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Recisione di rami protesi e di radici: ultime sentenze

10 Settembre 2020
Recisione di rami protesi e di radici: ultime sentenze

Il vicino è autorizzato a recidere o ad imporre il taglio dei rami degli alberi altrui che si protendono sul proprio fondo? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

I rapporti di vicinato

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3, 9 e 42 cost., la q.l.c. degli art. 894 e 896 c.c., nella parte in cui consentono, rispettivamente, l’estirpazione di alberi piantati a distanza dal confine minore della distanza legale, pur aventi pregio paesaggistico, e in ogni caso la recisione di rami protesi e di radici addentrate nel fondo vicino, in quanto il giudice ben può applicare la legge di sua competenza, regolando i rapporti di vicinato, fermo restando che le esigenze pubblicistiche, connesse a interessi diversi da quelli privatistici, trovano tutela nell’opportuna sede, essendo la salvaguardia di valori che trascendono la tutela del diritto dominicale estranea alla norma codicistica denunciata, perché demandata alla normativa di settore, attuativa del valore costituzionale del paesaggio.

Corte Costituzionale, 06/07/2004, n.211

Il potere di costringere il vicino a tagliare i rami

Il diritto di fare protendere i rami degli alberi del proprio fondo in quello confinante non può essere acquistato per usucapione perché l’art. 896 c.c. implicitamente lo esclude, riconoscendo espressamente al proprietario del fondo sul quale i rami si protendono il potere di costringere il vicino a tagliarli in qualunque tempo.

Cassazione civile sez. II, 27/03/2002, n.4361

Distanze piantamento degli alberi e delle siepi

Il conferimento al giudice di pace della competenza senza limiti di valore per le cause, tra proprietari confinanti, relative – oltre che all’apposizione di termini – all’osservanza delle distanze riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi (vigente art. 7 c.p.c.), cioè per la materia sul piano sostanziale disciplinata dall’art. 892 c.c., non implica la competenza di questo giudice anche per le controversie promosse per ottenere la recisione di rami (o radici) che si protendano (o addentrino) da un fondo in quello confinante, in riferimento alla disciplina sostanziale di cui all’art. 896 c.c., poiché, il collegamento tra la finalità delle due discipline di carattere sostanziale non ha sufficiente rilievo rispetto ad un giudice che, diversamente dal pretore – a cui precedentemente era attribuita, con formula analoga, la competenza sulle distanze degli alberi e siepi dal confine -, ha in linea generale competenza solo per cause mobiliari, tenuto anche presente che la violazione dell’art. 896 implica la lesione di un diritto reale e che le domande relative alla recisione di rami protesi sul fondo altrui possono dar luogo ad eccezioni basate sulla deduzione della sussistenza al riguardo di una servitù costituita per destinazione del padre di famiglia.

Cassazione civile sez. II, 26/01/2000, n.859

Il diritto di imporre il taglio dei rami

Il diritto di imporre il taglio dei rami che si protendono sul proprio fondo dall’albero del vicino può essere tutelato alternativamente sia con l’azione ordinaria di competenza del giudice di pace, sia con quella di manutenzione, spettante anche a coloro che hanno la materiale disponibilità del bene e soggetta al termine di decadenza annuale decorrente dall’epoca in cui assume tangibile rilevanza la relativa invasione.

Tribunale Ariano Irpino, 09/06/1999

Taglio degli alberi in comunione piantati o sorgenti sul confine

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost. la questione di legittimità costituzionale, esaminata per la prima volta, degli art. 892 e 894 c.c. in base al cui combinato disposto si riconosce al vicino il potere incondizionato di esigere l’estirpazione degli alberi sorgenti a distanza non legale, senza subordinarlo alla preventiva valutazione dell’autorità giudiziaria sulla necessità o convenienza del taglio, che è invece prevista dall’art. 899 comma 3 c.c., in relazione al taglio degli alberi in comunione piantati o sorgenti sul confine.

Corte Costituzionale, 18/02/1988, n.205

La valutazione della necessità e della convenienza dell’estirpazione

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 892 ed 894 c.c., nella parte in cui non prevedono la facoltà del proprietario che ha piantato gli alberi a distanza minore di quella stabilita dalla legge, convenuto in giudizio per la loro estirpazione, di richiedere al giudice di valutare la necessità e la convenienza dell’estirpazione, così come consente l’art. 899 comma ultimo c.c.

Pretura Torino, 21/05/1987

Norme a tutela del paesaggio sul taglio dei rami degli alberi

Il diritto di pretendere la potatura dei rami degli alberi del vicino che si protendono sulla proprietà altrui, così come disciplinata dall’art. 896 c.c., non è limitato dalle norme pubblicistiche a tutela del paesaggio ed, in particolare, dal vincolo posto dall’art. 146 del d.lg. n. 490 del 1999 in quanto tra i due ordini di norme non sussiste un nesso di specialità, essendo la disciplina codicistica rivolta alla tutela delle proprietà privata e quella pubblicistica alla protezione del patrimonio paesaggistico nel suo complesso.

Cassazione civile sez. II, 10/07/2008, n.19035

Modi di eliminazione delle radici degli alberi

L’art. 896 c.c. non autorizza il vicino a recidere i rami degli alberi altrui che si protendono sulla sua proprietà, nè consente altri modi di eliminazione delle radici degli alberi oltre al taglio, peraltro, l’attività materiale concretantesi in un comportamento antigiuridico ai sensi dell’art. 896 c.c. non è di per sè risarcibile se non si prova anche l’esistenza di un danno economicamente valutabile.

Cassazione civile sez. III, 07/11/1997, n.10958

Recisione dei rami degli alberi siti su fondi privati

L’Enel ha il potere (da esercitare secondo le regole della buona tecnica agraria) di recidere i rami degli alberi siti su fondi privati, che si protendono sui conduttori di un elettrodotto – debitamente autorizzato sovrastante la strada statale -, in quanto possono provocare corti circuiti e danni ai conduttori medesimi.

Tribunale Napoli, 23/04/1977

Recisione di rami protesi e di radici addentrate nel fondo del vicino

L’art. 896 c.c. non autorizza il vicino a recidere i rami degli alberi altrui che si protendono sulla sua proprietà né consente altri modi di eliminazione delle radici degli alberi oltre al taglio; peraltro, l’attività materiale concretantesi in un comportamento antigiuridico ai sensi dell’art. 896 c.c. non è di per sé risarcibile se non si prova anche l’esistenza di un danno economicamente valutabile.

Tribunale Modena, 23/10/2006, n.1677



11 Commenti

  1. I miei vicini sono due grandissimi scostumati. Ho provato più volte a dirgli di tagliare i rami e loro pensano di farmi contento e fesso dicendo: si ce ne occuperemo presto. Una rassicurazione falsa visto che finora, da ben un mese, non hanno fatto proprio nulla. Ora, io sono tentato a tagliarglieli di mia iniziativa visto che loro se ne fregano e non prendono alcun provvedimento…

    1. Se ci sono dei rami di un albero, appartenente al tuo vicino, che invadono il tuo giardino: hai il diritto di pretendere che al taglio provveda il vicino stesso ed a sue spese; hai il diritto al risarcimento, ove mai dalla situazione appena descritta siano derivati dei danni alla tua proprietà (ad esempio, se i rami in questione hanno danneggiato la copertura di un manufatto presente nella tua proprietà). Detto ciò, sarebbe consigliabile far precedere ogni tua iniziativa da una comunicazione formale al vicino interessato, con la quale gli ricorderesti i suoi doveri e lo inviteresti alla potatura in questione. Per questo non necessiteresti dell’assistenza di un legale, anche se l’invio della predetta lettera per mezzo di un avvocato, potrebbe rivelarsi più incisiva e di maggior effetto per il destinatario. In mancanza di ogni riscontro, purtroppo l’azione legale sarebbe inevitabile, per costringere il tuo vicino a procedere alla descritta potatura. Se ciò si dovesse rendere necessario, sarà compito del tuo legale di fiducia preventivarti i costi della causa (la cui competenza appartiene al Giudice di pace competente per territorio).

  2. Il vicino può obbligarmi a tagliare la siepe oppure può provvedere lui alla potatura? In un momento di rabbia mi ha detto che avrebbe dato fuoco alla pianta se non prendo provvedimenti subito…Sembrava uno psicopatico. Ora, lui cosa può fare effettivamente?

    1. Il vicino non può provvedere alla potatura. Né – come è intuibile – può costringerti fisicamente o minacciarti di dare fuoco alla pianta. L’unica cosa da fare quindi è l’esercizio di un’azione legale. Per prima cosa si consiglia di rivolgersi a un avvocato che, con una lettera di diffida, chiederà al vicino di avviare i lavori di potatura. In caso di inerzia potremo procedere in due diversi modi: se la situazione ci crea un grave e imminente danno, per il quale non ci è consentito attendere i lunghi tempi di una causa, possiamo chiedere un ricorso in via d’urgenza al tribunale. Il giudice, dopo aver sentito le parti ed eventuali testimoni (cosiddetti «informatori»), emette un’ordinanza in cui ordina al vicino di tagliare la siepe. In questa sede non potremo chiedere il risarcimento del danno ma potremo farlo con un autonomo giudizio; se invece non ci sono gli estremi di un danno grave e imminente, dovremo ricorrere con una normale causa, dai tempi sicuramente più dilatati. In entrambi i casi, se il vicino, perdendo la causa, non si adegua all’ordine del giudice, dovremo avviare quella che tecnicamente si chiama «esecuzione forzata dell’obbligo di fare»: in sostanza, dopo aver intimato i lavori al vicino tramite l’ufficiale giudiziario, potremo procedere a spese nostre e poi agire nei confronti del vicino per farcele rimborsare. Se neanche dopo ciò volesse collaborare dovremo procedere al pignoramento dei suoi beni per ottenere la restituzione dei soldi spesi. Oltre ovviamente a tutte le spese legali.

  3. Salve… I rami dell’albero del mio vicino si affacciano sul mio giardino. Ora, vorrei sapere da voi a chi spetta farli tagliare e pagare il giardiniere? Vi chiedo di rispondere a questa domanda perché è da giorni che stiamo discutendo e non riusciamo a venire a capo della soluzione. Lui dice una cosa ed io dico l’opposto. Ma a mio parere deve essere lui a trovare una soluzione visto che la pianta è sua.

    1. Il codice civile stabilisce che il vicino sul cui giardino si protendono i rami dell’albero piantato nell’altrui proprietà può chiedere, in qualsiasi momento (senza limiti di prescrizione), di tagliarli. Egli stesso può tagliare eventualmente le radici che si addentrano nel suo fondo. Se dai rami cadono frutti sul giardino del vicino, appartengono a quest’ultimo che, quindi, se ne può legittimamente impossessare senza dovere alcunché. Tale diritto può essere esercitato anche se gli alberi sono posti a distanza di legge dal fondo del vicino. Questo significa che le spese dovranno essere sostenute dal titolare del fondo ove insistono gli alberi. In caso di sua inottemperanza, può chiedere al tribunale i provvedimenti di urgenza. La recinsione dei rami non può spingersi all’abbattimento dell’albero. Secondo alcuni autori, la forma di tutela prevista, in via eccezionale, per le radici (ossia il diritto del vicino di reciderle da solo) si può applicare anche ai rami che invadono il proprio giardino: in tal caso, il vicino potrebbe attrezzarsi per provvedere autonomamente a difendere la sua proprietà, fermo restando il divieto di entrare nel fondo altrui. Le leggi regionali che vietano l’abbattimento di alberi aventi particolare valore naturalistico non impediscono il diritto del vicino di ottenere la recisione dei rami protesi sul suo fondo.La facoltà di tagliare i rami si può esercitare in qualunque tempo, è imprescrittibile e può essere esercitata dal titolare del diritto di proprietà sul fondo o da qualsiasi altro titolare di diritto come l’usufruttuario. Di conseguenza, il proprietario dei rami non potrà mai rivendicare il diritto di usucapione della servitù di protendere i rami sul fondo del vicino.Il proprietario degli alberi è tenuto al risarcimento dei danni nei confronti del vicino, anche quando quest’ultimo non si sia avvalso della facoltà di recidere le radici.

