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Nuove aziende: mutui a tasso zero

19 Settembre 2014
Nuove aziende: mutui a tasso zero

Destinazione Italia, autoimprenditorialità e incentivi per nuove imprese: i contenuti del regolamento alla firma del Mef per i primi 500 milioni alle imprese.

Rivoluzione in arrivo per l’autoimprenditorialità, disciplinata dalla vecchia legge De Vito e poi modificata dal decreto legislativo del 2000 [1]. Il decreto attuativo di “Destinazione Italia[2] è sul tavolo del ministero dell’Economia e ha già ricevuto l’ok da quello dello Sviluppo economico. È alle battute finali, quindi, il percorso con cui il Governo vuole imprimere un cambio di passo nella disciplina degli incentivi per le nuove imprese.

Innanzitutto vengono recepite le indicazioni della riforma: stop agli incentivi a pioggia, i bonus dovranno sempre più aderire al modello del mutuo agevolato. E poi entra in pista l’imprenditoria femminile o a forte prevalenza di donne.

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede il regolamento attuativo.

I soggetti beneficiari sono individuati nelle imprese di micro e piccola dimensione con sede nell’intero territorio nazionale.

Le stesse devono essere costituite sotto forma di società (comprese cooperative) da non più di 12 mesi alla data di presentazione della domanda.

Condizione fondamentale è il possesso della qualifica di “impresa giovanile o femminile”, ossia la compagine societaria deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni ovvero da donne. La domanda di agevolazione potrà essere presentata anche da persone fisiche che intendano provvedere alla costituzione di una nuova società.

Il sostegno pubblico si concretizza in un finanziamento a tasso zero, a copertura del 75% delle spese ammissibili, che non potranno eccedere l’importo massimo di 1,5 milioni. Il conseguente risparmio di interessi è assoggettato alla normativa “de minimis“. Pertanto, le imprese dovranno verificare il rispetto della soglia massima di aiuti, pari a 200mila euro (o 100mila per il settore trasporti), concedibile a tale titolo nell’arco di tre esercizi finanziari. I progetti di investimento possono riguardare la produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, oppure l’erogazione di servizi in qualsiasi comparto.

Sono incluse anche le iniziative del commercio e turismo, nonché inerenti gli ulteriori settori individuati dal decreto ministeriale come di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile (fruizione dei beni culturali e innovazione sociale). Rientrano tra le spese ammissibili, suolo aziendale, fabbricati e opere murarie, macchinari, impianti e attrezzature, programmi informatici e servizi per l’Itc, brevetti, licenze e marchi, consulenze specialistiche. Saranno finanziabili anche i costi sostenuti per la formazione specialistica dei soci e dei dipendenti.

Il finanziamento dovrà essere restituito in otto anni e dovrà essere assistito dalle garanzie previste dal Codice civile e da privilegio speciale. L’impresa beneficiaria avrà, inoltre, l’obbligo di dimostrare la copertura del 25% dell’investimento complessivo con mezzi propri o finanziamenti di terzi.

Le domande saranno istruite nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione e fino a esaurimento delle risorse stanziate annualmente sull’apposito Fondo rotativo istituto presso il Mef. Invitalia valuterà, in particolare, le competenze dei proponenti, l’introduzione di soluzioni innovative, le potenzialità del mercato di riferimento, la sostenibilità economico finanziaria. Per la presentazione delle domande, però, bisognerà ancora attendere. Il termine iniziale di apertura dello sportello, presso Invitalia – soggetto gestore della misura – sarà, infatti, determinato da un prossimo decreto dirigenziale.


note

[1] D.lgs. n. 185/2000.

[2] D.l. n. 145/2013.

Autore immagine: 123rf com


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