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Indennità agente: quando matura il diritto in capo al socio?

15 Agosto 2020
Indennità agente: quando matura il diritto in capo al socio?

La nostra società  era formata da tre soci. Nel 2014, un socio esce dalla società e cede la sua quota intera  ad un altro socio al valore nominale, il tutto di comune accordo tra le parti. L’ex socio nel 2018 fa causa relativamente al FIRR che nel 2017  è stato liquidato alla società  dall’Enasarco  per mandati di agenzia acquisiti dalla società prima della sua cessione quote societarie, ma cessati nel 2017. L’ex socio ha diritto a percepire per quota parte (la sua quota di partecipazione alla società era del 33%) il FIRR che l’Enasarco ha liquidato alla società nel 2017 per mandati che la società ha acquisito prima che l’ex socio uscisse dalla società ma che sono cessati nel 2017, cioè dopo la sua fuoriuscita?

La risposta al Vs. quesito passa dal tenore letterale dell’articolo 2289 del codice civile, che, in materia di società semplice (ed estensibile anche alla società in nome collettivo), stabilisce che il socio uscente ha diritto alla liquidazione del valore della propria quota. Al comma 3 del medesimo articolo viene, tuttavia, previsto che “se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime”.

Bisogna, quindi, capire cosa s’intenda per operazioni in corso.

Secondo la giurisprudenza di legittimità (confrontare, Cassazione n.960/2000), in tale concetto vengono ricomprese financo quelle operazioni economiche che, pur non essendo in atto al momento dello scioglimento del rapporto sociale, debbano considerarsi conseguenza necessaria ed inevitabile dei rapporti giuridici preesistenti. Ci si riferisce alle sopravvenienze attive e passive che trovino la loro fonte in situazioni già esistenti alla data di cessione.

Nel caso di specie, il FIRR, seppur liquidato successivamente alla cessione della quota, riguarda mandati preesistenti alla fuoriuscita del socio; per tale motivo, dovrebbero essere liquidati allo stesso, ancorché non facente più parte della compagine sociale.

Sostanzialmente, nel novero del concetto di operazioni in corso, possono quindi farsi rientrare le attività di agenzia in essere alla data dell’uscita del socio e che sono state svolte anche grazie alla sua partecipazione in società.

La ratio dell’articolo è finalizzata a tutelare il socio che, con l’adozione del criterio di cassa, rischierebbe di non percepire quanto a questi spetterebbe in funzione dell’attività prestata in società.

In un caso simile al Vostro, il Tribunale di Forli’ (30/12/2019, n.1129), ebbe a liquidare al socio uscente l’utile civile netto della società, relativo anche alle indennità suppletive, nonché al FIRR maturati causalmente riconducibili al periodo anteriore l’uscita del socio e per la quota parte che, in quel caso, era del 50%.

Ora, come riferito in consulenza, il socio avrebbe ceduto la propria quota al valore nominale, fissata di comune accordo tra le parti, nella cui valutazione si è tenuto conto anche del FIRR maturato fino alla data della fuoriuscita dell’ex soci.

Bisogna, quindi, capire se tale valutazione possa corrispondere o meno ad una espressa rinuncia del socio uscente a far valere ulteriori diritti su FIRR che sarebbe stato successivamente liquidato.

Ad avviso di chi scrive, una dichiarazione di rinuncia espressa all’atto della liquidazione della quota farebbe venir meno questo diritto; diversamente, la mancanza di un accordo espresso e scritto darebbe molte chance di riuscita al socio uscente nell’azione giudiziaria intrapresa.

Rammento, infine, che – come anticipato ad inizio consulenza – il socio uscente è titolare del diritto ad ottenere quanto ripartito successivamente a titolo di utili, ma anche destinatario delle perdite relative alle medesime attività e al medesimo arco temporale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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