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Parlamentari «furbetti» del bonus Covid: chi sono?

10 Agosto 2020 | Autore:
Parlamentari «furbetti» del bonus Covid: chi sono?

Bufera nel mondo politico e sui social per scovare i 5 deputati: 3 sono della Lega, uno del M5S ed uno di Italia Viva. L’Inps potrebbe rivelarli.

Di certo, si sa solo che sono tutti deputati (nessun senatore), che sono cinque e che hanno percepito il bonus dei mesi di aprile (600 euro) e di maggio (1.000 euro), previsto per le partite Iva durante l’emergenza Covid. I loro nomi non sono trapelati: l’Inps non li ha divulgati per ragioni di privacy. Intanto, le indiscrezioni di fonti parlamentari riportate stamane dalla stampa parlano di tre leghisti, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva.

Ma di certo si sa anche che i parlamentari percepiscono uno stipendio mensile di oltre 12mila euro e che l’indennità del Dl Rilancio (che non prevedeva limiti di reddito o di patrimonio) serviva a compensare imprenditori e lavoratori autonomi delle difficoltà economiche avute durante il lockdown: un disagio che è quasi impossibile immaginare per persone che ricevono emolumenti fissi di quell’entità, senza contare lo schiaffo morale arrecato ai cittadini che avevano veramente bisogno di quegli aiuti.

Così nell’ondata di reazioni che stamane arriva dal mondo politico la parola più usata è: «vergogna»; tra i cittadini indignati, invece, domina l’hashtag #fuoriinomi, che diventa trend topic sui social. «Chiediamo i nomi, continueremo a chiederli fino a quando non li sapremo e pretendiamo le loro dimissioni», queste le espressioni più comuni nei commenti. Bufera politica e caccia ai nomi, quindi. Secondo quanto rivela la nostra agenzia stampa Adnkronos, nei partiti si sono accesi i riflettori per scovare i cinque onorevoli, con inchieste interne e chat.

Ad esempio, nella chat della Lega,  i vertici pubblicano un messaggio che recita: «A seguito della notizia emersa in queste ore in merito al bonus di 600 euro percepito da 5 deputati vi richiediamo di verificare se per un disguido i vostri commercialisti ne hanno fatto richiesta e conseguentemente vi sono stati accreditati. Grazie». Sta a vedere che lo hanno ricevuto a loro insaputa, non si sa mai.

Dall’Inps – che ha individuato i casi attraverso la propria unità antifrode, scoprendo, oltre i parlamentari, anche centinaia di amministratori locali che hanno preso il bonus: consiglieri regionali, sindaci e assessori  – nulla trapela per ragioni di privacy. Le indicazioni nominative potrebbero arrivare in caso di autodenuncia, con la rivelazione spontanea da parte degli interessati, che però, non avendo commesso nulla di illegale, difficilmente arriverà, perché equivarrebbe ad un suicidio politico.

Vero è che ragioni di pubblico interesse potrebbero legittimare una formale richiesta del Parlamento all’Inps e in tal caso la privacy cederebbe: il presidente dell’Istituto, se venisse convocato per un’audizione in Commissione alla Camera, sarebbe costretto a rivelare i nomi e i cognomi degli interessati, che così diventerebbero di pubblico dominio.

Intanto, tutte le dichiarazioni degli esponenti dei partiti spingono nel deplorare l’accaduto: «È una vergogna. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità: in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici, scrive il presidente della Camera Roberto Fico su Facebook. «Se i nomi sono coperti dalla legge sulla privacy, siano loro allora ad avere il coraggio di uscire allo scoperto: chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano», aggiunge il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

«Chi ha compiuto questo gesto ha il dovere di palesarsi e di assumersi le proprie responsabilità davanti agli italiani», dice il capo politico del M5S, Vito Crimi. Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti parla di una «vera vergogna». «Mi auguro si intervenga presto per capire chi ne ha fatto richiesta»,  propone il viceministro all’Economia, Laura Castelli.

«In qualunque Paese al mondo, tutti costoro si dimetterebbero», tuona il leader della Lega Matteo Salvini, che però poi cerca di frenare quando dalle indiscrezioni si scopre che tre deputati dei cinque coinvolti apparterrebbero alla Lega e aggiunge: «chiunque siano, immediata sospensione», accusando anche il Governo di non aver previsto tetti di reddito per l’accesso al bonus. Invece Giorgia Meloni lancia un’iniziativa social per scovare i cinque “furbetti” per esclusione, invitando ogni parlamentare a dichiarare sui social di non aver preso il bonus, scrivendo l’hashtag #Bonus Inps io no!

Anche le altre forze politiche sono compatte nel condannare i responsabili: Teresa Bellanova di Italia Viva chiede le immediate dimissioni dei cinque deputati «a qualunque partito e schieramento appartengono». Forza Italia stigmatizza la vicenda con la vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che parla di sistema bonus «sbagliato perché permette di richiedere e ricevere un sussidio anche a chi non ne ha assolutamente necessità». Federico Fornaro di Leu invoca chiarezza: «È giusto che gli italiani conoscano i nomi dei 5 parlamentari».



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