Magistratura: approvata la riforma del Csm

8 Agosto 2020 | Autore:
Magistratura: approvata la riforma del Csm

Le nuove norme per le toghe: più merito, meno politica. Elezioni con sorteggio, accesso ai concorsi più facile, separazione delle funzioni tra giudici e Pm.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato il disegno di legge che dispone la delega al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario, a partire dall’organo di autogoverno delle toghe: il Consiglio superiore della magistratura.

La riforma del Csm varata dal Consiglio dei ministri garantisce «criteri oggettivi e meritocratici di assegnazione degli incarichi», afferma il premier Giuseppe Conte, parlando in conferenza stampa al termine della riunione. «Ricostruiamo la credibilità della giustizia con un’ambiziosa riforma del Csm, necessaria a prescindere dai recenti scandali», ha aggiunto il ministro Bonafede.

Gli obiettivi della riforma

La riforma ridisegna le modalità di costituzione e di funzionamento del Csm ed introduce nuove norme in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, ma anche di eleggibilità dei candidati ad un posto nel Consiglio ed al ricollocamento in ruolo dei magistrati al termine delle funzioni consiliari.

Le finalità dichiarate della riforma sono quelle di «rendere più efficiente ed al passo con i tempi il meccanismo di reclutamento dei nuovi magistrati, di garantire maggiore trasparenza al sistema delle valutazioni di professionalità, di reintrodurre criteri organizzativi verificabili negli uffici di Procura e di semplificare il procedimento di adozione delle tabelle organizzative degli uffici», si legge nel comunicato della presidenza del Consiglio dei ministri.

Quanto ai tempi, il disegno di legge dispone che «Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la riforma dell’ordinamento giudiziario, nel rispetto di alcuni principi e criteri direttivi».

Promozioni per merito

Tra questi principi e criteri, figurano la revisione dell’assetto ordinamentale della magistratura, con la rimodulazione, «secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito», i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi. Inoltre, si prevedono «semplificazione, trasparenza e rigore nelle valutazioni di professionalità» previste ogni 4 anni per 7 volte nella carriera.

Concorsi magistratura

La riforma promette una «riduzione dei tempi per l’accesso in magistratura dei laureati in giurisprudenza»: sarà più facile perché con le nuove norme non è più necessario frequentare una scuola e chi ha conseguito la laurea in giurisprudenza dopo un corso di almeno quattro anni potrà partecipare direttamente al concorso.

Separazione carriere

È anche rafforzata la distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti (da giudice a pubblico ministero, e viceversa), con una modifica delle disposizioni che ineriscono al passaggio dalle une alle altre, pur senza arrivare ad una drastica separazione delle carriere: il passaggio infatti potrà avvenire, ma al massimo due volte durante la vita professionale, e non più quattro come accade oggi.

Magistrati e politica

Stop alle porte girevoli delle toghe in politica: si regolamenta in termini dettagliati l’accesso dei magistrati all’attività politica e del loro ritorno all’attività giudiziaria al termine dei mandati elettivi, con specifiche disposizioni in materia di eleggibilità e di assunzione di cariche politiche o di incarichi presso organi politici da parte dei magistrati.

In particolare, si dispone che «i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, fatta eccezione per i magistrati in servizio da almeno due anni presso le giurisdizioni superiori o presso gli uffici giudiziari con competenza territoriale a carattere nazionale, non sono eleggibili alla carica di membro del Parlamento europeo, senatore o deputato o a quella di presidente della giunta regionale, consigliere regionale, presidente o consigliere provinciale delle province autonome di Trento e di Bolzano o sindaco in comuni con più di 100mila abitanti, se prestano servizio, o lo hanno prestato nei due anni precedenti la data di accettazione della candidatura, presso sedi o uffici giudiziari con competenza ricadente, in tutto o in parte, nella circoscrizione elettorale».

Le nuove disposizioni, però, non si applicheranno alle cariche già in corso di svolgimento all’entrata in vigore della legge.

Riforma del Csm 

Il disegno di legge opera una profonda revisione del sistema elettorale dei componenti togati del Csm e delle modalità di funzionamento del Consiglio: in particolare, il numero dei componenti  è riportato, dai 24 membri attuali, a 30 complessivi, di cui 20 magistrati ordinari (oggi sono 16) e 10 eletti dal Parlamento (attualmente sono 8).

Per i componenti eletti dai magistrati si introduce un sistema elettorale a doppio turno, basato su 19 collegi uninominali, con garanzia di una perfetta parità fra i generi nelle candidature. Ci sarà il sorteggio se non si raggiunge il numero minimo di 10 candidati previsti per ciascun collegio. Viene eletto al primo turno chi ha il 65% dei voti, oppure vanno al ballottaggio i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. In caso di parità passa il candidato del genere che risulta meno rappresentato nel collegio.

Tutte regole più rigide di quelle attuali, per cercare di arginare l’eccessivo potere delle correnti. Infatti, anche dopo le elezioni, la riforma introduce il divieto di costituire gruppi consiliari, prevedendo che ogni consigliere eserciti il proprio ruolo «in modo indipendente e imparziale».



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