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Nuovo matrimonio: ultime sentenze

9 Settembre 2020
Nuovo matrimonio: ultime sentenze

Adozione del nuovo marito e possibile modifica al mantenimento paterno; assegnazione della casa familiare; giudizio di conformità all’interesse del minore; perdita della pensione di reversibilità.

Celebrazione del nuovo matrimonio

L’impedimento dirimente derivante da un precedente vincolo coniugale è di diritto naturale. Ai fini della prova dell’esistenza dell’impedimento occorre dimostrare che il precedente matrimonio sia valido (il che si deve presumere) anche se non consumato e che sussisteva all’epoca della celebrazione del nuovo matrimonio. È irrilevante la scienza o meno dell’esistenza dell’impedimento.

Tribunale reg. Canonico, (Lazio), 21/05/1994

Figli adottati dal nuovo marito dell’ex moglie

In tema di revisione delle condizioni economiche del divorzio riguardanti l’obbligo di mantenimento di figli maggiorenni, non autosufficienti, degli ex coniugi, la sopravvenuta adozione di quei figli effettuata dal nuovo marito della madre, da cui derivi il loro stabile inserimento nel contesto familiare creatosi per effetto del nuovo matrimonio contratto da quest’ultima, costituisce circostanza fattuale da valutarsi, ai fini della modificazione, o meno, della sola entità di tale mantenimento, dal giudice adito ai sensi dell’art. 9 l. n. 898 del 1970, ove risulti che l’adottante, benché privo del corrispondente obbligo giuridico, comunque provveda continuativamente, e non solo occasionalmente, anche alle esigenze e necessità quotidiane degli adottati

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7555

La monogamia e la libertà di stato

Secondo il diritto italiano, chi è vincolato da precedente matrimonio non può contrarre un nuovo matrimonio: la libertà di stato è un impedimento non dispensabile (art. 86 c.c.) previsto a pena nullità (art. 117 c.c.). La condizione della libertà di stato è tradizionalmente considerata una norma di applicazione necessaria in quanto rispondente all’ordine pubblico.

A corroborazione di tale conclusione rileva la circostanza che la bigamia non infrange solo il divieto posto dalla norma civilistica di cui all’art. 86 c.c ma integra la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 556 c.p.. Ciò perché il nostro ordinamento aderisce ad una visione monogamica del matrimonio e non ammette che chi non abbia libertà di stato possa contrarre nuovo vincolo matrimoniale.

Trattandosi di impedimento che risponde a principi di ordine pubblico, lo stesso vale anche per lo straniero, a prescindere dal fatto che il suo ordinamento ammetta la poligamia. In definitiva, trattasi di una nullità assoluta ed insanabile che può essere fatta valere senza limiti prescrizionali anche dal coniuge (art. 117 c.c.) e la pronuncia che la accerta ha una efficacia ex tunc.

Tribunale Ancona sez. I, 02/11/2019, n.1861

Dichiarazione della nullità del nuovo matrimonio

In materia di trattamento e di riservatezza dei dati super sensibili (in materia sanitaria e sessuale), quando la conoscenza di un documento detenuto dall’amministrazione, benché recante dati sensibili di un terzo, costituisca, sulla base delle circostanze concrete, elemento decisivo in ordine alla possibile proposizione di un’azione giudiziaria, il diritto di accesso deve avere la prevalenza sulla tutela della riservatezza del terzo coinvolto (nella fattispecie la ricorrente aveva chiesto la copia della cartella clinica del suo ex coniuge, al fine di valutare se intraprendere azione giudiziaria per far dichiarare la nullità del nuovo matrimonio dallo stesso contratto “in limine mortis”).

