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Operazione «strade sicure»: arriva il restyling

7 Agosto 2020
Operazione «strade sicure»: arriva il restyling

Il nuovo modello operativo: uso di dispositivi tecnologici e di droni, raccordo con le polizie locali e miglior trattamento economico dei militari impiegati.

L’operazione «strade sicure» per il controllo del territorio con l’impiego dell’Esercito Italiano compie 12 anni e ora si avvia al restyling con l’impiego di nuovi e più moderni strumenti operativi, tra cui i droni.

I numeri attuali di strade sicure vedono impiegati oltre 7mila militari in 56 province italiane. Dall’inizio dell’operazione, sono state circa 50mila le persone denunciate, arrestate o poste in stato di fermo; circa 5 milioni le persone e gli automezzi controllati, con sequestri di 1.191 armi, 2 tonnellate di droga e quasi mezzo milione di articoli contraffatti.

«Avviata il 4 agosto 2008, sotto il coordinamento dell’autorità di Pubblica Sicurezza, ‘strade sicure‘ nell’estate dell’anno in corso compie 12 anni di attività – sottolinea il comunicato emesso dalla Commissione Difesa della Camera, che ha approvato, dopo oltre un anno di lavoro, il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva da cui sono scaturite le proposte di restyling.

«Vi hanno partecipato migliaia di uomini e donne di tutte le Forze armate, impiegati in compiti di perlustrazione e pattugliamento di aree metropolitane, vigilanza a centri per l’immigrazione e a siti e obiettivi sensibili, quali sedi istituzionali, beni artistici e culturali e siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco; sedi diplomatiche, luoghi di culto e siti di interesse religioso, valichi di frontiera terrestri e portuali, aree associate allo sversamento
illecito e roghi di rifiuti (la cosiddetta ”Terra dei Fuochi”), zone evacuate a seguito di calamità naturali o causate dall’uomo, per un totale di 465 siti sensibili», riporta la nota.

Ora, la Commissione Difesa della Camera dei Deputati, presieduta dal Gianluca Rizzo (M5s), propone «a 11 anni dal suo avvio, una rivisitazione del modello operativo di riferimento che tenga conto dell’evoluzione del contesto generale della sicurezza e delle peculiarità e specificità dello strumento militare».

Operare in raccordo con le polizie locali

Il nuovo modello prevede «un raccordo più stretto tra le forze armate impiegate nell’operazione e le istituzioni locali, anche con forme di coordinamento tra i corpi militari impiegati nell’operazione e le polizie locali».

Meno personale, ma più qualificato

Inoltre, si ipotizza «un dispositivo di dimensioni eventualmente anche più contenute rispetto a quelle attualmente previste, ma capace di esprimere un’operatività più qualificata, grazie all’impiego di personale militare ben addestrato, motivato e adeguatamente retribuito».

Nuovi strumenti tecnologici e uso dei droni

La Commissione pensa a un «uso più massiccio di assetti a vocazione duale ad alto contenuto tecnologico, che, se forse inopportuni in aree urbane ad alta densità abitativa, viceversa, potrebbero essere efficaci in realtà diverse, quali, ad esempio, quelle rurali come la ‘terra dei fuochi’ in Campania, o l’Aspromonte in Calabria, o, ancora, sulle linee di costa per l’ausilio al contrasto dell’immigrazione clandestina».

Migliorare il trattamento economico dei militari

Nelle sue conclusioni, la Commissione Difesa della Camera sottolinea che «appare condivisibile la proposta volta a migliorare l’attuale trattamento economico del personale militare» e per questo formula «l’auspicio che vengano individuate le risorse necessarie affinché le iniziative in via di definizione possano trovare piena attuazione nell’interesse del personale e dello strumento militare».



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