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Donazione matrimonio: ultime sentenze

8 Settembre 2020
Donazione matrimonio: ultime sentenze

Il conferimento in denaro da un coniuge all’altro per l’acquisto di un immobile; la donazione indiretta e la donazione obnuziale; lo spirito di liberalità.

Comunione legale dei coniugi

In tema di comunione legale dei coniugi, la donazione indiretta rientra nell’esclusione di cui all’art. 179, comma 1, lett. b), c.c., senza che sia necessaria l’espressa dichiarazione da parte del coniuge acquirente prevista dall’art. 179, comma 1, lett. f), c.c., né la partecipazione del coniuge non acquirente all’atto di acquisto e la sua adesione alla dichiarazione dell’altro coniuge acquirente ai sensi dell’art. 179, comma 2, c.c., trattandosi di disposizione non richiamata.

Cassazione civile sez. I, 05/06/2013, n.14197

Donazione immobiliare tra coniugi

Il conferimento in denaro effettuato da un coniuge, attraverso il quale l’altro coniuge acquisti un immobile, è riconducibile nell’ambito della donazione indiretta, come tale perseguente un fine di liberalità soggetta ai soli obblighi di forma previsti per il negozio attraverso il quale si realizza l’atto di liberalità, e revocabile solo per ingratitudine. Nell’ipotesi di donazione indiretta, valida anche tra coniugi, essendo venuto meno il divieto di cui all’art. 781 c.c., vanno seguiti, ai fini dell’individuazione della causa e della rilevazione dei suoi vizi, gli stessi principi e criteri che valgono per la donazione diretta .

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24160

Donazione indiretta e comunione matrimoniale

L’acquisto di un immobile mediante donazione indiretta, da parte di due coniugi in comunione legale, rientra a pieno titolo tra i beni facenti parte della comunione ancor di più se nell’atto non emerga una contraria volontà dei coniugi.

Corte appello Ancona sez. II, 04/06/2020, n.540

Liberalità indiretta e donazione obnuziale

L’art. 80 c.c. contempla i doni – che rientrano nella generale categoria delle liberalità d’uso, anche di non modico valore – che i fidanzati si danno quando la relazione affettiva sia animata dal serio intento di convolare a nozze, con esclusione delle donazioni di immobili, fermo restando che la liberalità indiretta è incompatibile con la donazione obnuziale.

Tribunale Taranto, 28/06/2013

Donazioni indirette tra coniugi non registrate

Nel caso di donazioni indirette tra coniugi non sono applicabili l’aliquota del 8% e la franchigia di 350 milioni delle vecchie lire (pari a euro 180.759,91) previste nel caso in cui la donazione venga accertata dall’ufficio nell’ambito di attività ispettiva – in quanto l’art. 56 bis d.lg. n. 346 del 1990 deve considerarsi abrogato – ma devono essere applicate l’aliquota del 4% e la franchigia di un milione di euro, giusta quanto previsto dalla disciplina ordinaria.

Comm. trib. prov.le Modena sez. II, 16/06/2016, n.457

Finalità dell’attribuzione patrimoniale

La donazione obnuziale, essendo un negozio formale e tipico caratterizzato dall’espressa menzione nell’atto pubblico delle finalità dell’attribuzione patrimoniale, eseguita da uno degli sposi o da un terzo in riguardo di un futuro, ‘determinato’, matrimonio, è incompatibile con l’istituto della donazione indiretta, in cui lo spirito di liberalità viene perseguito mediante il compimento di atti diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c..

Cassazione civile sez. II, 04/09/2014, n.18695

Domande di nullità della donazione

Le domande di nullità della donazione in quanto stipulata tra coniugi contro il divieto di cui all’art. 781 c.c. – poi dichiarato costituzionalmente illegittimo – e di nullità della donazione obnuziale per effetto del successivo annullamento del matrimonio (art. 785, comma 2, c.c.), sono diverse per il titolo, in quanto la seconda si fonda sul carattere obnuziale della liberalità; ne consegue che, ove quest’ultimo elemento non sia stato tempestivamente dedotto, la domanda di nullità della donazione obnuziale deve ritenersi domanda nuova, non proponibile per la prima volta in grado di appello.

