Responsabilità per i rumori del pollaio

11 Agosto 2020 | Autore:
Responsabilità per i rumori del pollaio

Cosa fare quando il canto del gallo o gli schiamazzi delle galline superano la normale tollerabilità e disturbano il riposo o la vita quotidiana.

Non tutti amano svegliarsi all’alba, e anche prima, con il canto squillante di un gallo che annuncia l’arrivo del nuovo giorno. Se sei tra questi e la cosa ti disturba, vorresti sapere che fare e se la legge prevede rimedi per questi fenomeni.

I rumori provocati da un pollaio, infatti, possono essere fastidiosi e molesti, specie se esso si trova molto vicino alla tua abitazione. Anche se ami la natura e gli animali, il tuo riposo può essere turbato.

Forse, ti viene in mente che esiste un reato, il disturbo alla quiete pubblica, e vorresti sapere se si configura, oppure pensi a dei provvedimenti amministrativi a carico del padrone, con sanzioni se non riesce a tenere a bada i suoi vispi galli e galline, che non conoscono altre leggi se non quelle dell’istinto che gli impone spesso di aprire il becco ed emettere suoni a loro piacimento. Insomma, ci può essere in base alla legge una responsabilità per i rumori del pollaio e il modo legittimo per impedirli o per essere risarcito?

In questi giorni, circola la notizia di un “gallo multato” dalla polizia municipale di un Comune del Lodigiano: per l’esattezza, il suo proprietario non aveva provveduto a fare in modo che evitasse di disturbare il vicinato ed così è stato sanzionato per violazione delle norme sul rispetto delle distanze: gli scrupolosi vigili, allertati dalle lamentele dei vicini, dopo aver accertato il canto alle 04,30 del mattino, hanno elevato il verbale.

Questo è solo uno dei rimedi possibili per garantire la tranquillità. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa prevede la legge in questi casi.

I rumori molesti

I rumori molesti sono illeciti e fonte di responsabilità civile; in alcuni casi, integrano anche una fattispecie di reato. Il rumore provocato dalle più varie occupazioni delle persone e degli animali diventa illegale quando risulta intollerabile.

Ma questo fondamentale requisito va rapportato alla sensibilità comune dell’uomo medio, non alla tua in particolare, che potrebbe essere più accentuata: in altre parole, il fatto che un determinato rumore dia fastidio a te non è decisivo, occorre invece una misurazione di carattere oggettivo. Tra poco, vedremo come fare.

La soglia di tollerabilità del rumore

Il Codice civile [1] chiama questi fenomeni «immissioni» e li considera una forma di inquinamento acustico. Per essere illeciti, devono però superare la «normale tollerabilità»: la propagazione delle onde sonore è inevitabile e altrimenti si finirebbe per considerare illecito anche, ad esempio, l’utilizzo di un trattore se il suo rumore può essere udito nei fondi vicini, pur se attenuato.

Se i rumori non superano questa normale tollerabilità bisogna subirli, essere tolleranti in base ai rapporti di vicinato; altrimenti, possono diventare illegali e, perciò, essere vietati.

I motivi del rumore

Ma anche qui occorre considerare in concreto da cosa questi rumori, pur molesti, sono provocati: se si tratta di un’attività produttiva, la legge dispone che il giudice «deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà».

Perciò, una radio o televisione tenuta a volume troppo alto non avrà giustificazioni, come anche gli schiamazzi notturni, mentre se si tratta di un macchinario industriale occorrerà verificare se l’impianto sia o meno a norma e se il suo rumore può essere ridotto mediante l’adozione di misure idonee.

Nel giudizio, contano molto anche la durata del rumore, la sua periodicità e l’orario: nella fascia notturna la soglia di tollerabilità è più bassa per garantire il necessario riposo alle persone. Bisognerà sempre valutare le condizioni di tempo e di luogo, le caratteristiche del rumore, le sue ragioni e la condotta di chi lo provoca.

Il disturbo alla quiete pubblica

Il disturbo alla quiete pubblica è un reato, previsto dal Codice penale [2]. denominato «disturbo alle occupazioni ed al riposo delle persone». Qui però viene in rilievo non l’interesse alla tranquillità del singolo, ma quello della collettività. Infatti, per integrare il reato non è sufficiente che il rumore superi la normale tollerabilità e risulti molesto a qualcuno: dovrà disturbare un gruppo indeterminato di persone che si trovano nel circondario.

