Moglie non vuole figli: è possibile la separazione?

6 Agosto 2020 | Autore:
Moglie non vuole figli: è possibile la separazione?

Quando c’è il rifiuto di concepimento e di procreazione si può chiedere l’addebito, ma solo se si riesce a provare che ciò è causa della rottura del rapporto.

Ci sono molti fenomeni che possono mettere in crisi la vita di una coppia e incrinare irrimediabilmente il rapporto. Uno dei più spinosi è quando la moglie non vuole figli, che invece il marito desidera fortemente avere.

Un contrasto di vedute così profondo porta, in molti casi, alla separazione coniugale. La divergenza nelle scelte di vita è così profonda e irrimediabile da impedire la prosecuzione del rapporto.

Ma per il marito non è facile dare automaticamente la colpa alla moglie e così arrivare ad ottenere la separazione con addebito. Ci sono infatti altri aspetti da considerare, che rendono problematico il giudizio.

I giudici si sono occupati di questi casi ed anche dei loro opposti, come quando è il marito a rifiutare la paternità, opponendosi alle terapie di fertilità che la moglie desiderosa di avere un figlio gli sollecita.

Separazione e addebito

Quando il giudice stabilisce che uno dei due coniugi è responsabile della fine del matrimonio, sancirà la separazione con addebito.

L’addebito, dunque, scatta soltanto quando emerge la violazione di uno dei doveri giuridici del matrimonio: convivenza, fedeltà, rispetto reciproco, assistenza morale e materiale, contribuzione di ciascuno dei coniugi ai bisogni della famiglia. Nel supporto affettivo al coniuge, come vedremo, rientrano anche i rapporti sessuali.

Il coniuge al quale la separazione viene addebitata non avrà diritto all’assegno di mantenimento e perderà il diritto all’eredità dell’ex coniuge.

Ora, si tratta di vedere se la volontà manifestata dalla donna – o anche dell’uomo – di non procreare può costituire un valido motivo di separazione con addebito.

Il rifiuto di maternità

Abbiamo appena visto che il giudice della separazione deve valutare se ci siano stati comportamenti di uno (o anche di entrambi) i coniugi contrari ai doveri matrimoniali, che hanno reso intollerabile la convivenza.

La volontà di non concepire un figlio, di per sé, è un indice equivoco. Questa scelta può dipendere da molteplici ragioni, preoccupazioni ed anche da motivi di salute.

Inoltre, bisogna verificare se è stato proprio il rifiuto di maternità a provocare la rottura del rapporto di coppia e l’impossibilità di proseguire la convivenza. Potrebbero, infatti, esistere molti altri motivi che hanno provocato ciò e allora il rifiuto di avere figli non sarebbe determinante.

Lo vediamo subito, a parti ribaltate, nel prossimo paragrafo, con un esempio illuminante.

Il rifiuto di paternità

In un caso recentissimo ed emblematico, il Tribunale di Reggio Calabria [1] ha escluso l’addebito della separazione in un caso opposto a quello che abbiamo analizzato: qui era la donna ad agire contro l’ex che aveva rifiutato di sottoporsi agli esami e di eseguire le terapie farmacologiche contro l’infertilità, ma la sua domanda è stata respinta.

I giudici reggini hanno, infatti ritenuto che non vi era convincente prova del fatto che «il dissolvimento dell’unità familiare potesse effettivamente farsi risalire al comportamento dell’uomo», come invece la donna aveva sostenuto.

La prova necessaria, e in quel caso risultata mancante, era quella che la condotta del marito avesse avuto – si legge in sentenza – «un ruolo esclusivo o predominante nel determinare la crisi dei coniugi sfociata poi nella separazione tale da legittimare un giudizio di imputabilità della rottura del vincolo matrimoniale».

«Non può non evidenziarsi – ha rilevato il Collegio – che per dimostrare l’astinenza per colpa di un coniuge, sussiste un unico strumento processuale, vale a dire, la confessione in sede di interrogatorio formale del coniuge che non ha intenzione di fare sesso, non potendosi avvalere di testimonianze di terzi che certamente non hanno avuto la possibilità di assistere ai rapporti sessuali dei coniugi e delle dinamiche che hanno caratterizzato i momenti intimi della vita coniugale».

Nel caso deciso, infatti, oltre al fatto di non volersi sottoporre ad esami e terapie per la fertilità, c’era stato da parte del marito anche il rifiuto di avere rapporti sessuali con la moglie. Anche questa circostanza può costituire un valido motivo di separazione con addebito, ma era rimasta, come la precedente, sfornita di prova: quella dei testimoni è stata ritenuta insufficiente, per le ragioni che abbiamo riportato poc’anzi.

Così il Tribunale ha deciso che la crisi del rapporto matrimoniale fosse preesistente alle cause addotte dalla moglie e che la conseguente intollerabilità di proseguire la convivenza non fosse dovuta alle condotte di rifiuto del marito che abbiamo descritto: perciò la separazione è stata pronunciata, ma la domanda di addebito è stata rigettata.


note

[1] Trib. Reggio Calabria, sent. n. 724/20 del 23 luglio 2020.


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