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Come tornare incensurati dopo una condanna

11 Agosto 2020 | Autore:
Come tornare incensurati dopo una condanna

Certificato del casellario giudiziale: cos’è? Come smacchiare la fedina penale? Riabilitazione: a cosa serve?

A differenza di tutti gli altri procedimenti, il giudizio penale lascia una macchia (quasi) indelebile nella vita di una persona. Le condanne penali, infatti, vengono iscritte in un registro all’interno del quale sono conservate tutte le sentenze definitive di condanna. In gergo, si dice che la condanna macchia la fedina penale, cioè quel documento che contiene la storia dei crimini commessi da ogni cittadino. Esiste un modo per tornare incensurati dopo una condanna?

La legge mette a disposizione di tutti uno strumento che consente di  estinguere le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna: si tratta della riabilitazione. Con il procedimento di riabilitazione la persona condannata per un crimine può ottenere una specie di cancellazione della sentenza che lo ha riconosciuto colpevole. In realtà, come ti spiegherò, la riabilitazione penale non consente di smacchiare la fedina, in quanto la condanna resterà comunque iscritta nel certificato del casellario giudiziale; ciò che consente è di limitare gli effetti che la condanna può avere futuro. Insomma: la riabilitazione consente di mitigare gli effetti negativi dell’iscrizione di una condanna all’interno del certificato penale. Prosegui nella lettura se vuoi saperne di più in merito alla riabilitazione e alla possibilità di ripulire la fedina penale.

Fedina penale: cos’è?

Per fedina penale si intende il certificato del casellario giudiziale all’interno del quale sono iscritte tutte le condanne definitive.

La fedina penale, in pratica, è un registro conservato presso la Procura della Repubblica all’interno del quale è possibile trovare tutte le condanne penali oramai definitive, cioè non più impugnabili.

La fedina penale è dunque una sorta di “curriculum”, all’interno del quale la giustizia provvede a riportarvi tutte le condanne definitive.

Fedina penale: si può ripulire?

La fedina penale, una volta macchiata, non si può ripulire. Purtroppo è così: una volta condannati, lo si resta per tutta la vita. In pratica, ciò significa che non si può tornare a essere incensurati.

Ciò non significa però che non si possa in qualche modo rimediare, magari facendo sì che la macchia sulla fedina non possa comportare dei danni anche per il futuro.

È qui che entra in gioco la riabilitazione penale, l’unico strumento concesso dalla legge per dare una sistemata alla propria fedina penale. Vediamo di cosa si tratta.

Riabilitazione penale: cos’è?

La riabilitazione è una procedura speciale che consente di ottenere l’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna [1].

Con la riabilitazione, dunque, si cancellano alcune conseguenze negative della condanna (diverse dalla pena principale, si intende), in modo tale che in futuro di essa il giudice non possa tener più conto.

Ad esempio, la riabilitazione, estinguendo gli effetti penali della condanna, consente alla persona che ne ha beneficiato di affrontare un nuovo processo penale senza il “peso” del precedente. In questo modo, la condanna riabilitata perde rilevanza ai fini della contestazione di una futura recidiva o di una dichiarazione di abitualità a delinquere.

La riabilitazione, avendo effetti solo per il futuro, non incide sulla fedina penale. Questo significa che la riabilitazione non smacchia la fedina penale. Semplicemente, la riabilitazione consente di aggiungere un’annotazione all’interno del certificato del casellario giudiziale, specificando che per la condanna è intervenuta riabilitazione.

Riabilitazione: quali effetti sulla fedina penale?

La riabilitazione, pur non cancellando la condanna, in qualche modo ripulisce la fedina penale. Come? Non obbligando il condannato a fare menzione, nell’autocertificazione resa alle pubbliche amministrazioni, della condanna per la quale è intervenuta la riabilitazione.

In altre parole, ottenuta la riabilitazione, la persona che deve autocertificare la propria fedina penale (ad esempio, per partecipare a un concorso) può omettere di riportare la condanna riabilitata [3].

Alla stessa maniera, il privato che va in Procura a chiedere il proprio certificato penale non vedrà riportata la condanna per la quale è stata ottenuta la riabilitazione.

Dunque, la riabilitazione, pur non cancellando la condanna, fa sì che questa sia “invisibile” nel certificato penale da esibire ad altri privati, esonerando peraltro anche dal riportarla nell’autocertificazione a propria firma.

Il vantaggio non è da poco: la riabilitazione consente ad esempio di presentarsi come incensurato nel caso di un colloquio di lavoro oppure di concorso ove si partecipa rilasciando semplice autocertificazione.

La condanna sarà invece visibile al giudice e, in genere, agli organi di giustizia.

Pene accessorie: cosa sono?

Abbiamo detto che la riabilitazione estingue le pene accessorie e gli effetti penali della condanna. Cosa sono le pene accessorie?

In genere, una sanzione è accessoria quando si aggiunge a un’altra, definita principale. Caratteristica della sanzione accessoria è che essa, di norma, si applica automaticamente alla commissione del fatto illecito. Cosa significa? Vuol dire che, a seguito di sentenza di condanna alla pena principale, la sanzione accessoria segue di diritto, senza neanche bisogno che nel provvedimento sia indicata.

Il codice penale prevede le seguenti pene accessorie:

  • l’interdizione dai pubblici uffici;
  • l’interdizione da una professione o da un’arte;
  • l’interdizione legale;
  • l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • l’estinzione del rapporto di impiego o di lavoro;
  • la decadenza o la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • la pubblicazione della sentenza penale di condanna [2].

