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Chirurgia estetica: ultime sentenze

12 Settembre 2020
Chirurgia estetica: ultime sentenze

Trattamenti di carattere estetico; miglioramento del proprio aspetto fisico; condotta del medico chirurgo; quantificazione del danno biologico e morale.

La chirurgia estetica

Ai sensi del d. m. 31 gennaio 1998 e del più recente d.m. 1 agosto 2005, la chirurgia estetica deve ritenersi ricompresa nella branca di chirurgia generale. Ne consegue che l’autorizzazione concessa per l’erogazione di prestazioni di chirurgia generale abilita la struttura sanitaria a svolgere tutte quelle attività che risultino ascrivibili, in quanto equipollenti, a tale branca, tra le quali anche quelle di chirurgia estetica.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 08/05/2013, n.265

Operazioni di chirurgia estetica

L’art. 132, par. 1, lett. b) e c), della direttiva n. 2006/112/Ce deve essere interpretato nel senso che le prestazioni di servizi come quelle di cui trattasi nel procedimento principale, consistenti in operazioni di chirurgia estetica e in trattamenti di carattere estetico, rientrano nelle nozioni di “cure mediche” o di “prestazioni mediche (alla persona)”, ai sensi di detto par. 1, lett. b) e c), qualora tali prestazioni abbiano lo scopo di diagnosticare, curare o guarire malattie o problemi, di salute o di tutelare, mantenere o ristabilire la salute delle persone; le semplici convinzioni soggettive che sorgono nella mente della persona che si sottopone a un intervento di carattere estetico in merito a esso non sono, di per sé, determinanti ai fini della valutazione della questione se tale intervento abbia scopo terapeutico.

Corte giustizia UE sez. III, 21/03/2013, n.91

Chirurgia estetica: la tutela risarcitoria

L’interpretazione costituzionale dell’art. 2059 c.c. rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione ed il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati, risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. La liquidazione resta essenzialmente equitativa rimanendo validi i principi già elaborati in tema di quantificazione di danno biologico e morale. Si ritiene, pertanto, di fare ricorso, come base di calcolo, a parametri predeterminati e standardizzati dati dalla media dei precedenti giudiziari operando una personalizzazione ove il caso presenti delle specificità: i suddetti parametri predeterminati e standardizzati coincidono con le c.d, Tabelle del Tribunale di Milano.

Si specifica, quanto alla richiesta di parte attrice relativa al risarcimento delle spese necessarie all’intervento di chirurgia estetica, che esse sono incluse nella somma riconosciuta per il risarcimento del danno biologico. Riconoscendo ulteriori poste risarcitorie si ricadrebbe in una duplicazione di voci di danno, non ammissibile per le ragioni testé esplicate.

Si deve ritenere, in assenza di prova contraria, presuntivamente provato il domandato danno non patrimoniale iure proprio. Segnatamente, il danneggiato ha nella specie allegato sia il fatto base della normale e pacifica convivenza della figlia nel proprio nucleo familiare, sia che le lesioni subite dalla propria congiunta hanno comportato una sofferenza inferiore tale da determinare un’alterazione del proprio relazionarsi con il mondo esterno, inducendolo ad azzerare le proprie esigenze, anche ludiche, per dedicare le proprie attenzioni ed energie esclusivamente alla figlia.

Tribunale Messina sez. I, 17/04/2015, n.934

Intervento di chirurgia estetica mal riuscito

La responsabilità del chirurgo in relazione al danno conseguente all’eseguito intervento di chirurgia estetica, al quale sia seguito un inestetismo più grave di quello che si mirava a eliminare o attenuare, è conseguente all’accertamento che il paziente non sia, stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorché l’intervento risulti correttamente eseguito. Il paziente, infatti, con la chirurgia estetica, insegue un risultato non declinabile in termini di tutela della salute, circostanza che fa presumere come il consenso all’intervento non sarebbe stato prestato se egli fosse stato compiutamente informato dei relativi rischi, senza che sia necessario accertare quali sarebbero state le sue concrete determinazioni in presenza della dovuta informazione.

Nel caso di specie, si trattava dei danni patiti da una donna in conseguenza del non corretto intervento chirurgico estetico di “mastoplastica additiva correttiva”, in relazione al quale il modulo di consenso informato risultava del tutto carente, non facendo alcun riferimento ai possibili rischi, effetti collaterali e controindicazioni.

