Diritto e Fisco | Articoli

Covid e mancato rispetto scadenze: come tutelarsi

15 Agosto 2020
Covid e mancato rispetto scadenze: come tutelarsi

Ho stipulato con una società un piano di rientro per un precedente debito. A seguito del lockdown causato dal Covid-19 e della crisi economica non ho potuto onorare il pagamento di quattro rate. Ora ho ripreso a pagare regolarmente ma la società mi minaccia dicendomi che, se non pagherò subito il 10% del debito totale, procederà con decreto ingiuntivo. Cosa posso fare?

Purtroppo il mancato rispetto di un piano di rientro legittima il creditore a procedere con ricorso all’autorità giudiziaria per ottenere decreto ingiuntivo, peraltro anche provvisoriamente esecutivo, visto che il creditore può esibire un documento sottoscritto dal debitore in cui questo riconosce la propria obbligazione (art. 642 c.p.c.).

Per essere più precisi, occorrerebbe vedere quali sono i termini indicati nel piano di rientro, e cioè cos’è previsto in caso di inadempimento del debitore. Potrebbe anche essere prevista una soglia di tolleranza dell’inadempimento, ma dubito che nel caso di specie ricorra questa circostanza. In genere, infatti, è prevista una clausola in ragione della quale anche il semplice ritardo nel pagamento di una sola rata è sufficiente a far decadere l’accordo e a legittimare il recupero per intero del credito.

Dunque, dato per assodato che il creditore possa procedere con decreto ingiuntivo, per scongiurare il rischio di un procedimento giudiziario può proporre una novazione dell’accordo: in altre parole, atteso che ha adempiuto gli ultimi mesi (luglio e agosto), può semplicemente proporre al creditore un nuovo piano di rientro che preveda il recupero delle mensilità (da marzo a giugno) non pagate. In pratica, il nuovo accordo sostituirebbe il precedente, determinandone semplicemente un allungamento dei termini (pari a 4 mesi).

Purtroppo la minaccia di far valere un diritto non è un comportamento illecito: ai sensi dell’art. 1438 cod. civ., la minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti.

Dunque, l’intimazione di pagare subito il 10% del debito totale non è illegittima, in quanto il creditore fa valere un proprio diritto, atteso che il piano di rientro è caducato per via dell’inadempimento delle suddette mensilità.

A tal proposito, il creditore dovrebbe fornire spiegazioni su come l’eventuale pagamento del 10% del debito andrà ad incidere sul piano di rientro. Se il 10% del debito è superiore al cumulo delle mensilità arretrate, allora il pagamento andrebbe a erodere le somme che sono state dilazionate nel piano di rientro. Lo stesso, ma in senso contrario, se il 10% del debito rappresentasse un importo inferiore alle mensilità arretrate.

Ciò che si intende significare è che, a sommesso avviso dello scrivente, si può pensare a una rinegoziazione del piano di rientro. Il creditore potrebbe accettare, soprattutto se il debitore è incapiente, cioè se non possiede un patrimonio su cui il creditore può rivalersi.

Molto spesso le società creditrici effettuano delle investigazioni sul patrimonio del debitore: affidandosi a persone che compiono indagini di questo tipo, vengono a conoscenza della consistenza patrimoniale del soggetto obbligato. Le transazioni sono più facili quando il debitore ha poco o nulla da perdere.

Se la società creditrice sa che il debitore non possiede beni su cui possa soddisfarsi a seguito di un eventuale giudizio, sarà molto più facile trovare un accordo, magari una rinegoziazione del piano di rientro originario, in quanto il creditore sa che non gli conviene andare in giudizio e spendere soldi per la causa per poi avere in mano un titolo che non può azionare perché il debitore, ad esempio, non ha uno stipendio o una pensione pignorabili.

Qualora la via bonaria non dovesse avere esito felice, la normativa emergenziale adottata per via del Coronavirus può fornire un aiuto.

L’art. 91 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 181 ha modificato l’articolo 3 del Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, inserendo il seguente comma 6-bis: «Il rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti».

L’art. 1218 del codice civile si occupa della responsabilità del debitore e afferma che «Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile». Invece, l’art. 1223 si occupa del risarcimento del danno derivante dall’inadempimento.

In pratica, la normativa speciale sopra richiamata rende giustificabile e scusabile il ritardato o il mancato pagamento, a condizione che questo sia conseguenza delle misure autoritative per il contenimento dell’epidemia. È il caso di colui che ha dovuto chiudere la propria attività lavorativa per via delle misure di contenimento dell’epidemia.

In verità, l’art. 56 del Decreto Cura Italia (D. l. n. 18/2020 conv. in legge 24 aprile 2020, n. 27) prevede diversi benefici per piccole e medie imprese e per lavoratori autonomi titolari di partita iva. In particolare, il comma secondo, lettera c), del detto art. 56 dice che per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020 e il piano di rimborso delle  rate  o  dei  canoni  oggetto di  sospensione è dilazionato, unitamente  agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza  di  nuovi  o maggiori oneri per entrambe le parti;  è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.

In altre parole, i soggetti di cui sopra, che alla data del 17.03.2020 avevano ottenuto prestiti, leasing o linee di credito a rimborso rateale da parte di banche o altri intermediari finanziari, possono, facendone semplice richiesta all’ente erogatore, chiedere la sospensione delle rate in scadenza fino alla data del 30.09.2020. Le rate o i canoni oggetto di sospensione sono dilazionate con l’assenza di nuovi o maggiori oneri.

Non si ritiene però che questa norma si adegui al caso concreto, in quanto il piano di rientro stipulato non rientra nella categoria dei mutui, dei finanziamenti o dei leasing.

Tirando le fila di quanto detto sinora, ad avviso dello scrivente è possibile:

  • proporre un nuovo dilazionamento, cioè un nuovo piano di rientro che sostituisca il primo, prevedendo semplicemente un prolungamento;
  • opporre l’efficacia dell’articolo 3, comma 6-bis, del Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, così come a sua volta modificato dall’art. 91 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 181, secondo cui è esente da responsabilità il debitore che è stato inadempiente per via delle misure di contenimento anti Covid-19.

Nel caso in cui il creditore proceda con il decreto ingiuntivo, il lettore potrà farsi assistere gratuitamente da un avvocato nel caso in cui il reddito del nucleo familiare, riferito all’anno precedente alla causa, sia inferiore a 11.493 euro.

Contro il decreto, anche se provvisoriamente esecutivo, si potrà proporre opposizione e, alla prima udienza, chiedere la sospensione dell’efficacia, basandosi anche sulla norma che esclude la responsabilità del debitore per inadempimenti imputabili al rispetto delle misure di contenimento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube