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Danno ambientale: cos’è?

6 Agosto 2020 | Autore:
Danno ambientale: cos’è?

Deterioramento delle risorse naturali: cos’è e com’è punito? Quando c’è danno ambientale? Cos’è il reato di inquinamento ambientale?

La tutela dell’ambiente è diventato uno degli obiettivi prioritari di tutti i Governi nazionali, in Europa e nel mondo. La constatazione, oramai oggettiva, per cui il mondo non può sostenere l’inquinamento prodotto dagli uomini è un dato di fatto davanti al quale è inutile chiudere gli occhi o mettere la testa sotto la sabbia. Per rafforzare la tutela dell’ambiente la legge ha provveduto a fornire una definizione di danno ambientale; ma non solo: ha previsto anche una serie di sanzioni volte a punire chiunque metta in pericolo l’ambiente.

Come vedremo nel corso dell’articolo, la nozione di danno ambientale fornita dalla legge è piuttosto generica; ciò probabilmente è dovuto all’intenzione del legislatore di proteggere a trecentosessanta gradi l’ambiente e, in generale, l’ecosistema, punendo (non solo penalmente, ma anche dal punto di vista amministrativo), ogni tipo di condotta che possa anche soltanto comportare un deterioramento delle risorse naturali. Vediamo dunque cos’è il danno ambientale e quali sono i principali strumenti di tutela previsti dalla legge.

Cos’è il danno ambientale?

Secondo la legge, è danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima [1].

Com’è facile intuire, la definizione di danno ambientale fornita dalla legge non brilla per chiarezza. Il nucleo della nozione è in effetti quello di risorsa naturale: solamente un danno significativo a una risorsa naturale, infatti, rappresenta un danno ambientale.

Risorsa naturale: cos’è?

Cos’è una risorsa naturale? La risorsa naturale è qualsiasi realtà non prodotta dall’uomo in grado di produrre ricchezza. Alcune risorse naturali possono essere utilizzate allo stato grezzo (come ad esempio il legno), altre devono invece essere trasformate per poter essere utilizzate (l’acciaio, ecc.).

Le risorse naturali sono legate alla fertilità della terra, ai prodotti agricoli, alla pesca, alla caccia. A queste si aggiungono le materie prime minerarie (ferro, bronzo, rame) utilizzate in particolar modo per la fabbricazione di utensili, armi, ecc.

Le risorse naturale possono dunque essere di diversi tipi: risorse idriche, energetiche, alimentari. Insomma: tutto ciò che offre il nostro pianeta è una risorsa naturale.

Deterioramento delle risorse naturali: cos’è?

Perché si possa avere un danno ambientale occorre che una delle risorse naturali sia deteriorata in maniera significativa e misurabile. Cosa significa? Cosa si intende per deterioramento e quando esso è misurabile?

Per deterioramento di una risorsa naturale si deve intendere non solo il suo danneggiamento (cioè, il peggioramento rispetto alla situazione precedente), ma ogni evento che incide su di essa in maniera negativa, ad esempio riducendola o rendendola inservibile.

E così, in riferimento alle risorse naturali idriche, il deterioramento si può tradurre tanto nel prosciugamento (si pensi ai piccoli bacini d’acqua oramai aridi a causa dell’innalzamento delle temperature) quanto nell’inquinamento delle acque, tale da rendere inservibile l’utilità che essa assicura per l’ecosistema (si pensi alla sopravvivenza della flora e della fauna marina, ad esempio, oppure ai danni che provoca all’uomo).

Il deterioramento può essere diretto o indiretto: ad esempio, versare liquami nocivi nelle acque è un deterioramento diretto. Inquinare l’atmosfera causando l’innalzamento delle temperature è un danno indiretto alle risorse naturali idriche.

Deterioramento delle risorse naturali: come si misura?

Affinché rilevi da un punto di vista giuridico, il deterioramento di una delle risorse naturali deve essere significativo e misurabile. La legge richiede entrambi i requisiti (significatività e misurabilità), cosicché un deterioramento misurabile ma non significativo non potrà essere perseguito a norma di legge.

Il problema è comprendere come possa misurarsi un danno ambientale, cioè il deterioramento di una delle risorse naturali. A tal proposito vengono in soccorso le moderne tecnologie, le quali consentono, ad esempio, di misurare il livello d’inquinamento dell’aria, la presenza di CO2, di polvere sottili, ecc.

Casi di danno ambientale

È la legge stessa a specificare alcune ipotesi di danno ambientale in riferimento ad alcune risorse naturali. Per la precisione, costituisce danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni originarie, provocato:

  • alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria (norme per la protezione della fauna selvatica, la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche, nonché alle aree naturali protette);
  • alle acque interne, mediante azioni che incidano in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico o quantitativo o il potenziale ecologico delle acque interessate;
  • alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale, anche se svolte in acque internazionali;
  • al terreno, mediante qualsiasi contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi, anche indiretti, sulla salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nocivi per l’ambiente.

Danno ambientale: quali conseguenze?

Chi commette una condotta che può essere ascritta alla nozione di danno ambientale sopra riferita può incorrere in conseguenze giuridiche di diverso tipo.

Innanzitutto, la legge prevede diverse ipotesi sanzionate dal punto di vista amministrativo, cioè con l’irrogazione di una multa a carico del colpevole e l’ordine di riparare, per quanto possibile, al danno provocato.

Si pensi ad esempio alle norme che impongono al proprietario del terreno di rimuovere e smaltire i rifiuti speciali presenti su di esso, anche qualora non li abbia depositati lui.

In secondo luogo, l’autore del danno ambientale può essere chiamato a pagare il risarcimento dei danni. Il codice dell’ambiente [2] stabilisce che il ministro dell’Ambiente agisce, anche esercitando l’azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale.

Si deve ritenere, dunque, che il Governo possa chiedere il risarcimento dei danni solamente se l’autore del danno ambientale non sia in grado di riparare alla propria condotta, ad esempio sanando il territorio che ha inquinato.

Il reato di inquinamento ambientale

Infine, il codice penale prevede una serie di reati ambientali. Il più importante è sicuramente quello che prende il nome di inquinamento ambientale: è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da diecimila a centomila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

  • delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
  • di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata [3].

A differenza del normale danno ambientale che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti, il reato di inquinamento ambientale punisce espressamente anche la compromissione dell’ambiente. Per compromissione deve intendersi una modificazione peggiorativa irreversibile, mentre il mero deterioramento indica invece un danno reversibile.

Il reato scatta solamente se l’inquinamento ambientale è stato cagionato abusivamente (cioè, violando la legge) e se la compromissione o il deterioramento siano significativi e misurabili (esattamente come avviene per il danno ambientale comune).

Per via dell’entità della sanzione (la multa può arrivare perfino a centomila euro), la fattispecie in esame andrà applicata solamente ai soggetti che sono in grado di provocare un danno ambientale davvero ingente: si pensi alle fabbriche e alle grandi industrie, ad esempio.


note

[1] Art. 300, comma primo, d. lgs. n. 152/2006.

[2] Art. 311, d. lgs. n. 152/2006.

[3] Art. 452-bis cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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