Donna e famiglia | Articoli

Contratto di convivenza: è possibile il recesso?

6 Agosto 2020
Contratto di convivenza: è possibile il recesso?

La facoltà di recedere dagli accordi che regolano i rapporti patrimoniali tra conviventi.

Hai deciso di andare a convivere con il tuo compagno, più grande di te di tre anni. La differenza di età non è mai stata un problema, anzi andate d’amore e d’accordo. Tuttavia, avete intenzione di tutelarvi a vicenda e regolare alcuni aspetti del vostro rapporto: dalle spese comuni al pagamento del mutuo. Entrambi ne sapete poco o nulla al riguardo. In questo articolo, facciamo il punto della situazione sul contratto di convivenza: è possibile il recesso? Qual è la procedura da seguire? Devi sapere che la legge Cirinnà ha disciplinato i rapporti tra conviventi per assicurare loro alcuni diritti e doveri che nascono dal matrimonio. Ma procediamo con ordine e analizziamo più da vicino il contratto di convivenza.

Cos’è il contratto di convivenza?

Quando due persone, eterosessuali oppure omosessuali, sono legate da un rapporto affettivo e convivono stabilmente sotto lo stesso tetto possono regolare i loro rapporti patrimoniali stipulando un contratto di convivenza. In pratica, si tratta di un documento scritto in cui le parti decidono alcuni aspetti della loro vita insieme: ad esempio, come dividere le spese per la famiglia, come pagare il mutuo, come ripartire i costi per far fronte alle esigenze dei figli, se optare per il regime della separazione dei beni e così via.

Come si stipula un contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza può essere redatto in forma scritta sia con atto pubblico sia con scrittura privata autenticata (da un avvocato oppure da un notaio). Entro 10 giorni dalla stipula, il professionista incaricato deve trasmettere una copia del contratto al Comune di residenza dei conviventi ai fini dell’iscrizione all’anagrafe. Il Comune poi rilascia alla coppia convivente lo stato di famiglia e il certificato di residenza.

Una cosa a cui prestare molta attenzione è che la coppia non può sottoporre il contratto di convivenza ad un termine oppure ad una condizione. Ti faccio due esempi per farti capire di cosa stiamo parlando.

Nel 2020, Tizio e Caia stipulano un contratto di convivenza e stabiliscono che lo stesso sarà valido fino al 2025.

Mevia e Sempronia sono una coppia dello stesso sesso che convive da circa due anni. Decidono di sottoscrivere un contratto di convivenza, a condizione, però, che una delle due non abbia una relazione extraconiugale per tutta la durata della convivenza. 

Come puoi intuire, la ragione del divieto è molto semplice: si vuole evitare che la coppia si comporti in modo differente a seconda del termine e della condizione inseriti nel contratto di convivenza.

Chi può stipulare un contratto di convivenza?

Per stipulare un contratto di convivenza sono necessari i seguenti requisiti:

  • essere maggiorenni;
  • essere uniti da un legame affettivo, anche se dello stesso sesso;
  • essere conviventi in modo stabile e continuativo;
  • non essere legati da rapporti di parentela, di affinità o di adozione;
  • essere liberi: cioè non essere legati ad altre persone né da un matrimonio né da una unione civile. Attenzione: i conviventi non devono essere uniti civilmente o sposati neppure tra di loro.

Ne consegue, dunque, che essere una coppia di amici o di studenti universitari, benché conviventi, non dà diritto a stipulare un contratto di questo tipo.

Contratto di convivenza: cosa contiene?

Come già spiegato, il contratto di convivenza consente alla coppia di fissare alcuni paletti della loro vita in comune. Scendendo ancora più nel dettaglio, il contratto di convivenza deve contenere:

  • le generalità dei contraenti;
  • la residenza dei conviventi;
  • le modalità di contribuzione ai bisogni della famiglia da parte di ciascun convivente;
  • il regime patrimoniale della comunione dei beni;
  • un eventuale trasferimento immobiliare. In tal caso, il contratto deve essere stipulato necessariamente con atto pubblico. Una volta trasferito, l’immobile rimarrà al convivente beneficiario anche in caso di recesso dal contratto.

Infine, va precisato che i contratti di convivenza possono essere modificati in qualsiasi momento con un successivo accordo scritto, stipulato con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Contratto di convivenza: è possibile il recesso?

Ciascuno dei due conviventi è libero di recedere, in qualsiasi momento, dal contratto di convivenza. L’atto di recesso deve essere redatto sempre in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato. Il recesso, ossia la volontà di far cessare il contratto, va trasmesso entro 10 giorni al Comune di residenza dei conviventi affinché venga iscritto all’anagrafe e sia notificato all’altro contraente. 

Attenzione però: può capitare che chi recede dal contratto sia proprietario della casa in cui la coppia abitava. In tal caso, è necessario dare al convivente almeno 90 giorni di tempo per trovare un’altra sistemazione. 

Altre ipotesi di risoluzione del contratto di convivenza sono:

  • l’accordo delle parti;
  • il matrimonio e l’unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed un’altra persona;
  • il decesso di uno dei contraenti.

Contratto di convivenza: quando è nullo?

Il contratto di convivenza è nullo se concluso:

  • in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza;
  • da una persona minorenne;
  • da una persona interdetta giudizialmente;
  • in caso di condanna per omicidio (anche tentato) del coniuge dell’altro convivente.

Inoltre, il contratto è nullo se non è redatto in forma scritta con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

In ogni caso, si tratta di una nullità che non può essere sanata e può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse.

Contratto di convivenza: conviene?

Stipulare un contratto di convivenza dà la possibilità alla coppia di disciplinare i rapporti patrimoniali e stabilire in anticipo a quali conseguenze si va incontro nell’ipotesi di cessazione del rapporto. Se tu e la tua partner avete intenzione di sottoscrivere un contratto del genere perché, magari, non avete alcuna voglia di sposarvi, allora ti consiglio di rivolgerti ad un legale di fiducia oppure al notaio, in modo da avere subito ben chiare tutte le informazioni prima di prendere ogni decisione al riguardo.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube