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Pensione di invalidità civile: fa reddito?

7 Agosto 2020 | Autore:
Pensione di invalidità civile: fa reddito?

Assegno per invalidi civili totali: è imponibile, rientra nella dichiarazione dei redditi o nell’Isee, rileva per il reddito o la pensione di cittadinanza?

Alle persone in stato di bisogno economico a cui è riconosciuta un’invalidità civile del 100%, o inabilità, ossia una riduzione totale della capacità lavorativa, può spettare un assegno di assistenza da parte dell’Inps: si tratta della pensione d’inabilità civile, o d’invalidità civile.

Questa prestazione, in presenza di un reddito dell’interessato non superiore a 16.982,49 euro annui, spetta nella misura mensile di 286,81 euro (non deve essere confusa con l’assegno di assistenza spettante agli invalidi civili parziali, dal 74% al 99%). La pensione aumenta sino a 651,51 euro mensili (incremento al milione) in presenza di un reddito personale non superiore a 8.469,63 euro e di un reddito proprio, sommato a quello del coniuge, non superiore a 14.447,42 euro.

Ma come mai la pensione d’inabilità civile è erogata sino a un determinato limite di reddito e quando è maggiorata è sottoposta a una soglia di reddito ancora più bassa, dal momento che per la generalità delle pensioni non sono previsti limiti reddituali? Questo accade in quanto la pensione d’inabilità civile, a differenza della generalità delle pensioni (di vecchiaia, anticipate, di anzianità…) non è una prestazione economica di previdenza: non occorre, cioè, che l’interessato sia assicurato presso l’Inps ed abbia versato un minimo di contributi previdenziali per percepirla.

La pensione d’inabilità civile è invece una prestazione di assistenza, riconosciuta sulla base del reddito personale dell’invalido: se questo è superiore a una determinata soglia, rivalutata annualmente (come abbiamo osservato, per il 2020 la soglia è pari a 16.982,49 euro annui), la prestazione economica non spetta, in quanto non sussiste la condizione di bisogno che dà luogo all’aiuto. Per la spettanza della pensione maggiorata, con l’incremento al milione, oltre al reddito personale deve essere verificato anche il reddito del coniuge.

Ma la pensione di invalidità civile fa reddito? Rientra nel reddito complessivo ai fini Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) ed è tassata? Rientra tra i redditi rilevanti ai fini della dichiarazione Isee? Rileva ai fini del diritto alla pensione di cittadinanza, o al reddito di cittadinanza?

Iniziamo col chiarire che la pensione d’invalidità civile non rientra tra i redditi rilevanti per il diritto alla pensione stessa. Per approfondire: Guida alla pensione d’inabilità civile.

Redditi che rilevano per il diritto alla pensione d’invalidità civile

Ai fini del diritto alla pensione d’inabilità civile, i redditi da considerare nella soglia massima sono i seguenti:

  • stipendi, pensioni, redditi derivanti dal possesso di immobili, redditi d’impresa e di lavoro autonomo, assegno di mantenimento pagato al coniuge separato o divorziato e, in generale, tutti i redditi rilevanti ai fini Irpef, che si inseriscono nel modello 730 o nel modello Redditi;
  • redditi non soggetti all’Irpef, ma a tassazione separata, riferiti ad anni precedenti rispetto a quello in cui sono stati effettivamente corrisposti;
  • redditi non soggetti all’Irpef, ma a una ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad un’imposta sostitutiva (interessi derivanti da depositi bancari o postali, Bot e Cct, etc.);
  • redditi prodotti all’estero che, se prodotti in Italia, sarebbero assoggettabili all’Irpef;
  • redditi da lavoro, conseguiti presso enti internazionali operanti in Italia e non soggetti alla normativa fiscale italiana;
  • redditi da pensione, se il trattamento è concesso da organismi esteri o da enti internazionali;
  • redditi relativi a indennità corrisposte ai cittadini colpiti da tubercolosi;
  • il Tfr, cioè il trattamento di fine rapporto e le anticipazioni sullo stesso; sono incluse altre tipologie di liquidazione, come i trattamenti in regime di Tfs (indennità premio di servizio, indennità di buonuscita, indennità di anzianità);
  • arretrati, conguagli ed eredità.

Redditi che non rilevano per il diritto alla pensione d’invalidità civile

Ai fini del diritto alla pensione d’inabilità civile non rilevano, invece, i seguenti redditi:

  • la pensione d’invalidità civile stessa;
  • la rendita dell’abitazione principale;
  • pensioni, assegni e indennità di assistenza di cui sono beneficiari gli invalidi civili; tra questi vi sono, oltre alla stessa pensione d’inabilità civile:
  • la rendita Inail per infortunio e tutte le rendite Inail che hanno una natura risarcitoria;
  • gli assegni per l’assistenza personale continuativa;
  • la rendita Inail ai superstiti, che è erogata in caso di morte del titolare delle prestazioni Inail;
  • l’assegno funerario;
  • le rendite di passaggio per silicosi e asbestosi;
  • le pensioni di guerra di ogni tipo, assieme alle relative indennità accessorie;
  • gli assegni annessi alle pensioni privilegiate ordinarie;
  • le pensioni annesse alle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia;
  • i soprassoldi concessi ai decorati al valore militare;
  • i sussidi e i trattamenti di assistenza pagati dallo Stato e da altri enti pubblici;
  • i sussidi a carattere assistenziale e le prestazioni assimilate;
  • le rendite corrisposte in Italia dall’assicurazione vecchiaia e superstiti svizzera AVS.

La pensione d’invalidità civile è tassata?

La pensione d’inabilità civile, in quanto prestazione di assistenza, è erogata a fronte di una situazione di bisogno economico nella quale si trova l’invalido. Proprio per questo motivo, non è considerata un reddito dalla normativa italiana: non si tratta infatti di una remunerazione per la riduzione della capacità lavorativa.

La pensione d’invalidità civile non è dunque assoggettata ad alcun tipo di tassazione, né ad Irpef, né a tassazione separata o a imposte sostitutive: non deve quindi essere inserita nella dichiarazione dei redditi.

Ma allora come mai l’assegno ordinario d’invalidità è tassato e si dichiara nel 730, o nel modello Redditi?

Questo accade in quanto l’assegno ordinario d’invalidità, che spetta a chi ha un’invalidità specifica riconosciuta superiore ai 2/3, a differenza della pensione d’invalidità civile non è una prestazione puramente assistenziale, ma una prestazione di previdenza, che trova il suo fondamento nel rapporto assicurativo con l’Inps. Sono difatti necessari 5 anni di versamenti per ottenere l’assegno ordinario d’invalidità, di cui 3 devono essere accreditati nel quinquennio che precede la data della domanda.

L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma sulla base dei soli contributi accreditati al momento della liquidazione, senza maggiorazioni. Inoltre, è cumulabile limitatamente con eventuali redditi di lavoro: in altre parole, se il beneficiario dell’assegno ordinario d’invalidità continua a lavorare, l’Inps taglia la prestazione economica.

Non è previsto nessun taglio, o più precisamente non si applica alcuna riduzione, invece, alla pensione d’invalidità civile, che spetta sempre per intero: se la soglia di reddito, però, viene superata, la prestazione non spetta più. La riduzione della pensione d’inabilità civile da parte dell’Inps è prevista solo in relazione all’incremento al milione: l’aumento pieno, sino a 651,51 euro, spetta difatti solo a chi non ha reddito [1].

Ricordiamo poi che l’assegno ordinario d’invalidità è riconosciuto sulla base di presupposti differenti rispetto alla pensione d’invalidità civile: è erogato, difatti, a chi possiede un’infermità fisica o mentale che determini una riduzione superiore ai 2/3 della capacità lavorativa specifica, valutata basandosi sull’attività svolta in precedenza, nonché sulla base di ogni altra occupazione che il lavoratore possa svolgere, in relazione alla sua età, capacità ed esperienza.

Per approfondire: Assegno ordinario d’invalidità.

Le pensioni d’invalidità e inabilità fanno reddito?

Come capire se una pensione collegata allo stato d’inabilità o di invalidità del beneficiario “fa reddito” o se è esente da tassazione? In generale, possiamo affermare che una pensione collegata all’invalidità o all’inabilità, ossia alla riduzione della capacità lavorativa o alla sua totale assenza, non è tassata quando consiste in una prestazione economica di assistenza.

In altre parole, la pensione deve essere collegata esclusivamente alle condizioni di salute dell’interessato ed eventualmente alle sue condizioni di reddito, ma non connessa al rapporto assicurativo con l’Inps o con un diverso ente previdenziale, quindi al versamento di contributi: in caso contrario, non si tratta di una prestazione di assistenza, ma di previdenza.

Riepilogando, se la pensione d’invalidità è sottoposta a un requisito contributivo, ossia se l’interessato, per ottenerla, deve aver versato un minimo di anni di contributi, si tratta di una prestazione derivante dal rapporto assicurativo con l’Inps: la prestazione va tassata e deve essere inserita nella dichiarazione dei redditi.

Sono prestazioni previdenziali, anche se collegate allo stato d’invalidità, non solo gli assegni ordinari d’invalidità, ma anche le pensioni per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, nonché le pensioni per inabilità a proficuo lavoro, o per inabilità alle mansioni.

La pensione d’invalidità civile va inserita nell’Isee?

La dichiarazione Isee, o più precisamente la Dsu, dichiarazione sostitutiva unica, è una dichiarazione indispensabile per ottenere la maggior parte dei benefici a carattere pubblico. Da questa dichiarazione emergono infatti diversi indicatori della situazione economica della famiglia, tra cui appunto l’Isee, indicatore della situazione economica equivalente.

Nella dichiarazione Isee vanno inseriti la generalità dei redditi prodotti da tutti i membri del nucleo familiare, il loro patrimonio immobiliare e mobiliare, i veicoli, il mutuo, l’affitto, l’eventuale condizione di disabilità di uno o più membri del nucleo. Ma la pensione d’invalidità civile va inserita nell’Isee? Rileva ai fini degli indicatori che emergono dalla Dsu?

Come chiaro dall’Inps [2] a seguito di un’importante sentenza del Consiglio di Stato del 2016 [3], i trattamenti assistenziali, previdenziali, indennitari (inclusele le carte di debito), a qualunque titolo erogati da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, se non sono già inclusi nel reddito complessivo ai fini Irpef non rilevano ai fini dell’Isee sociosanitario. Si tratta del modello Isee per i nuclei familiari con persone con disabilità o non autosufficienti.

Tutti i trattamenti di assistenza erogati ai disabili, quindi, come la pensione d’invalidità civile, l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, l’accompagnamento, diventano irrilevanti ai fini dell’accesso alle prestazioni sociosanitarie per le quali è necessaria la presentazione dell’Isee.

Includere tra i redditi le prestazioni di assistenza percepite dai disabili significherebbe infatti considerare:

  • la disabilità come una fonte di reddito, come se fosse un lavoro o un a componente del patrimonio;
  • i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni non un sostegno al disabile, ma una remunerazione della riduzione della capacità lavorativa.

Peraltro, considerare la pensione d’invalidità civile e le prestazioni simili come fonti di reddito impedirebbe al disabile di accedere agli aiuti previsti dalla legge.

La pensione d’invalidità civile rileva per il diritto al reddito di cittadinanza?

Ai fini dell’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza, invece, la pensione d’invalidità civile è rilevante. Come mai?

In base al decreto sul reddito di cittadinanza [4], il reddito familiare viene calcolato:

  • al netto dei trattamenti assistenziali non più in godimento, ma ancora inclusi nell’Isee;
  • ma al lordo dei trattamenti assistenziali di cui usufruiscono uno o più componenti del nucleo familiare, come la pensione d’invalidità civile.

Sono escluse le sole prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi, cioè per la cui erogazione il reddito non ha alcuna importanza, come l’assegno di accompagnamento.

L’inclusione della pensione d’inabilità civile tra i redditi rilevanti è dovuta al fatto che il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza sono a loro volta dei trattamenti di assistenza: reddito e pensione di cittadinanza possono eventualmente integrare la pensione d’inabilità civile, in base al reddito complessivo ed alla composizione del nucleo familiare, ma non si vuole comunque riconoscere al disabile un “doppio trattamento”.

Nel valore dei trattamenti di assistenza rilevanti per il diritto a reddito e pensione di cittadinanza non si considerano, ad ogni modo, il pagamento di arretrati, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e le agevolazioni per il versamento dei tributi, il bonus bebè, i rimborsi per le spese sostenute, i buoni servizio o altri titoli sostitutivi di servizi. Per approfondire: Guida al reddito di cittadinanza.


note

[1] Circ. Inps 147/2019, Allegato 2, Tabella M5.

[2] Circ. Inps 137/2016.

[3] Cons. St. sent. n. 842/2016.

[4] DL 4/2019.


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