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Pozzo: ultime sentenze

12 Settembre 2020
Pozzo: ultime sentenze

Il pagamento del corrispettivo e il rimborso dei costi sostenuti per l’erogazione di acqua da un pozzo privato in gestione; l’esecuzione di lavori di recinzione e l’interdizione dell’area circostante; i lavori non autorizzati comportanti un consistente abbassamento del livello della sorgente.

Pozzo per uso idropotabile

È legittimo il provvedimento d’inertizzazione di un pozzo per uso idropotabile, ove il sindaco ed i competenti apparati dirigenziali abbiano agito nell’esercizio delle rispettive prerogative di adozione di ordinanze contingibili ed urgenti, ex d.lg. n. 267/2000, per la presenza di una discarica (con correlativi problemi fognari) prossima al pozzo e contrastante con il corretto uso del medesimo.

Tribunale sup. acque, 08/07/2013, n.137

Il pozzo esplorativo e il pozzo estrattivo

Il pozzo esplorativo e il pozzo estrattivo, rispettivamente per la ricerca e la successiva estrazione di idrocarburi, non costituiscono interventi edilizi minori, ovvero volumi tecnici di modesta entità, tali da poter essere realizzati nella fascia costiera, in deroga alle norme di salvaguardia del piano paesaggistico regionale sardo (nella fattispecie, si è accertato che gli interventi in progetto implicavano la realizzazione di un piazzale di trasformazione di circa 7.750 m² e la realizzazione, nell’area cementata, di una torre di perforazione alta 40 m, opere, queste, peraltro nemmeno inquadrabili come precarie e temporanee, dovendo le stesse essere utilizzate per almeno un anno e mezzo, laddove l’art. 6, comma 2, lett, b) del testo unico dell’edilizia circoscrive il concetto in esame alle sole opere « dirette… ad essere immediatamente rimosse… comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni »).

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 02/10/2015, n.1057

Messa in sicurezza di un pozzo interrato

La messa in sicurezza di un pozzo interrato non necessita di permesso a costruire ma di semplice D.I.A. anche se si trovi in zona vincolata e sismica poiché non altera in nulla il paesaggio e l’ambiente.

Tribunale Napoli sez. I, 21/07/2014, n.8509

Ricorso per difetto di giurisdizione

Va preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del Tribunale Superiore delle acque pubbliche ai sensi dell’art. 140, lett. c, r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775. Essa va disattesa, avuto riguardo alle ragioni sulle quali si fonda la contestata determinazione di sospensione ad horas della derivazione del pozzo subordinando l’emungimento delle acque da utilizzare nel ciclo produttivo ad un procedimento unitario di bonifica ambientale, ragioni esattamente connesse al rilevato fenomeno di contaminazione delle acque sotterranee.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 23/03/2015, n.662

Regole per l’estrazione di acque dal sottosuolo

Chi esegue opere per estrarre acque dal sottosuolo, oltre a rispettare la distanza di cui all’art. 889 c.c., deve osservare anche l’art. 911 c.c., diretto a tutelare il proprietario del fondo che già usi delle acque (non pubbliche) di falda, accordando protezione all’utilizzazione cronologicamente prioritaria che questi ne abbia fatto, mediante il divieto, imposto al proprietario del fondo vicino, di eseguire opere che determinino l’emungimento o la recisione della vena acquifera oggetto dello sfruttamento già in atto.

Pertanto, l’opera del vicino può essere consentita solo allorché, pur insistendo sulla stessa vena, non rechi nocumento al precedente utente, ossia in quanto, per l’abbondanza dell’acqua di falda rispetto all’utilizzazione fattane dal medesimo, non arrechi pericolo di limitarla o di comprometterla.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la disciplina convenzionale con la quale i danti causa delle parti avevano regolamentato le modalità di utilizzo turnario dell’acqua di un pozzo a fini irrigui, contribuisse a comprovare il giudizio di contrarietà al disposto dell’art. 911 c.c. della condotta posta in essere da una di esse, consistita nella creazione di un altro pozzo che attingeva acqua dalla medesima sorgente, consentendole un prelievo di acqua eccedente rispetto a quanto, in proporzione, le sarebbe spettato in base all’originaria convenzione).

Cassazione civile sez. II, 04/04/2019, n.9398

Le ricerche di acque sotterranee o scavo di pozzi

Il provvedimento amministrativo che imponga la chiusura di un pozzo, quale sanzione per la sua realizzazione in difetto della corrispondente autorizzazione ex art. 95 del r.d. n. 1775 del 1933, deve essere comunque preceduto da una valutazione di rispondenza agli interessi generali in materia di regime delle acque pubbliche, pena, altrimenti, la sua illegittimità.

