Tassazione dell’indennità da illegittimo licenziamento

6 Agosto 2020 | Autore:
Tassazione dell’indennità da illegittimo licenziamento

Le somme percepite dal lavoratore rientrano tra i redditi di lavoro dipendente; perciò sono imponibili, ma possono essere sottoposte a tassazione separata.

Sei stato licenziato ma il motivo non era valido. Così hai deciso di contestare il provvedimento del datore di lavoro e lo hai impugnato in giudizio. Al termine della causa, il giudice ha stabilito che avevi ragione: il tuo licenziamento era illegittimo. Perciò la sentenza ha anche stabilito in tuo favore un’indennità per risarcirti dei danni che hai sofferto per la perdita ingiusta del lavoro.

Adesso, ti è arrivato dal tuo datore un bonifico bancario o un assegno per una somma abbastanza consistente, perché l’indennità è commisurata a un determinato numero di mensilità non percepite; ora sono state versate tutte insieme sul tuo conto corrente.

Ti chiedi, però, se è prevista una tassazione su questi importi e in caso affermativo quanto dovrai pagare sull’ammontare che hai ricevuto; inoltre, ti domandi se devi dichiararli e come fare, cioè in quale categoria di redditi inquadrarli.

Dunque vuoi sapere qual è e come avviene la tassazione dell’indennità da illegittimo licenziamento. Proseguendo la lettura avrai la risposta alla tua domanda. Meglio fare i conti prima piuttosto che dopo, con l’Agenzia delle Entrate che potrebbe inviarti un avviso di accertamento se non hai dichiarato l’accredito e non hai versato di tua iniziativa le imposte dovute.

Il licenziamento illegittimo

Il licenziamento può essere illegittimo per svariati motivi, di carattere formale, come quando non viene correttamente intimato, o di natura sostanziale, quando mancano i presupposti e le ragioni della cessazione del rapporto di lavoro, che sono espressamente stabilite dalla legge.

Ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo quando il licenziamento è illegittimo, dove ti spieghiamo anche come puoi difenderti e far valere le tue ragioni, in tribunale oppure conciliandoti con il tuo ex datore di lavoro e raggiungendo una transazione. In entrambi i casi avrai diritto a ricevere l’indennità di licenziamento.

L’indennità di licenziamento

Questa indennità ha natura risarcitoria dei danni subiti dal lavoratore per la perdita del lavoro avvenuta a causa di un licenziamento illegittimo.

I parametri per determinarne in concreto l’importo sono molteplici: dall’anzianità di servizio alle dimensioni dell’azienda, tenendo conto anche delle condizioni personali e familiari del dipendente ingiustamente licenziato.

In materia, si sono susseguite varie norme, dal Jobs Act al Decreto Dignità fino al recentissimo intervento della Corte Costituzionale che ha indicato quali sono i fattori da tenere in conto: per approfondire il calcolo del danno risarcibile e dunque la misura dell’importo che potrà esserti riconosciuto, anche alla luce delle ultime novità, ti invito a leggere l’articolo “risarcimento del danno per licenziamento illegittimo“.

La tassazione dell’indennità: quando, come e quanto

Chiariamo subito che l’indennità di licenziamento è tassabile. Essa rientra nell’alveo delle indennità percepite una tantum in occasione della cessazione del rapporto di lavoro ma che comunque dipendono da esso, dalla sua precedente sussistenza.

Perciò l’indennità viene tassata come un reddito di lavoro dipendente [1]. Nonostante sia attribuita a titolo di risarcimento per la mancata retribuzione percepita, essa è considerata come sostitutiva di un reddito imponibile e rientra non tra i redditi diversi o tra i proventi di altra natura, ma nella stessa categoria in cui si collocava il rapporto lavorativo poi interrotto a causa del licenziamento.

La sua percezione differita, però, consente di sottoporla a tassazione separata, come vedremo tra poco.

Le controversie sul trattamento fiscale

La norma che ti abbiamo illustrato ha una funzione antielusiva, altrimenti nelle controversie di lavoro si potrebbe far figurare gli importi riconosciuti dall’azienda come indennità risarcitorie al fine di farle sfuggire all’imposizione fiscale.

Per questo la sua applicazione ai casi concreti è piuttosto restrittiva: la giurisprudenza [2] è orientata a riconoscere che tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento di danni derivati nella perdita di redditi di lavoro dipendente – tranne quelli provocati da morte o invalidità permanente – comunque vengano denominate costituiscono redditi da lavoro dipendente.

In concreto però possono sorgere controversie perché, se è vero quanto abbiamo detto in ordine al fatto che l’indennità di licenziamento rappresenta il ristoro per la mancata percezione dei redditi, andrebbe tassata solo sulla parte relativa a questa perdita di guadagno (c.d. lucro cessante) e non invece anche sulle componenti più strettamente legate al risarcimento del danno subito dal dipendente (c.d. danno emergente).

Queste voci di danno risarcibile potrebbero essere di natura economica, come ad esempio le spese sostenute per le cure mediche di malattie psicofisiche riconducibili al licenziamento, oppure anche di natura non patrimoniale, se hanno inciso sulla sfera interiore del danneggiato, come ad esempio i danni morali. 

Ora una nuova sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sardegna[3] stabilisce in proposito che la qualificazione della natura risarcitoria delle somme riconosciute al lavoratore in conseguenza del licenziamento illegittimo spetta al giudice ordinario e non al giudice tributario.

In questo caso però, in accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, è stata esclusa la componente risarcitoria dell’indennità di licenziamento, con la conseguenza che tutta la somma percepita dall’ex lavoratore è confluita nella categoria dei redditi di lavoro dipendente che, come abbiamo visto, sono tassati.

I giudici hanno comunque riconosciuto che queste somme, siccome vengono erogate in periodi successivi in quello in cui avrebbero dovuto essere percepiti, vanno considerati come emolumenti arretrati e quindi sono sottoposti al più favorevole regime di tassazione separata [4] anziché ordinaria.

Per approfondire questi aspetti e conoscere casi analoghi leggi anche l’articolo “risarcimento per licenziamento: tassazione“.


note

[1] Art. 6, comma 2, D.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico Imposte sui Redditi): «I proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti. Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati».

[2] Cass. sent. n. 11634/19 del 3 maggio 2019.

[3] Ctr Sardegna,  sent. n.59/4/20.

[4] Art. 17, lett. b), del D.P.R. n. 917/1986.


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