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Invio Pec: come si prova?

7 Agosto 2020 | Autore:
Invio Pec: come si prova?

La ricevuta di avvenuta consegna e il suo valore legale; quando va prodotta in digitale e quando può essere stampata ed esibita. 

Se hai utilizzato la Pec, la posta elettronica certificata, sai bene che esiste un meccanismo di accettazione del messaggio da parte del sistema ed una successiva consegna al destinatario. Questa operazione viene attestata da una ricevuta telematica, restituita al mittente in un’apposita Pec che il sistema gli invierà non appena sarà avvenuto con successo l’inoltro del messaggio spedito nella casella del destinatario.

Ma, considerato che questi file sono interamente digitali, a differenza della classica cartolina di ricevimento di una raccomandata, come si fa quando occorre documentare l’avvenuta consegna della Pec? In altre parole, come si prova l’invio di una Pec e, quando è stata utilizzata con valore di lettera raccomandata, in cosa dovrà consistere la prova della notifica avvenuta con lo strumento di posta certificata? Sarà un documento cartaceo o un messaggio digitale, o entrambe le cose?

La Pec: come funziona e che valore ha

La Pec, acronimo di posta elettronica certificata è un meccanismo di comunicazione che consente di inviare, per via telematica attraverso la rete internet, messaggi da un mittente a un destinatario, entrambi forniti di un apposito indirizzo che denominerà la casella virtuale di partenza e di arrivo.

La Pec è in grado di attestare in maniera certa l’avvenuta trasmissione e ricezione del messaggio (non però l’effettiva apertura da parte del ricevente, ma solo l’acquisizione nella sua casella), le modalità di spedizione (data, ora e formato) ed anche il suo contenuto, compresi gli eventuali allegati al messaggio inviato, ad esempio alcuni documenti in pdf.

Per quanto riguarda il contenuto, però, va precisato che questa espressione si riferisce solo alla Pec stessa, non al file allegato ad essa: ad esempio, se alla Pec è stato allegato un file con un determinato nome, estensione, formato e dimensioni la ricevuta lo attesterà, ma non farà prova del contenuto di quel file. Per avere questo risultato di autenticità, bisogna apporre sul file allegato la firma digitale, che certificherà la provenienza del documento e la sua integrità.

In questo modo la Pec ha valore legale al pari della tradizionale lettera raccomandata cartacea e spedita a mezzo posta, per la quale fa fede l’avviso di ricevimento compilato dal portalettere o dal messo incaricato della consegna e sottoscritto da questi e dal destinatario che riceve la missiva (ora, durante l’emergenza Coronavirus, in sua vece dal postino stesso).

Si tratta ora di vedere qual è, in ambito Pec, lo strumento equipollente all’avviso di ricevimento della raccomandata e che ha lo stesso valore di prova. Poi dovremo occuparci anche di come si produce e utilizza questo documento.

Pec: la prova della avvenuta consegna

Nella Pec la prova dell’avvenuta consegna è costituita dall’apposita ricevuta, emessa e sottoscritta dal gestore del servizio non appena il messaggio è stato inserito nella casella del destinatario.

Viene trasmessa con un messaggio di posta elettronica inviato al mittente, che riporta i dati di certificazione, contenuti anche in un file in formato xml allegato alla ricevuta stessa. I file allegati al messaggio trasmesso vengono individuati con degli appositi codici identificativi univoci, denominati “hash”.

La posta elettronica certificata, però, è interamente elettronica e viaggia attraverso la rete web in formato digitale. Non c’è nessun dubbio che la ricevuta di avvenuta consegna faccia prova al pari dell’avviso di ricevimento (e anche di più, perché, come abbiamo visto, documenta anche, pur nei limiti descritti, il contenuto che è stato trasmesso), ma all’atto pratico sussiste il problema di come esibirla e utilizzarla fuori dal “mondo digitale”: ad esempio nel corso di una causa per la quale non si utilizza il processo telematico.

Le notifiche a mezzo Pec 

Le notificazioni degli atti processuali possono avvenire in via telematica a cura dell’avvocato [1], che in ragione della sua attività professionale deve necessariamente essere dotato di una casella Pec attiva e funzionante.

La legge che attribuisce ai professionisti questo potere di notifica stabilisce anche che, in tutti i casi in cui l’avvocato debba fornire prova della notificazione avvenuta in via telematica – dunque attraverso la Pec – dovrà farlo in prima battuta con le modalità digitali.

In tal caso, non sorgono particolari problemi, perché come abbiamo visto la Rac (ricevuta di avvenuta consegna) è un messaggio nativo digitale: si tratta di un file (solitamente in formato .eml oppure .msg, oltre che nell’apposito riepilogo in xml), che può essere inoltrato nella medesima forma, con le consuete modalità telematiche, in tutti casi in cui occorra spedirlo.

La prova dell’invio della Pec con valore di notifica

Quando non è possibile fornire prova della notifica in formato digitale e con modalità telematiche, sarà necessario stampare il messaggio di ricevuta di avvenuta consegna e così produrlo in forma cartacea.

Ora, questa possibilità è ammessa: la Corte di Cassazione, in una nuova sentenza [2], ha stabilito che quando non è possibile operare in modalità digitale si può depositare, in alternativa e con lo stesso valore, la copia cartacea del messaggio di posta elettronica, purché però venga attestata la sua conformità all’originale digitale.

Non a caso, nella legge sulle notificazioni degli atti a cura degli avvocati, è stata introdotta un’apposita norma [3] che prevede espressamente l’eventualità in cui non si possa procedere al deposito telematico dell’atto notificato. In tali casi, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratti [4].

Nel caso deciso dagli Ermellini, si trattava di un giudizio in Cassazione, dove non è avviato il processo civile telematico, quindi all’avvocato era precluso poter provare la notifica producendo il file digitale e poteva farlo unicamente attraverso la copia cartacea della ricevuta di consegna, che è stata riconosciuta valida.

Per conoscere le regole pratiche di documentazione dell’avvenuto invio di un messaggio a mezzo Pec, leggi anche l’articolo “come dimostrare l’invio di una Pec“.


note

[1] Ai sensi della Legge n. 53 del 21 gennaio 1994 “Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali“.

[2] Cass. ord. n. 16830/2020 del 7 agosto 2020.

[3] Art 9, comma 1 bis, della Legge n. 54/1994, introdotto dalla Legge n.228/2012.

[4] Ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82.


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