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Taglio parlamentari: via libera al referendum

12 Agosto 2020 | Autore:
Taglio parlamentari: via libera al referendum

La Consulta respinge tutti e i 4 ricorsi presentati contro l’abbinamento alle elezioni regionali e comunali: così sono confermate le date del 20 e 21 settembre.

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i quattro ricorsi per bloccare il referendum sul taglio del numero dei parlamentari alla Camera ed al Senato: superato l’ultimo ostacolo, sono così confermate le date del voto per i giorni del 20 e 21 settembre, in abbinamento con le elezioni regionali (in Veneto, Val d’Aosta, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia) ed amministrative in circa mille Comuni italiani.

Il taglio dei parlamentari è già stato deciso lo scorso anno, con una legge che prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200; ma, trattandosi di una riforma costituzionale non approvata a maggioranza qualificata dei due terzi, deve superare il vaglio del quesito referendario, che nel frattempo è stato chiesto ma contro il quale si erano innestati i ricorsi presentati per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato dal Comitato promotore del referendum, dalla Regione Basilicata, dal senatore Gregorio De Falco e da +Europa.

Ma oggi la Consulta li ha respinti tutti: in particolare, ha dichiarato inammissibile il rilievo sull’abbinamento della votazione referendaria con l‘election day previsto per il rinnovo dei consigli regionali e comunali, per «carenza di legittimazione soggettiva a sollevare il conflitto» in capo al Comitato promotore, così come, per il ricorso della Regione Basilicata, ha escluso la legittimazione perché «le Regioni non sono un potere dello Stato ai sensi dell’articolo 134 della Costituzione».

Il ricorso del senatore (ex M5S) De Falco è stato invece ritenuto dalla Corte «confuso e incoerente», anche perché «non ha chiarito quali attribuzioni costituzionali del singolo parlamentare siano state in concreto lese nel corso di questi procedimenti»; infine, quello promosso da +Europa, nella sua veste di partito politico, è stato dichiarato inammissibile per «difetto di legittimazione della ricorrente associazione, in base alla costante giurisprudenza costituzionale che nega ai partiti politici la natura di potere dello Stato».

Ora, quindi, la parola passa agli elettori: trattandosi di un referendum confermativo di una legge già approvata, se vinceranno i “” le 345 poltrone saranno tagliate, altrimenti, se prevarranno i “no“, il numero dei parlamentari italiani resterà invariato.



1 Commento

  1. io sono contrario a ridurre i parlamentari, ma di tagliare l’indennizio al 50% , infatti votero no , secondo me non serve tagliare i parlamentari , anche perche il loro lavoro lo fanno , certo eliminare i corrotti, i truffatori, e quelli che non lavorano sono d’accordo.

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