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Buu allo stadio: cosa si rischia?

16 Ottobre 2020 | Autore:
Buu allo stadio: cosa si rischia?

Cosa rischia chi intona cori razzisti allo stadio? La condotta può assumere rilevanza penale? Il razzismo è reato? Daspo: cos’è e come funziona?

Andare allo stadio per una partita di calcio non significa solo potervi assistere dal vivo, ma anche partecipare con tutti gli altri tifosi alla festa sugli spalti. Assistere a una partita allo stadio significa, in qualche modo, prendervi parte, essere una sola cosa con tutti i “fratelli” della stesse fede calcistica. I problemi sorgono allorquando alcuni (soprattutto le tifoserie organizzate) decidono di approfittare della forza che deriva dalla folla per intonare cori razzisti. Sempre più spesso, purtroppo, le partite di calcio italiano sono accompagnate dai famigerati “buu” diretti a uno o più calciatori, spesso di colore. Cosa si rischia per i buu allo stadio?

I cori poco rispettosi o addirittura razzisti intonati allo stadio possono essere sanzionati. Da un punto di vista sportivo, le regole dello sport prevedono la sospensione della partita e la ripresa al termine dei cori. Si tratta tuttavia di un provvedimento molto blando, che di fatto non incide sui reali colpevoli. Ecco allora che, nei casi più gravi, scattano sanzioni direttamente nei confronti dell’autore della condotta. Vediamo più nel dettaglio cosa si rischia a intonare cori razzisti allo stadio.

Razzismo: è reato?

Per comprendere cosa si rischia per i buu allo stadio occorre preliminarmente rispondere a una domanda: il razzismo è reato? E infatti, di razzismo si tratta quando sentiamo i buu provenienti dagli spalti.

La legge italiana non punisce il razzismo in sé per sé, bensì la propaganda razzista. Per la precisione, la legge sanziona con la reclusione fino ad un anno e sei mesi chiunque divulghi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istighi a compiere o compie atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi [1].

Dunque, ciò che rende punibile una discriminazione xenofoba è la divulgazione pericolosa di tali idee, la loro propaganda, per tale dovendosi intendere quell’attività volta a manifestare pubblicamente le proprie convinzioni col fine di influenzare l’opinione pubblica e modificare le idee e i comportamenti dei destinatari.

Buu razzisti allo stadio: è reato?

Da quanto appena detto nel precedente paragrafo si evince che i buu razzisti allo stadio non costituiscono di per sé reato in quanto, pur essendo un’odiosa manifestazione di discriminazione, non possono rappresentare una propaganda razzista vera e propria, né un’istigazione a commettere reati per motivi razziali, a meno che tale condotta non sia accompagnata dall’esposizione di simboli o da esternazioni che facciano assumere al coro una rilevanza penale precisa.

Daspo per razzismo allo stadio: cos’è e come funziona?

Per i razzisti allo stadio la legge italiana prevede il daspo, acronimo che sta per divieto di accedere alle manifestazioni sportive [2].

Il daspo venne introdotto in Italia a seguito della nota strage dell’Heysel, durante la finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus.

Il provvedimento è irrogato dal questore e impedisce al destinatario di poter assistere ad eventi sportivi per un determinato periodo di tempo.

Per la precisione, il daspo è il provvedimento emanato dal questore territorialmente competente con il quale viene inibito alle persone ritenute pericolose, per un periodo da uno a cinque anni, di accedere a determinate manifestazioni sportive.

Per una maggiore efficacia del provvedimento, il daspo può essere accompagnato dall’obbligo, per il suo destinatario, di recarsi presso le forze dell’ordine durante lo svolgimento della manifestazione inibita.

In quest’ultimo caso (cioè, nell’ipotesi di daspo con obbligo di firma), poiché il provvedimento assomiglia in tutto e per tutto ad una misura cautelare vera e propria, il daspo deve essere comunicato dal questore alla Procura della Repubblica; entro quarantotto ore, poi, l’obbligo di firma imposto dal daspo deve essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale territorialmente competente.

La convalida del daspo deve riguardare solamente la parte concernente l’obbligo di firma: di conseguenza, qualora il gip dovesse ritenere di non convalidare tale obbligo, resterebbe comunque il divieto di accesso alle manifestazioni sportive imposte dal daspo.

Ebbene, il daspo è previsto nelle ipotesi di razzismo allo stadio ma, anche questa volta, solamente se v’è stata propaganda razzista oppure istigazione a commettere reati per motivi razziali.

Secondo la Corte di Cassazione [3], è legittimo il daspo con cui si impedisce ad un soggetto di accedere allo stadio in occasione delle partite di una determinata squadra, in quanto il medesimo aveva intonato cori razzisti, preceduti da una ripetuta esibizione di saluti romani.

Contravvenire al daspo costituisce reato punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 10mila a 40mila euro.

Buu razzisti dagli spalti: il daspo societario

Quanto detto sinora non impedisce alle società calcistiche e ai proprietari degli impianti ove si svolgono le manifestazioni sportive di adottare provvedimenti interni volti a sanzionare i buu razzisti.

Ogni società di calcio, infatti, può decidere di espellere colui che intona cori razzisti dalle gradinate, perfino revocandogli l’abbonamento e non facendolo più accedere allo stadio.

Si tratta del cosiddetto daspo societario, cioè di un daspo che le società di calcio possono applicare in relazione alle manifestazioni sportive che le riguardano.

Il daspo societario rappresenta un sistema di norme di natura privatistica con il quale ciascuna società decide le proprie regole alle quali subordinare tutti i propri tifosi, che di fatto, in caso di comportamenti ritenuti non conformi al suddetto codice, possono vedersi ritirato il proprio biglietto o l’abbonamento.

Il daspo societario, tuttavia, non può avere gli stessi effetti e la stessa portata del daspo previsto dalla legge: innanzitutto, perché la singola società può applicarlo solamente alle partite che gioca “in casa”; in secondo luogo, perché questi provvedimenti possono essere adottati solamente da chi abbia un impianto sportivo di proprietà. In caso contrario, non vi sarebbe la libertà, da parte di una società di calcio, di estromettere da uno stadio pubblico una o più persone.


I buu razzisti allo stadio non costituiscono di per sé reato in quanto, pur essendo un’odiosa manifestazione di discriminazione, non possono rappresentare una propaganda razzista vera e propria, né un’istigazione a commettere reati per motivi razziali, a meno che tale condotta non sia accompagnata dall’esposizione di simboli o da esternazioni che facciano assumere al coro una rilevanza penale precisa.

note

[1] Art. 3, comma 1, lettera a), legge n. 654/1975.

[2] Legge n. 401 del 13 dicembre 1989.

[3] Cass., sent. n. 31975 del 4 luglio 2017.

Autore immagine: Depositphotos.com


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