Così, se il tuo vicino tiene abitualmente la radio a tutto volume e disturba te e la tua famiglia anche di notte, il suo comportamento costituirà solo l’illecito civile che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente. Se invece le onde sonore si propagano per tutta la strada e così disturbano anche gli occupanti dei palazzi circostanti, scatterà il reato.

Quindi, la differenza fondamentale tra l’illecito civile ed il reato sta nella percepibilità: se il rumore è così elevato che può essere avvertito da un pubblico indistinto nella zona (non importa che lo sia veramente: la contravvenzione è integrata anche se non c’è nessuno a lamentarsi) ci sarà l’illecito penale; se, invece, colpisce in modo sporadico solo soggetti isolati, no.

Rumori del pollaio: la responsabilità

Chi possiede degli animali deve tenerli in modo che non arrechino pericolo, molestia o disturbo alle persone. La legge [3] dispone che il proprietario di un animale (ed anche «chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso»), è responsabile dei danni provocati dall’animale stesso, salvo che provi il caso fortuito, cioè un evento imprevedibile ed eccezionale, che non è possibile fronteggiare con la normale diligenza.

Per i proprietari di pollai, c’è quindi il preciso obbligo di evitare i rumori molesti, ma non solo: dovranno anche adottare le precauzioni necessarie ad impedire esalazioni puzzolenti o altrimenti nocive per la salute.

Devi sapere che il proprietario di un pollaio ha una serie di obblighi imposti dalle normative sanitarie e di igiene pubblica, tra cui la registrazione degli animali al servizio veterinario della Asl (leggi “posso tenere le galline in cortile?“) per cui la tenuta di un pollaio non a norma potrebbe risultare illegittima per profili diversi da quello del rumore.

Chi viola le norme che abbiamo esaminato potrà essere riconosciuto responsabile per rumori molesti in via civile e, se il comportamento integra anche gli estremi di reato di disturbo alla quiete pubblica, condannato all’arresto o all’ammenda in sede penale. Inoltre, potrebbe essere sanzionato anche in via amministrativa, nel caso di violazioni a specifiche prescrizioni imposte dai regolamenti locali.

Sia gli illeciti civili sia i reati che abbiamo esaminato sono fonte di responsabilità per danni arrecati: il proprietario che non ha adottato le cautele necessarie dovrà risarcire chi è stato vittima dei rumori o delle esalazioni provocate dal suo pollaio, purché il danneggiato provi la consistenza e l’ammontare dei danni patiti e la loro riconducibilità ai rumori provenienti dagli animali detenuti nel pollaio.

Rumori del pollaio: i rimedi

Se temi che il rumore provocato dal pollaio del vicino sia illecito, la prima cosa da fare è accertare la sua consistenza e intensità. Dovrai misurare il volume delle emissioni sonore, con l’aiuto di un tecnico qualificato, che potrà essere privato a tua scelta oppure pubblico: dovrai rivolgerti all’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) che tra i suoi compiti qualificati ha proprio quello della misurazione dei rumori, espressa in decibel, l’unità di misura delle emissioni sonore.

L’esito dell’intervento fonometrico dei tecnici specializzati farà prova in giudizio, molto meglio di testimonianze soggettive e non qualificate, che potrebbero essere opinabili e dunque contestate dalla controparte.

La giurisprudenza tende a ritenere intollerabile il rumore che supera quello di fondo, proveniente dall’ambiente circostante, di 3 decibel durante le ore notturne e di 5 decibel durante il giorno.

Nel caso in cui emerga il superamento delle soglie di tollerabilità, potrai anche promuovere, davanti al giudice civile, un’azione inibitoria per ottenere un’ordine di cessazione immediata del comportamento lesivo.

In alcuni casi, è anche possibile agire sotto il profilo della violazione delle distanze: nel caso di cronaca cui accennavamo in apertura, l’intervento sanzionatorio della Polizia locale si è basato sul fatto che c’era stata una inosservanza delle relative disposizioni del regolamento comunale, che imponeva per gli animali da allevamento una distanza minima dai fondi e abitazioni altrui.

Il medesimo principio può essere applicato ai regolamenti condominiali (purché approvati all’unanimità) quando vietino di detenere all’interno degli appartamenti o nei cortili galline, galli o altri animali domestici.


note

[1] Art. 844 Cod. civ.

[2] Art. 659 Cod. pen.

[3] Art. 2052 Cod. civ.


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