Tribunale Palermo sez. III, 06/06/2019, n.2821

Medico chirurgo: l’abusivo esercizio di una professione

Non integra il delitto di abusivo esercizio di una professione (art. 348 c.p.), la condotta del medico chirurgo che effettui a livello ambulatoriale interventi di chirurgia plastica in anestesia locale, pur senza essere in possesso della specializzazione in anestesia (la Corte ha ritenuto di dover distinguere tra gli interventi chirurgici in anestesia generale, che trovano la loro disciplina nella l. 9 agosto 1954 n. 653 e che, per la loro natura e complessità, possono essere effettuati solo in regime ospedaliero, da medico specialista in anestesia e rianimazione, dagli interventi a ridotta o bassa invasività, praticabili, senza ricovero, in anestesia locale o in sedo-analgesia, presso studi medici o ambulatori privati, i quali, in assenza di una disciplina legale regolatrice, sono consentiti a tutti i medici, pur se non specialisti in anestesia e rianimazione; da queste premesse, nella specie, è stato rigettato il ricorso del procuratore della Repubblica avverso un’ordinanza di annullamento di un provvedimento di sequestro preventivo di uno studio medico-ambulatoriale dove un medico, pur non specialista in anestesia, aveva effettuato in anestesia locale interventi di chirurgia estetica).

Cassazione penale sez. VI, 26/02/2009, n.11004

La promozione dell’attività di medicina e di chirurgia estetica

Non è fuorviante il messaggio pubblicitario che evidenzi l’attività di medicina e di chirurgia estetica promossa dal gruppo su un piano multinazionale, e non quella svolta in Italia, in quanto non è indifferente per il consumatore/paziente italiano conoscere l’esperienza acquisita dal soggetto che diffonde il messaggio, sebbene la predetta esperienza sia accumulata in Paesi diversi dalla realtà nazionale e non direttamente dalla struttura sanitaria di cui il gruppo in concreto si avvale.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 30/01/2007, n.6

Prestazioni mediche di chirurgia estetica: l’esenzione Iva

Le prestazioni mediche di chirurgia estetica sono esenti da I.V.A. in quanto sono ontologicamente connesse al benessere psico -fisico del soggetto che riceve fa prestazione e quindi alla tutela della salute della persona. Ciò comporta una evidente inversione dell’onere della prova spettante all’Ufficio per dimostrare la prova contraria per il diniego dell’esenzione dell’I.V.A. sulle ricevute delle prestazioni chirurgiche.

Comm. trib. reg. Perugia, (Umbria) sez. I, 17/07/2019, n.176

Chirurgia estetica: il dovere di informazione 

Fermo restando che il dovere di informazione è particolarmente pregnante nella chirurgia estetica, una volta accertata la violazione del predetto obbligo, i danni non patrimoniali astrattamente risarcibili, purché derivanti da una lesione di apprezzabile gravità, possono essere di duplice natura: 1) quelli conseguenti alla lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, la cui risarcibilità può essere riconosciuta anche se non sussiste lesione della salute o se quest’ultima non sia causalmente collegabile alla lesione di quel diritto, sempre che siano configurabili come conseguenze pregiudizievoli che siano derivate dalla violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione in sé considerato; 2) quelli conseguenti dalla lesione della salute per le non imprevedibili conseguenze dell’atto terapeutico necessario e correttamente eseguito, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione, i quali presuppongono necessariamente l’accertamento che il paziente avrebbe rifiutato quel determinato intervento se adeguatamente informato, con l’ulteriore precisazione che il relativo onere probatorio grava su quest’ultimo.

Tribunale Milano sez. I, 04/07/2017, n.7489

Trattamento compiuto senza valido consenso del paziente

Nel campo degli interventi non necessari, secondo la scienza medica vigente, un trattamento compiuto senza valido consenso del paziente perde qualsiasi fonte di legittimazione. Ne deriva che, nel contesto della chirurgia estetica ove raramente un intervento può ritenersi necessario, il dovere di informazione è particolarmente pregnante perché il medico è tenuto a prospettare in termini di probabilità logica e statistica al paziente la possibilità di conseguire un effettivo miglioramento dell’aspetto fisico, che si ripercuota anche favorevolmente nella vita professionale e in quella di relazione.

