Diritto e Fisco | Articoli

Fino a quando i genitori devono mantenere i figli?

12 Agosto 2020
Fino a quando i genitori devono mantenere i figli?

Dovere di mantenimento di madre e padre per i figli minorenni e maggiorenni: quando cessa?

Un lettore ci chiede fino a quando i genitori devono mantenere i figli. Ci siamo occupati di questo argomento in numerose guide già pubblicate all’interno di questo stesso giornale (è possibile trovare i link alla fine dell’articolo). 

Pertanto, qui di seguito, in modo più schematico, forniremo le linee guida della materia fornite dalla giurisprudenza e, in particolare, dalla Cassazione. Cassazione che, proprio di recente, ha individuato un’età limite oltre la quale è possibile ritenere che l’eventuale stato di disoccupazione del figlio maggiorenne sia dovuto a sua inerzia (pigrizia) e non alle difficoltà del mercato occupazionale, con conseguente perdita del diritto al mantenimento. 

Ma procediamo con ordine e vediamo fino a quando i genitori devono mantenere i figli.

A chi spetta il mantenimento dei figli?

Il dovere di mantenimento grava su entrambi i genitori in proporzione alle rispettive capacità economiche, finché questi vivono insieme. 

Se invece i genitori si separano o divorziano, si aprono due scenari. Se i due trovano un accordo sull’assegno di mantenimento per i figli, il genitore presso cui questi andranno a vivere sarà tenuto a sopportare tutte le spese ordinarie ricevendo dall’ex un contributo annuale forfettizzato (spalmato su 12 mensilità). Tale importo è parametrato sia alle capacità economiche dei due genitori che alle necessità del giovane.

In assenza di accordo tra i genitori, sarà il giudice del tribunale a fissare la misura dell’assegno di mantenimento per i figli, avendo riguardo unicamente all’interesse di questi e garantendo loro lo stesso tenore di vita che avevano finché padre e madre vivevano insieme.

Queste regole valgono sia per le coppie sposate che per quelle conviventi. L’obbligo di mantenimento dei figli infatti non deriva dal matrimonio ma dal rapporto di filiazione (ossia dal fatto stesso della nascita). 

Mantenimento figli minorenni

Fino a quando il figlio è minorenne, il genitore ha l’obbligo di mantenerlo. Il che significa non solo dargli un tetto e di che mangiare, ma consentirgli anche di studiare e di avere una vita di relazione, partecipando a tutti gli aspetti – ludici e non – dei giovani. Detto in termini più concreti, il genitore – laddove le sue possibilità economiche glielo consentano – dovrà acquistargli un computer, sarà tenuto a finanziare le attività sportive, le gite scolastiche, ecc.

Mantenimento dei figli maggiorenni

Più problematico è fissare il limite di età entro cui i genitori sono tenuti a mantenere il figlio maggiorenne. Qui, il principio generale è quello della permanenza di tale obbligo finché il giovane non è totalmente autonomo, ossia in grado di badare a se stesso. Questo però non significa che una persona di mezza età, rimasta disoccupata, ha diritto a ricevere gli alimenti dai genitori. Esiste quindi un’età limite oltre la quale l’eventuale assenza di lavoro è ascrivibile alla colpa (inerzia) del figlio e, dunque, oltre la quale cessa il dovere di mantenimento di padre e madre. Questa età non è uguale per tutti ma cambia a seconda del percorso di studi o lavorativo scelto dal figlio. Ad esempio, è chiaro che una persona che opti per una carriera professionale, provvedendo agli studi, alla specializzazione e alla pratica, necessiti di più tempo per rendersi autonomo rispetto a chi non voglia studiare e preferisca optare per un impiego di tipo “manuale”.

Detto ciò, e per stabilire fino a quando i genitori devono mantenere i figli, bisogna tenere innanzitutto conto – ha detto la Cassazione – che il dovere di padre e madre di mantenere la prole non cessa con la maggiore età di questa ma solo quando il giovane consegue un reddito che lo renda autosufficiente. Autosufficiente non significa “benestante”: il che consente di ritenere ormai autonomo un ragazzo che ottenga un part-time o un dottorato di ricerca; non è invece sufficiente una borsa di studio o un lavoro precario. La continua reiterazione di un contratto di lavoro a tempo determinato invece fa sì che si possa parlare di autosufficienza.

