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Come evitare liti tra fratelli per eredità

9 Agosto 2020
Come evitare liti tra fratelli per eredità

Come un genitore deve dividere il proprio patrimonio tra i vari figli per evitare cause.

Alla morte di un genitore, i figli si trovano a dover fare i conti con la divisione del patrimonio. L’eredità, anche quando sapientemente gestita con un testamento, è però spesso fonte di litigi tra fratelli che danno origine a lunghe vertenze giudiziarie. Molte delle quali lasciano profonde ferite, soprattutto sul portafogli. 

Al centro delle liti tra fratelli per eredità vi è quasi sempre il rispetto delle quote della cosiddetta «legittima», ossia di quella parte di patrimonio che, per legge, deve essere sempre riservata ai figli (e, se ancora in vita, al coniuge). 

Questo calcolo non sarebbe difficile – e probabilmente non darebbe luogo a molte liti – se, nella legittima, non finissero anche le donazioni ricevute in vita dal defunto, ossia i regali (in denaro o in natura) fatti a un figlio piuttosto che a un altro (si pensi ai soldi per il matrimonio o per l’acquisto di una casa, all’intestazione di un magazzino o di un terreno, all’aiuto economico per superare un momento di difficoltà o per avviare un’attività commerciale, e così via). Di tanto, infatti, bisogna sempre tenere conto per verificare se un fratello è stato privilegiato rispetto agli altri. 

Per prevenire le liti tra fratelli per eredità bisognerebbe allora conoscere bene le regole che presiedono alla divisione del patrimonio del defunto, regole che proveremo a sintetizzare qui di seguito, spiegando quali sono i diritti dei fratelli sull’asse ereditario dei genitori.

I diritti dei figli sull’eredità dei genitori

I diritti dei figli sull’eredità dei genitori variano a seconda di due variabili: 

  • che sia stato lasciato, o meno, un testamento;
  • che sia ancora in vita, o meno, l’altro genitore.

Valuteremo, qui di seguito, tutte le possibili ipotesi di divisione del patrimonio del genitore defunto tenendo conto di tali circostanze.

Divisione eredità tra fratelli senza testamento

Se il genitore non ha lasciato un testamento, i figli saranno tenuti a dividere il patrimonio secondo le seguenti regole:

  • se è ancora vivo l’altro genitore, a questi spetta un terzo dell’eredità (a meno che non sia già intervenuta la sentenza di divorzio). Gli altri due terzi vanno divisi tra i fratelli (anche se sono in vita fratelli e ascendenti del defunto);
  • se non è in vita l’altro genitore, l’intera eredità viene divisa tra tutti i fratelli in quote uguali.

Divisione eredità tra fratelli con testamento

Se il genitore ha lasciato un testamento, bisogna rispettare le sue ultime volontà. Tuttavia, il testamento non può ledere le «quote di legittima», ossia quella parte “minima” di patrimonio che la legge riserva a ogni figlio. Così, ad esempio, non si può diseredare un figlio, né è consentito fare, in vita, tante donazioni in modo che, alla propria morte, il patrimonio si sia esaurito senza che, a uno o a più figli, ne rimanga una parte.

Dunque, il testatore deve in ogni caso sapere che alcuni parenti prossimi, i legittimari, sono tutelati dalla legge, ai quali è riservata una quota dell’eredità, a prescindere dalla volontà del testatore stesso. Le disposizioni testamentarie non possono perciò pregiudicare i diritti che la legge riserva loro.

La legge distingue perciò tra:

  • quota indisponibile: è quella parte del patrimonio che deve per forza finire agli eredi legittimari;
  • quota disponibile: è quella parte del patrimonio di cui si può fare ciò che si vuole e che può essere lasciata in favore di chiunque (anche dei poveri).

Ebbene, se oltre al coniuge ancora in vita ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita), al coniuge va 1/4 dell’eredità, mentre 1/2 va diviso tra i figli in parti uguali. Il restante 1/4 dell’eredità costituisce la quota disponibile.

Se invece l’altro coniuge non è più in vita (o è intervenuta la sentenza di divorzio) e ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto), ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisa per parti uguali, mentre il restante 1/3 costituisce la quota disponibile che può essere lasciata a chiunque.

Leggi anche “Quali sono le quote di legittima“.

Donazioni a favore di un solo figlio

Finché è in vita, un genitore può ben fare dei regali a uno o più figli senza che gli altri possano contestare il gesto. Ma di tali donazioni bisogna tener conto ai fini della quantificazione complessiva del patrimonio del genitore, onde verificare se siano state lese le quote di legittima. Infatti, le donazioni ricevute sono considerate a tutti gli effetti un anticipo di eredità. 

