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Denuncia e querela: differenze

7 Agosto 2020 | Autore:
Denuncia e querela: differenze

Le principali differenze tra la denuncia e la querela: la procedibilità dei reati, il termine per la segnalazione, il contenuto e la remissione.

Si sa: il diritto è cosa per azzeccagarbugli. Soprattutto gli avvocati, approfittando delle loro conoscenze giuridiche, spesso sciorinano verbi e sostantivi mai sentiti prima al solo fine di mettere in difficoltà chi ascolta oppure di sfoggiare la propria cultura. Ci sono però termini giuridici molto basilari che tutti conoscono ma di cui la maggior parte ignora le sottili differenze. Ad esempio: sapresti dire quali sono le differenze tra denuncia e querela?

In realtà, chi non vuole andare troppo per il sottile può cavarsela dicendo che entrambe, cioè sia la denuncia che la querela, sono comunicazioni che vengono fatte alle forze dell’ordine per segnalare un reato. Verissimo. Devi sapere, però, che conoscere le differenze tra querela e denuncia è davvero importate, in quanto un’incomprensione potrebbe precluderti per sempre la possibilità di far valere i tuoi diritti in tribunale. Mi riferisco al fatto che la querela, diversamente dalla denuncia, può essere sporta entro il termine massimo di tre mesi da quando si è avuta conoscenza del crimine.

Se pensi che l’argomento possa interessarti, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le principali differenze tra la denuncia e la querela.

Denuncia: cos’è?

La denuncia è la segnalazione, fatta alle autorità competenti, di un fatto che costituisce reato.

Chi può sporgere denuncia?

La denuncia può essere fatta da chiunque abbia avuto conoscenza di un crimine, anche dal semplice passante che, per caso, assiste a un reato.

Denuncia: come si sporge?

La denuncia può essere scritta oppure orale. Nel primo caso, si deposita presso le autorità un documento in carta semplice in cui è riportato il fatto criminoso che si intende denunciare.

Per scrivere una denuncia non occorre alcuna formalità; la cosa essenziale, però, è che essa sia sottoscritta: una denuncia anonima non può essere presa in considerazione dalle autorità.

La denuncia orale, invece, è sporta presentandosi di persona alle autorità competenti: sarà l’ufficiale di turno a raccogliere per iscritto le dichiarazioni e, al termine, a far apporre la firma in calce.

Al termine, l’autorità che ha ricevuto la denuncia rilascia un’attestazione di ricevuta per avvenuta presentazione di denuncia.

Denuncia: dove si sporge?

La denuncia può essere presentata presso qualsiasi organo di polizia giudiziaria: Polizia di Stato; Carabinieri; Guardia di Finanza; ecc. È possibile presentare la denuncia anche direttamente in Procura.

Entro quanto tempo si può sporgere denuncia?

La denuncia può essere sporta in qualsiasi momento, senza alcun limite di tempo. Ciò significa che puoi denunciare anche un fatto accaduto un anno prima.

L’unico limite è la prescrizione del reato: se denunci un fatto di dieci anni fa, è molto probabile che il reato sia andato nel frattempo prescritto, quindi la denuncia sarebbe inutile.

Denuncia: si può ritirare?

Una volta sporta, la denuncia non può essere ritirata. Ciò significa che le autorità procederanno anche se il denunciante non vorrebbe più.

Reati procedibili d’ufficio: cosa sono?

Sono procedibili d’ufficio i reati per i quali l’autorità può intervenire autonomamente, senza bisogno della querela della persona offesa.

I reati procedibili d’ufficio sono in genere quelli considerati più gravi dalla legge (rapina, omicidio, furto aggravato, estorsione, ecc.), per i quali è sufficiente la denuncia da parte di qualsiasi persona ne abbia avuto conoscenza.

Querela: cos’è?

La querela è la segnalazione, fatta alle autorità competenti, di un fatto che costituisce reato e che è procedibile solo a querela di parte.

Chi può sporgere querela?

La querela può essere sporta solamente dalla vittima del reato, ovvero da persona che la rappresenti (tutore, genitore, rappresentante legale, avvocato munito di procura speciale).

Per i minori di quattordici anni e per gli interdetti, la querela è sporta dal genitore o dal tutore o, in assenza o in caso di conflitto di interessi, da un curatore speciale.

Querela: come si sporge?

La querela può essere scritta oppure orale, esattamente come la denuncia.

