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Come lasciare l’eredità ai poveri

10 Agosto 2020
Come lasciare l’eredità ai poveri

Lasciare eredità a Onlus e associazioni di beneficenza: quali requisiti deve avere il testamento.  

Hai deciso di fare del bene anche dopo la tua morte e di lasciare la tua eredità ai poveri? Affinché questa tua volontà possa avere effetto, devi rispettare alcune regole imposte dal codice civile. La violazione di tali disposizioni renderebbe nullo il tuo nobile gesto e potresti rischiare addirittura l’invalidità dell’intero testamento.

Chi si chiede come lasciare l’eredità ai poveri deve innanzitutto conoscere i paletti che la legge pone al fine di garantire i diritti successori dei parenti più stretti. Deve poi individuare con esattezza il beneficiario del lascito; difatti, anche se un povero è un soggetto con caratteristiche per così dire “tipiche” (un senza tetto disoccupato), ciò non basta a garantire che i propri beni finiscano davvero a chi ne ha bisogno.

In questo breve articolo ci occuperemo di spiegare, dunque, come lasciare l’eredità ai poveri. Ma procediamo con ordine.

Si può lasciare l’eredità a Onlus e ai poveri?

È certamente lecito lasciare l’eredità ad enti di beneficienza, Onlus e, più genericamente, ai poveri; ma affinché ciò possa avvenire senza intoppi è bene rispettare alcune precise regole.

Partiamo dal dato letterale della legge. L’articolo 630 del codice civile stabilisce che «Le disposizioni a favore dei poveri e altre simili, espresse genericamente, senza che si determini l’uso o il pubblico istituto a cui beneficio sono fatte, s’intendono fatte in favore dei poveri del luogo in cui il testatore aveva il domicilio al tempo della sua morte, e i beni sono devoluti all’ente comunale di assistenza». 

Vedremo meglio, nel corso di questo articolo, cosa significa questa disposizione.

Il testamento

Per lasciare l’eredità ai poveri bisogna innanzitutto fare testamento. Chi non fa testamento, infatti, accetta che il proprio patrimonio venga diviso integralmente secondo le regole del codice civile sulla successione legittima, regole che destinano i beni ai parenti più stretti e, in mancanza di questi, a quelli via via più lontani di grado.

Il testamento, come noto, non deve per forza essere fatto dinanzi a un notaio (cosiddetto “testamento pubblico”). È anche valido il testamento fatto in casa, con un documento conservato in un cassetto, una cassaforte o consegnato a parenti o amici. In questo secondo caso, parliamo di testamento olografo; la sua validità è subordinata al fatto che il documento sia scritto direttamente dalla mano del testatore e da lui firmato e datato. 

Il rispetto dei legittimari

Chi fa testamento è libero di lasciare i suoi beni a chi vuole – e quindi anche ad estranei – a condizione che abbia prima rispettato i diritti dei cosiddetti legittimari, ossia dei parenti più stretti.

In pratica, il coniuge e i figli (o, in assenza di questi ultimi, i genitori) hanno sempre diritto a una quota del patrimonio del testatore. Questa quota è detta quota indisponibile, in quanto appunto riservata dalla legge ai legittimari.

La residua parte del patrimonio del testatore viene chiamata quota disponibile: solo di questa si può fare ciò che si vuole e, quindi, la si può lasciare ai poveri.

Se non si dovesse rispettare questa proporzione, c’è il rischio che uno dei familiari legittimari possa impugnare il testamento per ottenere ciò che gli è stato negato dal testatore.

Attenzione però: per verificare il rispetto delle quote della legittima, non si considerano solo i beni lasciati dal testatore con il testamento, ma anche quelli da questi regalati in vita mediante donazioni. Ad esempio, se un figlio ha ricevuto dal padre in donazione una casa, corrispondente a metà del patrimonio del genitore, non potrà poi lamentarsi del fatto che, alla sua morte, non è stato citato nel testamento.

L’identificazione del beneficiario

Ultimo aspetto essenziale per lasciare l’eredità ai poveri è identificare il soggetto beneficiario. 

Il testatore può indicare come beneficiario un ente assistenziale determinato o comunque facilmente individuabile dal tenore delle disposizioni, eventualmente nominando un curatore affinché esegua le sue ultime volontà. 

Non si può lasciare l’eredità genericamente a una categoria di persone non individuata o individuabile secondo criteri ben definiti. Dunque, sarebbe nulla – e quindi come non apposta – la clausola che prevede, ad esempio, il lascito in favore dei disoccupati o dei malati senza identificare l’ente che si prende cura di costoro. Proprio per evitare questa incertezza, il codice civile stabilisce che, se il testatore indica come beneficiari del proprio patrimonio i poveri e altre simili categorie, espresse in modo generico, senza che si possa determinare il soggetto specifico, le disposizioni testamentarie si intendono in favore dei poveri del luogo in cui il testatore aveva il domicilio al tempo della sua morte, e i beni sono devoluti all’ente comunale di assistenza.

In teoria, egli potrebbe anche indicare genericamente «i poveri» come beneficiari del testamento (cosiddetti lasciti in favore dei poveri). Ad esempio: «lascio tutto ai senzatetto di Roma». In tal caso, i beni individuati vengono devoluti al Comune (di norma, all’assessorato competente) del luogo in cui il testatore aveva il domicilio al tempo della morte [1].


note

[1] Cass. 22 febbraio 2011 n. 4283, Cass. 21 febbraio 2007 n. 4022: «

Le disposizioni testamentarie previste dall’art. 630 c.c. si caratterizzano per essere eccezionalmente dirette, in virtù delle ragioni umanitarie sottese alla volontà del testatore, verso destinatari indeterminati, appartenenti alla categoria dei poveri o bisognosi. A tal fine la norma prevede che il testamento determini il pubblico istituto a cui beneficio sono indirizzate le disposizioni in favore dei poveri in modo tale da onerare il soggetto indicato a destinare l’oggetto del lascito in favore dei bisognosi genericamente indicati dal testatore. Tuttavia, nell’ipotesi in cui il testamento non contenga l’indicazione dell’onerato e, dunque, in assenza di un ente che rappresenti tale cerchia di destinatari della disposizione testamentaria, essa deve intendersi effettuata a favore dei poveri del luogo dell’ultimo domicilio del “de cuius” ed i beni sono devoluti al locale ente comunale di assistenza, cui viene attribuita la qualità di chiamato. (Nella specie è stato ritenuto sufficientemente individuato l’onerato, nella “Caritas” locale, indicata nella scheda testamentaria come il soggetto cui “rivolgersi per indicazioni precise”)».


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