Mario, finché è in vita, si prende cura di un solo figlio, Giovanni, avuto dalla seconda moglie (a cui regala soldi e intesta immobili). Il figlio Roberto, avuto con la prima moglie, resta del tutto estraneo a qualsiasi gesto di generosità. Col testamento, Mario divide il proprio patrimonio tra i due figli. Ma Mario ha sbagliato i propri calcoli: Roberto, infatti, può esercitare il proprio diritto alla quota di legittima non solo tenendo conto del patrimonio residuo alla morte del padre ma anche di quello da questi disposto con le donazioni fatte in vita. Pertanto, potrà agire nei confronti del fratello Giovanni per farsi riconoscere una parte delle donazioni da lui ricevute dal padre, nei limiti in cui queste ledano la sua quota di legittima.

Per cui, se un padre o una madre regala gran parte dei suoi averi a uno solo figlio, i fratelli potranno – alla morte del genitore – pretendere da questi la restituzione delle loro quote sulla legittima.

Difatti, per determinare l’ammontare della quota di cui il testatore poteva disporre, si deve formare una massa di tutti i beni che gli appartenevano al tempo della morte, detraendone i debiti. Si aggiungono poi fittiziamente i beni di cui questi abbia disposto a titolo di donazione  (cosiddetta “riunione fittizia”).

Pertanto, il calcolo da fare per verificare che sia stata rispettata la legittima è il seguente: 

(beni – debiti) + donazioni

Il calcolo deve essere fatto all’apertura della successione, perché il patrimonio del defunto può essere diverso da quello preso in considerazione all’atto della stesura del testamento, soprattutto nel caso in cui tra redazione e morte sia trascorso un lungo lasso di tempo. 

Il valore dei beni mobili e immobili donati dal testatore deve essere stimato al momento del decesso.

Matteo ha avuto dal padre, finché questi era in vita, diversi regali: ha ricevuto 10mila euro e l’intestazione di un magazzino. Alla morte del padre, però, Matteo scopre di non essere stato citato nel testamento. In realtà, Matteo non può recriminare nulla se, tenendo conto del residuo patrimonio del genitore, questi ha già soddisfatto con le precedenti donazioni la sua quota di legittima.

Il precedente esempio lascia intendere che, nel caso in cui le donazioni ricevute da uno dei fratelli integrino la quota che a questi spetterebbe al momento della morte del padre a titolo di legittima, la riserva prevista dalla legge risulterebbe soddisfatta.

Al contrario, se le donazioni ricevute da un fratello ledono le quote dei suoi fratelli, questi ultimi possono agire nei suoi confronti con l’azione di lesione della legittima da esercitarsi:

  • entro 10 anni dal decesso del genitore;
  • oppure entro 20 anni dalla donazione.

Fratelli di sangue e fratelli acquisiti

La legge non fa alcuna differenza tra figli nati da una coppia sposata e quelli da una coppia di fatto, tra quelli di sangue e quelli adottati. Tutti i fratelli sono uguali e concorrono alla divisione del patrimonio ereditario secondo le medesime regole. 

Dunque, il fratello “acquisito” – perché avuto dal genitore con un’altra unione – ha gli stessi diritti degli altri.

Luca si risposa. I figli nati dal precedente matrimonio accamperanno gli stessi diritti sul patrimonio del genitore rispetto a quelli nati successivamente. Il medesimo discorso varrebbe se, a seguito del divorzio, Luca iniziasse una convivenza, avendo da questa altri figli.

Liti tra fratelli

Esiste un modo per evitare le liti tra fratelli per l’eredità? Sicuramente, il metodo migliore è rivolgersi a un notaio al quale descrivere dettagliatamente tutto il proprio patrimonio in modo che questi possa consigliare la corretta ripartizione del patrimonio senza lasciare nulla al caso. Fare un testamento, infatti, non è un atto da riservare solo a chi è anziano o gravemente malato.

In ogni caso, prima di iniziare una causa per l’eredità, la legge impone agli eredi di rivolgersi a un mediatore: si tratta di un professionista – inserito in un apposito organismo di mediazione presente nella città del tribunale competente – che ha la finalità di trovare una soluzione pacifica tra le parti. 

Si dà così vita a una procedura rivolta ad evitare il contenzioso ed a cui devono obbligatoriamente partecipare gli avvocati delle parti.

Se si riesce a trovare un accordo, il relativo verbale funge da sentenza e diventa obbligatorio tra le parti. In caso contrario, bisogna rivolgersi al giudice. 