  4. Gli alberi del mio vicino stanno sporcando il mio bel prato che ho sistemato con estrema cura. Un mio amico mi ha detto che devo verificare la distanza a cui questi si trovano rispetto al confine tra i due terreni e che eventualmente posso imporre l’estirpazione dell’intera pianta e non solo la potatura del ramo. MI potete spiegare quali sono queste distanze? Grazie in anticipo

    1. Ecco un quadro riassuntivo:
      albero di alto fusto: 3 metri;
      albero non di alto fusto: 1,5 metri;
      vite: 0,5 metri (a prescindere dall’altezza raggiunta);
      arbusto e canneti: 0,5 metri (a prescindere dall’altezza raggiunta);
      pianta da frutto di altezza non maggiore di 2,5 metri: 0,5 metri;
      siepe viva: 0,5 metri;
      siepe di ontano: 1 metro;
      siepe di castagno e simili: 1 metro;
      siepe di robinie: 2 metri.
      Se sul confine è presente un muro, l’albero non deve rispettare le distanze minime a meno che non superi l’altezza del muro stesso. Dunque, il proprietario del terreno può chiedere l’estirpazione degli alberi posti nel fondo del vicino a distanza minore di quella di legge, a prescindere dalla valutazione dell’esistenza di un’effettiva turbativa dei rami; la finalità delle citate norme, infatti, è quella di salvaguardare il fondo in sé, indipendentemente dalle sue particolari caratteristiche o esigenze, sicché il compito del giudice è limitato alla verifica del rispetto della distanza prescritta, senza doversi estendere a indagare la concreta esistenza del danno.

  5. Non è semplice la vita con i vicini di casa scostumati. L’albero del mio vicino sta danneggiando gravemente il mio giardino inglese che ,mi è costato un sacco di soldi… Cercherò di applicare i vostri utili consigli, però, credo che l di là dei diritti dal punto di vista legale, uno dovrebbe avere un po’ di rispetto, coscienza ed educazione

    1. In caso di inerzia potremo procedere in due diversi modi:
      se la situazione ci crea un grave e imminente danno, per il quale non ci è consentito attendere i lunghi tempi di una causa, possiamo chiedere un ricorso in via d’urgenza al tribunale. Il giudice, dopo aver sentito le parti ed eventuali testimoni (cosiddetti «informatori»), emette un’ordinanza in cui ordina al vicino di tagliare la siepe. In questa sede non potremo chiedere il risarcimento del danno ma potremo farlo con un autonomo giudizio;
      se invece non ci sono gli estremi di un danno grave e imminente, dovremo ricorrere con una normale causa, dai tempi sicuramente più dilatati.
      In entrambi i casi, se il vicino, perdendo la causa, non si adegua all’ordine del giudice, dovremo avviare quella che tecnicamente si chiama «esecuzione forzata dell’obbligo di fare»: in sostanza, dopo aver intimato i lavori al vicino tramite l’ufficiale giudiziario, potremo procedere a spese nostre e poi agire nei confronti del vicino per farcele rimborsare. Se neanche dopo ciò volesse collaborare dovremo procedere al pignoramento dei suoi beni per ottenere la restituzione dei soldi spesi. Oltre ovviamente a tutte le spese legali.

  6. Dopo un’accesa discussione sono riuscito a convincere il vicino a tagliare quei rami che con la resina rischiavano di rovinarmi tutto il barbecue su cui affacciavano

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