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Stress psicologico per disservizi in vacanza: diritto al rimborso?

8 Agosto 2020 | Autore: Maria Pina Aragona
Stress psicologico per disservizi in vacanza: diritto al rimborso?

Vacanza da incubo: condizioni e termini per il risarcimento dei danni.

La vacanza ci riporta all’idea di un vuoto piacevolissimo che ha sapore di libertà. Giorni vuoti dal lavoro, dallo studio, dai vari impegni quotidiani, accompagnati dalla legittima aspettativa che tutto vada come programmato.

Non sempre ciò accade. Sul posto di vacanza possono verificarsi spiacevoli disguidi che arrecano al turista non solo danni materiali ma anche danni morali. Una domanda fra tutte: lo stress psicologico per disservizi in vacanzadiritto al rimborso? La risposta è sicuramente affermativa ma occorre che si verifichino determinate condizioni affinché possa configurarsi il “danno da vacanza rovinata”. Scopriamole insieme.

Danno da vacanza rovinata: cos’è?

Il termine “vacanza” proviene dal latino “vacantia”, più specificatamente da vacans, participio presente di “vacare” che significa “essere vacuo, sgombro, libero, senza occupazioni” [1]. È un momento di rigenerazione psico-fisica importante per ogni individuo, un diritto inviolabile dell’uomo costituzionalmente garantito [2].

Per soddisfare il nostro bisogno di relax, supponiamo di acquistare da un tour operator un pacchetto turistico all inclusive, ossia un viaggio, una vacanza, una crociera turistica o un circuito “tutto compreso” in cui si combinano gli elementi del trasporto, dell’alloggio o di servizi accessori come le attività ricreative e le visite guidate [3].

Tuttavia, la nostra voglia di fuga e di evasione viene turbata da una serie di seccanti disservizi dovuti, per esempio, a lunghi ed estenuanti ritardi dei mezzi di trasporto utilizzati, oppure alla perdita dei bagagli ovvero a sistemazioni in strutture alberghiere di standard inferiore rispetto a quello pubblicizzato nell’opuscolo illustrativo.

In questi casi e non solo, all’eventuale e maggiore esborso economico sofferto rispetto a quello originariamente previsto, si associa lo stress generato dalla vacanza deludente da cui discende un particolare tipo di danno che assume la denominazione di danno da vacanza rovinata. Esso si configura come il pregiudizio psicofisico arrecato al turista per non aver potuto godere del viaggio pianificato come occasione di piacere, svago o riposo così come era stato organizzato [4].

Il danno da vacanza rovinata, pertanto, è di natura contrattuale ed è risarcibile in via patrimoniale e non patrimoniale.

Quando è risarcibile il danno da vacanza rovinata

Il risarcimento del danno a causa dei disservizi passa attraverso diversi momenti: dall’inadempimento del contratto turistico e della non corrispondenza delle prestazioni fornite rispetto a quelle promesse, alla natura del danno generato.

Il Codice del turismo disciplina la materia [5]. Prevede che in qualità di turista/consumatore, indi di acquirente di un pacchetto tutto compreso, possiamo chiedere “oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta” [6].

Più precisamente, possiamo proporre istanza di risarcimento del danno se le prestazioni che formano oggetto del contratto non sono state adempiute o sono state eseguite in maniera inesatta rovinando un’occasione di relax che non potrà più verificarsi. È necessario però che tale inadempimento, mancato o inesatto, non sia di scarsa importanza [7], cioè sia tale da non permettere la realizzazione dell’intento contrattuale perseguito dalle parti.

Il danno da vacanza rovinata rientra, infatti, nei casi previsti dal Codice civile di danno non patrimoniale risarcibile [8] e per essere tale, giova ribadirlo, occorre che il danno superi la soglia minima di tolleranza, l’inadempimento si configuri come grave ed il pregiudizio come serio [9]. Pensiamo ad esempio al viaggio di nozze, unico e irripetibile, completamente rovinato da una struttura ricettiva fatiscente e da più di un cambio stanza, dalla spiaggia impraticabile o da servizi compresi mai resi. Il danno da vacanza rovinata è tanto più grave in questo caso.

Onere della prova

Prima di analizzare come “provare” il danno è bene evidenziare che sul tour operator grava la responsabilità dell’evento dannoso e, altresì, la responsabilità dei terzi prestatori dei servizi compresi nel programma di viaggio nei cui confronti potrà poi rivalersi.

Ergo, stante la natura contrattuale del danno da vacanza rovinata, non ci resta che provare l’esistenza del solo contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte attraverso foto, video, ricevute, scontrini, mail, depliant, testimonianze. Nasce così il nostro diritto ad ottenere anche il risarcimento del danno diverso e ulteriore rispetto a quello patrimoniale, causa della lesione del diritto al riposo ed allo svago che sono parte essenziale del contratto concluso.

