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Adozione e cognome: ultime sentenze

10 Settembre 2020
Adozione e cognome: ultime sentenze

La stepchild adoption; il profondo e significativo legame con la figlia del coniuge; il diritto ad essere adottato dal genitore non biologico; titolo di nobiltà e particella nobiliare facenti parte del cognome; iscrizione nel registro dello stato civile.

Adozione: l’assunzione del cognome

L’art. 27 l. n. 183/1983, disponendo che per effetto della adozione l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti dei quali assume il cognome, chiaramente sottende che restino invariate tutte le altre indicazioni contenute nell’atto di nascita originario.

Cassazione civile sez. I, 10/03/2004, n.4878

La disciplina del cognome in presenza di più minori

In tema di stepchild, nel caso di adozione ex art 44 lett d) l. 184/83 da parte del partner omogenitoriale, va assecondata la volontà dei due genitori, qualora gli stessi richiedano unicamente di aggiungere il cognome dell’altro genitore, come previsto dal primo comma dell’art 299 cc e con ciò sancendo la doppia appartenenza, e chiedendo unicamente di avere per i due minori la medesima successione dei cognomi.

Tribunale Genova, 13/06/2019, n.640

L’istituto dell’adozione di persone maggiorenni

La lettura costituzionalmente orientata dell’istituto dell’adozione del maggiorenne, volta, da un lato, alla nuova funzione dell’istituto e, dall’altro, a un nuovo impianto giuridico di riconoscimento del valore dell’identità della persona, impone all’interprete un’interpretazione adeguatrice dell’art. 299 c.c. al fine di consentire, nonostante il tenore letterale di tale disposizione, la postposizione del cognome dell’adottante a quello dell’adottato.

Tribunale Parma, 27/02/2019, n.2

Riconoscimento dell’adozione parentale pronunciata all’estero

La sentenza straniera che pronuncia l’adozione di minorenni da parte di persona singola deve essere riconosciuta come adozione “piena”, e non come adozione in casi particolari exart. 44 l. n.184/1983, in quanto solo tale soluzione consente di dare effettività al principio per cui il figlio adottivo deve avere il medesimo status in tutti gli ordinamenti che hanno riconosciuto la sua adozione, a tutela del suo interesse e della sua identità personale, in particolare conservando il cognome spettante in forza del titolo straniero.

Tribunale minorenni Venezia, 08/06/2018

Adozione del figlio del marito: il cognome resta invariato?

L’adottando che sia figlio del marito dell’adottante mantiene il proprio cognome d’origine.

Tribunale Brescia, 03/11/2017, n.21

Minore concepito e cresciuto da una coppia dello stesso sesso

In tema di adozione in casi particolari ex art. 44 lett. d della l. n. 184 del 1983, la disposizione, prevedendo che “vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo”, fa riferimento (non solo a situazioni di impossibilità materiale di adottare bambini in stato di abbandono, ma anche) ad ogni altra ipotesi di impossibilità giuridica di adottare con adozione legittimante. Si tratta, cioè, di casi in cui non vi è uno stato di abbandono e dove, tuttavia, l’adozione appare comunque consigliabile per una migliore tutela dei diritti del minore.

Su questa linea si ritengono adottabili bambini non abbandonati che risultano affidati da anni ad una coppia o ad un singolo. In particolare nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni di cui all’art. 44 lett. d di suddetta normativa ed a prendere il doppio cognome, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed  il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento.

Tribunale minorenni Bologna, 06/07/2017

L’attribuzione del doppio cognome al figlio

Sono costituzionalmente illegittimi l’art. 262, comma 1, c.c., nella parte in cui non consente ai genitori, di comune accordo, di trasmettere al figlio, al momento della nascita, anche il cognome materno e l’art. 299, comma 3, c.c., nella parte in cui non consente ai coniugi, in caso di adozione compiuta da entrambi, di attribuire, di comune accordo, anche il cognome materno al momento dell’adozione.

