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Trattamento minimo: spetta al pensionato all’estero?

17 Ottobre 2020 | Autore:
Trattamento minimo: spetta al pensionato all’estero?

L’integrazione al minimo della pensione è una prestazione esportabile al di fuori dall’Italia, oppure può essere percepita soltanto da chi risiede nel nostro paese?

Coloro la cui pensione non è calcolata con il sistema esclusivamente contributivo, ma che beneficiano almeno di un piccolo periodo calcolato con il sistema retributivo, possono fruire, rispettando determinate condizioni di reddito, dell’integrazione al trattamento minimo della pensione. Di che cosa si tratta? L’integrazione al trattamento minimo è un importo che viene riconosciuto sul trattamento pensionistico, quando questo è particolarmente basso: l’ammontare dell’integrazione può far arrivare la pensione mensile sino a un massimo di 515,58 euro.

Oltre al trattamento minimo, il pensionato può beneficiare di maggiorazioni sociali, sino ad arrivare a una pensione mensile di 651, 51 euro (si tratta del cosiddetto incremento al milione). Ma che cosa succede se il pensionato si trasferisce all’estero? Queste prestazioni sono esportabili al di fuori dell’Italia? Il trattamento minimo spetta al pensionato all’estero? Il trasferimento all’estero dei pensionati sta diventando un fenomeno sempre più frequente, a causa dello scarso potere d’acquisto offerto dalle pensioni, generalmente di importo esiguo e soggette a rivalutazioni piuttosto basse.

Il pensionato trasferitosi fuori dall’Italia rischia però di perdere il trattamento, o parte del trattamento, se percepisce una prestazione di assistenza, non basata, cioè, sui requisiti assicurativi, ma sullo stato di bisogno.

Come mai i pensionati si trasferiscono all’estero?

Il trasferimento all’estero del pensionato non è una scelta semplice né indolore: molte sono infatti le barriere linguistiche, ambientali e culturali che lo attendono nella maggior parte dei Paesi stranieri. Tuttavia, in molti optano comunque per l’espatrio, dato che in diversi Stati la pensione italiana offre un potere d’acquisto notevolmente più elevato rispetto a quello che lo stesso trattamento offre in Italia.

Prezzi delle case e degli affitti molto più bassi, generi alimentari e di prima necessità reperibili a prezzi inferiori rispetto a quelli vigenti in Italia, bollette più leggere si traducono in un costo della vita proporzionato rispetto alla pensione italiana. Inoltre, la tassazione sulla pensione di molti paesi esteri risulta agevolata rispetto a quella italiana, che offre l’esenzione dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) solo se il reddito complessivo del pensionato non supera 8mila euro annui.

Bisogna però fare attenzione: nella maggior parte dei Paesi, le pensioni Inpdap, cioè i trattamenti spettanti ai pensionati pubblici, sono comunque tassate in Italia. Le pensioni Inpdap risultano detassate soltanto in Tunisia, Australia, Senegal e Cile. Inoltre, non tutte le pensioni sono esportabili all’estero: ne abbiamo parlato anche in “Pensione, conviene portarla all’estero?“.

Quali pensioni non possono essere esportate all’estero?

In generale, tutte le prestazioni di assistenza, cioè erogate dall’Inps non per via della contribuzione versata dall’interessato, ma come aiuto, non sono esportabili all’estero. Così, chi decide di trasferirsi al di fuori dell’Italia deve dire addio all’assegno sociale ed alla pensione sociale, addio alla pensione di invalidità civile ed alla pensione di inabilità civile, addio al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza. Resta in piedi soltanto l’assegno per l’assistenza personale e continuativa erogato ai pensionati per inabilità al lavoro.

Il trattamento minimo è una prestazione di assistenza?

Il trattamento minimo, più precisamente l’integrazione della pensione al trattamento minimo, pur consistendo in un aumento di una prestazione di previdenza, ad esempio della pensione di vecchiaia o anticipata, è una prestazione di assistenza.

Non spetta, difatti, sulla base della contribuzione accreditata, ma unicamente sulla base del reddito del pensionato. In poche parole, è un aiuto pubblico e non una prestazione previdenziale, o assicurativa. Lo stesso vale anche per l’incremento al milione e per le maggiorazioni sociali in genere: sono tutte prestazioni aggiuntive rispetto a trattamenti di previdenza, ma costituiscono prestazioni economiche di assistenza, che spettano in base al reddito e non in base alla contribuzione versata. Si osserva comunque che, per quanto riguarda l’incremento al milione, i contributi accreditati possono influire sull’età minima a partire dalla quale la prestazione può essere riconosciuta.

Per approfondire, leggi la nostra guida al trattamento minimo.

Il trattamento minimo è esportabile all’estero?

In base a quanto osservato, l’integrazione al trattamento minimo non dovrebbe essere esportabile all’estero, dato che si tratta di una prestazione di assistenza. Tuttavia, il divieto di esportabilità è soltanto parziale e riguarda:

  • i pensionati che si trasferiscono in un paese dell’Unione Europea;
  • le pensioni i cui requisiti risultano perfezionati a partire dal 1° giugno 1992 (salvo alcune eccezioni che riguardano il periodo di transizione nell’applicazione della normativa, dal 1992 al 1997).

Non sussiste, invece, il divieto di esportare l’integrazione al trattamento minimo al di fuori dei paesi dell’Unione Europea.

Maria si trasferisce in Portogallo: a una pensione di importo molto basso, integrata però al trattamento minimo. Trasferendosi in Portogallo, perde l’integrazione al minimo. Giovanna, invece, si trasferisce in Brasile: Anche la sua pensione è molto bassa ed integrata al minimo. Giovanna può continuare a fruire dell’integrazione, in quanto il Brasile non fa parte dell’Unione Europea.

Quando non si può esportare il trattamento minimo al di fuori dell’Unione europea?

Non in tutti i casi il trattamento minimo può essere esportato al di fuori dell’Europa. Questo non è possibile, a partire dal 1995, quando il cittadino italiano con la pensione integrata al minimo non ha un’anzianità contributiva minima pari a 10 anni di contribuzione da effettivo lavoro. Quali sono i contributi da effettivo lavoro? Si tratta dei contributi obbligatori accreditati per periodi lavorati, dei contributi derivanti dal riscatto di periodi di attività lavorativa e dei contributi figurativi collocati in un rapporto di lavoro; sono esclusi quindi i contributi volontari e quelli derivanti dal riscatto della laurea o di altri periodi non lavorati.

La concessione dell’integrazione al minimo al pensionato trasferito in un Paese extra-comunitario è inoltre negata quando all’interessato spetta una pensione estera e la somma di quest’ultimo trattamento con la pensione “a calcolo” italiana supera lo stesso trattamento minimo.



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