Né occorre provare gli stati psichici interiori giacché essi non possono formare oggetto di prova diretta essendo desumibili dalla mancata realizzazione della ‘finalità turistica’ qualificante il contratto.

Al tour operator, al contrario, spetta l’onere di provare l’avvenuto adempimento contrattuale.

A chi chiedere il risarcimento

Per essere ristorati del danno subìto è buona norma proporre direttamente reclamo al tour operator con assoluta tempestività. Se quanto da noi lamentato non trova riscontro, possiamo presentare reclamo formale, sempre all’indirizzo del tour operator, allegando le prove di cui sopra tramite pec, fax, raccomandata a/r, entro e non oltre 10 giorni dal rientro dalle vacanze.

Decorso tale termine, se il reclamo non viene raccolto possiamo proporre azione legale entro 1 anno dal rientro dalle vacanze, al fine di chiedere il risarcimento per mancato adempimento o per inesatta esecuzione della prestazione. Per gli eventuali danni alla persona il termine è, invece, di 3 anni. Ci si rivolgerà a seconda dell’entità del danno al giudice di pace o al tribunale competente.

Quantificazione del danno

Il danno da vacanza rovinata è un danno “speciale” poiché include in un’unica ipotesi di pregiudizio una componente di natura patrimoniale, di più agevole quantificazione giacché calcolata sulla base del servizio non erogato o sulle maggiori spese sostenute, e una di natura non patrimoniale. Per orientamento giurisprudenziale consolidato, si ritiene che la quantificazione della componente non patrimoniale, dunque dello stress e del disagio vissuto, debba avvenire secondo equità.

Spetterà al giudice in base alla propria discrezionalità valutare l’ammontare complessivo del danno tenendo conto ad esempio dell’irripetibilità del viaggio, del valore soggettivamente attribuito alla vacanza, dello stress subito a causa dei disservizi.

E sarà sempre il giudice a stabilire se il danno è risarcibile o meno; lo sarà senz’altro se superiore ad una certa soglia minima al di sotto della quale, in conformità ai principi di correttezza e buona fede, non viene riconosciuto alcun risarcimento.

Casistica

Nel primo paragrafo, sono stati elencati alcuni esempi di danno da stress per disservizi. Ad essi se ne possono aggiungere tantissimi altri che, come emerso, derivano dal mancato o inesatto adempimento del contratto. Pensiamo ad es. all’anticipo della partenza dal luogo di villeggiatura con inevitabile perdita di giorni di vacanza, o ai rumori molesti dovuti alle ristrutturazioni in corso nella struttura ricettiva, o all’overbooking inteso come cambiamento dell’albergo o della destinazione o dell’aereo. In tutti questi casi si può agire per chiedere il risarcimento del danno.

Invero, nonostante sia crescente la tutela del turista/consumatore, la Corte di Cassazione impone una certa “autoresponsabilità” ed in una recente sentenza [10] ha negato il risarcimento ai vacanzieri delusi. Nel caso di specie, essi hanno acquistato un pacchetto turistico collettivo di 9 giorni per la Siria e la Giordania ove hanno subìto due distinti fermi dalle polizie del luogo a causa delle leggi nazionali ivi vigenti su visto e passaporto. Hanno chiesto, pertanto, il ristoro dei danni derivanti a loro dire dal mancato assolvimento dell’obbligo informativo, in materia di visto, gravante sulla compagnia organizzatrice.

Tuttavia, la Corte ha evidenziato come la stessa, 5 giorni prima della partenza forniva una nota informativa che i turisti negligentemente non avevano utilizzato e che, dunque, non vi era alcun pregiudizio suscettibile di essere risarcito potendo i vacanzieri decidere di annullare il contratto prima della partenza una volta assunte le nuove informazioni. É di tutta evidenza che, quando si decide di affrontare un viaggio, accanto ai tanti diritti che assistono il turista debbano necessariamente associarsi la sua diligenza ed il suo buon senso.



Di Maria Pina Aragona

note

[1] “Dizionario etimologico online”.

[2] Art. 2 Cost.

[3] Art. 34 cod. turismo.

[4] Art. 47 cod. turismo.

[5] D.lgs n. 79 del 23.05.2011.

[6] Art. 47 cod. turismo.

[7] Art. 1455 cod. civ.

[8] Art. 2059 cod. civ.

[9] Cass. civ. sent. n. 14662/2015.

[10] Cass. civ. sent. n. 14257/2020.


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