La querela deve contenere la manifestazione esplicita, da parte della vittima del reato, di voler procedere contro le persone che hanno commesso il fatto criminoso affinché le stesse sia perseguite come per legge.

Querela: dove si sporge?

La querela può essere presentata presso qualsiasi organo di polizia giudiziaria: Polizia di Stato; Carabinieri; Guardia di Finanza; ecc. È possibile presentare la querela anche direttamente in Procura.

Entro quanto tempo si può sporgere querela?

La querela deve essere sporta entro tre mesi dal momento in cui la vittima ha avuto conoscenza del reato.

Eccezionalmente, per alcuni reati (stalking, violenza sessuale, ecc.), il termine è aumentato a sei mesi.

Querela: si può ritirare?

È possibile rimettere la querela prima che intervenga la sentenza di condanna. La remissione estingue il reato.

La remissione non produce effetti se non è accettata dalla persona querelata. Dunque, affinché il reato si possa estinguere per remissione della querela occorre che il querelante ritiri la propria segnalazione e che il querelato sia d’accordo.

Reati procedibili a querela di parte

I reati procedibili a querela di parte sono quelli per cui l’autorità pubblica si attiva per cercare il colpevole e punirlo solo se c’è la querela della persona offesa.

I reati procedibili a querela di parte sono in genere meno gravi di quelli procedibili d’ufficio: per questa ragione si lascia alla vittima la scelta riguardante se procedere o meno nei confronti del responsabile.

A volte, però, i reati procedibili a querela di parte sono gravi quanto quelli procedibili d’ufficio (si pensi alla violenza sessuale, ad esempio): in casi del genere, vista la delicatezza e la particolare incidenza che il crimine può avere sulla vittima, la legge preferisce che sia quest’ultima a decidere se procedere o meno.

DENUNCIA E QUERELA: SCHEMA DELLE DIFFERENZE

DENUNCIAQUERELA
COS’È?La denuncia è la segnalazione, fatta alle autorità competenti, di un fatto che costituisce reato.

 

La querela è la segnalazione, fatta alle autorità competenti, di un fatto che costituisce reato e che è procedibile solo a querela di parte.

 

CHI PUÒ SPORGERLA?La denuncia può essere fatta da chiunque abbia avuto conoscenza di un crimine.

 

La querela può essere sporta solamente dalla vittima del reato, ovvero da persona che la rappresenti (tutore, genitore, rappresentante legale, avvocato munito di procura speciale).

 

COME SI SPORGE?La denuncia può essere scritta oppure orale.La querela può essere scritta oppure orale.
DOVE SI SPORGE?La denuncia può essere presentata presso qualsiasi organo di polizia giudiziaria: Polizia di Stato; Carabinieri; Guardia di Finanza; ecc. È possibile presentare la denuncia anche direttamente in Procura.

 

La querela può essere presentata presso qualsiasi organo di polizia giudiziaria: Polizia di Stato; Carabinieri; Guardia di Finanza; ecc. È possibile presentare la querela anche direttamente in Procura.

 

ENTRO QUANTO TEMPO?La denuncia può essere sporta in qualsiasi momento, senza alcun limite di tempo.La querela deve essere sporta entro tre mesi dal momento in cui la vittima ha avuto conoscenza del reato.

Eccezionalmente, per alcuni reati (stalking, violenza sessuale, ecc.), il termine è aumentato a sei mesi.

SI PUÒ RITIRARE?Una volta sporta, la denuncia non può essere ritirata.

 

È possibile rimettere la querela prima che intervenga la sentenza di condanna. La remissione estingue il reato.

 


note

Autore immagine: Depositphotos.com


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2 Commenti

  1. nel caso del querelante che ritira la querela e che il querelato sia daccordo, al querelato vengano addebitate le spese processuali. Cioè potrebbe accadere che il querelato sia incolpevole di quanto denunciato nella querela, ma debba pagare le spese. Si può approfondire questa, ingiusta, decisione ? Grazie

    1. L’art. 340, quarto comma, c.p.p., stabilisce che, a seguito di remissione, le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo che nell’atto di remissione sia stato diversamente convenuto.
      In precedenza, prima della modifica apportata dalla legge n. 205/1999, il principio era esattamente opposto: le spese del procedimento erano a carico del remittente, salvo che nell’atto di remissione fosse stato convenuto il contrario.
      Dunque, è la legge a stabilire questo principio.

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