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Parcella avvocato: può essere superiore al rimborso della sentenza?

27 Agosto 2020 | Autore:
Parcella avvocato: può essere superiore al rimborso della sentenza?

Onorario avvocato superiore a quello liquidato dal giudice in sentenza: il difensore ha diritto a pretendere più di quanto accordato dal magistrato?

Nessuno vorrebbe mai entrare in uno studio legale; chi lo fa, vi è costretto da situazioni in genere poco piacevoli. Insomma, andare dall’avvocato è come andare dal dottore: sarebbe sempre meglio evitare. Nonostante questa ovvia riflessione, la legge impone al cittadino di farsi assistere da un legale allorquando ci sia una causa da intraprendere o una già in corso. Non se ne può proprio fare a meno, salvo alcuni casi eccezionali (leggi l’articolo “In tribunale ci si può difendere da soli?“). L’avvocato pretende un compenso, definito normalmente onorario o parcella. Cosa accade se, al termine della causa, il giudice liquida al difensore un importo inferiore a quello pattuito con il cliente? In altre parole: la parcella pattuita con l’avvocato può essere superiore al rimborso previsto in sentenza?

Il discorso implica necessariamente la trattazione del principio di soccombenza all’interno dei procedimenti civili. Come probabilmente è già noto, nelle cause civili la parte che perde il giudizio è di norma tenuta a pagare le spese legali di quella vittoriosa. In poche parole: chi perde paga anche l’avvocato della controparte. È questo il principio della soccombenza, al quale peraltro il giudice può sottrarsi motivandone le ragioni in sentenza. Ora, la situazione è la seguente: se Tizio si rivolge all’avvocato Caio pattuendo una parcella di duemila euro e il giudice, alla fine della causa, gliene riconosce mille da porsi a carico della controparte soccombente, la differenza (cioè, gli altri mille euro) sarà comunque dovuta all’avvocato? Detto ancora in altre parole: bisogna pagare la parcella all’avvocato se è superiore al rimborso previsto in sentenza? Scoprilo in questo articolo.

Parcella avvocato: cos’è?

L’avvocato è un lavoratore autonomo la cui prestazione è di tipo intellettuale: ciò significa che egli mette a disposizione dei clienti le proprie conoscenze affinché possa aiutarli a risolvere i loro problemi.

In qualità di professionista, all’avvocato spetta un compenso che prende il nome di onorario o parcella. L’entità di tale compenso è in genere rapportato alla complessità dell’incarico conferito, e la concreta determinazione è rimessa alla libera volontà delle parti o, in assenza, ai parametri ministeriali messi a disposizione dalla legge.

Parcella avvocato: quando va pagata?

Affinché un legale maturi il diritto alla corresponsione dell’onorario occorre che siano rispettate alcune condizioni.

Innanzitutto, l’avvocato va pagato quando adempie diligentemente al proprio incarico, pur non raggiungendo l’obiettivo sperato.

Si dice infatti che l’obbligazione che l’avvocato assume non è di risultato, ma di mezzi; ciò significa che l’avvocato va pagato anche se perde la causa, purché la soccombenza non sia imputabile a un suo grave inadempimento: è il caso dell’avvocato che non depositi tempestivamente le memorie difensive.

Va detto che l’avvocato, come ogni libero professionista, ha diritto a chiedere al proprio cliente degli acconti sul compenso. In pratica, l’avvocato può domandare degli anticipi sull’importo dell’onorario complessivo.

Avvocato e gratuito patrocinio

Eccezionalmente, la parcella dell’avvocato non va pagata quando il cliente possiede i requisiti per accedere al patrocinio a spese dello Stato.

Il gratuito patrocinio è un istituto giuridico, disciplinato dalla legge ma previsto direttamente in Costituzione, che consente di farsi assistere da un avvocato quando il proprio reddito è inferiore ai limiti di legge.

In casi del genere, ottenuta l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il cliente non dovrà corrispondere la parcella dell’avvocato, la quale sarà pagata (in forma ridotta) direttamente dallo Stato.

Per sapere in quali altri casi la parcella dell’avvocato non va pagata, ti rinvio alla lettura dell’articolo dal titolo “Quando non pagare l’avvocato“.

Preventivo scritto: è obbligatorio?

La parcella dell’avvocato può essere pattuita tra le parti mediante preventivo scritto oppure può essere determinata in base ai parametri forniti dalla legge.

La legge [1] impone all’avvocato di redigere preventivo scritto anche in mancanza di espressa richiesta di parte.

L’avvocato che non ha pattuito per iscritto il proprio compenso ha comunque diritto ad essere pagato, parametrando l’onorario in base ai valori stabiliti dalle tabelle ministeriali.

In altre parole, se l’avvocato aveva pattuito soltanto oralmente con il cliente un onorario maggiore a quello medio stabilito dalla legge, egli non potrà pretendere questo maggior prezzo, ma dovrà adeguarsi ai parametri standard offerti dalla normativa statale.

Principio di soccombenza: come funziona?

Per comprendere se la parcella avvocato può essere superiore al rimborso della sentenza occorre necessariamente esaminare cosa dice la legge a proposito del principio di soccombenza, quello in ragione del quale chi perde la causa paga anche le spese legali dell’avversario.

