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Pensione senza età minima

15 Ottobre 2020 | Autore:
Pensione senza età minima

In quali casi è possibile ottenere un trattamento previdenziale senza dover rispettare dei limiti anagrafici: pensione anticipata, di anzianità, di invalidità, di inabilità.

Quasi tutti i trattamenti di pensione prevedono, oltre al requisito contributivo, cioè ad un minimo di anni di contributi richiesti, un’età minima per raggiungere il diritto alla prestazione economica.

La pensione di vecchiaia ordinaria, ad esempio, prevede un’età minima pari a 67 anni, mentre la pensione di vecchiaia contributiva richiede addirittura 71 anni di età; la pensione di vecchiaia in totalizzazione ne richiede 66 e la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità ne richiede 56 per le donne e 61 per gli uomini. La pensione anticipata contributiva richiede un minimo di 64 anni di età, la pensione anticipata quota 100 ne richiede 62, la pensione di anzianità con opzione donna richiede che le lavoratrici dipendenti abbiano compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre le autonome, entro la stessa data, devono averne compiuti almeno 59 (probabilmente vi sarà una proroga inserita nella legge di bilancio 2021).

Persino i trattamenti di accompagnamento alla pensione, come l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, richiedono un’età minima: i beneficiari dell’ape sociale, difatti, devono aver compiuto almeno 63 anni di età.

Ma esiste un trattamento pensionistico che non preveda alcun limite anagrafico per la sua liquidazione?

Quale pensione senza età minima?

Nel nostro ordinamento previdenziale sono previsti diversi trattamenti che non richiedono un requisito anagrafico minimo. Ad esempio, la pensione anticipata ordinaria richiede soltanto un requisito contributivo minimo, così come la pensione anticipata per i lavoratori precoci. Anche la pensione di anzianità in regime di totalizzazione richiede solo un requisito contributivo e non prevede alcun requisito anagrafico. Ci sono poi i trattamenti di invalidità e di inabilità che sono collegati, oltre che alla riduzione della capacità lavorativa dell’interessato, anche al versamento di una contribuzione minima, ma non ad un requisito di età.

Vediamo allora tutti i trattamenti che possono essere riconosciuti dalle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps, per i quali non è previsto alcun requisito di età minimo.

Pensione anticipata ordinaria

La pensione anticipata ordinaria [1] è stata prevista dalla legge Fornero in sostituzione della vecchia pensione di anzianità: mentre la precedente pensione di anzianità, oltre a un requisito contributivo, prevedeva un requisito di età minimo, anche se più leggero rispetto all’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia, l’attuale pensione anticipata non prevede alcun requisito di età minima.

Che cosa vuol dire? Significa che il pensionato, nel rispetto del requisito di contribuzione richiesto, non deve aspettare il compimento di un’età pensionabile.

È vero che, sino a qualche anno fa, coloro che si pensionavano con questo trattamento prima dei 62 anni subivano una penalizzazione in percentuale sull’assegno. Questa penalizzazione, però, è stata abolita e non sarà più ripristinata.

Di conseguenza, è possibile pensionarsi richiedendo la pensione anticipata ordinaria senza limiti di età minima e senza subire alcun taglio dell’assegno.

Ma quali sono i requisiti previsti per la pensione anticipata ordinaria? Attualmente, e sino al 31 dicembre 2026, sono richiesti un minimo di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e di 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini.

A partire dalla maturazione del requisito contributivo e sino alla liquidazione del trattamento, bisogna poi attendere un periodo, detto finestra, pari a tre mesi. Per approfondire: Guida alla pensione anticipata.

È bene sapere che la pensione anticipata può essere ottenuta anche in regime di cumulo [2], ossia sommando, ai fini del diritto al trattamento, la contribuzione accreditata presso gestioni diverse, comprese le casse dei liberi professionisti.

Pensione anticipata precoci

Per i lavoratori precoci, cioè per coloro che possiedono almeno 12 mesi di contribuzione da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19º anno di età, la pensione anticipata può essere ottenuta con soli 41 anni di contributi.

L’interessato deve però possedere contribuzione obbligatoria accreditata alla data del 31 dicembre 1995 e deve appartenere ad una delle seguenti categorie tutelate: disoccupati di lungo corso (ad esclusione dei disoccupati a seguito di contratto a termine), caregiver, invalidi civili dal 74%, addetti ai lavori gravosi, addetti ai lavori usuranti e notturni. Per ogni categoria sono previste condizioni peculiari da rispettare: maggiori approfondimenti nella nostra Guida alla pensione anticipata precoci.

Questa pensione non richiede il compimento di un’età minima e, come la pensione anticipata ordinaria, prevede l’attesa di una finestra pari a tre mesi; può essere inoltre ottenuta in regime di cumulo.

Prima della liquidazione del trattamento è indispensabile ottenere dall’Inps la certificazione del diritto a pensione. Questa certificazione deve essere richiesta entro il 1 marzo di ogni anno, oppure tardivamente, ma solo se residuano risorse, entro il 30 novembre dell’anno in cui si maturano i requisiti.

Pensione di anzianità in regime di totalizzazione

La totalizzazione [3], come il cumulo, è uno strumento che consente di sommare gratuitamente la contribuzione accreditata presso gestioni diverse, comprese le casse dei liberi professionisti. Come avviene nel cumulo, ogni gestione liquida la quota di pensione di propria competenza: spesso, però, il trattamento subisce un ricalcolo contributivo, cioè un ricalcolo della pensione effettuato col sistema integralmente contributivo, che risulta penalizzante.

In regime di totalizzazione è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, di anzianità, di inabilità ed ai superstiti.

Per la pensione di anzianità non è richiesto alcun requisito di età minimo, ma è necessario avere alle spalle almeno 41 anni di contributi complessivi. Si deve poi attendere una finestra, dalla maturazione del requisito contributivo sino alla liquidazione della pensione, pari a 21 mesi.

Assegno ordinario di invalidità

Gli iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps ed a determinati fondi sostitutivi possono ottenere, in presenza di una forte riduzione della capacità lavorativa specifica, l’assegno ordinario di invalidità. Si tratta di un assegno liquidato con lo stesso sistema di calcolo utilizzato per la pensione, ma sulla base della contribuzione e dell’anzianità posseduta al momento della domanda, qualora l’interessato possieda almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 accreditati nell’ultimo quinquennio.

La riduzione della capacità lavorativa richiesta deve essere almeno pari a 2/3 (due terzi): deve trattarsi di capacità lavorativa specifica e non generica, parametro valido, quest’ultimo, per la valutazione dell’invalidità civile. In buona sostanza, si devono valutare le precedenti esperienze del lavoratore, le competenze e le attitudini personali per quantificare la riduzione della capacità lavorativa.

Non è previsto alcun requisito anagrafico minimo per la liquidazione dell’assegno ordinario di invalidità; al compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia, sussistendo i requisiti, l’assegno viene però trasformato in pensione di vecchiaia.

La persona a cui è liquidato l’assegno ordinario di invalidità può continuare a lavorare, ma subisce una riduzione del trattamento in base al reddito conseguito. Per maggiori approfondimenti: Guida all’assegno ordinario di invalidità.

Pensione di inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro

I dipendenti pubblici, senza dover rispettare alcun requisito anagrafico minimo, possono ottenere la pensione per inabilità alle mansioni a cui sono adibiti, oppure per inabilità a proficuo lavoro, ossia per inabilità all’applicazione ad un’attività lavorativa in modo continuativo e remunerativo. Sono richiesti requisiti di contribuzione diversi in base alla tipologia di inabilità verificata dall’apposita commissione medica ed in base alla gestione di appartenenza.

Per approfondire: Inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro.

Pensione di inabilità al lavoro

Gli iscritti presso la generalità delle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps possono ottenere, senza alcun limite di età ed in presenza di un azzeramento della capacità lavorativa, la pensione per inabilità al lavoro.

Nel dettaglio, l’interessato deve essere dichiarato inabile in modo permanente ed assoluto a qualsiasi attività lavorativa e deve possedere almeno cinque anni di contributi, di cui almeno tre accreditati nell’ultimo quinquennio.

La pensione è liquidata sulla base della contribuzione posseduta e dell’anzianità lavorativa, cioè con gli stessi sistemi di calcolo utilizzati per la generalità delle pensioni. Se l’interessato ha meno di 60 anni di età, può essergli però riconosciuta una maggiorazione contributiva massima sino a 40 anni di versamenti. Per approfondire: Guida alla pensione di inabilità al lavoro.


note

[1] Art.24 Co.10 DL 201/2011.

[2] Art.1 Co. 239 e ss. L. 228/2012.

[3] L. 232/2016.

[4] D.lgs. 42/2006.


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