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Arretrati busta paga

16 Ottobre 2020 | Autore:
Arretrati busta paga

Stipendi in arretrato: quando sono riconosciuti, come sono tassati, pagamento contributi, risarcimento danni, interessi.

Quando sono riconosciuti gli arretrati al lavoratore dipendente? Innanzitutto, il datore di lavoro può corrispondere al lavoratore subordinato arretrati non solo relativi alla sua retribuzione, ma anche agli assegni al nucleo familiare (ne abbiamo parlato in: “Anf arretrati“), al vecchio bonus Renzi e al nuovo Bonus Irpef, nonché relativi a numerose spettanze.

Per quanto riguarda gli arretrati relativi alla retribuzione, questi possono spettare per vari motivi: ad esempio, per via di una nuova previsione del contratto collettivo, per via di un errore nella liquidazione dello stipendio, per sentenza o, ancora, per esigenze legate alla gestione del singolo rapporto di lavoro.

Facciamo allora il punto sugli arretrati busta paga: in quali casi spettano, come sono tassati, com’è pagata la contribuzione. Il dipendente, poi, ha diritto al risarcimento del danno per la retribuzione arretrata ed al pagamento degli interessi? Il datore di lavoro può essere sanzionato? Le risposte a tutte queste domande cambiano in base alla tipologia di arretrati: un conto, difatti, sono gli arretrati derivanti dal rinnovo del contratto collettivo, un altro conto quelli derivati da un errore o da una tardiva liquidazione del datore di lavoro. Ci sono poi gli arretrati derivanti dalla riqualificazione del contratto lavorativo.

Arretrati da contratto collettivo

Il contratto collettivo può imporre, se sono concordati tra le associazioni sindacali e dei datori di lavoro aumenti di retribuzione, che siano corrisposti degli arretrati una tantum (cioè un’unica volta). Queste somme corrispondono a una sorta di risarcimento danni, per aver percepito una retribuzione inadeguata per mesi o anni, prima del rinnovo della parte economica del Ccnl. Perché inadeguata? Non sussistono degli aumenti periodici della retribuzione che devono essere applicati tra un rinnovo del Ccnl e l’altro? In sede di contrattazione è possibile valutare che la retribuzione, nonostante gli aumenti, non sia adeguatamente coperta da queste voci, voci come l’indennità di vacanza contrattuale.

Questo può accadere quando il contratto collettivo è oggetto di trattative complesse tra le parti sociali, trattative che comportano dei periodi più o meno lunghi di “vacanza contrattuale“, cioè, letteralmente, di assenza del contratto collettivo: in realtà, non è che il contratto collettivo non esista più, ma è la validità della parte economica ad essere superata.

Come risarcimento per questi periodi di vacanza contrattuale, può essere stabilita la corresponsione di un’apposita indennità, detta appunto indennità di vacanza contrattuale (la cosiddetta Ivc). Relativamente al periodo per il quale è riconosciuta, l’Ivc costituisce a tutti gli effetti un elemento della retribuzione.

Se il periodo di vacanza contrattuale si protrae oltre il previsto, all’atto del rinnovo del contratto viene solitamente riconosciuta un’apposita voce, l’una tantum, che copre i periodi per i quali l’Ivc si rivela insufficiente. Di fatto, si tratta della corresponsione di arretrati di retribuzione.

Ma come sono valutati questi arretrati- una tantum in relazione alla retribuzione diretta e indiretta? Valgono ai fini della pensione? E ai fini della tredicesima e quattordicesima? E del Tfr? Il riflesso degli arretrati una tantum sulla retribuzione diretta e indiretta dipende da quanto deciso in sede di contrattazione collettiva. Solitamente, l’importo considera ogni riflesso su retribuzione diretta ed indiretta ma non risulta utile per il calcolo del Tfr; gli importi eventualmente già corrisposti a titolo di futuri miglioramenti contrattuali, come l’indennità di vacanza contrattuale, normalmente sono da considerare anticipazioni di una tantum, e quindi vanno detratti dagli arretrati una tantum.

Arretrati per somme non corrisposte dal datore di lavoro

In altri casi, può accadere che gli arretrati possano derivare dalla mancata corresponsione di somme da parte del datore di lavoro, per motivi diversi:

  • vertenza da parte del lavoratore conclusasi con sentenza o decisione che gli attribuiscano somme riferibili a periodi di retribuzione precedenti;
  • somme relative ad annualità precedenti non corrisposte per errore o per insolvenza;
  • somme relative all’anno in corso non corrisposte per errore o per insolvenza;
  • premi collegati ad attività del lavoratore svolte in anni precedenti, la cui determinazione richieda, per sue caratteristiche, la corresponsione in anni successivi.

