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Donazione di beni futuri: ultime sentenze

9 Settembre 2020
Donazione di beni futuri: ultime sentenze

Per bene futuro si intende sia quello che non esiste in natura sia quello che, pur esistendo, non è ancora entrato a far parte del patrimonio del donante.

Il concetto di bene futuro

La donazione di cosa altrui è nulla in base alla previsione dell’art. 771 c.c. che non consente la donazione di beni futuri; il concetto di bene futuro va, infatti, inteso non solo in senso oggettivo (bene non esistente in “rerum natura”), ma anche soggettivo (bene che non fa parte del patrimonio del donante).

Peraltro la donazione da parte di un coerede di beni ricadenti nella massa ereditaria non costituisce una donazione di cosa altrui, ma di cosa solo eventualmente altrui; con la conseguenza che trattasi di valida donazione, sottoposta alla condizione sospensiva che i beni donati rientrino nella quota assegnata, in sede di divisione, al coerede donante.

Tribunale Vallo Lucania, 13/04/1992

Divieto di donazione di beni futuri

La cointestazione di un conto corrente, sul quale confluiscano somme versate da uno solo dei titolari, non costituisce donazione indiretta, sia perché vi è l’obbligo di rendicontazione reciproco tra i correntisti, sia perché, rispetto alle somme via via rimesse sul conto, vige il principio di determinatezza dell’oggetto e il generale divieto di donazione di beni futuri.

Pertanto, il prelievo, prima del decesso dell’altro cointestatario, di una somma da parte del correntista che non ha effettuato i versamenti, non può costituire donazione indiretta a suo favore, e l’eventuale donazione diretta sarebbe nulla per difetto del requisito della forma solenne. Ne consegue che le somme prelevate vanno restituite al compendio ereditario.

Tribunale Mondovi’, 04/02/2010, n.40

Nullità della donazione di beni futuri

La donazione dispositiva di beni altrui, con cui il donante intende produrre un effetto traslativo immediato, è nulla alla luce della complessiva disciplina della donazione. Nonostante manchi un espresso divieto, l’art. 769 c.c. impone nella donazione con effetti reali immediati l’attualità dello spoglio, la quale implica che il donante disponga di un “suo diritto”. Inoltre l’art. 771 comma 1 c.c., nel comminare la nullità della donazione di beni futuri, esprime l’esigenza, comune alle liberalità riguardanti cose altrui, di limitare gli atti di prodigalità del donante. Tale istanza protettiva richiede un superamento dell’interpretazione letterale dell’art. 771 c.c., così da ricomprendere nel suo divieto ogni bene futuro, sia in senso oggettivo, che in senso solo soggettivo.

Cassazione civile sez. II, 05/05/2009, n.10356

Invalidità della donazione

E’ affetta da nullità la donazione di un bene non esistente nel patrimonio del disponente. La donazione di beni altrui non genera a carico di costui alcun obbligo poiché, dall’art. 771 c.c., relativamente al divieto di donare beni futuri deriva che è invalida anche la donazione nella parte in cui ha per oggetto una cosa altrui, a differenza di quanto avviene, ad esempio, nella vendita di cosa altrui, che obbliga il non dominus alienante a procurare l’acquisto al compratore.

Tribunale Frosinone, Civile, Sentenza, 17/10/2017, n. 1216

Cessione del credito futuro: la nullità

È nulla, per violazione degli art. 771 e 782 c.c. in tema di donazione, la cessione del credito futuro per danni da circolazione stradale qualora sia effettuata a titolo gratuito e con scrittura privata.

Giudice di pace Pescara, 21/06/2007, n.857

Divieto di donazione dei beni futuri: cosa riguarda?

La donazione di cosa altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla stregua della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell’art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell’usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall’art. 1159 cod. civ. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Corte di Cassazione, Sezione 6, Civile, Ordinanza, 23/05/2013, n. 12782

Donazione dei beni futuri e patrimonio del donante

In tema di donazioni, la donazione di cosa altrui non è espressamente disciplinata, ma deve ritenersi comunque nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione. In particolare, trova applicazione l’art. 771 c.c., atteso che il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a far parte del patrimonio del donante. Tale donazione, tuttavia, benché nulla, rimane idonea ai fini dell’usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall’art. 1159 c.c. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Corte d’Appello, Roma, Sezione 3, Civile, Sentenza, 21/06/2016, n. 3942

Validità dell’atto su cosa futura e su patrimonio altrui

La donazione di un bene non facente parte del patrimonio del disponente, come evincibile dalla disciplina generale del negozio, è nulla. La regola dell’attualità dello spoglio, quale tratto caratterizzante la donazione con effetti reali immediati, implica, invero, il requisito dell’appartenenza del diritto al patrimonio del donante al momento del contratto, ossia, come precisato dal disposto normativo di cui all’art. 769 c.c., l’arricchimento realizzato mediante disposizione di un suo diritto.

Nonostante il tenore diverso dei principi generali in materia contrattuale, i quali sanciscono sia la validità dell’atto su cosa futura, sia dell’atto su patrimonio altrui, il sistema della donazione, al fine di impedire liberalità anticipate, sancisce un principio settoriale di tenore diverso, affermando, all’art. 771, comma primo, c.c. la nullità della donazione di cosa futura.

La esigenza che ne è alla base, specificamente quella di arrestare gli atti di prodigalità e di limitare l’impoverimento ai beni esistenti nel patrimonio del disponente, accomuna la disciplina dettata in relazione ai beni altrui a quella concernente i beni futuri, tale che l’istanza protettiva disvelata dalla richiamata disposizione impone di ritenere che il divieto da essa dettato comprenda tutti gli atti di donazione dispositiva perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante.

L’altruità del bene donato, tuttavia, se intacca la validità della donazione, ad essa non consentendo di adempiere concretamente la funzione traslativa del tipo cui appartiene, non inficia la sua astratta idoneità ad inserirsi in una più complessa fattispecie acquisitiva a non domino. (Fattispecie avente ad oggetto la declaratoria di nullità della donazione avente ad oggetto un immobile acquistato da altri per intervenuta usucapione).

Tribunale Potenza, Civile, Sentenza, 21/01/2011, n. 61

Donazione idonea ai fini dell’usucapione decennale

In tema di donazioni, poiché il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante, la donazione di cosa altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla. Tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell’usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall’art. 1159 c.c. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Tribunale Benevento, Sezione 1, Civile, Sentenza, 29/03/2017, n. 595

Donazione di beni altrui: è ricompresa nella donazione di beni futuri?

La donazione di beni altrui non può essere ricompresa nella donazione di beni futuri, nulla ex art. 771 c.c., ma è semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell’usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo che sia idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Cassazione civile sez. II, 05/02/2001, n.1596



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