Pensioni: perché Quota 100 non piace più

12 Agosto 2020 | Autore:
Pensioni: perché Quota 100 non piace più

Crollano nel 2020 le domande di uscite anticipate, anche per Ape sociale e Opzione donna. Il “tesoretto” risparmiato dallo Stato potrebbe finanziare la riforma.

Le pensioni anticipate non piacciono più ai lavoratori in uscita: Quota 100 registra una brusca frenata, con un crollo delle domande di ritiro che, secondo i dati de Il Sole 24 Ore, a giugno sono state 47.810, meno di un terzo di quelle del 2019.

È il minimo assoluto di richieste da quando fu introdotto l’istituto che consente l’uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi. La tendenza alla diminuzione è in corso ormai da mesi e non si spiega solamente con la penalizzazione dell’assegno pensionistico, che può arrivare al 15%: infatti, i dati rivelano che perdono appeal anche tutte le altre forme di pensionamento anticipato.

Le uscite con un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne si sono fermate a 79.093 in giugno (-17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e le cose non vanno meglio per Opzione donna, che nel primo semestre di quest’anno è stata esercitata da sole 8.842 persone, meno della metà rispetto al 2019. Arranca anche l’Ape sociale, che tocca 9.503 domande, pure in questo caso meno della metà dei valori dello scorso anno.

Così c’è chi arriva a parlare di un fallimento di Quota 100 e degli altri regimi derogatori. Il fatto è che in questo particolare periodo di emergenza Coronavirus il mondo del lavoro è “drogato” dalle misure emergenziali, come la proroga della Cig per ulteriori 18 settimane ed il blocco dei licenziamenti.

Sono le misure introdotte con i Decreti Cura Italia e Rilancio e ora stabilite anche per il futuro dal nuovo Decreto Agosto, che inoltre aggancia la possibilità di licenziare proprio al mancato ricorso alla cassa integrazione: per tutte le aziende che vi ricorreranno ci sarà la proroga del divieto di porre termine ai rapporti di lavoro.

Grazie agli ammortizzatori sociali in atto, quindi, per molti lavoratori conviene rimanere ancora dipendenti, almeno per qualche mese ancora. Finora, l’uscita anticipata ha attirato chi era già alle soglie dell’anzianità contributiva necessaria, a prescindere dal compimento dei 62 anni di età, e che ha comunque potuto usufruire dei requisiti richiesti (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne).

Secondo le stime della Cgil, si prevede che a fine anno le uscite con Quota 100 – considerando anche la crisi del mercato del lavoro – arriveranno a 113 mila, rispetto alle 327mila previste quando fu introdotto l’istituto: il risparmio per le casse dello Stato potrebbe ammontare a quasi 3 miliardi di euro.

Questo “tesoretto”, secondo il sindacato, potrebbe essere utilizzato per predisporre al meglio la riforma delle pensioni: il primo passaggio avverrà a settembre, con la ripresa dei tavoli di confronto al ministero del Lavoro con le parti sociali. Ma la Confindustria mette in guardia: se non si risolverà la crisi economica provocata dalla pandemia, i pensionamenti anticipati potrebbero aumentare già entro il 2020. Intanto, Quota 100 rimane aperta fino al 31 dicembre 2021 (leggi “pensione Quota 100: entro quando?“) e si prevede la proroga alla stessa data anche per Ape sociale e Opzione donna.



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