In sostanza, il miglioramento del proprio aspetto fisico – che è il risultato che il paziente intende raggiungere con l’intervento – acquista un particolare significato nel quadro dei doveri informativi cui è tenuto il sanitario, anche perché soltanto in questo modo il paziente è posto in condizione di valutare l’opportunità o meno di sottoporsi ad intervento chirurgico.

Cassazione civile sez. III, 06/06/2014, n.12830

Intervento di chirurgia estetica malriuscito: la valutazione del danno 

In sede di valutazione equitativa del danno biologico derivante da un intervento di chirurgia estetica malriuscito, il giudice di merito deve valutarne unitariamente tutte le componenti, tenendo conto anche dei profili psichico e dinamico-relazionali.

Cassazione civile sez. III, 24/10/2017, n.25109



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8 Commenti

  1. Ma perché la gente deve rovinarsi e andare dal chirurgo plastico solo per sfizio. Cioè io sono pro quelli che lo fanno per un difetto o a seguito di un incidente. ma a cosa serve che una donna si gonfia le labbra, si alza gli zigomi, si gonfia il seno e i glutei? Ma bisogna accertarsi e piacersi lavorando sulla propria personalità. Da uomo, sinceramente non apprezzerei mai una bambola siliconata

  2. Ma ormai tutto ruota attorno all’estetica. Non solo le donne, ma anche gli uomini sembrano più fissati dei ritocchini e della chirurgia. E poi escono i disastri che spesso vediamo in tv. Dei grandi palloni gonfiati che mettono l’apparenza di fronte all’essenza

  3. Mi dite che senso ha rifarvi seno, bocca, naso, zampe di gallina, addome, glutei, fianchi se poi nel cervello non avete nulla? Ma cercate di riempire la vostra mente e pensare a ciò che conta davvero. Anche se vi andate a rifare dal chirurgo, magari crescerà il vostro ego, nella speranza che tutto vada per il verso giusto e non ci siano complicazioni, altrimenti si crea un danno ancora più grave a livello fisico e psicologico. Ma anche se andasse tutto bene, credete che la gente vi apprezzi per qualche miglioramento qua e là? No, o almeno, non chi è davvero una bella persona che va oltre certe cose

  4. Io vorrei sottopormi ad un intervento di chirurgia estetica. Non mi interessa quel che dice la gente: il corpo è mio e se voglio migliorarlo per sentirmi più bella con un intervento estetico, perché una cosa mi fa sentire a disagio non devo darne conto a nessuno.

  5. Salve. Leggo con molto interesse queste sentenze raccolte da voi e sintetizzate in questo articolo. Ora, avrei una domanda da farvi. Per gli interventi estetici ci si può assentare per malattia ed ottenere l’indennità a carico dell’Inps?

    1. Il classico “ritocchino” estetico, ossia il piccolo intervento finalizzato a migliorare l’aspetto esteriore della persona, può essere indennizzato dall’Inps come malattia solo in alcuni casi. In particolare, è indennizzabile soltanto: se è effettuato a scopo terapeutico;
      se serve a superare un disagio esistenziale legato a un difetto fisico; se l’intervento deve essere attuato per rimediare a un’operazione estetica non riuscita.

  6. In pratica, da quello che mi pare di aver capito, il medico di chirurgia estetica deve risarcire il paziente per la cattiva riuscita dell’operazione. Ma questo accade sempre?

    1. Il medico di chirurgia estetica deve risarcire il paziente per la cattiva riuscita dell’operazione tutte le volte in cui l’intervento è di natura routinaria, ossia quando non possa ritenersi di speciale difficoltà, anche se nel corso di esso abbiano a verificarsi ipotetiche complicazioni. È questa la conclusione del tribunale di Roma nella sentenza n. 3793/15. La pronuncia è di estrema importanza e tocca direttamente tutte le cliniche che fanno interventi estetici di tipo ordinario, senza presentare cioè particolari difficoltà come, ad esempio, delle protesi di silicone al seno o ai glutei, i ritocchi di ringiovanimento della pelle del viso, ecc. Il messaggio lanciato dal tribunale capitolino è chiaro: non è tanto la natura edonistica dell’intervento a rendere lo stesso meno importante degli altri di chirurgia (e, quindi, non scusabile l’errore del medico), quanto piuttosto il fatto che si tratti di operazioni – nella gran parte dei casi – piuttosto semplici, routinarie, che non consentono al chirurgo di giustificarsi sostenendo particolari complicazioni.

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