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Espropriazione per pubblico interesse: ultime sentenze

9 Settembre 2020
Espropriazione per pubblico interesse: ultime sentenze

L’acquisizione al patrimonio dell’ente pubblico della proprietà di un bene irreversibilmente trasformato; la determinazione dell’indennizzo; la costruzione di un’opera pubblica.

L’indennità di esproprio

In materia di indennità di esproprio, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in relazione all’art. 42, comma 3, Cost, dell’art. 14, comma 2, della l. provinciale di Trento n. 6 del 1993, nella parte in cui rimette al proprio regolamento di attuazione (decreto del Presidente della Provincia n. 24-26 del 2009) l’individuazione delle opere la cui esecuzione comporta la decurtazione del 25 per cento dell’indennità espropriativa, attribuendo alla fonte secondaria il compito di fornire le direttive di attuazione dal momento che l’art. 42, comma 3, Cost. impone la riserva di legge in materia di espropriazione per pubblica utilità ma a carattere relativo.

Cassazione civile sez. I, 10/06/2020, n.11070

Espropriazione per pubblica utilità

In tema di determinazione dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità, lo spostamento della fascia di rispetto autostradale all’interno dell’area residua rimasta in proprietà degli espropriati, pur traducendosi in un vincolo assoluto di inedificabilità, di per sé non indennizzabile, può rilevare nella determinazione dell’indennizzo dovuto al privato, in applicazione estensiva dell’art. 33 del d.P.R. n. 327 del 2001, mediante il computo delle singole perdite conseguenti al deprezzamento dell’area residua, qualora risultino alterate le possibilità di utilizzo della stessa, ed anche per la perdita di capacità edificatoria realizzabile sulle più ridotte superfici rimaste in proprietà.

Cassazione civile sez. I, 02/07/2020, n.13598

Espropriazione per pubblica utilità: l’atto di cessione volontaria

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l’atto di cessione volontaria deve essere tenuto distinto dall’accordo amichevole sull’indennità. Infatti, la cessione volontaria del bene ha efficacia immediatamente traslativa della proprietà e determina, pertanto, l’esaurimento della procedura ablativa del bene; viceversa, l’accordo amichevole concerne solamente la pattuizione sul quantum dell’indennità e presuppone il completamento della procedura mediante l’adozione dell’atto conclusivo traslativo della proprietà.

Corte appello Bari sez. III, 03/08/2020, n.1453

Trasformazione irreversibile del suolo

Sia in caso di occupazione acquisitiva sia in caso di occupazione usurpativa, in seguito alla trasformazione irreversibile del suolo (utilizzazione senza titolo di un bene per pubblico interesse in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità) l’acquisto della proprietà del bene occupato ad opera dell’ente pubblico avviene con efficacia ex nunc soltanto in seguito all’adozione di un provvedimento formale di acquisizione e soltanto dopo il pagamento o il deposito delle somme dovute al proprietario a titolo di indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale subito.

Tribunale Potenza, 29/06/2020, n.479

Il valore venale del bene

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l’attuale sistema indennitario e risarcitorio è fondato sul valore venale del bene, applicabile non soltanto ai suoli edificabili, da ritenersi tali sulla base del criterio dell’edificabilità legale ma anche, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011, ai suoli inedificabili, assumendo rilievo per tale ultima categoria ai fini indennitari e risarcitori la possibilità di utilizzazioni intermedie tra l’agricola e l’edificatoria (parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative etc.), sempre che siano assentite dalla normativa vigente sia pure con il conseguimento delle opportune autorizzazioni amministrative.

Cassazione civile sez. I, 25/06/2020, n.12618

Determinazione dell’indennità di esproprio

In tema di espropriazione per pubblica utilità, ai fini della determinazione dell’indennità di esproprio deve essere esclusa la qualità edificatoria dell’area che risulti destinata a pubblici impianti in base a progetti approvati dall’autorità amministrativa, in virtù delle norme di attuazione del p.r.g. che regolino il territorio comunale con previsione generale e astratta, comportando così un vincolo di tipo non ablativo ma conformativo, cosicché dell’incidenza della suddetta destinazione sul valore del bene dovrà tenersi conto per la determinazione dell’indennità.

Cassazione civile sez. I, 06/03/2020, n.6486

Illecito spossessamento del privato dalla PA

L’espropriazione deve sempre avvenire in buona e debita forma. Tanto comporta che l’illecito spossessamento del privato da parte della Pa e l’irreversibile trasformazione del suo fondo per la costruzione di un’opera pubblica non danno luogo, anche quando vi sia stata dichiarazione di pubblica utilità, all’acquisto dell’area da parte dell’Amministrazione, sicché il privato ha sempre il diritto di chiederne la restituzione, salvo che non decida di abdicare al suo diritto e chiedere il risarcimento del danno per equivalente.

Deriva da quanto precede, pertanto, che l’occupazione o la manipolazione del bene immobile, allorché il decreto di esproprio non sia stato emesso (o sia stato annullato), integra (sempre) un illecito di natura permanente, che in linea di principio dà luogo a una pretesa risarcitoria avente per oggetto i danni per il periodo non coperto dall’eventuale occupazione legittima, durante il quale il privato ha subito la perdita delle utilità ricavabili dal bene sino al momento della restituzione, ovvero sino al momento della domanda di risarcimento per equivalente che egli può esperire, in alternativa, abdicando alla proprietà del bene stesso.

Ciò sta a significare che la perdita della proprietà non avviene, in simili casi, per accessione invertita sebbene per abdicazione, associata alla proposizione della domanda di risarcimento del danno per equivalente, la quale domanda peraltro è caratterizzata da ciò: che nel giudizio relativo al risarcimento del danno per occupazione illegittima la perdita del diritto di proprietà, determinata dalla realizzazione dell’opera pubblica non seguita dall’emissione del decreto di espropriazione. costituisce una condizione dell’azione, e come tale, secondo i consueti principi di diritto processuale, può sopravvenire in corso di causa.

Cassazione civile sez. I, 19/03/2020, n.7466

L’area residua rimasta in proprietà degli espropriati

In tema di determinazione dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità, lo spostamento della fascia di rispetto autostradale all’interno dell’area residua rimasta in proprietà degli espropriati, pur traducendosi in un vincolo assoluto di inedificabilità, di per sè non indennizzabile, può rilevare nella determinazione dell’indennizzo dovuto al privato, in applicazione estensiva dell’art. 33 del d.P.R. n. 327 del 2001 per il deprezzamento dell’area residua mediante il computo delle singole perdite ad essa inerenti, qualora risultino alterate le possibilità di utilizzo della stessa ed anche per la perdita di capacità edificatoria realizzabile sulle più ridotte superfici rimaste in proprietà.

Cassazione civile sez. I, 30/06/2020, n.13203

Espropriazione per pubblica utilità: il deprezzamento dell’area residua

In tema di espropriazione per pubblica utilità, nel caso in cui, per effetto della realizzazione o dell’ampliamento di una strada pubblica (nella specie, di una autostrada), il privato debba subire nella sua proprietà la creazione o l’avanzamento della relativa fascia di rispetto, quest’ultima si traduce in un vincolo assoluto di inedificabilità che di per sé non è indennizzabile, ma che, in applicazione estensiva della disciplina in tema di espropriazione parziale, non esclude il diritto del proprietario di essere indennizzato per il deprezzamento dell’area residua mediante il computo delle singole perdite ad essa inerenti, quando risultino alterate le possibilità di utilizzazione della stessa ed anche per la perdita della capacità edificatoria realizzabile sulle più ridotte superfici rimaste.

Cassazione civile sez. I, 05/06/2020, n.10747

Azione di determinazione giudiziale dell’indennità: il termine di prescrizione

In tema di indennità di espropriazione, il termine di decadenza di trenta giorni per proporre opposizione alla stima, opera solo in relazione al caso di stima definitiva dell’indennità, sicchè, ove questo non sia avvenuto, l’azione di determinazione giudiziale dell’indennità resta proponibile finchè non decorra il termine di prescrizione decennale, che decorre dall’emanazione del provvedimento ablatorio

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2020, n.9217

Assenza di decreto di espropriazione per pubblica utilità: conseguenze

Quando il decreto di espropriazione per pubblica utilità non sia stato emesso o sia stato annullato, l’occupazione e la manipolazione del bene immobile di un privato da parte dell’Amministrazione si configurano, indipendentemente dalla sussistenza o meno di una dichiarazione di pubblica utilità, come un illecito di diritto comune, che determina non il trasferimento della proprietà in capo all’Amministrazione, ma la responsabilità di questa per i danni.

Tribunale Massa, 09/03/2020, n.175

Controversia sulla misura dell’indennità e applicazione del criterio del valore venale del bene

In tema di espropriazione per pubblica utilità, a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale della disciplina prevista dalla legge per la determinazione dell’indennità dovuta, nei rapporti non ancora esauriti per essere in corso la controversia sulla misura dell’indennità, deve applicarsi il criterio del valore venale del bene, anche se il ricorso per cassazione avverso la sentenza di merito non abbia contestato la legge applicabile per determinare l’indennità, ma soltanto la sua quantificazione in concreto, poiché sull’individuazione del criterio legale di stima non è concepibile la formazione di un giudicato autonomo, né l’acquiescenza allo stesso.

(Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la valutazione della corte d’appello che, pronunciando in sede di rinvio, ha disatteso i criteri di stima indicati dalla S.C. e ritenuto applicabili i nuovi criteri conseguenti alla dichiarazione di illegittimità dell’art. 5-bis, commi 1 e 2, del d.l. n. 333 del 1992, decisa dalla Corte costituzionale con sentenza n. 348 del 2007).

Cassazione civile sez. I, 24/02/2020, n.4778

Espropriazione pubblica utilità

In materia di espropriazione per pubblica utilità, l’indennità di occupazione d’urgenza, essendo volta a compensare il proprietario per la mancata disponibilità del bene, in relazione a quanto avrebbe percepito periodicamente da esso, va calcolata sino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio, momento che conclude la fattispecie complessa da cui deriva l’effetto dell’acquisizione della proprietà del bene anzidetto da parte della Pubblica Amministrazione o dei soggetti ad essa equiparati.

Cassazione civile sez. I, 11/12/2019, n.32415

Azioni concesse all’espropriato

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l’espropriato per ottenere la determinazione del giusto indennizzo ex art. 16 della l. n. 865 del 1971, deve proporre opposizione alla stima nel termine breve di decadenza previsto dall’art. 19 della citata legge, quando l’indennità definitiva sia stata già calcolata da parte della commissione provinciale, mentre qualora abbia ricevuto solo l’offerta di un’indennità provvisoria, può agire in giudizio nell’ordinario termine di prescrizione.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’espropriato avesse impugnato la liquidazione dell’indennità provvisoria, tenuto conto che nel decreto di esproprio non vi era alcun riferimento al procedimento di stima della commissione provinciale e che l’indennità era stata determinata dall’autorità espropriante).

Cassazione civile sez. I, 06/11/2019, n.28520

L’apertura di una formale procedura espropriativa

Presupposto indispensabile perché si possa configurare la cessione volontaria e perché si possano produrre i suoi effetti tipici è il collegamento tra il rapporto contrattuale e il procedimento amministrativo di espropriazione per pubblica utilità che vi ha dato origine, il quale funge da essenziale momento genetico e fondamentale presupposto del trasferimento immobiliare. Senza l’apertura di una formale procedura espropriativa non può esserci spazio per la cessione volontaria.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2019, n.7445

Espropriazione per pubblica utilità: il criterio dell’edificabilità legale

In tema di espropriazione per pubblica utilità e ai fini dell’accertamento dell’edificabilità delle aree, il criterio dell’edificabilità legale deve essere completato o integrato da quello nella logica della effettività, pure considerata dalla norma, in modo da prendere in considerazione le condizioni che, in concreto, inducono a conferire ai terreni la natura edificatoria e a determinarne il valore venale, dovendosi esemplificativamente tenere conto dell’esaurimento degli indici di fabbricabilità a causa delle costruzioni già realizzate in zona, delle eventuali cessioni di potenzialità volumetrica effettuate in favore di aree limitrofe, dell’ubicazione o, come nel caso di specie, dell’avvenuto esaurimento da parte del proprietario della volumetria disponibile ai fini edificatoli. Si deve, infatti, considerare ogni elemento che incida in misura determinante sulla edificabilità effettiva, quale attitudine del suolo a essere sfruttato e concretamente destinato a fini edificatori.

Cassazione civile sez. I, 05/08/2019, n.20899

Migliorie opportunistiche: sono escluse dal computo per l’indennità?

In tema di espropriazione per pubblica utilità, deve rilevarsi come le c.d. migliorie opportunistiche, essendo interventi realizzati al solo fine di conseguire un’indennità maggiore, siano state realizzate successivamente alla conoscenza del procedimento espropriativo, sono escluse dal computo relativo all’indennità.

Consiglio di Stato sez. IV, 09/04/2019, n.2303

Transazione conclusa tra il Comune e il privato illegittimamente espropriato

In tema di espropriazione per pubblica utilità, la transazione conclusa tra il Comune e il privato illegittimamente espropriato, in relazione ai danni cagionati dall’illegittima attività dell’impresa concessionaria del Comune, non elide la responsabilità solidale di quest’ultima verso il privato danneggiato, né implica un’assunzione di responsabilità esclusiva da parte del Comune, con la conseguenza che, in base alla clausola di manleva integrale contenuta nella convenzione tra il Comune e l’impresa concessionaria, essa è obbligata a tenere indenne l’ente locale da quanto dovuto al privato in relazione alla transazione.

Cassazione civile sez. I, 18/07/2019, n.19470

Controversia sul risarcimento del danno

Nella materia dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, appartengono alla cognizione del giudice ordinario le ipotesi residuali in cui l’Amministrazione abbia agito nell’assoluto difetto di una potestà ablativa, ossia i casi di occupazione c.d. usurpativa (nei quali manca la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera in ragione della quale è stata disposta l’occupazione di un fondo) oppure i casi di c.d. sconfinamento (che ricorre qualora la realizzazione dell’opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dal presupposto provvedimento di approvazione del progetto), poiché tali fattispecie non sono in alcun modo riconducibili all’esercizio di una potestà amministrativa, trattandosi, in altre parole, di meri comportamenti materiali tenuti in carenza assoluta di potere.

Cassazione civile sez. un., 08/07/2019, n.18272

Limiti della competenza legislativa delle Province autonome di Trento e di Bolzano

Nella Regione a statuto speciale del Trentino-Alto Adige, le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’art. 8, n. 22, d.P.R. 31 agosto 1972 n. 670 (recante « approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige ») hanno competenza legislativa primaria in tema di espropriazione per pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale entro i limiti indicati dall’art. 4 dello statuto, ossia in armonia con la Costituzione e con i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica.

Quest’ultimo limite viene meno, in applicazione dell’art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001, solo per le parti in cui le Regioni a statuto ordinario dispongano (sulla base del nuovo Titolo V della Costituzione) di maggiori poteri rispetto alle Regioni a statuto speciale, in quanto, altrimenti, in tali casi la potestà legislativa esclusiva delle Regioni (e delle Province) autonome sarebbe irragionevolmente ristretta entro confini più angusti di quelli che oggi incontra la potestà legislativa residuale delle Regioni ordinarie, onde devono escludersi ulteriori limiti derivanti da leggi statali già qualificabili come norme fondamentali di riforma economico-sociale.

Tale quadro legislativo è ribadito dall’art. 4 comma 2, d.P.R. n. 327 del 2001, secondo il quale le Province di Trento e di Bolzano esercitano la propria potestà legislativa in materia di espropriazione per pubblica utilità nel rispetto dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del titolo V, parte seconda, della Cost. per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite .

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 17/06/2019, n.90

Espropriazione per pubblica utilità: controversie

In materia di espropriazione per pubblica utilità, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia relativa alla determinazione e corresponsione dell’indennizzo previsto in relazione alla fattispecie di “acquisizione sanante” ex art. 42-bis, d.P.R. n. 327 del 2001; appartiene al giudice ordinario anche la controversia avente ad oggetto l’interesse del cinque per cento del valore venale del bene, dovuto per il periodo di occupazione senza titolo, ai sensi del comma 3, ultima parte, di detto articolo, “a titolo di risarcimento del danno”, giacché esso, ad onta del tenore letterale della norma, costituisce solo una voce del complessivo “indennizzo per il pregiudizio patrimoniale” di cui al precedente comma 1, secondo un’interpretazione imposta dalla necessità di salvaguardare il principio costituzionale di concentrazione della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti ablatori; dette controversie sono devolute alla competenza, in unico grado, della Corte di appello.

Consiglio di Stato sez. IV, 03/09/2019, n.6074

Controversie espropriazione per pubblica utilità: competenza e giurisdizione

Nei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, sono devolute alla giurisdizione amministrativa esclusiva tutte le controversie nelle quali si faccia questione di attività di occupazione e trasformazione di un bene conseguenti ad una dichiarazione di pubblica utilità e con essa congruenti, anche se il procedimento all’interno del quale sono state espletate non sia sfociato in un tempestivo e formale atto traslativo della proprietà oppure, come nel caso di specie, anche se i provvedimenti con i quali è stata esercitata la potestà ablatoria siano stati annullati alla stregua dell’indirizzo giurisprudenziale consolidatosi al riguardo.

Restano invece attratte alla cognizione dell’AGO le ipotesi residuali in cui l’Amministrazione abbia agito nell’assoluto difetto di una potestà ablativa, ossia i casi di occupazione c.d. usurpativa (nei quali manca la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera in ragione della quale è stata disposta l’occupazione di un fondo) oppure i casi di c.d. sconfinamento (che ricorre qualora la realizzazione dell’opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dal presupposto provvedimento di approvazione del progetto), poiché tali fattispecie non sono in alcun modo riconducibili all’esercizio di una potestà amministrativa, trattandosi, in altre parole, di meri comportamenti materiali tenuti in carenza assoluta di potere.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/06/2019, n.2990

Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie aventi ad oggetto questioni relative ad atti, provvedimenti, accordi e comportamenti riconducibili all’esercizio di un pubblico potere, da parte delle Amministrazioni Pubbliche, in materia di espropriazione per pubblica utilità.

Consiglio di Stato sez. IV, 01/04/2019, n.2114

Espropriazione per pubblica utilità: retrocessione parziale

Nell’ambito delle procedure di espropriazione per pubblica utilità, rileva come retrocessione parziale quella che sia stata caratterizzata (in un primo tempo) dall’emanazione di un atto amministrativo che ha dichiarato alcune particelle, in precedenza espropriate, inservibili ai fini dell’opera pubblica nel suo complesso considerata; qualora sia seguita l’emanazione di un secondo provvedimento capace di imprimere all’area interessata dalla complessa opera una destinazione compatibile con la originaria finalità sulla base del mutato assetto degli interessi pubblici coinvolti,ripristinata, quindi, con effetti “ex tunc” la situazione antecedente alla dichiarazione d’inservibilità, viene meno il diritto alla retrocessione insorto a seguito della dichiarazione stessa, con l’ulteriore conseguenza che le posizioni giuridiche del privato, degradando a mero interesse legittimo, restano esposte all’esercizio dei poteri amministrativi di annullamento in autotutela la cui tutela resta affidata alla giurisdizione del g.a.

Corte appello Reggio Calabria, 16/04/2019, n.339

Retrocessione parziale: cosa presuppone?

Nell’ambito dell’espropriazione per pubblica utilità, la retrocessione parziale presuppone un provvedimento dell’Amministrazione finalizzato a dichiarare l’inservibilità del bene per lo scopo che ne ha determinato l’espropriazione, o comunque la manifestazione di tale volontà, anche a mezzo di acta concludentia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/08/2019, n.1812



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