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Body shaming: significato e conseguenze

11 Settembre 2020 | Autore:
Body shaming: significato e conseguenze

Far vergognare qualcuno del proprio corpo: conseguenze giuridiche del body shaming e forme di tutela previste dalla legge. Quando scatta il reato?

Il dilagare di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione di massa ha favorito il diffondersi di pratiche che, un tempo, erano messe in atto solamente in determinate occasioni e in specifici ambienti. Che il bullismo sia sempre esistito, questo si sa; che oggi possa essere praticato ventiquattro ore su ventiquattro attraverso l’utilizzo di smartphone e social network, è cosa recente. Oggigiorno, dilaga un altro modo di tormentare le persone più indifese: quello di dileggiare il loro aspetto fisico perché non conforme a ciò che la televisione ci propina, fatto di modelle e di modelli dal fisico scultoreo. Di qui il fenomeno del body shaming. Cosa significa e quali sono le conseguenze?

Chi mastica un po’ di inglese avrà già capito che per body shaming si intende la deplorevole pratica consistente nel far vergognare qualcuno del proprio aspetto. Di fatto, potremmo dire che, come al solito, non c’è nulla di nuovo sotto il sole: da sempre le persone che mostrano qualche imperfezione nel proprio fisico sono oggetto di scherno e di derisione da parte del branco di immaturi che non vede oltre la punta del proprio naso. Il fenomeno è salito agli onori della cronaca da quando il body shaming ha colpito anche personaggi famosi: la condivisione di immagini sui social network ha esposto anche i vip a questo fenomeno. Di qui la rinnovata rilevanza mediatica. Vediamo qual è il significato preciso di body shaming e quali sono le implicazioni giuridiche derivanti da tale condotta.

Body shaming: cos’è?

Come anticipato, il body shaming è una forma di denigrazione dell’altrui persona basata sui difetti fisici. In senso letterale, body shaming significa “far vergognare qualcuno del proprio corpo”.

In buona sostanza, il body shaming si concreta in insulti, allusioni, giochi di parole, doppi sensi e perfino ingiurie volte a mettere in evidente imbarazzo la vittima.

Body shaming: perché è grave?

Fin qui, si potrebbe pensare che non c’è nulla di nuovo: purtroppo da sempre le persone con difetti fisici oppure semplicemente non attraenti sono state vittime di frecciate e di insulti da parte degli altri.

Il problema attuale è che il body shaming, grazie ai social network, ha valicato i confini del semplice bullismo scolastico, giungendo ad invadere in maniera molto più decisa la vita privata delle vittima.

La possibilità di poter dileggiare in qualsiasi momento una persona ha reso estremamente urgente dare una risposta significativa al fenomeno del body shaming.

Si pensi al ragazzo un po’ in carne la cui foto profilo su Facebook sia tempestata di insulti riguardanti il suo aspetto fisico: una condotta del genere è in grado di provocare seri danni alla vittima, a volte anche duraturi, in termini di autostima e possibilità di socializzare.

Quali sono le conseguenze giuridiche del body shaming? Si rischia il reato? Come tutelarsi da questa triste piaga? Scopriamolo insieme.

Body shaming: quali conseguenze?

Far vergognare qualcuno del proprio corpo non è una condotta che, di per sé, costituisce reato. Dunque, dileggiare qualcuno per il proprio aspetto fisico non è un crimine.

Tuttavia, il body shaming può diventare reato se esso è fatto in modo tale da integrare gli elementi tipici di alcune fattispecie di reato, come ad esempio la diffamazione e lo stalking.

Body shaming: quando è diffamazione?

Se gli insulti sull’aspetto fisico sono fatti pubblicamente, in modo tale da offendere la reputazione della vittima, allora v’è il rischio che il body shaming si tramuti in diffamazione [1].

La diffamazione consiste nel ledere la considerazione che una persona ha all’interno della società (o di una stretta cerchia di persone), proferendo commenti ingiuriosi o comunque irriguardosi alle spalle della stessa, cioè in sua assenza.

La diffamazione può tranquillamente integrarsi anche a mezzo social: in questo caso, si tratta di diffamazione aggravata, in quanto il commento irriguardoso è fatto in modo tale che chiunque possa leggerlo.

Il body shaming in internet può dunque assurgere a forma di diffamazione aggravata, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni, ovvero con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Perché il body shaming diventi diffamazione, però, occorre che almeno due persone abbiano avuto conoscenza dell’offesa, e che la stessa sia idonea a offendere la reputazione della vittima.

Body shaming: quando è stalking?

Il body shaming può facilmente diventare stalking se la condotta denigratoria è ripetuta costantemente nel tempo: in un caso del genere, se alla vittima deriva uno stato d’ansia persistente oppure ella è costretta a modificare le proprie abitudini di vita (ad esempio, non uscendo più di casa ovvero evitando di frequentare determinati ambienti per timore degli insulti), allora potrà dirsi integrato il reato di stalking [2].

Body shaming: come tutelarsi?

Quando il body shaming integra uno dei reati appena visti, non c’è tempo da perdere: occorre recarsi presso le autorità competenti e sporgere querela.

La segnalazione alle forze dell’ordine segnerà l’avvio formale delle indagini e il conseguente rinvio a giudizio dell’autore del body shaming, con possibilità di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.

Come detto, però, non sempre il body shaming integra una diffamazione o uno stalking. Quando non scatta il reato, come tutelarsi dalle mortificazioni subite a causa degli insulti di altri?

Ebbene, è possibile utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla legge contro il cyberbullismo [3]. In effetti, il body shaming perpetrato a mezzo internet non è altro che una forma di bullismo; è pertanto possibile difendersi impiegando gli stessi mezzi. Vediamo quali sono.

Body shaming e cyberbullismo

Se il body shaming assume le forme del cyberbullismo, allora ci si potrà tutelare impiegando gli strumenti previsti dalla legge per questo particolare illecito. In particolare, si potrà:

  • chiedere l’oscuramento dei siti internet sui quali avviene il body shaming;
  • fare reclamo al Garante per la privacy;
  • fare segnalazione ai genitori del cyberbullo;
  • chiedere l’ammonimento del questore, nel caso in cui il body shaming costituisca anche reato.

Si tratta di importanti strumenti di difesa previsti dalla legge sul cyberbullismo e, per estensione, anche per il body shaming.

Peraltro, la legge ha cura di specificare che ciascuno di essi può essere azionato direttamente dal minore che abbia compiuto quattordici anni.

Per approfondire questo specifico argomento ti rimando alla lettura dell’articolo dal titolo “Legge sul cyberbullismo: cosa prevede?“.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

[3] Legge n. 71 del 29 maggio 2017.

Autore immagine: Depositphotos.com


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