chiesto il rinvio a giudizio, di poter accedere al patteggiamento.

Secondo il codice di procedura penale [3], nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell’altra parte, fissa con decreto l’udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all’altra parte. Nell’udienza, il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono.

Ebbene, nel solo caso di patteggiamento chiesto durante le indagini preliminari, all’udienza in cui il gip decide se accettare o meno la pena concordata, le parti (cioè, il pm e l’avvocato) potrebbero perfino non comparire. Ciò perché, dovendo il giudice valutare solamente se sussistono le condizioni per ratificare o meno l’accordo già intercorso tra accusa e difesa, la presenza dell’avvocato non è strettamente necessaria.

Procura speciale per patteggiamento

Chiudiamo specificando che, in ogni caso, l’avvocato può chiedere il patteggiamento per il proprio assistito solamente se questi gli ha conferito procura speciale.

In altre parole, l’indagato/imputato deve espressamente autorizzare il difensore a chiedere per lui la definizione del processo con il rito alternativo del patteggiamento. In assenza, l’avvocato non potrebbe assumere tale decisione.

La procura speciale non serve se, all’udienza in cui si opta per il patteggiamento, è presente personalmente l’imputato: in un caso del genere, la volontà manifestata al giudice direttamente dal soggetto a cui è contestato il reato è più che sufficiente per poter procedere con l’applicazione della pena su richiesta delle parti.


note

[1] Art. 445 cod. proc. pen.

[2] Art. 444 cod. proc. pen.

[3] Art. 447 cod. proc. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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