Sono considerati arretrati anche gli emolumenti riconosciuti a seguito di riqualificazione del rapporto di lavoro. Ad esempio, se il giudice, dopo aver verificato le concrete modalità di svolgimento di un rapporto di lavoro qualificato come autonomo o come co.co.co., verifica che non ci sono gli elementi di un rapporto lavorativo autonomo, o di una collaborazione, ma quelli della subordinazione, trasforma il lavoratore autonomo (o parasubordinato) in lavoratore dipendente. La trasformazione, però, non avviene dal momento in cui è emessa la sentenza, ma è retroattiva, cioè considera il rapporto come subordinato sin dall’inizio: di conseguenza, sono dovuti gli arretrati spettanti in qualità di dipendente.

A seconda dell’anno di competenza degli arretrati, il trattamento contributivo e fiscale può essere differente.

Trattamento contributivo degli arretrati

Per quanto riguarda il versamento della contribuzione all’Inps e le relative dichiarazioni, normalmente si applica il principio di competenza [1], cioè ci si basa sul momento in cui maturano le retribuzioni spettanti.

Qualora gli arretrati spettino a seguito di una sentenza che attribuisce al lavoratore somme riferibili a stipendi degli anni passati, se il datore di lavoro regolarizza spontaneamente la situazione e paga il dovuto, con le sanzioni, entro il 16 del mese successivo alla notifica della sentenza:

  • può beneficiare del pagamento delle sanzioni dovute per omissione contributiva;
  • evita di pagare le sanzioni dovute per evasione [2].

Lo stesso regime contributivo si applica se le somme sono dovute non per sentenza, ma a seguito di una conciliazione tra le parti in materia di licenziamento, con reintegrazione del lavoratore.

Se gli arretrati spettano a seguito di un’insolvenza del datore di lavoro, i contributi dovuti soggiacciono ugualmente al principio di competenza, a prescindere dal momento del pagamento.

Non si applica il principio di competenza:

  • alle gratificazioni annuali e periodiche;
  • ai conguagli di retribuzione spettanti a seguito di norma di legge o di contratto aventi effetto retroattivo;
  • ai premi di produzione.

Tutti questi emolumenti devono essere assoggettati a contribuzione nel mese di corresponsione.

Trattamento fiscale degli arretrati

Agli arretrati di stipendio si applica, generalmente, un regime fiscale differente rispetto agli elementi della retribuzione considerati correnti.

In base al Testo unico delle imposte sui redditi [3], agli arretrati si applica la tassazione separata se:

  • si riferiscono ad anni precedenti;
  • sono percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti.

In pratica, se gli arretrati si riferiscono a un periodo d’imposta precedente, risultano dovuti non in forza di un accordo delle parti ed il ritardo non è fisiologico, ma dovuto a cause eccezionali, possono beneficiare della tassazione separata: negli altri casi, devono essere sottoposti alla tassazione ordinaria.

Come si determina l’aliquota, cioè la percentuale d’imposta da applicare? L’aliquota da applicare agli arretrati soggetti a tassazione separata si determina in questo modo:

  • bisogna applicare all’ammontare percepito l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui gli arretrati vengono corrisposti;
  • se non sono stati percepiti redditi in uno dei due anni anteriori a quello considerato, si applica l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto dell’anno in cui sono invece stati percepiti redditi;
  • se non sono stati percepiti redditi in nessuno dei due anni precedenti, si considera l’aliquota stabilita per il primo scaglione reddituale (attualmente il 23%).

Per approfondire, leggi: “Arretrati del lavoratore dipendente, come sono tassati?“.


note

[1] Art.12 L. 153/1969.

[2] Circ. Inps 124/2000.

[3] Art. 17 TUIR.


1 Commento

  1. Buongiorno, l’articolo non chiarisce se c’è un termine di prescrizione per i contributi a carico del datore di lavoro. Nello specifico, mi sono accorta che un infortunio subito il 31.12.2015 e durato circa 2 mesi non mi è stato liquidato correttamente in quanto il datore di lavoro non ha integrato la mia busta paga con la quota di sua competenza, comportandomi una perdita economica di circa 3.000 euro lordi. Chiedo quanto tempo ho a disposizione per richiedere l’integrazione e se tale integrazione può essere aumentata dagli interessi. Grazie

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