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Reddito di cittadinanza: cosa fare per non perderlo

8 Agosto 2020 | Autore:
Reddito di cittadinanza: cosa fare per non perderlo

Oltre 400mila beneficiari del Rdc rischiano la decadenza dal sussidio se non rispettano le misure di politica attiva del lavoro.

Il reddito di cittadinanza, il sussidio a favore delle famiglie in stato di bisogno economico, richiede l’impegno dei membri in età lavorativa nella ricerca attiva di un impiego e nella partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro. Vuoi sapere tutto su questo sussidio? Leggi la nostra Guida al reddito di cittadinanza 2020.

Corsi di formazione, di riqualificazione, convocazioni presso il centro per l’impiego, incontri di orientamento, partecipazione a selezioni e ad attività per il proprio Comune: sono tutte attività che, se previste dal centro per l’impiego e non svolte, determinano la perdita del sussidio.

Il rispetto di queste misure di condizionalità è stato sospeso sino al 17 luglio, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid 19, ma ora è stato stabilmente ripristinato. Attualmente, sono a rischio 400mila beneficiari del reddito di cittadinanza, che perderanno il sussidio qualora non si presentino ad incontri e convocazioni, o qualora non cerchino attivamente un lavoro. Tra l’altro, il Governo ha sollecitato l’Anpal perché acceleri le convocazioni: appuntamenti “a tappeto” presso i centri per l’impiego, nella speranza che, complici le vacanze estive, in molti non si presentino e decadano dall’ammortizzatore sociale.

Ma allora, per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, cosa fare per non perderlo?

Gli obblighi sono davvero numerosi, ma se si rispettano scrupolosamente, non c’è alcun rischio di perdere il sussidio.

È opportuno sapere, comunque, che restano esonerati dagli obblighi di condizionalità i disabili (come definiti dalla legge sul collocamento mirato, cioè gli appartenenti alle categorie protette) e gli studenti, nonché coloro che percepiscono la pensione di cittadinanza e gli over 65. Possono essere esonerati coloro che hanno carichi di cura ed i disabili gravi, come definiti ai fini Isee (vedi: Reddito di cittadinanza, benefici per disabili).

Sono inoltre esonerati dagli obblighi i beneficiari del Rdc che si trovano in malattia, i tirocinanti e le donne in gravidanza. Chi già lavora, ma percepisce un reddito così basso da aver comunque diritto al sussidio, è esonerato se l’attività svolta lo impegna per oltre 20 ore settimanali, oppure per oltre 25 ore, considerando anche gli spostamenti dall’abitazione al luogo di lavoro.

Quali sono le attività obbligatorie per i beneficiari del reddito di cittadinanza?

Ma facciamo subito un quadro di quelle che sono le principali attività obbligatorie per i beneficiari di reddito di cittadinanza che non appartengono alle categorie di lavoratori esonerate:

  • dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro;
  • aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale;
  • offrire la propria disponibilità per progetti utili alla collettività realizzati dal proprio Comune;
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • cercare attivamente e quotidianamente un impiego;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito o della situazione lavorativa;
  • accettare una delle prime tre offerte di lavoro congrue avanzate;
  •  accettare la prima offerta di lavoro congrua avanzata, dopo 18 mesi dalla percezione del sussidio; i requisiti perché un’offerta di lavoro sia considerata congrua sono diversi rispetto a quelli previsti in relazione all’indennità di disoccupazione Naspi; l’offerta, ad esempio, non è congrua se la retribuzione non risulta almeno pari a 858 euro mensili.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, ha comunque diritto al reddito o alla pensione di cittadinanza.

Le attività sono obbligatorie per chi già lavora?

Come abbiamo osservato, generalmente chi è già impegnato per oltre 20 ore settimanali, o 25 considerando gli spostamenti, non è tenuto ad osservare le misure di politica attiva del lavoro. Tuttavia, bisogna anche considerare che il cosiddetto working poor, ossia l’impiego dal quale deriva un reddito basso, è assimilato alla disoccupazione: di conseguenza, chi lavora, ma percepisce compensi così bassi da non risultare debitore d’imposta (in altri termini, la sua fascia di reddito appartiene alla no tax area perché le detrazioni sono più alte dell’Irpef dovuta), può beneficiare delle misure di politica attiva del lavoro come chi è in possesso dello stato di disoccupazione perché privo d’impiego.

Quali sono gli adempimenti per non perdere il reddito di cittadinanza?

Osserviamo, nel dettaglio, tutti gli adempimenti a cui è tenuto il beneficiario del reddito di cittadinanza per non decadere dal sussidio.

Dopo aver presentato la domanda e ottenuto il sussidio, entro 30 giorni dal riconoscimento del Rdc, tutti i componenti del nucleo familiare non esonerati e in età lavorativa devono dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro:

  • presso il centro per l’impiego competente;
  • in alternativa, attraverso l’apposita piattaforma digitale (Siulp).

Il richiedente che non rientra tra gli esonerati, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio, può essere anche convocato direttamente dal centro per l’impiego, grazie alla banca dati della piattaforma digitale, se uno dei componenti della sua famiglia:

  • è disoccupato da non più di due anni;
  • ha un’età inferiore ai 29 anni;
  • è beneficiario della Naspi, di un altro sussidio di disoccupazione, o ne ha terminato la fruizione da non più di un anno;
  • ha sottoscritto un Patto di servizio in corso di validità presso i centri per l’impiego.

In ogni caso la dichiarazione di immediata disponibilità deve essere presentata da tutti i componenti del nucleo familiare non esonerati dagli obblighi di condizionalità, in occasione del primo incontro presso il centro per l’impiego.

Come funziona il patto per il lavoro?

Il beneficiario del reddito di cittadinanza non esonerato dagli obblighi di politica attiva deve stipulare, presso un centro per l’impiego o un intermediario accreditato, il patto per il lavoro.

Si tratta di un programma che ha caratteristiche simili al patto di servizio personalizzato previsto per chi richiede l’indennità di disoccupazione, ma prevede delle attività aggiuntive.

In particolare, sottoscrivendo il patto per il lavoro il beneficiario del Rdc si obbliga a:

  • collaborare con l’operatore del servizio per l’impiego che deve redigere il suo bilancio delle competenze, per definire il contenuto del patto stesso; in pratica, a seconda delle competenze, esperienze ed esigenze del lavoratore, l’operatore prevede per lui delle attività personalizzate;
  • accettare espressamente gli obblighi e svolgere le attività previste nel patto. Quali sono queste attività? Le attività cambiano di beneficiario in beneficiario, in quanto il programma da rispettare è personalizzato, “cucito su misura” (almeno in teoria) sulla persona che percepisce il reddito. Ecco, comunque, le attività e gli adempimenti principali:
    • registrarsi sull’apposita piattaforma digitale del reddito di cittadinanza, anche tramite i portali web attivati dalle regioni;
    • consultare quotidianamente la piattaforma come supporto nella ricerca del lavoro;
    • svolgere attività di ricerca attiva d’impiego, secondo le modalità definite nel patto, comunque con cadenza almeno settimanale; l’interessato deve cioè provare che per almeno un giorno alla settimana ha svolto particolari attività di ricerca di lavoro;
    • accettare di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, o ai progetti per favorire l’auto-imprenditorialità, secondo le modalità e le esigenze individuate nel patto;
    • sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, sempre se previste nel progetto e su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
    • accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue;
    • se l’interessato percepisce il reddito di cittadinanza da oltre 18 mesi, l’interessato deve accettare, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua;
    • il beneficiario deve infine mettersi a disposizione per partecipare a progetti comunali utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni; questi progetti sono a favore del comune di residenza e possono avere una durata massima di 16 ore alla settimana.

Nel dettaglio, l’impegno richiesto dal Comune al beneficiario del sussidio va da un minimo di 8 ore a un massimo di 16 ore settimanali. Non tutti i membri della famiglia sono obbligati a prestare servizio nell’ambito di questi progetti, ma va garantita la partecipazione di almeno un componente per ogni nucleo familiare (normalmente viene scelto quello più giovane).

Il Comune deve garantire anche la partecipazione di coloro che percepiscono i sussidi più elevati. Per approfondire: Reddito di cittadinanza, come funzionano i Puc

Come deve essere redatto il patto per il lavoro?

Il patto per il lavoro è redatto dal funzionario del centro per l’impiego, o dei servizi per il lavoro, con la collaborazione del beneficiario del Rdc. Deve obbligatoriamente contenere le seguenti informazioni:

  • i dati del beneficiario del Rdc;
  • l’indice del suo profilo di occupabilità; questo indicatore esprime la difficoltà di ricollocazione dell’interessato nel mondo del lavoro;
  • una sezione, visibile solo all’operatore del Centro per l’impiego, in cui si specificano le altre condizioni necessarie per rioccupare il beneficiario di Rdc;
  • una sezione, opzionale e riservata, in cui l’operatore traccia punti di forza, debolezza, vincoli e disponibilità del beneficiario ed eventuali note;
  • una tabella che spiega le misure concordate, espone le ulteriori convocazioni e le eventuali offerte di lavoro congrue;
  • due distinte sezioni, in cui sono dichiarati i doveri e le sanzioni per il beneficiario:
    • la sezione A riguarda il solo reddito di cittadinanza;
    • è compilata inoltre la sezione B se il beneficiario del sussidio è anche percettore della Naspi.

Quando si stipula il patto per l’inclusione sociale?

Nel caso in cui l’operatore del centro per l’impiego si accorga che nella famiglia del beneficiario del Rdc vi sono gravi problemi, che rendono difficile l’avvio di un percorso di inserimento al lavoro, :

  • invia il richiedente ai servizi comunali competenti per il contrasto della povertà;
  • i servizi si coordinano a livello di ambito territoriale, per la valutazione multidimensionale del bisogno;
  • il richiedente e la famiglia firmano poi il Patto per l’inclusione sociale previsto dai servizi competenti; si tratta di un progetto personalizzato di contrasto alla povertà, che tiene conto delle particolari situazioni di salute o di degrado riscontrate.

Quando si deve accettare un’offerta di lavoro?

Il beneficiario del reddito di cittadinanza deve accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, oppure, se percepisce il reddito in fase di rinnovo, cioè da oltre 18 mesi, la prima offerta di lavoro congrua.

Ma quando un’offerta di lavoro è congrua ai fini del reddito di cittadinanza? In base a quanto disposto dal decreto sul reddito di cittadinanza [1], le caratteristiche sono differenti in base “all’anzianità” del beneficiario. In pratica, chi percepisce il sussidio da più tempo deve accettare delle condizioni meno favorevoli rispetto a chi ha iniziato a percepire il reddito da poco:

  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da non più di 12 mesi, difatti, la proposta di lavoro per risultare congrua deve avere le seguenti caratteristiche:
    • deve riguardare uno dei settori lavorativi individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro mensili;
    • deve riguardare una sede di lavoro distante non oltre 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta della prima offerta avanzata all’interessato; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può invece trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da oltre 12 mesi, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore, o un settore contiguo;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro al mese;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di prima o seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore ha ottenuto il rinnovo del reddito di cittadinanza, ossia se il sussidio è percepito da oltre 18 mesi, la proposta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • può riguardare qualsiasi settore lavorativo;
    • deve offrire una retribuzione maggiore di 858 euro mensili;
    • la sede di lavoro può trovarsi ovunque nel territorio italiano.

Bisogna in ogni caso considerare che:

  • la sede di lavoro può trovarsi ovunque solo se nel nucleo familiare non sono presenti componenti di minore età o disabili;
  • se il beneficiario accetta l’offerta di lavoro con sede lontana, continua a percepire il reddito di cittadinanza per altri 3 mesi, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute, o per altri 12 mesi, se nel nucleo ci sono minori o disabili.

Il rapporto di lavoro congruo, per quanto riguarda la durata, deve essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a termine o con contratto di somministrazione, con una durata di almeno tre mesi;
  • con orario a tempo pieno, o a tempo parziale non inferiore all’80% rispetto all’orario dell’ultimo contratto di lavoro.

Chi rifiuta il lavoro perde il reddito di cittadinanza?

Il beneficiario del reddito di cittadinanza, come osservato, può rifiutare al massimo due offerte di lavoro congrue ed ha la possibilità di recedere dall’impiego per due volte nell’arco dello stesso periodo. Se, però, percepisce il reddito in fase di rinnovo, deve accettare il primo lavoro congruo proposto e non può recedere dall’impiego.

Se non rispetta queste disposizioni, perde il reddito di cittadinanza. Ne abbiamo parlato in: Reddito di cittadinanza, controlli per chi rifiuta il lavoro.

Obbligo di chiedere l’assegno di ricollocazione

Tra gli obblighi che possono determinare la perdita del reddito di cittadinanza c’è anche l’obbligo di richiedere l’assegno di ricollocazione.

Si tratta di un voucher sino a 5mila euro spendibile presso i centri o le agenzie per l’impiego, o presso i delegati della Fondazione consulenti per il lavoro, che possono incassarlo solo se riescono a trovare una nuova occupazione al beneficiario della misura.

La misura dell’assegno varia non solo a seconda della durata del contratto di lavoro concluso dal disoccupato, ma anche del suo profilo di occupabilità: questo è il valore che determina la difficoltà per il disoccupato nel trovare un nuovo lavoro, sulla base delle caratteristiche del lavoratore.

Per non decadere dal Rdc, il beneficiario deve:

  • stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego;
  • decorsi 30 giorni dalla data di liquidazione del reddito di cittadinanza, riceve dall’Anpal l’assegno di ricollocazione (Adr Rdc) da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati, come le agenzie per il lavoro o i delegati della fondazione Lavoro (consulenti del lavoro);
  • attivare il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, a pena di decadenza dal reddito di cittadinanza: in pratica, deve scegliere l’ente che eroga il servizio di assistenza e fissare la data del primo appuntamento, entro 30 giorni dal riconoscimento dell’assegno;
  • se l’ente prescelto non si attiva nella ricollocazione del beneficiario, questo deve rivolgersi ad un altro soggetto erogatore.

Quando si perde il reddito di cittadinanza?

È molto facile decadere dal diritto al reddito di cittadinanza, non solo per chi utilizza documenti falsi o che attestano cose non vere, ma anche per chi non effettua importanti adempimenti, ad esempio non dichiara le variazioni di reddito.

Oltre alla perdita del Rdc, che non può essere più richiesto per 10 anni, sono previste sanzioni penali, sino a 6 anni di reclusione a seconda dei casi.

Si decade dal reddito di cittadinanza anche quando uno dei componenti del nucleo familiare beneficiario:

  • non sottoscrive il patto per il lavoro o il patto per l’inclusione sociale, a meno che non sia escluso o esonerato da questi obblighi;
  • non attiva, avendone diritto, il servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione;
  • non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione, o ad altre iniziative di politica attiva o di attivazione;
  • non lavora gratuitamente nei progetti comunali, se istituiti;
  • rifiuta un’offerta di lavoro congrua, dopo averne già rifiutate due;
  • rifiuta un’offerta congrua dopo 18 mesi di fruizione del beneficio;
  • non effettua le comunicazioni obbligatorie, o effettua comunicazioni false, producendo un beneficio economico del reddito di cittadinanza maggiore;
  • non presenta una dichiarazione Isee aggiornata, in caso di variazione del nucleo familiare;
  • rende una dichiarazione falsa (anche nella dichiarazione Isee).

Quando si riduce reddito di cittadinanza?

Alcune violazioni o omissioni non danno luogo alla decadenza dal reddito di cittadinanza, ma alla sua riduzione.

Nel dettaglio, se il beneficiario non si presenta alle convocazioni disposte nel patto è prevista:

  • la decurtazione di una mensilità del sussidio, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decurtazione due mensilità alla seconda mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione, in caso di terza mancata presentazione.

Nel caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, da parte anche di un solo componente del nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di due mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione.

In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel patto per l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione o di formazione da parte di un componente minorenne, o degli impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, individuati da professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di due mensilità dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni;
  • la decurtazione di tre mensilità al secondo richiamo formale;
  • la decurtazione di sei mensilità al terzo richiamo formale;
  • la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo.

Chi controlla il rispetto degli obblighi sul reddito di cittadinanza?

Tanti adempimenti, tanti controlli necessari. Ma chi controlla? Chi determina l’applicazione delle sanzioni in capo ai beneficiari del Rdc?

È l’Inps ad occuparsi di applicare le sanzioni diverse da quelle penali e del recupero del reddito di cittadinanza non dovuto: ma come può controllare?

I primi controlli sono effettuati dai centri per l’impiego e dai Comuni: sono loro a trasmettere le informazioni all’Inps.

Gli operatori dei centri e dei servizi per l’impiego, come osservato, vigilano sull’esecuzione degli obblighi previsti nel patto per il lavoro.

Ogni Comune, oltre alla vigilanza relativa agli obblighi previsti nel patto d’inclusione sociale, deve procedere a controlli sulla composizione del nucleo familiare dichiarato ai fini Isee: le verifiche devono riguardare almeno il 5% delle famiglie beneficiarie di Rdc residenti sul territorio comunale.

Inoltre, il comune è tenuto a verificare, entro 30 giorni dalla concessione del sussidio, il requisito della continuità di residenza dei beneficiari in Italia negli ultimi due anni.

I risultati delle verifiche sono inviati all’Inps entro 10 giorni, tramite piattaforma Gepi (piattaforma per la gestione dei patti per l’inclusione sociale), perché siano accertate le eventuali sanzioni e, nei casi previsti, siano trasmesse all’autorità giudiziaria.

L’Inps controlla direttamente, poi, se il reddito di cittadinanza non è integralmente speso nel mese di fruizione: in questo caso, può essere ridotto sino al 20%. Per approfondire: Come utilizzare la carta Rdc.

Quando può essere chiesto di nuovo il reddito di cittadinanza?

Salvo i casi più gravi, in cui è prevista l’applicazione di sanzioni penali e il sussidio non può più essere richiesto per 10 anni, se il beneficiario decade dal sussidio, il reddito di cittadinanza può essere richiesto solo decorsi 18 mesi dalla data del provvedimento di decadenza. Non può essere richiesto prima del termine da un altro componente della famiglia.

Nel caso facciano parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilità, il termine per richiedere nuovamente il reddito di cittadinanza è ridotto a 6 mesi.


note

[1] DL 4/2019.


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