Diritto e Fisco | Articoli

Alimenti: se lui è all’estero e non paga

16 Ottobre 2020 | Autore:
Alimenti: se lui è all’estero e non paga

Obbligo di pagare il mantenimento: cosa fare se l’ex coniuge è fuggito all’estero? Obbligo alimentare: cos’è e come funziona?

Quando i coniugi si separano, colui che è “economicamente più forte” deve pagare all’altro una somma a titolo di mantenimento. Il diritto al mantenimento sopravvive perfino al divorzio: in questo caso, però, si parla di assegno divorzile, e deve essere corrisposto all’ex coniuge solamente se questi non abbia un reddito sufficiente per mantenersi autonomamente e non possa inserirsi nel mondo lavorativo. Spesso accade che il coniuge che debba versare tale assegno lasci l’Italia, ad esempio per motivi di lavoro oppure perché si rifà una vita altrove. Cosa fare se il marito scappa all’estero e non paga gli alimenti?

Come vedremo, tecnicamente gli alimenti non vanno confusi con il mantenimento: mentre quest’ultima misura serve al coniuge separato per continuare a godere di un tenore equiparabile a quello avuto in costanza di matrimonio, gli alimenti devono essere corrisposti in misura pari allo stretto indispensabile per garantire i mezzi di sostentamento. Gli alimenti non sono dovuti solo dal coniuge, ma anche dagli altri familiari; inoltre, gli alimenti non sono più dovuti a seguito di divorzio. Vediamo dunque cosa dare se il marito va all’estero e smette di pagare il mantenimento.

Alimenti: cosa sono?

Come anticipato in premessa, prima di vedere cosa rischi se non paghi gli alimenti dobbiamo necessariamente spiegare cosa sono gli alimenti.

Gli alimenti consistono in una prestazione economica che una determinata persona deve a un’altra per favorire il suo sostentamento.

Il diritto agli alimenti consente al soggetto che versa in stato di bisogno di poter vivere; in parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente per via della propria precaria situazione economica [1].

Alimenti e mantenimento: differenze

Quanto detto sinora a proposito degli alimenti ci permette di distinguere questo diritto da quello, soltanto apparentemente simile, del mantenimento.

Il diritto al mantenimento si differenzia dagli alimenti per almeno tre ragioni:

  • l’obbligo di pagare il mantenimento grava solamente sul coniuge nei confronti dell’ex ovvero sui genitori nei confronti dei figli;
  • il mantenimento ha una portata più ampia in quanto consente, a chi spetta, di preservare un determinato tenore di vita [2] andando ben al di là dei semplici bisogni primari;
  • l’obbligo del mantenimento grava solamente in capo all’ex coniuge, mentre l’obbligo alimentare su tutti i familiari più stretti, dal coniuge (anche se separato, ma non se divorziato) fino ai fratelli.

Mantenimento e alimenti hanno in comune la possibilità di essere versati congiuntamente alla medesima persona (pensa al padre che deve provvedere non solo a versare gli alimenti, ma anche il mantenimento al figlio minorenne che non vive con lui).

Alimenti non pagati: cosa fare se l’ex coniuge è all’estero?

Affrontiamo ora il caso in cui il coniuge separato, obbligato a versare gli alimenti all’ex, sia andato a vivere all’estero e si sia reso inadempiente al suo obbligo. Come tutelarsi in un caso del genere?

Trattandosi di un obbligo imposto direttamente dalla legge, se ricorrono i presupposti per avere diritto agli alimenti ma l’obbligato non adempie spontaneamente, allora il beneficiario potrà adire il giudice affinché costringa l’alimentante a versare quanto necessario per il sostentamento dell’alimentando.

In parole povere, chi ha diritto agli alimenti può costringere colui che ha l’obbligo di versarli ad adempiere, rivolgendosi direttamente al giudice. Quest’ultimo, nello stabilire se gli alimenti sono dovuti e in quale misura, dovrà tener conto di tutti i presupposti dell’obbligazione alimentare, e cioè:

  • il rapporto di coniugio tra l’obbligato e l’avente diritto;
  • lo stato di bisogno dell’alimentando;
  • la disponibilità economica dell’alimentante.

Se il giudice ha stabilito che il coniuge deve versare periodicamente all’ex gli alimenti e viene meno a tale obbligo, allora potrà essere costretto a pagare gli alimenti anche mediante il pignoramento dei propri beni.

Per la precisione, se il coniuge all’estero non paga gli alimenti nonostante il provvedimento del giudice, allora è possibile procedere con la notifica di un atto di precetto con cui viene intimato al debitore di adempiere entro dieci giorni, pena l’inizio dell’esecuzione forzata.

La notifica andrà fatta alla nuova residenza estera: occorrerà pertanto ben informarsi circa il nuovo indirizzo ove dimora il debitore.

Se il coniuge continua a non pagare gli alimenti, allora si potrà procedere con il pignoramento dello stipendio, della pensione oppure dei risparmi conservanti sul conto in banca (cosiddetto pignoramento presso terzi), ovvero il pignoramento dei beni (auto, elettrodomestici, computer, ecc.).

Affinché si possa procedere a pignoramento, però, occorre che il coniuge inadempiente possieda un proprio patrimonio in Italia, cioè che abbia beni che possano essere aggrediti sul territorio italiano.

Se, invece, il debitore non possiede più nulla in Italia, occorrerà avviare la richiesta di esecutorietà del titolo che attesta il credito nello Stato dove si trova attualmente il debitore e procedere poi alla procedura esecutiva.

Mantenimento non pagato: cosa fare se l’ex coniuge è all’estero?

Quanto appena detto vale anche per il mantenimento che il coniuge fuggito all’estero non paghi al proprio ex, con questa differenza: poiché l’obbligo di pagare il mantenimento è stabilito da una sentenza, si potrà utilizzare tale provvedimento come titolo esecutivo al fine di riscuotere coattivamente il credito maturato, senza doversi rivolgere di nuovo al giudice.

Dunque, se hai diritto al mantenimento dal tuo ex coniuge, potrai notificargli sentenza e precetto e, dopo dieci giorni, procedere con il pignoramento dei suoi beni, senza perdere ulteriore tempo.

Anche in questo caso, l’ex deve possedere beni, conti o entrate economiche in Italia per rendere concreto il recupero forzato di quanto dovuto e non pagato.

In caso contrario, cioè se si deve procedere col pignoramento di beni che sii trovano all’estero, allora si potrà procedere con una richiesta di esecutorietà del titolo di credito nel nuovo Paese di residenza e chiedere che venga avviata la procedura esecutiva.


note

[1] Artt. 433 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 156 cod. civ.

Autore immagine: Depositphotos.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube