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Prostituzione virtuale: è reato?

15 Agosto 2020
Prostituzione virtuale: è reato?

Da un po’ di tempo sono iscritto come utente ad un sito di camgirl in cui le ragazze (ovviamente consenzienti e maggiorenni ), per andare in privato con le modelle o ragazze presenti sul sito, si deve pagare tramite dei crediti virtuali, che fungono da moneta virtuale e possono intrattenersi con gli utenti, ma ho un dubbio.

Sono a conoscenza che la Cassazione ha da tempo assimilato questa attività alla prostituzione, e che anche il cliente non è perseguibile se non si configura sfruttamento, né la prostituta stessa di per sé dovrebbe essere perseguibile. Ovviamente io sono solo un utente che va in privato con una modella del sito. Ciò premesso, il sito di per sé può rischiare una denuncia per favoreggiamento? Io come mero utente del sito, anche se il sito dovesse essere perseguito per legge, corro qualche rischio?

Come il lettore ha giustamente affermato nel quesito, la prostituzione virtuale è equiparata in tutto e per tutto a quella tradizionale. Secondo la Corte di Cassazione (sent. n. 37188 del 19/10/2010), lo spettacolo erotico in webcam è prostituzione nel momento in cui c’è una correlazione diretta tra la richiesta del cliente (ad esempio, quella di spogliarsi) e il comportamento posto in essere dalla ragazza in webcam.

Secondo l’orientamento dei giudici, quindi, risulta irrilevante la distanza determinata dall’apparecchio elettronico: perché si configuri il reato, è sufficiente che ci sia la richiesta della prestazione sessuale da una parte, il compimento della stessa dall’altra e il relativo pagamento.

L’utente o, in generale, colui che paga per avere un rapporto sessuale con persona maggiorenne e consenziente, non commette alcun reato. Ciò perché non ricorrono gli estremi né del delitto di sfruttamento della prostituzione né di quello del favoreggiamento.

Per sfruttamento della prostituzione (il cosiddetto lenocinio) deve intendersi la condotta di chi tragga profitto dalla prostituzione altrui. Lo sfruttatore, detto altrimenti, deve arricchirsi grazie alla prestazione sessuale di un’altra persona. Il delitto è quindi integrato da qualsiasi condotta che tragga consapevolmente utilità dalla prostituzione altrui. Peraltro, è appena il caso di precisare che la legge Merlin (legge n. 75/1958 del 20.02.1958) non richiede, ai fini della configurabilità del reato, che il soggetto che si prostituisca sia costretto a cedere i suoi guadagni: potrà aversi sfruttamento della prostituzione anche nel caso in cui la condivisione dei guadagni sia spontanea.

A differenza dello sfruttamento, il favoreggiamento della prostituzione implica una condotta agevolativa della vendita della prestazione sessuale. Chi favorisce la prostituzione non necessariamente se ne arricchisce: semplicemente, semplifica il lavoro della prostituta. Anche in questo caso, l’aiuto fornito può essere occasionale, purché idoneo a facilitare la vendita della prestazione sessuale.

Se per il cliente/utente non ci sono rischi legali, ben diversa è la situazione per il gestore del sito. Secondo la Suprema Corte, rischia il favoreggiamento della prostituzione l’inserzionista (su giornale cartaceo o sito web) che, anziché limitarsi a pubblicare l’annuncio della escort, si attiva affinché l’annuncio risulti più allettante, agevolando così l’approccio con la prostituta (Cass., sent. n. 49461/2012). Allo stesso modo, incorre nel reato di favoreggiamento della prostituzione chi procura appuntamenti ad una persona che offre prestazioni sessuali.

A sommesso avviso dello scrivente, dunque, il sito in questione rischia l’incriminazione per uno dei suddetti reati; per la precisione:

  • possono ricorrere gli estremi dello sfruttamento, se il sito, oltre che mettere in contatto le escort con i clienti, trae anche un guadagno (ad esempio, i crediti virtuali pagati vanno in parte al sito che consente l’incontro in privato);
  • se invece il sito si limiti a fungere da “intermediario”, può ricorrere l’ipotesi del favoreggiamento della prostituzione.

Peraltro, nella sentenza della Cassazione sopra citata, venivano condannati per favoreggiamento i gestori di un locale che metteva a disposizione delle postazioni webcam per ottenere prestazioni di questo genere.

In effetti, il gestore del sito internet non si comporta differentemente da colui che procura una prostituta dietro pagamento, ovvero fornisce un contatto per favorire la prestazione.

Qualora invece il sito mettesse solamente a disposizione lo spazio web ove le escort possono pubblicare le loro inserzioni, allora non si commetterebbe alcun tipo di reato.

Tirando le fila di quanto detto, ad avviso dello scrivente il sito rischia l’incriminazione per favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione; nulla rischia, invece, colui che paga per l’appuntamento o per la prestazione, anche via webcam.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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