Cassazione civile sez. II, 10/07/2008, n.19029

La connotazione della causa negoziale

Deve escludersi che l’istituto della donazione obnuziale, previsto dall’art. 785 c.c., sia compatibile con quello della donazione indiretta, nel quale lo spirito di liberalità viene, in via mediata, perseguito mediante il compimento di atti diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c.

La donazione in riguardo di matrimonio, prevista dall’art. 785 c.c., è un negozio formale e tipico, caratterizzato dall’espressa menzione, nell’atto pubblico che la contiene, che l’attribuzione patrimoniale, eseguita da uno degli «sposi» o da un terzo, sia compiuta «in riguardo di un futuro determinato matrimonio»; tale precisa connotazione della causa negoziale, che deve espressamente risultare dal contesto dell’atto, non può rinvenirsi nell’ambito di una fattispecie indiretta, nella quale la finalità suddetta, ancorché in concreto perseguita, può rilevare solo quale movente finale degli atti di disposizione patrimoniale tra loro collegati, ma non anche quale elemento tipizzante del contratto, chiaramente delineato dal legislatore nei suoi requisiti di forma e sostanza, in vista del particolare regime di perfezionamento, efficacia e caducabilità che lo contraddistingue dalle altre donazioni.

Cassazione civile sez. II, 12/07/2006, n.15873

Incompatibilità tra donazione obnuziale e donazione indiretta

Ai sensi dell’art. 785 c.c., la donazione obnuziale, essendo un negozio formale e tipico caratterizzato dall’espressa menzione, nell’atto pubblico, delle finalità dell’attribuzione patrimoniale eseguita da uno degli sposi o da un terzo in riguardo di un futuro, “determinato”, matrimonio, è incompatibile con l’istituto della donazione indiretta, in cui lo spirito di liberalità viene perseguito mediante il compimento di atti diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c.; infatti, la precisa connotazione della causa negoziale, che deve espressamente risultare dal contesto dell’atto, non può rinvenirsi nell’ambito di una fattispecie indiretta, nella quale la finalità suddetta, ancorché in concreto perseguita, può rilevare solo quale motivo finale degli atti di disposizione patrimoniale fra loro collegati ma non anche quale elemento tipizzante del contratto, chiaramente delineato dal legislatore nei suoi requisiti di forma e di sostanza, in vista del particolare regime di perfezionamento, efficacia e caducazione che lo contraddistingue dalle altre donazioni.

Cassazione civile sez. VI, 07/06/2017, n.14203

Divisione ereditaria e scioglimento della comunione ereditaria

La domanda di divisione ereditaria proposta dall’attrice che abbia ad oggetto lo scioglimento della comunione ereditaria sorta per effetto della morte della madre del coniuge, a sua volta defunto, non può essere considerata alla stregua di un atto di accettazione tacita dell’eredità del marito, non sostanziandosi in un atto di disposizione o di gestione dei beni ereditari relitti dal marito stesso.

(Fattispecie in cui la moglie del de cuius aveva convenuto in giudizio i figli del primo matrimonio dello stesso e la sorella del medesimo, chiedendo di accertare la simulazione relativa dell’atto di compravendita concluso tra la madre del defunto e la sorella dello stesso, e, per l’effetto, di far luogo alla riduzione della donazione effettuata dalla prima in favore della seconda, in quanto lesiva dei diritti successori del marito defunto, nonché di attribuire a lei stessa la quota di proprietà dei beni oggetto di riduzione e, infine, di procedere alla divisione dei predetti beni).

Tribunale Monza sez. IV, 10/02/2020, n.312


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6 Commenti

  1. Io e il mio ex non andiamo più d’accordo. Litighiamo in continuazione. Da quando viviamo insieme qualsiasi piccola incomprensione si trasforma in un litigio e questa pandemia non ha fatto che accentuare i nostri problemi. Sono emersi i lati peggiori del nostro carattere e ormai la situazione è diventata insostenibile. Ora, mi chiedo, in caso di separazione, a chi vanno i regali di matrimonio ricevuti dai coniugi?

    1. Per dare una risposa dobbiamo distinguere una serie di ipotesi:
      1) nel caso in cui la donazione sia avvenuta con atto pubblico, ossia davanti al notaio, il bene donato va a favore del donatario che ha sottoscritto l’atto notarile; se ad essere beneficiari sono entrambi i coniugi, il regalo si divide tra loro;
      2) in tutti gli altri casi (regalo consegnato direttamente a mano dei coniugi), bisogna distinguere:
      nella maggior parte dei casi il regalo si intende fatto in favore della futura famiglia e, quindi, di entrambi i coniugi (e non di uno solo): pertanto, in tali casi, il bene va diviso al momento della separazione;
      se, invece, dovesse risultare che il regalo è destinato specificamente a uno dei due coniugi, il bene resta di questi.
      Se anche dalla natura del bene non è possibile individuare il donatario, l’oggetto della donazione viene diviso.Il soggetto che dona un bene di valore rilevante può anche fare mettere, nella donazione, una clausola in virtù della quale se la coppia si separa il bene torna nella proprietà del donante (si pensi a una casa, un terreno, ecc.). Si tratta della cosiddetta condizione risolutiva.

  2. Mio zio mi ha donato un appartamento, specificando però che sia attribuito alla comunione dei beni con mio il marito. In pratica, mio marito è diventato proprietario dell’appartamento?

    1. Le diverse scelte operate dal donante sono possibili se i coniugi non hanno scelto altro regime patrimoniale diverso dalla comunione legale. Nel caso di separazione dei beni le regole cambiano. Se lo zio vuole che anche il marito della nipote diventi proprietario deve donare espressamente ad entrambi l’appartamento.

  3. Dopo una vita piena di sacrifici e duro lavoro, ho comprato una casa… Innamorato perso di mia moglie ho deciso di donarla a lei in segno del mio amore… Una delle scelte più sciocche della mia vita… Come mai? Perché la bella donnina casalinga che si gode la vita alle mie spalle e sul mio sudore, mi sta tradendo con il geometra… Ora, ho intenzione di agire in tribunale per ottenere la separazione con addebito a suo carico. Ma cosa succederà alla casa che le ho donato?

    1. Le donazioni avvenute nel corso del matrimonio non possono essere revocate per il semplice fatto che vi sia stata una separazione o un divorzio. Le donazioni, infatti, per loro stessa natura sono irrevocabili. La revoca della donazione è eccezionalmente consentita solo in presenza di sopravvenienza di figli e di gravi reati come quelli contro l’onore e la reputazione (ingiuria grave). In passato, la giurisprudenza ha ritenuto non dovuta la restituzione di una casa che il suocero aveva intestato alla nuora, pur quando questa già sapeva che, con il marito, le cose stavano per naufragare e, nonostante ciò, abbia celato la crisi coniugale.  Ciò, però, non vale quando la donazione è solo simulata, come spesso succede per ragioni fiscali. In tali ipotesi, bisogna fornire le prove della simulazione, che per quanto attiene agli immobili deve essere necessariamente scritta: in pratica, marito e moglie devono aver firmato, prima del rogito di donazione, una scrittura privata ove risulti che il passaggio di proprietà non viene fatto a scopo di generosità, ma per altre ragioni di opportunità. Senza tale documento è impossibile contestare la finta donazione. Nei casi ritenuti più gravi, il tradimento può anche comportare la revoca delle donazioni in favore del coniuge infedele. Il fatto viene ritenuto grave quando, nei centri medio-piccoli, ci si fa vedere in pubblico con l’amante in atteggiamenti inequivoci. Oppure quando si postano sui social network – luoghi pubblici a tutti gli effetti – fotografie in atteggiamenti amorosi, che però devono essere inequivoci, con persona diversa dal coniuge. Insomma, tutte le volte in cui la relazione extraconiugale viene attuata senza ritegno, divenendo oggetto di pettegolezzo e di scherno, essendo nota a parenti e amici. Secondo la Cassazione, l’ingiuria grave che legittima la revoca della donazione per ingratitudine del donatario, consiste in un qualsiasi atto o comportamento che leda in modo rilevante il patrimonio morale del donante, e palesi per ciò solo un sentimento di avversione da parte del donatario. Sulla base di questo principio la Suprema Corte ha ritenuto che integri gli estremi dell’ingiuria grave la condotta della moglie che aveva intrattenuto per lungo tempo una relazione extraconiugale con modalità oggettivamente irriguardose nei confronti del coniuge, sfociata nell’abbandono della famiglia nonostante la presenza di figli. Solo in ipotesi del genere, quindi, il coniuge può chiedere la restituzione delle donazioni per infedeltà.

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