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Sì gare pubbliche per la redazione del piano regolatore

22 Settembre 2014 | Autore:


> Business Pubblicato il 22 Settembre 2014



No accordi tra amministrazioni: il Comune che vuole commissionare l’elaborazione di un piano regolatore non può stipulare direttamente accordi con altre amministrazioni ma deve indire una selezione pubblica.

 

Il sistema vigente in Europa [1] e recepito in Italia [2] per la realizzazione di opere e l’erogazione di servizi e forniture pubbliche è stato congeniato sull’incentivazione della concorrenza tra i vari operatori economici, affinché si riuscisse ad ottenere dal mercato il meglio al minor costo. Questa logica permea tutti i livelli di governo della cosa pubblica ed eventuali deroghe possono essere previste dalla legge, in via eccezionale, solo in risposta a particolari esigenze, che devono in ogni caso essere provate in modo rigoroso [3]. Tra le procedure alternative spiccano gli accordi tra amministrazioni [4], finalizzati a garantire alle parti l’adempimento di una funzione di rilevanza pubblica comune ad entrambi, e il cui esito non sia di beneficio all’uno piuttosto che all’altro ma esclusivamente alla collettività.

In tutte le altre ipotesi ogni prestazione o servizio non riproducibile con le forze interne dell’ente, deve essere acquisito tramite espletamento di una gara pubblica aperta a tutti gli operatori del settore. Non fa eccezione l’affidamento dell’incarico di consulenza e redazione del Piano di governo del territorio. Il Comune che volesse servirsi di una lavoro del genere non ha facoltà di restringere la selezione dei partecipanti alle sole università, giustificando la preferenza con la convinzione di reputare applicabile la normativa degli accordi tra amministrazioni. In particolare, se è pur vero che è richiesta un’attività di ricerca scientifica, propria dell’ambito universitario, non è rinvenibile una comunanza di interessi tra le parti. Mentre il Comune si prefigge l’obiettivo di accaparrarsi tutti gli atti costituenti il Piano di governo del territorio, l’Università persegue la finalità di generare un profitto, al pari di qualsiasi altro operatore privato [5].

Quindi i soggetti coinvolti non impegnano le forze per realizzare un progetto condiviso, cosi come voluto dalla normativa sugli accordi tra PA, ma si limitano a perfezionare un semplice scambio economico. Ne consegue che bloccando l’accesso alla gara anche alle altre figure competenti, come architetti ed ingegneri, si generano delle distorsioni nel mercato dovute all’illegittimo riconoscimento di un privilegio ad un privato – in questo caso l’Università – rispetto ai suoi potenziali concorrenti.

note

[1] Direttiva 2004/18/CE.

[2] Con il d.lgs. 163/2006, meglio conosciuto come codice dei contratti pubblici.

[3] Nello specifico si parla delle procedure negoziate senza previo esperimento del bando di gara di cui all’art. 57, d.lgs. 163/2006 e gli accordi tra amministrazioni, la cui stipula deve essere subordinata all’accertamento delle condizioni di cui all’art. 15, l. 241/90.

[4] Disciplinate dall’art. 15, l. n. 241 del 1990.

[5] Cons. Stato, sent. n. 3130 del 23.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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