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 18/02/2013, n.144

Modificazione del proprio assetto esistenziale

Il venir meno del godimento della casa coniugale non consegue automaticamente al verificarsi di uno degli eventi previsti dall’art. 155 quater c.c., quale appunto la celebrazione di un nuovo matrimonio, ma è subordinato ad “un giudizio di conformità all’interesse del minore”. Difatti, l’assegnazione della casa familiare è finalizzata ad assicurare ai figli “l’idoneità della dimora”, intesa quale luogo di formazione e sviluppo della personalità psico-fisica degli stessi ed a ridurre, grazie alla conservazione dell’habitat familiare, il disagio psicologico conseguente alla crisi coniugale e alla disgregazione del nucleo familiare.

Pertanto, il giudizio demandato al giudice si sostanzia in una valutazione circa la concreta possibilità che, nonostante la revoca dell’assegnazione, il minore goda di un habitat adeguato alle proprie esigenze abitative e relazionali, senza dover subire una traumatica modificazione del proprio assetto esistenziale.

Tribunale Arezzo, 22/11/2012

Pensione di reversibilità e nuovo matrimonio

In tema di truffa, integra il requisito degli artifici e raggiri il silenzio che il beneficiario di pensione di reversibilità in ragione del decesso del coniuge tenga nei confronti dell’Inps circa l’avvenuta celebrazione, da parte sua, di nuovo matrimonio di per sé ostativo alla permanenza della prestazione in proprio favore. (Fattispecie di matrimonio contratto all’estero, di per sé valido sulla base del principio “locus regit actum” indipendentemente dall’osservanza delle norme italiane relative alla trascrizione).

Cassazione penale sez. II, 10/03/2011, n.14232

Nuovo matrimonio del genitore affidatario o domiciliatario

Ritenuto che in sede di scrutinio di costituzionalità di una norma ordinaria la dichiarazione di illegittimità è giustificata solo dalla constatazione che non ne è possibile una interpretazione conforme alla Costituzione; e ritenuto, altresì, che non solo l’assegnazione della casa familiare, ma anche la cessazione della stessa è stata sempre subordinata, pur nel silenzio della legge, all’accertamento giudiziale di nessun nocumento ad alcun interesse della prole, in attuazione, peraltro, del principio della responsabilità genitoriale, principio fondamentale ed operativo già presente, in realtà, nell’ordinamento, la revoca dell’ assegnazione della casa non consegue automaticamente alla instaurazione di un nuovo matrimonio o di una convivenza di fatto da parte del genitore affidatario o domiciliatario, ma all’accertamento che la perdita del beneficio non abbia a ledere in alcun modo gli interessi materiali, psicologici e morali della prole: non è, quindi, fondata – con riguardo agli art. 2, 3, 29, 30 cost. – la q.l.c. dell’art. 155 quater, comma 1, c.c. (introdotto dalla l. 8 febbraio 2006 n. 54) nella parte in cui il silenzio autentico (sulla cessazione del beneficio) potrebbe far ritenere che la revoca prescinda da ogni considerazione dell’interesse dei figli.

Corte Costituzionale, 30/07/2008, n.308

Perdita della pensione di reversibilità

In tema di pensione di reversibilità in godimento da parte del coniuge e dei figli del “de cuius”, l’assegno “una tantum”, spettante in luogo della pensione al coniuge che contragga nuovo matrimonio, è pari a due annualità dell’importo della pensione e si calcola con riferimento alla quota di pensione già spettante al coniuge e non all’intero importo della pensione di reversibilità, dovendosi commisurare al trattamento in godimento e non anche ai trattamenti di terzi, peraltro destinati a rimanere in atto.

Cassazione civile sez. lav., 12/03/2007, n.5630

Revoca del diritto di godimento della casa familiare

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 155-quater, comma 1, c.c., in combinato disposto con l’art. 4 legge n. 54/2006 nella parte in cui prevede, nel caso di divorzio, che il nuovo matrimonio contratto dal genitore affidatario o domiciliatario di prole minorenne o maggiorenne ma non economicamente autosufficiente, comporti la revoca del diritto di godimento della casa familiare, per contrasto con gli artt. 3 e 29 Cost.

