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Se il debitore cede i beni per per sottrarsi ai creditori: la revocatoria

14 Novembre 2013
Se il debitore cede i beni per per sottrarsi ai creditori: la revocatoria

Sono creditore di una grossa somma nei confronti di soggetto e, dopo le intimazioni rivolte al debitore per ottenere il pagamento, ho scoperto che quest’ultimo ha provveduto a spogliarsi di tutti i suoi beni: come posso tutelarmi con l’azione revocatoria?

La risposta dipende unicamente da ciò che si intende con la locuzione “spogliarsi di tutti i beni”. Infatti, a seconda del tipo di atto che il debitore ha realizzato, la disciplina dell’onere della prova per il creditore che agisce con l’azione revocatoria potrebbe essere più o meno problematica.

Innanzitutto è bene ricordare che l’azione revocatoria può essere esercitata solo entro cinque anni dal compimento dell’atto da revocare e che, pertanto, decorso tale termine, l’atto di disposizione dei beni sarà divenuto definitivo e non più impugnabile.

Detto ciò, passando alle possibilità di riuscita, da parte del creditore, dell’azione revocatoria, è necessario distinguere le seguenti ipotesi.

Atti a titolo gratuito

1 – Se il debitore, nello spogliarsi dei propri beni, ha effettuato delle donazioni nei confronti dei propri figli/parenti – con un atto che, quindi, può definirsi “a titolo gratuito” – il creditore dovrà dimostrare un’unica cosa: che il debitore era consapevole del danno che, con tale atto, avrebbe prodotto al creditore.

Tale prova è molto facile da raggiungere quando il debitore, nel firmare la donazione, si è spogliato di tutti i propri beni e non ha altre garanzie per soddisfare le pretese dei creditori. Infatti, il totale svuotamento del patrimonio del debitore sarà la piena dimostrazione che quest’ultimo non poteva non sapere che ciò avrebbe pregiudicato i creditori. Raggiungere una tale prova, per il creditore, è assai agevole: basterebbe una visura immobiliare che dimostri l’assenza di ulteriori beni immobili o un pignoramento presso terzi negativo ove la banca dichiari che il proprio cliente non ha altre consistenze patrimoniali depositate.

Il creditore, comunque, non è obbligato a dimostrare il totale svuotamento di tutti i beni da parte del debitore, ma può limitarsi a provare che l’atto di donazione ha reso “più difficoltosa”, per il creditore medesimo, l’esecuzione forzata. In tal caso, dunque, il creditore – per vincere l’azione revocatoria – può dimostrare la variazione patrimoniale, senza che sia necessario provare l’entità del patrimonio residuo del debitore.

In tutti questi casi non rileva lo “stato soggettivo” del terzo donatario. Ciò, in parole povere, significa che, anche se i parenti che hanno acquistato in donazione i beni della madre erano totalmente all’oscuro dei debiti di costei, l’azione revocatoria può essere esperita fruttuosamente dal creditore.

Atti a titolo oneroso

2 – Se il debitore, nello spogliarsi, ha posto in essere delle vendite, il creditore deve dimostrare, oltre alla consapevolezza del danno da parte del debitore (di cui abbiamo appena parlato), anche che il terzo acquirente del bene fosse consapevole del pregiudizio che l’atto arrecava al creditore. Non è necessario dimostrare che il terzo acquirente conoscesse lo specifico credito della società che agisce con l’azione revocatoria. Al contrario, è sufficiente la semplice conoscenza, nel debitore e nel terzo, del pregiudizio astratto che l’atto avrebbe arrecato alle ragioni dei creditori; quindi si prescinde dalla specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione revocatoria (ossia l’esistenza del credito da parte della società inglese).

Viceversa, se il debitore riesce a dimostrare la “buona fede” dell’acquirente, ossia che lo stesso era totalmente all’oscuro tanto dei debiti quanto della consistenza degli averi del primo, il creditore perderebbe l’azione revocatoria.

In questi casi, se la domanda del creditore viene accolta, le donazioni o le vendite si considerano come mai avvenute nei confronti del creditore stesso, il quale può promuovere azioni esecutive sui beni in questione, anche se nel frattempo divenuti di titolarità di terzi.

Sebbene per agire in revocatoria non vi sia necessità di procurarsi prima un titolo (ossia una sentenza o un decreto ingiuntivo, salvo si disponga di cambiali o assegni, nel qual caso potrebbe già procedere in esecuzione forzata), ciò di fatto avviene quasi sempre. Molto spesso, infatti, il creditore, prima della revocatoria, fa accertare il proprio credito dal tribunale (con un decreto ingiuntivo o una causa ordinaria). Ebbene, ottenere un titolo richiede del tempo. Il decorso di tale tempo potrebbe giovare a favore del debitore che vedrebbe così compiersi i cinque anni, oltre i quali si prescrive l’azione revocatoria. È bene, quindi, tenere sotto controllo questo termine e attivarsi per tempo con l’azione revocatoria.



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2 Commenti

  1. Salve se il creditore cede i suoi averi con una donazione della sola nuda proprieta questa ormai in prescrizione per i cinque anni pero’ viene fatta una nuova donazione dove cede l’usufrutto questa nuova donazione ferma la prescrizione non essendo ancora decorsi i cinque anni?Grazie

  2. nella parte “a titolo oneroso” si omette però di distinguere il tipo di bene mobile: l’art.2913 cc e segg dice “… salvi gli effetti del possesso di buona fede per i mobili non iscritti in pubblici registri. ” quindi mi par che es. tal ‘protezione’ esclude un’auto registrata al PRA anche se trasferita a titolo oneroso

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