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Furbetti dei bonus: escono altri nomi di politici

11 Agosto 2020 | Autore:
Furbetti dei bonus: escono altri nomi di politici

Allo scoperto l’ex candidato sindaco di centrodestra a Firenze e il vice di Zaia in Veneto. Solo 3 dei 5 deputati avrebbero intascato i 600 euro.

Il primo politico ad ammettere di avere chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro riservato ad autonomi e partite Iva per compensare le difficoltà create dall’emergenza coronavirus era stata la consigliera comunale di Milano Anita Pirovano: «Non vivo di politica», si era giustificata. Ora, escono allo scoperto altri amministratori locali che, sicuramente, se non fosse scoppiato il caso che ha indignato cittadini e partiti, sarebbero rimasti zitti. Uno è l’ex candidato sindaco di Firenze per il centrodestra, Ubaldo Bocci, portavoce dell’opposizione nel Comune del capoluogo toscano: «Sì, l’ho preso il bonus da 600 euro», confessa. «Ma non lo dico oggi, lo dissi quando mi sono arrivati, a marzo, in pubblico, agli altri capigruppo, per ribadire che il meccanismo era sbagliato. Li ho versati ad aprile e maggio in beneficenza».

C’è anche il vice presidente della Regione Veneto, Gianluca Forcolin. Il braccio destro del governatore leghista Luca Zaia, tributarista, è uno dei tre consiglieri regionali che hanno beneficiato del bonus. «Lo studio fece domanda ma non ho visto un euro», racconta al Corriere della Sera. «Avevo 7 dipendenti in cassa integrazione, li avrei solo girati a loro».

Nessuna traccia, però, dei cinque deputati da quasi 14mila euro al mese che hanno incassato i 600 euro del bonus. Ma solo per ora: i partiti, consapevoli della tremenda figura che rischiano davanti ai cittadini, si stanno dando da fare (o, almeno, così dicono) per scovare chi tra i loro «onorevoli» ha ceduto all’avidità. La Lega, che tra le proprie fila avrebbe tre dei cinque parlamentari incriminati, ha avviato un’indagine interna ma ha già messo le mani avanti e preparato la scusa ufficiale: non è da escludere, dicono gli uomini vicini a Matteo Salvini, che i loro commercialisti abbiano fatto domanda di propria iniziativa all’Inps e senza dire nulla. Insomma, come già successo tempo fa con le case degli ex ministri Claudio Scajola e Giulio Tremonti, si prevede che i tre deputati leghisti abbiano avuto un beneficio «a loro insaputa». Pare che l’indagine interna sia a buon punto. Non si esclude qualche colpo di scena nelle prossime ore.

Si muove anche il Movimento 5 Stelle, al quale apparterrebbe un altro dei cosiddetti «furbetti del bonus». I vertici grillini hanno deciso di chiedere ai propri deputati di inviare all’Inps una dichiarazione con la quale rinunciano alla loro privacy e, di fatto, autorizzano l’Istituto a fare al Movimento il nome del parlamentare che ha chiesto e ottenuto il bonus.

Diversa la posizione di Italia Viva, alla quale apparterrebbe il quinto deputato chiamato in causa. Il partito di Matteo Renzi ha addirittura chiamato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, per dirgli che nessuno dei loro parlamentari ha beneficiato del bonus. Il che sarebbe una mezza verità.

Si è saputo, infatti, che dei cinque deputati accusati di avere fatto richiesta dell’indennità Covid solo tre hanno intascato i 600 euro. Sarebbero due leghisti ed il parlamentare grillino. L’altro onorevole del Carroccio e quello renziano, avrebbero presentato la domanda per ottenere il bonus, ma sarebbe stata respinta. Il che, ovviamente, non cambia il senso del loro gesto: un detto popolare ricorda che «non solo bisogna essere onesti, ma lo si deve anche dimostrare».



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