Cassazione civile sez. un., 05/05/2017, n.10936

Rilascio del permesso di perforazione del pozzo esplorativo

L’interesse a partecipare al procedimento con il quale è stato rilasciato il permesso di perforazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi ex art. 1, comma 78, l. n. 239/04 (applicabile ratione temporis al caso di specie) e a ricorrere contro l’omesso coinvolgimento dell’ente locale interessato — in un quadro normativo in cui, come si è rilevato, è la stessa legge a disporre il coinvolgimento obbligatorio dell’ente locale — non presuppone necessariamente la dimostrazione di una lesione concreta e attuale della sfera giuridica dell’interessato.

Del resto, diversamente opinando, seguendo cioè solo per un momento la tesi di parte appellante, la violazione di una norma procedimentale come quella in esame rimarrebbe priva di sanzione e la disposizione che prescrive la partecipazione dell’ente locale si svuoterebbe di significato, ove non la si considerasse « giustiziabile » per il solo fatto che non si è verificata alcuna « lesione attuale e concreta ».

Consiglio di Stato sez. VI, 07/06/2017, n.2757

L’immediata sospensione degli emungimenti di acqua termale di un pozzo

E’ legittima l’ordinanza con cui viene ordinata l’immediata sospensione degli emungimenti di acqua termale del pozzo denominato S. Valentino, la chiusura dello stesso e l’esecuzione di lavori di recinzione e interdizione dell’area circostante nonché la chiusura del pozzo e l’isolamento della falda con esecuzione di lavori a danno dell’utilizzatrice, in ragione della rilevata esecuzione di lavori non autorizzati che avevano comportato un consistente abbassamento del livello della sorgente e lo svuotamento delle limitrofe pozze.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 21/06/2016, n.7230

La controversia sull’ordinanza di chiusura di un pozzo artesiano a uso domestico

La controversia riguardante l’ordinanza comunale che ha ingiunto l’immediata chiusura di un pozzo artesiano a uso domestico, rientra nella giurisdizione del Tribunale superiore per le acque pubbliche, poiché l”escavazione di un pozzo costituisce realizzazione di un’opera idraulica incidente sul regime delle acque pubbliche.

Consiglio di Stato sez. V, 30/07/2018, n.4660

Erogazione di acqua da pozzo privato in favore di località comunale

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda, proposta da una società privata nei confronti di un Comune, avente ad oggetto il pagamento del corrispettivo e il rimborso dei costi sostenuti per l’erogazione di acqua, da un pozzo privato in gestione, agli abitanti di una località situata nel territorio comunale, fornita, dapprima, su richiesta espressa dell’ente locale e sulla base dell’impegno assunto dallo stesso di farsi carico dell’approvvigionamento idrico e, successivamente, in esecuzione di un’ordinanza contingibile ed urgente del Comune medesimo; ciò in quanto il rapporto giuridico instaurato prima della predetta ordinanza può essere inquadrato nell’ambito della “negotiorum gestio” (stante l’impedimento dell’ente pubblico all’esercizio delle proprie competenze e il vantaggio conseguito all’attività posta in essere dal privato), mentre, per il periodo successivo, la domanda non trova fondamento nell’impugnazione del provvedimento d’urgenza ma nelle conseguenze economiche derivate dalla sua esecuzione, sicché, per entrambe le scansioni temporali, l’oggetto della controversia è costituito da pretese patrimoniali conseguenti ad un rapporto contrattuale instaurato di fatto.

Cassazione civile sez. un., 01/04/2020, n.7641

Revoca della concessione di derivazione d’acqua da un pozzo per uso irriguo

È legittimo il provvedimento di revoca della concessione di derivazione d’acqua da un pozzo per uso irriguo, ove il sindaco ed i competenti apparati dirigenziali abbiano agito nell’esercizio delle rispettive prerogative, ex d.lg. n. 267/2000, per la presenza di una discarica (con correlativi problemi fognari) prossima al pozzo e contrastante con il corretto uso del medesimo, dato che per un verso le esigenze di tutela ambientale sottese alla ricordata normativa rendono evidente come il riferimento a chi sia titolare di diritti reali o personali di godimento vada inteso in senso lato, essendo destinato a comprendere qualunque soggetto si trovi con l’area interessata in un rapporto, anche di mero fatto, tale da consentirgli — e per ciò stesso imporgli — di esercitare una funzione di protezione e custodia finalizzata ad evitare che l’area medesima possa essere adibita a discarica abusiva di rifiuti nocivi per la salvaguardia dell’ambiente; per altro verso, il requisito della colpa postulato da detta normativa ben potrebbe consistere proprio nell’omissione di quegli accorgimenti e cautele che l’ordinaria diligenza suggerisce per realizzare un’efficace custodia e protezione dell’area, così impedendo che possano essere in essa indebitamente depositati rifiuti tossici e dunque nocivi.

Tribunale sup. acque, 06/02/2014, n.38



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