Come difendere l’eredità

Ci sono vari tipi di azioni legali previste dalla legge per difendere la propria quota di eredità. Una di queste è la petizione di eredità. Se, ad esempio, un fratello possiede in modo illegittimo uno dei beni dell’eredità di cui sostiene di essere proprietario, il fratello che ne è invece il vero titolare può agire contro di lui per farselo restituire. 

Esiste poi, come abbiamo anticipato sopra, l’azione di lesione della quota di legittima che scatta tutte le volte in cui c’è una disparità di trattamento tra i vari figli. Sicché, un fratello fa causa all’altro o agli altri per ottenere da loro una parte del patrimonio paterno in modo da reintegrare la propria quota. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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14 Commenti

  1. Mi sembra un’utopia. Poi, quando in mezzo si ci mettono i mariti o le mogli e invogliano i litigi anziché mettere pace, è il disastro. Conosco gente che non si parla da anni per un pezzo di terra, pure inutilizzato. ma siamo impazziti? Tu ti litighi con il sangue del tuo sangue per questioni di soldi e non cerchi di trovare un accordo che vada bene per entrambi? assurdo

  2. Io non mi scandalizzo più di nulla sulle questioni ereditarie. Ho sentito di gente che quando gli è morto un parente è andato a svaligiargli finanche il frigorifero. Cioè, robe da matti. E la questione è che più stanno bene economicamente e più sono tirchi

  3. Per un’incomprensione che aveva generato la moglie di mio fratello, siamo arrivati a non parlarci più per quasi 3 anni. Cioè io cercavo di informarmi dai miei nipoti ecc, ma la questione era divenuta insostenibile e noi che siamo stati sempre uniti nell’infanzia, ci siamo ritrovati a discutere per un appartamento peraltro in pessime condizioni, perché io volevo vendere e lui voleva tenerlo. Ma che senso ha lasciare una casa vuota e inutilizzata se hai visto che la gente non vuole affittarlo? Avevamo trovato un tizio che addirittura era disposto a comprare e ci ha fatto perdere questa occasione.La mia famiglia a quel tempo aveva anche bisogno di soldi. Insomma, questioni assurde. Io per arrivare a fine mese ero arrivato a lavorare no stop ogni giorno. E’ quello che mi ha fatto male più di tutto. E sapeva quanto sono stato male oltretutto

  4. Nelle questioni ereditarie, mai far intromettere i rispettivi coniugi, perché aizzano la guerra tra fratelli e poi finisci per odiarti e creare tensioni in famiglia. Io ho sempre pensato che a prescindere da una possibile eredità devo farmi tutto da sola e farcela con le mie forze ed essere sempre autonoma. Poi, quel che di extra potrà venire, tanto di guadagnato (o meglio acquisito). Nella vita, non devi aspettare che ti scenda la fortuna dal cielo, ma devi fare di tutto nel migliore dei modi per raggiungere i tuoi obiettivi e crearti il tuo gruzzoletto che poi ti darà maggiori soddisfazioni quando spenderai i tuoi soldi, sudati con il tuo lavoro, per acquistare anche il più piccolo bene o per farti una vacanza

  5. Avete presenti i cosiddetti poveri diventati ricchi per eredità e non per le proprie fatiche? Loro sono i peggiori sulla faccia della terra, perché se la tirano, come se la fonte della loro fortuna fossero i loro sforzi, mentre campano in maniera agiata sulle spalle di chi ha fatto i sacrifici al posto loro e magari poi fanno fallire l’attività dei loro poveri genitori che dietro quell’azienda ci hanno investito tanti soldi e lavoro. Ecco loro i figli di papà, fannulloni che stanno a ciondolare tutto il giorno e magari deridono te che, povero sciocco, ti fai in quattro per portare dignitosamente a casa il tuo stipendio. Che c’entrano le liti tra fratelli? Ecco magari, il soggetto in questione è tuo cognato e dall’altro lato tu discuti con il tuo/la tua partner perché magari non capisce e tira le parti del fratello…

  6. Scusatemi, a proposito di eredità tra fratelli. Vorrei capire una cosa. Ai fratelli spetta una quota di eredità in mancanza di testamento?

    1. Se il defunto non ha lasciato un testamento si parla, come abbiamo indicato nell’introduzione, di successione legittima.Questo vuol dire che se non c’è testamento, se non esistono le ultime volontà della persona estinta, è la legge che determina chi siano gli eredi e quali siano le rispettive quote di eredità.Ai fratelli e alle sorelle spetta in quest’ipotesi una quota di eredità?Diciamo che se manca un testamento:
      ai fratelli e alle sorelle non spetta nulla se il defunto lascia dei figli (anche solo un figlio);
      se il defunto non lascia figli, ma lascia solo il coniuge, ai fratelli e alle sorelle del defunto spetta un terzo dell’eredità (un terzo che i fratelli e le sorelle del defunto, se sono più di uno, si divideranno in parti uguali);
      se il defunto non lascia figli, ma lascia il coniuge e i suoi genitori, ai fratelli e alle sorelle e ai genitori del defunto spetta un terzo dell’eredità (ma ai genitori del defunto spetta comunque un quarto e, quindi, ai fratelli e alle sorelle del defunto resta un terzo meno un quarto che corrisponde ad un dodicesimo dell’eredità);
      se il defunto non lascia né figli né coniuge, ma solo i suoi genitori, l’eredità si divide in parti uguali tra fratelli, sorelle e genitori del defunto, ma ai genitori spetta almeno la metà dell’eredità;
      se il defunto lascia solo fratelli e sorelle, ad essi spetta tutta l’eredità da dividersi in parti uguali.
      Ad esempio, se Mario, che non ha figli, lascia due fratelli e la moglie, ai fratelli spetterà un terzo dell’eredità da dividersi in parti uguali e, perciò, a ciascun fratello spetterà un sesto dell’eredità

  7. Sono state determinate le quote di eredità spettanti a ciascun figlio, ma al momento della divisione si sono creati dei conflitti. Come si possono risolvere? Come si divide l’eredità in caso di beni mobili e immobili?

    1. Di solito, quando c’è da dividere beni mobili (ad esempio arredi, gioielli, ecc.) vengono formati dei gruppi di più beni complessivamente di valore omogeneo tra loro, la cui assegnazione viene estratta poi a sorte.Più complicata è la divisione dei beni immobili per i quali spesso si riscontrano attriti tra chi vorrebbe sbarazzarsene e chi invece vorrebbe conservarli. Se le parti non trovano un accordo, ciascun erede può rivolgersi al tribunale per attivare un giudizio di divisione ereditaria. Difatti, prima della divisione, ciascun erede ha solo una quota ideale del bene complessivo e non una parte materiale dello stesso. Il giudizio di divisione mira quindi a identificare la quota con una sezione specifica del bene. Ma ciò non è sempre possibile. Ecco allora cosa succede.Per prima cosa il giudice verifica se il bene immobile può essere diviso in natura: si pensi a una villetta bifamiliare tra due fratelli, a un terreno frazionabile, ecc.Se ciò non può avvenire verifica se c’è uno degli eredi intenzionato a subentrare nella proprietà integrale del bene e, se non ci sono opposizioni, gliela assegna obbligandolo a liquidare in denaro le quote degli altri eredi (ossia pagare ai fratelli le rispettive parti). Se più eredi chiedono l’assegnazione del bene, di solito il giudice lo concede a chi ha la quota più elevata o a chi già vi abita da prima della morte del genitore.Quando anche la divisione o l’assegnazione non siano possibili, il giudice provvede alla vendita forzata dell’immobile spartendo poi il denaro tra i vari eredi – detratte le spese – in base alle rispettive quote.

  8. Mio fratello è venuto a mancare…Entro quando posso accettare o rinunciare all’eredità di mio fratello defunto? Io ricordo che aveva alcuni debiti…. Quali debiti non devo pagare?

    1. Se mi trovo in mano l’eredità del fratello defunto, ho 10 anni di tempo per decidere se accettarla o meno. I termini si riducono se sono già in possesso del bene ereditario (se, ad esempio, vivo nella casa di mio fratello). In questo caso, dovrò fare l’inventario dei beni entro 3 mesi dall’apertura della successione e, nei 40 giorni successivi, comunicare se accetto o no l’eredità. I tempi sono gli stessi in caso di accettazione dell’eredità con il beneficio d’inventario. Nel caso scegliessi l’ultima opzione, cioè se non accettassi l’eredità, non dovrei pagare i debiti del fratello defunto. Ma non mi prenderei nemmeno i suoi eventuali crediti e nemmeno il suo patrimonio. Se accetto l’eredità del fratello defunto non devo pagare i debiti prescritti, le sanzioni e nemmeno le multe stradali, di cui posso chiedere come erede l’annullamento della richiesta di pagamento da parte dell’agenzia di riscossione o della pubblica amministrazione.