Corte Costituzionale, 21/12/2016, n.286

Cognome di una persona maggiorenne

L’art. 21 TfUe non osta a che le autorità di uno Stato membro possano, in presenza di determinate circostanze, rifiutare di riconoscere il cognome di un cittadino di tale Stato, quale determinato in un altro Stato a seguito della sua adozione in età adulta, per il fatto che tale cognome comprende un titolo nobiliare non consentito nel primo Stato in base al suo diritto costituzionale. Ciò a condizione che le misure adottate siano giustificate da motivi attinenti all’ordine pubblico, vale a dire siano necessarie per la tutela degli interessi che esse mirano a garantire e siano proporzionate all’obiettivo legittimamente perseguito.

Corte giustizia UE sez. II, 22/12/2010, n.208

Fondamentali interessi esistenziali del minore

Ritenuto che l’irrevocabilità e l’immodificabilità di un provvedimento ex art. 262 c.c. non tempestivamente impugnato non hanno valenza assoluta, come tale contraria agli interessi “de praesenti” e, soprattutto, “de futuro” del figlio, è opportuna e legittima l’adozione di un successivo provvedimento consono all’attuale identità personale, familiare o parafamiliare, scolastica e sociale del minore ed ai suoi fondamentali interessi esistenziali aventi anche rilevanza costituzionale (nel caso “de quo”, i genitori naturali di due figli hanno nuovamente richiesto che il cognome paterno goduto da un germano di sesso maschile a seguito di rituale riconoscimento venga esteso alla sorella germana, titolare del solo cognome materno perché meno giovane, ma riconosciuta prima dalla madre e solo successivamente dal padre).

Corte appello Catania, 09/07/2010

Decadenza dalla potestà genitoriale

Rientra nel concetto di “semiabbandono permanente” la condizione di grave disagio del minore, in affidamento familiare oltre il tempo limite, di cui la famiglia d’origine è parzialmente e permanentemente insufficiente per il pieno ed adeguato sviluppo della sua personalità, ancorché svolga un ruolo attivo e positivo tale da escludere declaratoria di adottabilità di cui all’art. 7, l. 4 maggio 1983 n. 184.

In tale ipotesi può farsi luogo alla cosiddetta adozione mite, applicando in via interpretativa l’art. 44, comma 1, lett. d), l. 4 maggio 1983 n. 184 in materia di adozione non legittimante, norma da coordinare con le disposizioni di cui agli art. 45 e 46 della stessa legge, in base alle quali non si esige il presupposto della situazione di abbandono morale e materiale del minore, ma solo il consenso dei genitori o del tutore all’adozione oppure, in caso di mancato consenso e assenso, la circostanza che i genitori non esercitino la potestà sul figlio e quindi che sia stato pronunciato nei loro confronti un provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale. Per effetto del provvedimento di adozione così pronunciato il minore può assumere il cognome dell’adottante, sostituendolo al proprio, quando esso costituisca ormai segno distintivo della sua identità personale.

Tribunale minorenni Bari, 07/05/2008

L’assunzione del patronimico

Nel caso di figlio naturale minorenne, riconosciuto al momento della nascita solo dalla madre, che gli ha trasmesso il cognome, e solo, successivamente dal padre, il giudice eve prescindere da qualsiasi meccanismo di automatica attribuzione del cognome paterno, dovendo tutelare in primo luogo l’interesse del minore alla propria identità personale, di cui il cognome è espressione, e quindi l’eguaglianza tra i genitori, sicché l’assunzione del patronimico non deve essere autorizzata sia quando ne possa derivare un danno per il minore, ad esempio – come nella specie – per la cattiva reputazione della famiglia paterna, sia, più in generale, allorquando il cognome materno, per il tempo intercorso tra i due riconoscimenti, si sia ormai radicato nel contesto sociale in cui il minore vive, atteso che precludere a quest’ultimo il diritto di mantenerlo si risolverebbe in una ingiusta privazione di un elemento della sua personalità, il c.d. diritto ad essere sé stessi.

Cassazione civile sez. I, 26/05/2006, n.12641

La cittadinanza concessa allo straniero

Dal momento che il nome e il cognome della persona vengono determinati dalla legge dello Stato di cui è cittadina al momento della nascita, la successiva attribuzione di una seconda cittadinanza non comporta la venuta ad esistenza di un nuovo soggetto, al quale debbano applicarsi le norme italiane sull’imposizione del nome, tenuto conto che la cittadinanza concessa allo straniero viene attribuita a un soggetto di diritto già da tempo esistente, i cui diritti fondamentali – tra i quali è compreso quello all’identità personale – sono inalienabili alla stregua della nostra Costituzione, e che conseguentemente solo gli eventi successivi alla nascita (matrimonio, adozione, ecc.) sono regolati dalla nuova legge nazionale della persona (nel caso di specie si è escluso che una cittadina cubana alla quale erano stati attribuiti, secondo la legge cubana, il cognome del padre e quello della madre, in seguito all’acquisizione di una seconda cittadinanza, quella italiana, dovesse modificare il proprio cognome, perdendo quello materno, nel rispetto del principio fissato dalla legge italiana).

Tribunale Cagliari, 18/05/2005

Cognome dell’adottante: può essere posposto a quello dell’adottato?

Tenuto conto della funzione identitaria del cognome – art. 262 c.c. – si può ritenere che la disposizione dell’art. 299 c.c. non sia inderogabile in quanto – a fronte di obiettive ragioni – il cognome dell’adottante ben può essere posposto a quello dell’adottato.

Corte appello Napoli, 04/07/2018, n.145



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3 Commenti

  1. Da pochi giorni, sono diventata mamma di uno splendido bambino. Con mio marito abbiamo deciso di chiamarlo Salvatore, visto che il suo arrivo ha salvato il nostro matrimonio dopo una serie di discussioni futili per cui stavamo rischiando di separarci. Ora non resta che il cognome. Noi vorremmo dargli doppio cognome. Come possiamo fare?

    1. La procedura per dare al proprio figlio il doppio cognome è tutt’altro che complicata. La condizione essenziale è che vi sia il consenso di entrambi i genitori, consenso che dovrà essere appurato dall’ufficiale di Stato civile, in quanto pubblico ufficiale. Questo significa che, per dare al figlio il doppio cognome, è necessario che al Comune (o al relativo ufficio istituito presso l’Ospedale) si presentino sia il padre che la madre e che entrambi confermino l’intenzione di aggiungere, al cognome del padre, quello della madre. Non sarà quindi possibile una richiesta della sola madre o del solo padre se non c’è anche l’altro genitore. L’accordo del doppio cognome non deve essere scritto, non va cioè regolamentato in un contratto o in un altro documento. Deve essere manifestato oralmente davanti all’ufficiale di Stato civile. Non è necessario presentare documenti particolari. Una volta recepita la dichiarazione e attestata, il bambino avrà il doppio cognome: il cognome della madre viene affiancato a quello del padre (e, quindi, non si sostituisce). In altre parole: il figlio porterà i cognomi di entrambi i genitori, per esteso; per cui dovrà firmarsi con entrambi e in tutti i pubblici registri, negli atti anagrafici, di residenza ecc. risulterà con il cognome del padre e quello della madre. Ad esempio, se un bambino di nome Renato ha un padre con il cognome Rossi e la madre con il cognome Bianchi, questi si chiamerà Renato Rossi Bianchi. Tanto vale sia per i figli delle coppie sposate o conviventi, nonché per i figli adottati.

    2. L’unico momento in cui si può scegliere di dare al figlio il doppio cognome è al momento della registrazione della nascita del figlio in Comune. È quindi impossibile optare per il doppio cognome in un secondo momento.È possibile anteporre il cognome della madre a quello del padre? No, l’unica soluzione possibile è di dare al figlio prima il cognome del padre e poi quello della madre che, pertanto, può solo seguire il primo e non anteporsi ad esso.

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