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Spese processuali: chi perde paga?

6 Agosto 2020 | Autore:
Spese processuali: chi perde paga?

La regola della soccombenza subisce delle eccezioni, ma la compensazione può essere disposta solo in specifici casi, di cui però i giudici fanno ampio uso. 

Tra i rischi da mettere in conto quando si avvia una causa c’è anche quello delle spese processuali (che, come vedremo tra poco, sono qualcosa di diverso dalle spese legali). In base al senso comune dovrebbe valere la semplice regola “chi perde paga” che è stabilita anche dalla legge; ma nella pratica le cose non sono così semplici e perciò questa massima non è vera in tutti i casi. Infatti, bisogna fare i conti con diversi fenomeni che spesso accadono nei processi civili: c’è la soccombenza parziale, quando si vince su alcuni punti e si perde su altri, oppure la questione decisa è assolutamente nuova anche per i giudici, o c’è un contrasto di giurisprudenza che non rende facile stabilire chi ha torto e chi ha ragione.

Se si verifica una di queste situazioni, la sentenza, disporrà la compensazione, integrale o parziale, delle spese, che così rimangono addossate alla parte che le ha sostenute durante il processo, senza possibilità di rimborso. Già da questo ti puoi rendere conto che ci sono delle importanti eccezioni alla regola del chi perde paga le spese processuali.

Chiaramente, tu vorresti sapere come funziona questo meccanismo: ogni causa è già di per sé incerta quanto all’esito e perciò ogni rischio va ben calcolato in anticipo, senza fare mosse incaute. Anche perché chi promuove cause avventate (o resiste senza ragioni) verrà condannato a pagare spese maggiorate: è una sanzione prevista per scoraggiare le liti temerarie ed è bene saperlo in partenza.

Spese processuali: cosa sono

Le spese processuali sono i costi che il cittadino deve sostenere per accedere al sistema giudiziario. Sono voci previste dalla legge e sono distinte dalle spese legali, cioè gli onorari dell’avvocato, anche se pure questi ultimi vengono liquidati nella sentenza in favore della parte vittoriosa, che dovrà così essere rimborsata dal soccombente.

Per avere un’idea del tipo e dell’ammontare di questi esborsi, pensa al contributo unificato che bisogna versare nel momento in cui si iscrive a ruolo la causa, alle spese necessarie per notificare gli atti (citazioni, ricorsi, ecc.) alla controparte, alle marche da bollo, ai costi per il rilascio di copie, all’imposta di registro sui provvedimenti giudiziari.

Spese processuali: chi le paga

Sono tutti costi che dovrai anticipare di tasca tua e che al termine del processo potrebbero ammontare a diverse centinaia o anche ad alcune migliaia di euro. Solo se hai un reddito molto basso e vieni ammesso al patrocinio a spese dello Stato – il cosiddetto gratuito patrocinio – non dovrai versare questi oneri.

Sarebbe ingiusto, però, che queste spese processuali dovessero rimanere definitivamente a carico della parte che le ha sostenute, quando vince il processo (e magari ha atteso anni per vedere finalmente accolte dai giudici le sue ragioni): così la legge [1] prevede la regola della soccombenza, in base alla quale il giudice, con la sentenza che definisce la fase del processo svolta davanti a lui (ad esempio il Giudice di pace, il Tribunale, la Corte d’Appello, la Commissione Tributaria, la Cassazione)  condanna la parte che ha perso a rimborsare alla parte vittoriosa le spese processuali sostenute e ne liquida l’ammontare.

In proposito, di recente la Cassazione [2] ha ribadito che la parte interamente vittoriosa non può mai essere condannata a pagare le spese processuali, neanche per una minima quota.

Chi vince pienamente la causa avrà perciò diritto, riconosciuto in sentenza, al pieno e integrale rimborso di tutti i costi processuali che ha dovuto anticipare durante lo svolgimento del giudizio. Ma questo non sempre si verifica, come vedrai ora.

La compensazione delle spese

La regola di base che hai appena visto, quella della soccombenza, subisce delle eccezioni, dei temperamenti di cui i giudici fanno largo uso quando applicano la compensazione delle spese processuali, cioè quando le dividono attribuendole alle parti in base all’esito concreto della lite.

Questa è la fondamentale deroga al principio del “chi perde paga“: per evitare applicazioni inique, la legge [3] stabilisce che la compensazione può aversi solo in presenza di specifiche ragioni, che sono:

  • la soccombenza reciproca, che si verifica quando alcune domande di ciascuna delle parti processuali vengono accolte ed altre rigettate;
  • la novità assoluta della questione trattata, che non deve avere precedenti nei casi già decisi dalla giurisprudenza;
  • nel caso in cui si sia verificato un mutamento della giurisprudenza sulle questioni oggetto della decisione (ad esempio è intervenuta in materia la Corte costituzionale, la Cassazione a Sezioni Unite o una Corte europea);
  • altre «gravi ed eccezionali ragioni»: è questa una clausola ampia, che però il giudice dovrà inviduare e motivare espressamente in sentenza, per giustificare la deroga al criterio della soccombenza (e se non lo fa, potrai impugnare la sentenza su questo punto).

I giudici, nonostante queste previsioni di legge, tendono tuttora a fare ampio uso della possibilità di compensare le spese, talvolta raggiungendo risultati iniqui. Per una rassegna della casistica, puoi leggere gli articoli “compensazione spese processuali: ultime sentenze” e “spese processuali: ultime sentenze“.

La responsabilità aggravata 

Al contrario di quanto abbiamo appena visto, la regola del “chi perde paga” subisce un’accentuazione nelle ipotesi di responsabilità processuale aggravata [4], che si verificano quando una delle parti in causa agisce, o resiste, in giudizio «in mala fede o con colpa grave».

In questi casi, la condanna per la cosiddetta lite temeraria non è automaticamente applicata dal giudice, ma deve essere espressamente richiesta dalla controparte. Inoltre, la responsabilità si estende, oltre al rimborso delle spese, anche al risarcimento dei danni subiti dalla parte vittoriosa per effetto di questo comportamento scorretto e imprudente manifestato dal suo antagonista nel processo.


note

[1] Art. 91 Cod. proc. civ.

[2] Cass. ord. n. 15993/ 2020.

[3] Art. 92 Cod. proc. civ.

[4] Art. 96 Cod. proc. civ.


1 Commento

  1. La teoria non sempre rispecchia la pratica. Processo civile riguardante un Condominio di nuova costruzione, danni richiesti Eu. 200.000 in base a perizia giurata di parte. Controperizia di Eu. 49.000 dal CTU nominato dal Tribunale. Durata processo 10 anni, n° 3 Giudici succedutisi, respinte tutte le controdeduzioni del costruttore, causa vinta completamente. Ultimo Giudice assegna alla parte offesa Eu. 22.000 ma con pagamento spese del legale della parte soccombente, che nel frattempo è fallita. Più che “giustizia” sembra proprio una beffa.

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