  9. Mio fratello ha una serie di debiti: ci sono cartelle esattoriali, multe stradali, fatture dei fornitori… I creditori potrebbero agire contro di me visto che lui è senza reddito? Un eventuale pignoramento potrebbe estendersi ai miei beni personali? Aiutatemi, sono in crisi e non so come gestire la cosa. Io non sapevo delle sue magagne. mannaggia

    1. A ben vedere, la responsabilità per i debiti dei fratelli non è generale, ma scatta solo in determinate situazioni. In generale, quindi, non potrai mai essere chiamato a rispondere di un’obbligazione che tuo fratello ha lasciato insoluta, né di conseguenza rischierai un pignoramento. E ciò vale anche se tuo fratello, nullatenente, riceve da te dei periodici sussidi.  Esistono, tuttavia, tre ipotesi in cui è possibile una “traslazione” dei debiti tra fratelli. Seppure è vero che nessun creditore può pignorare i beni del fratello del proprio debitore, tale regola trova un ostacolo pratico nel caso in cui i due fratelli convivano sotto lo stesso tetto. In questa ipotesi, solo nel caso in cui si proceda con un pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario può presumere che tutti gli oggetti presenti all’interno dell’appartamento siano di proprietà del debitore. Salvo, ovviamente, prova contraria. Il che significa che, per evitare il pignoramento del proprio divano o della televisione, dei gioielli o dei quadri, bisognerà fornire una prova di acquisto. Prova che, di certo, non può essere data da uno scontrino (che non è nominativo), ma solo dalla fattura o dall’estratto conto della carta di credito. Una dimostrazione impossibile a distanza di molti anni. Ecco perché, per evitare la messa all’asta dei beni di chi convive con un debitore, si è spesso ricorso a un contratto di comodato. Un esempio pratico spiegherà meglio la situazione. Marco ha una serie di debiti e teme l’arrivo dell’ufficiale giudiziario a casa propria. Tutto ciò che ha di valore è una televisione di ultimo modello, un paio di tappeti persiani e un servizio di bicchieri di cristallo. Così simula con il proprio fratello un contratto di comodato in cui quest’ultimo, dichiarandosi proprietario di tali beni, accetta di darli in prestito all’altro. Quando arriva l’ufficiale giudiziario a prelevare la tv, Marco gli mostra il contratto di comodato per provare che la proprietà non è sua, ma del fratello. Un atto del genere è stato giustamente ritenuto, dalla giurisprudenza, come “simulato” e non opponibile al creditore. Un accordo di questo tipo potrebbe sortire effetti solo se munito di data certa, ossia registrato all’Agenzia delle Entrate: la data, attestata dal pubblico ufficiale, deve essere anteriore quantomeno alla notifica del titolo esecutivo o del precetto. Dunque, se tuo fratello sta contraendo debiti e vuoi tutelarti da un eventuale pignoramento, non ti basterà fargli firmare un documento in cui questi riconosce la tua proprietà su tutti i beni di casa. Il rischio maggiore per chi ha un fratello con molti debiti si verifica quando i due diventano coeredi dello stesso patrimonio. Jacopo e Francesco sono fratelli. Jacopo, però, ha molti debiti. Alla morte del padre, i due ereditano la casa di famiglia per quote uguali. Francesco teme che i creditori possano pignorare il 50% dell’immobile e metterlo all’asta. È un timore fondato: la legge, infatti, stabilisce che, fin quando i due non procedono alla divisione dell’eredità, i creditori possono pignorare la quota dell’erede debitore. Per tutelare il patrimonio ereditario, spesso il debitore rinuncia all’eredità, consentendo così che la propria quota vada ad estendere quella degli altri coeredi. In cambio, questi ultimi gli offrono il godimento del bene che altrimenti sarebbe finito a lui (ad esempio, con un contratto di comodato o di usufrutto) oppure, dopo qualche anno, ne donano la proprietà ai figli. In verità, se anche tale tattica viene utilizzata spesso, non è esente da rischi. I creditori, infatti, potrebbero impugnare la rinuncia all’eredità e aggredire ugualmente i beni rifiutati dall’erede-debitore. Maggiori informazioni su La truffa dell’eredità per non pagare i debiti.

  10. Mio padre si è risposato e con la nuova moglie ha avuto un figlio , alla morte di mio padre, abbiamo ereditato una casa 1/6 io 1/6 il mio frattelastro e 4/6 la nuova moglie,. alla morte della nuova moglie i 4/6 a chi andranno ? la nuova moglie puo nel frattempo donare leggimanete i suoi 4/6 al frattelastro ? Alla fine io con il mio 1/6 sarò obbligato ad alienarlo al mio frattelastro ?

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