Secondo la legge [2], il giudice, con la sentenza che chiude il processo, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.

Dunque, con la sentenza che definisce il procedimento, il giudice non solo stabilisce chi ha ragione e chi ha torto, ma carica sulle spalle del soccombente anche le spese legali della controparte, stabilendone l’ammontare.

In pratica, in caso di soccombenza il pagamento delle spese legali spetta a chi ha perso il giudizio. Chi perde, paga: nulla di più semplice.

Di conseguenza, possiamo ipotizzare queste due situazioni diverse:

  • se l’attore, cioè colui che agisce per primo in tribunale (ad esempio, il creditore), vince la causa, il giudice, con la medesima sentenza con cui gli dà ragione, liquida in suo favore anche il pagamento di tutte le spese processuali e di quelle legali (l’onorario dell’avvocato, in pratica). L’attore avrà quindi diritto al rimborso delle spese fino a quel momento sostenute, nei limiti dell’importo stabilito dal giudice. Il rimborso gli sarà dovuto dalla controparte, avverso la quale potrà agire proprio in virtù della sentenza;
  • se l’attore, al contrario, perde la causa, allora non soltanto non gli verrà rimborsato nulla e dovrà pagarsi di tasca propria l’avvocato, ma il giudice potrà condannarlo, sempre con sentenza, anche a pagare le spese legali sostenute dalla controparte che, ingiustamente, si è vista chiamare in giudizio. In sostanza, l’attore dovrà pagare l’avvocato del convenuto.

Onorario liquidato dal giudice: che succede se è inferiore al preventivo?

È qui che entra in gioco il problema che stiamo affrontando. Cosa succede se l’onorario liquidato dal giudice in sentenza è inferiore a quello pattuito tra cliente e avvocato? Facciamo un esempio per essere più chiari.

Tizio fa causa a Caio per ottenere il recupero di alcuni crediti. Tizio pattuisce con il suo legale una parcella pari tremila euro. Al termine del processo, il giudice dà ragione a Tizio e condanna il debitore Caio a rifondere tutte le spese processuali e a pagare l’onorario dell’avvocato di Tizio, paria a duemila euro.

Nel caso appena esemplificato si ha questa situazione: il creditore vittorioso, prima di intraprendere il giudizio, ha pattuito col proprio difensore un onorario il cui importo è superiore rispetto a quello liquidato dal giudice e posto a carico della parte soccombente.

In un caso del genere, chi paga la differenza tra preventivo e onorario liquidato dal giudice? La parcella dell’avvocato deve subire una riduzione oppure va pagata comunque per intero?

Per pacifica giurisprudenza [3], l’importo della parcella dovuta dal cliente al proprio avvocato non dipende dalla liquidazione contenuta nella sentenza con cui si condanna l’altra parte al pagamento delle spese e degli onorari di causa.

Da tanto deriva che all’avvocato sarà dovuta per intero la parcella pattuita con il proprio cliente, anche se questo potrà rivalersi solo in parte sulla controparte soccombente e, per la precisione, nella misura stabilita dal giudice nella sentenza di definizione del giudizio.

Solo la rinuncia espressa (ad esempio, per iscritto) del legale al maggiore compenso può impedirgli di pretendere onorari superiori a quelli liquidati in sentenza.

Parcella avvocato: può essere superiore a quella liquidata dal giudice?

In sintesi, la parcella dell’avvocato può essere superiore al rimborso liquidato dal giudice in sentenza. Ciò perché la pronuncia che ha deciso sulla liquidazione delle spese giudiziali è improduttiva di effetti verso l’avvocato, giacché egli non è parte del giudizio.

Dunque, se il cliente ha pattuito un onorario di tremila euro e il giudice impone alla controparte soccombente di pagargliene duemila a titolo di spese legali, la restante parte (mille euro) dovrà comunque essere versata all’avvocato, ovviamente dal suo assistito.

Onorario avvocato: se non è stato pattuito?

Cosa succede se il giudice liquida un onorario all’avvocato e questi pretende di più dal proprio cliente, anche se non è stato fatto alcun preventivo scritto?

Ebbene, anche in questo caso l’avvocato ha diritto a pretendere più di quanto liquidato dal giudice. Gli onorari dovuti dal cliente al proprio difensore prescindono dalla liquidazione contenuta nella sentenza, poiché la quantificazione operata dal giudice tiene conto esclusivamente dell’attività professionale svolta all’interno del giudizio, mentre le ulteriori somme pretese dall’avvocato potrebbero sorgere da un’attività stragiudiziale di contorno, sconosciuta al giudice ma comunque importante ai fini del giudizio.

Dunque, anche in assenza di preventivo scritto, l’avvocato può pretendere una parcella superiore rispetto a quella liquidata dal giudice con sentenza.

In un’ipotesi del genere, tuttavia, l’avvocato non potrà chiedere più di quanto normalmente riconosciuto dai parametri ministeriali previsti dalla legge.


L’importo della parcella dovuta dal cliente al proprio avvocato non dipende dalla liquidazione contenuta nella sentenza con cui si condanna l’altra parte al pagamento delle spese e degli onorari di causa.

note

[1] L. n. 247/2012 e L. n. 124/2017.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.

[3] Cass., ord. n. 25992 del 17/10/2018.

Autore immagine: Depositophotos.com


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