Come detto, vale la regola dell’automaticità della pena accessoria, nel senso che, mentre le pene principali (arresto, reclusione, ergastolo, multa e ammenda) sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna, quelle accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa.

La riabilitazione estingue solamente le pene accessorie della condanna, non quelle principali. E infatti, si può accedere alla riabilitazione solamente se la condanna principale (reclusione, multa, ecc.) sia già stata scontata.

Effetti penali della condanna: cosa sono?

La riabilitazione non ripulisce la fedina penale ma estingue le pene accessorie e gli effetti penali della condanna. Chiarito cosa sono le pene accessorie, vediamo dunque quali sono gli effetti penali della condanna.

Per effetti penali si devono intendere tutte le conseguenze negative che derivano da una condanna per un reato. Negli effetti penali non rientrano le pene principali (condanna alla reclusione o al pagamento di una pena pecuniaria), ma tutte le altre conseguenze pregiudizievoli per il condannato.

Ad esempio, sono effetti penali della condanna:

  • la recidiva;
  • l’acquisizione della qualifica di delinquente abituale, professionale e per tendenza;
  • l’impossibilità di partecipare a pubblici concorsi o di esercitare talune attività.

In pratica, gli effetti penali della condanna si traducono in tutte quelle limitazioni alla possibilità di godere di determinati benefici o aggravi alla situazione soggettiva del condannato.

Riabilitazione: come si ottiene?

Spiegati gli effetti della riabilitazione, vediamo come funziona la procedura.

La riabilitazione penale può essere chiesta solamente dal condannato che abbia già scontato la pena principale, alle seguenti condizioni:

  1. che siano decorsi tre anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta, ovvero otto anni nel caso dei recidivi qualificati o dieci anni per i delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Nel caso di pena sospesa, il termine per chiedere la riabilitazione decorre dallo stesso momento dal quale decorre il termine di sospensione della pena;
  2. che il condannato abbia dato prove concrete di buona condotta durante il periodo indicato;
  3. che il condannato non sia stato sottoposto a misure di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato o di confisca, ovvero che il provvedimento sia stato poi revocato;
  4. che il condannato abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (risarcimento), salvo che dimostri di essere nell’impossibilità di adempierle [4].

In presenza di tutti questi presupposti, la riabilitazione diventa un vero e proprio diritto per il condannato. Tra l’altro, la giurisprudenza ha precisato che la riabilitazione può trovare applicazione con riguardo a tutte le condanne, a prescindere dall’entità della pena o dall’eventuale concessione della sospensione condizionale.

Riabilitazione: può essere revocata?

La riabilitazione penale è revocata se il riabilitato commette, entro sette anni dalla concessione del beneficio, un delitto doloso per il quale la legge preveda la pena minima di due anni di reclusione, o altra pena più grave [5].

Riabilitazione: quali sono i suoi effetti?

In sintesi: quali sono gli effetti principali della riabilitazione?

Il condannato riabilitato ottiene:

  • l’estinzione delle pene accessorie ancora in essere;
  • l’eliminazione della perdita ovvero della sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • l’eliminazione della perdita del diritto agli alimenti.

La riabilitazione, inoltre:

  • impedisce la valutazione della condanna ai fini della recidiva e della dichiarazione di abitualità e professionalità del reato;
  • determina l’estinzione della dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato e della dichiarazione di tendenza a delinquere;
  • reintegra il condannato nel diritto a ottenere l’amnistia e l’indulto la cui concessione sia condizionata alla mancanza di precedenti condanne;
  • consente di beneficiare nuovamente della non menzione nel casellario giudiziale, nel caso di nuova condanna.

Dal punto di vista della fedina penale, la riabilitazione non cancella la condanna dal certificato del casellario giudiziale, ma aggiunge un’annotazione per l’intervenuta riabilitazione: secondo la legge, i provvedimenti che riguardano la riabilitazione sono annotati nel casellario giudiziario accanto alla sentenza di condanna alla quale si riferiscono.

Infine, il certificato penale richiesto dall’interessato non presenterà l’iscrizione della condanna riabilitata, né vi sarà l’obbligo di dichiararla in un’autocertificazione. In pratica, la condanna riabilitata comparirà sulla fedina penale solamente se la visura è richiesta dall’autorità giudiziaria o per altri fini di giustizia.

Riabilitazione: quali effetti non elimina?

Secondo la Corte di Cassazione, la riabilitazione non preclude la valutazione dei precedenti penali e giudiziari del riabilitato e, in genere, della sua condotta e della sua vita antecedenti al reato, valutazione che consente al giudice di commisurare concretamente la pena da irrogare per il nuovo reato [6].

Come detto più volte, la riabilitazione non cancella l’iscrizione della sentenza del casellario: la legge, infatti, stabilisce solamente che il provvedimento di riabilitazione deve essere annotato nel casellario [7].

Inoltre, la riabilitazione non consente di poter beneficiare nuovamente della sospensione condizionale della pena, nel senso che la riabilitazione non consente di poter godere nuovamente di questo beneficio facendo finta che quello accordato per la condanna riabilitata non sia mai esistito.


note

[1] Art. 178 cod. pen.

[2] Art. 19 cod. pen.

[3] Art. 28, D.P.R. n. 313 del 14.11.2002.

[4] Art. 179 cod. pen.

[5] Art. 180 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 9116 del 04.08.1998.

[7] Cass., sent. n. 35078 del 04.09.2003.

Autore immagine: Depositphotos.com


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