Coronavirus e focolai dopo le ferie, il piano per limitarli

12 Agosto 2020
Coronavirus e focolai dopo le ferie, il piano per limitarli

La proposta del Governo che piace ai presidenti di molte Regioni.

Testare, tracciare, isolare: le tre parole d’ordine del monitoraggio della pandemia di Coronavirus. Ora che molti italiani partono e tornano dalle vacanze c’è la possibilità di nuovi casi di importazione.

Focolai sono già stati individuati, per esempio nel Padovano, dove cittadini italiani tornati dalle ferie dalla Croazia, da Malta e da Corfù sono stati trovati positivi al test del Covid-19. Si parla in totale di una decina di persone, nel distretto dell’ Ulss 6 Euganea.

Anche il Lazio ha registrato casi di positività d’importazione, dopo i rientri di alcuni giovani sempre da Malta e dalla Croazia. Un fenomeno che rischia di diventare allarmante. Proprio per questo il ministero della Salute ha pensato a una soluzione, o meglio a quattro diverse ipotesi di contrasto, per arginare i nuovi positivi che tornano a casa dalle vacanze. Quattro i Paesi sorvegliati speciali: Spagna, Grecia, Malta e Croazia, che potrebbero essere a breve destinatari di una specifica ordinanza.

La proposta del ministro della Salute Roberto Speranza, infatti, è quella di monitorare chi rientra da questi Stati, secondo tre possibili modalità: sottoporre chi torna a test antigene nei luoghi d’arrivo; richiedere loro un certificato di test negativo fatto nelle settantadue ore precedenti; comunicare il rientro alla asl di appartenenza per fare un tampone nelle quarantott’ore successive. Speranza ha illustrato questa proposta al termine di un vertice con le Regioni proprio sui rientri dall’estero.

L’idea di Speranza sembra avere una condivisione piuttosto ampia: molti i governatori che si sono detti d’accordo. Uno è il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che, peraltro, ha sottolineato come il territorio da lui rappresentato sia particolarmente a rischio, dal momento che «c’è un problema oggettivo con la Croazia – ha detto -: i confini aperti non consentono controlli agli ingressi».

Preoccupazione in questo senso c’è anche in Emilia Romagna e in Veneto: entrambe le Regioni erano pronte a emanare loro ordinanze sulla questione dei rientri, per questo condividono in pieno l’iniziativa del Governo su questa questione. Pare che soprattutto in Emilia Romagna molti dei nuovi casi di Covid-19 che si stanno individuando attraverso i tamponi siano d’importazione.

«Il tema dei rientri è serio, anche noi abbiamo molti veneti che rientrano – ha dichiarato al termine del vertice il governatore del Veneto Luca Zaia -. Bene, quindi, l’ordinanza del Governo, altrimenti siamo pronti a ordinanze regionali». Un provvedimento del ministero della Salute avrebbe, appunto, proprio il vantaggio di evitare che le Regioni si muovano in ordine sparso con singole ordinanze, com’è spesso accaduto finora nell’ambito della gestione dell’emergenza.

Qualcuno si era già messo su questa strada, la Puglia e la stessa Emilia Romagna, per esempio (ne abbiamo scritto qui: Coronavirus: quarantena e tampone per chi torna dalle ferie). Attilio Fontana, presidente della Lombardia, ha tenuto a sottolineare che si tratta di una misura necessaria, caldeggiata dalla sua Regione come da altre: «Una decisione importante – ha commentato Fontana – il Governo ha accolto con favore le sollecitazioni e le preoccupazioni della Lombardia e delle Regioni sui nuovi contagi da Covid-19, concordando la formulazione di linee guida nazionali».

Adesso, tempi tecnici per predisporre l’ordinanza. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha detto che spera «che ci possa essere con le Regioni una condivisione del metodo da utilizzare nelle prossime settimane».



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