Tribunale Firenze sez. I, 13/01/2007

Concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite

Il concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite, entrambi in possesso dei requisiti per la devoluzione, in loro favore, della pensione di reversibilità, postula, ai fini della concreta ripartizione, tra essi, del trattamento pensionistico (art. 9, comma 3, della l. n. 898 del 1970), l’applicazione del criterio della durata legale del rapporto matrimoniale, inteso come dato puramente aritmetico rappresentato dalla proporzione fra le estensioni temporali dei rispettivi rapporti matrimoniali con il de cuius, senza che possano assumere rilevanza, in pregiudizio del coniuge divorziato, la eventuale cessazione della convivenza precedente alla pronuncia di divorzio, ovvero, in favore del coniuge superstite, l’eventuale periodo di convivenza “more uxorio” antecedente alla celebrazione del nuovo matrimonio.

Ne consegue che la quota della pensione di reversibilità spettante a ciascuno dei due coniugi va calcolata in funzione del rapporto tra la durata legale del matrimonio e la misura costituita dalla somma dei due periodi matrimoniali, restando preclusa l’adozione di qualsiasi altro e diverso criterio di valutazione, anche se utilizzato in funzione di mera emenda o correzione equitativa del risultato così conseguito.

Cassazione civile sez. I, 09/06/1998, n.5662

Secondo matrimonio e oneri economici per i figli nati dal primo matrimonio

Ritenuto il diritto incondizionato di contrarre “secundun legem” matrimonio e di fondare una famiglia attribuito, in linea di principio, dalla nostra normativa, in materia costituzionale ed ordinaria e dalla normativa comunitaria ed internazionale vincolante, parimenti, l’Italia, qualora un soggetto contragga “post divortium” un nuovo matrimonio, il coniuge divorziato avente diritto, per il mantenimento della prole, ad un assegno a carico dell’ex partner, non può – allegando che il secondo matrimonio non è una necessità ma il frutto di una libera scelta volontaria – opporsi qualora quest’ultimo abbia contratto un nuovo matrimonio allietato da prole e chieda una congrua riduzione dell’assegno da lui dovuto per la prole nata dalla prima unione, dando la prova che le proprie condizioni reddituali e patrimoniali non hanno registrato alcun incremento.

Cassazione civile sez. I, 22/03/2012, n.4551



3 Commenti

  1. Io e il mio ex ci siamo lasciati. Mai avrei pensato di potermi fare una nuova vita e ricominciare da capo. Poi, ho incontrato il mio attuale marito ed abbiamo deciso di convolare a nozze. Uno può pensare, dopo il primo matrimonio si può evitare di ricaderci. Ma vi assicuro che se ho fatto questo passo è perché ne è valsa davvero la pena. Lui tratta i miei figli come se fossero suoi e loro sono molto più legati a lui che al loro vero papà che si è dimostrato in più occasioni una persona inaffidabile e incosciente

  2. Se dopo il divorzio mia moglie, a cui il giudice ha, in precedenza, riconosciuto il diritto al mantenimento si risposa, perde l’assegno mensile. Vero?

    1. Nel momento in cui il coniuge, fino a allora mantenuto dall’ex, sale nuovamente sull’altare e forma una nuova famiglia, perde in modo definitivo l’assegno di divorzile. Non solo. Ciò vale anche se la famiglia che questi va a costituire non è fondata sul matrimonio, ma su una semplice convivenza. In definitiva, è sufficiente andare a convivere con un’altra persona per perdere ogni diritto all’assegno divorzile mensile (ossia, in sostanza, al mantenimento). Chi si rifà una vita dopo il divorzio – sostiene la Suprema Corte – perde l’assegno di mantenimento dell’ex coniuge ormai divorziato quando la sua nuova scelta di vita dà luogo a una vera e propria famiglia di fatto, magari con tanto di figli.

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