In secondo luogo, il figlio ha comunque il dovere di guardarsi intorno e cercare un lavoro o comunque studiare e formarsi per rendersi autonomo. Il figlio pigro che non fa nulla non può ricevere il mantenimento. 

Dunque – chiarisce la giurisprudenza – il dovere di mantenimento non sussiste se lo stato di disoccupazione è determinato dalla colpa del figlio, perché questi non fa di tutto per acquisire le competenze necessarie a trovare un impiego o non fa richiesta di assunzione.

Ma come si fa a stabilire se la disoccupazione è determinata da inerzia o dalle difficoltà del mercato occupazionale? Secondo la Cassazione, più è avanzata l’età del giovane più è possibile presumere che l’assenza di lavoro sia determinata da sua colpa. E quindi, a detta dei giudici, dopo 30/35 anni cessa definitivamente l’obbligo di mantenere i figli. Anche per quelli che hanno scelto un percorso di studi più complicato.

In ultimo, si deve tenere conto di un aspetto non marginale: una volta cessato il dovere di mantenimento dei genitori, ad esempio per l’acquisizione di una stabile occupazione da parte del figlio, questo non “rivive” a seguito di vicende successive che portino quest’ultimo di nuovo in condizioni di incapacità economica. Così, il figlio che, prima assunto da un’azienda, viene dopo poco licenziato non ha diritto a tornare da mamma e papà e chiedere di nuovo il mantenimento. Mantenimento che, quando si perde, cessa per sempre.

Fino a quando i genitori devono mantenere i figli?

In sintesi, possiamo dire che padre e madre – siano essi ancora sposati o divorziati, conviventi o ex partner – devono mantenere sempre i figli finché questi, anche se maggiorenni, non diventano autonomi dal punto di vista economico. Dopodiché, cessa per sempre il loro obbligo. Ma se il figlio, dopo anche 30/35 anni è ancora disoccupato, il loro obbligo viene comunque meno. 

Il dovere del figlio di cercare lavoro

Finiti gli studi, siano quelli liceali, la laurea triennale o la specialistica, il figlio deve trovare un’occupazione qualunque sia per rendersi autonomo. Senza coltivare velleità incompatibili con il mutato mercato del lavoro. E questo vale sia per chi vive in una famiglia facoltosa sia per chi ha genitori in condizioni meno floride [1]. I giudici affermano l’obbligo del figlio di essere indipendente, almeno in attesa di un impiego più aderente alle sue aspirazioni. Perché, scrivono i giudici, non può pretendere «che a qualsiasi lavoro si adatti soltanto, in vece sua, il genitore».

Quello che la Suprema corte chiede è un cambio di passo, per passare dal principio del «diritto ad ogni possibile diritto» al concetto di dovere. Dall’assistenzialismo all’autoresponsabilità.

È dovere dell’ex ragazzo, ormai superata la “trentina”, di «ridurre le proprie ambizioni adolescenziali» cercando un modo per mantenersi. Un risultato che si raggiunge con l’impegno sfruttando ogni opportunità disponibile.

Continuare a mantenere i figli conviventi “sedicenti” non autonomi fa scattare anche una disparità di trattamento, ingiustificata e ingiustificabile, nei confronti dei figli coetanei, che si sono resi autonomi perdendo poi tale condizione.

Il concetto di capacità lavorativa – si legge nella sentenza – intesa come adeguatezza a svolgere un lavoro, in particolare un lavoro remunerato, si acquista con la maggiore età. È da allora che la legge presuppone l’autonomia «ed attribuisce piena capacità lavorativa, da spendere sul mercato del lavoro, tanto che si gode della capacità di agire (e di voto)». Poi naturalmente i tempi si allungano in caso di laurea. Ma per chi li dilata troppo la Cassazione parla chiaramente di divieto di «abuso del diritto»: il diritto al mantenimento del figlio non può sorgere «già abusivo» o «di mala fede».

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 17183/2020.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube